mercoledì 19 maggio 2021

Raffigurazioni di Artù nel medioevo italiano

La più antica rappresentazione di Artù e del ciclo di storie dei cavalieri della tavola rotonda in Italia risale all'anno 1100 nelle cattedrali di Otranto e di Modena.

 
alla sua destra, Caino ed Abele fanno offerte a Dio

il mosaico fu realizzato entro il 1165, mentre le prime opere letterarie che iniziarono a tramandare la vicenda romanzata dei personaggi arturiani e del re nelle corti normanne si diffondono a partire dal 1170

Manni editore, libro esaurito

Il Mosaico della Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Otranto ricopre il pavimento delle tre navate ed è opera del monaco Pantaleone, eseguito su commissione del Vescovo di Otranto, tra il 1163 e il 1165. 


L'opera ha come figura centrale l'Albero della vita, la cui base si posa all'ingresso, sostenuta da due elefanti, lungo il cui tronco si dipanano le principali rappresentazioni. 

Al vertice dell'albero vi è l'immagine del Peccato originale e cioè la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden, con il serpente del peccato che insidia Eva, "episodio", centrale per la narrazione del mosaico. Al di sotto del presbiterio, oltre un'area danneggiata attualmente priva della decorazione musiva, il mosaico riprende dunque con l'episodio di Adamo ed Eva, prima nascosti da Dio (nella parte sinistra della navata) e poi, a destra, cacciati, da parte di un cherubino, fuori dal Paradiso Terrestre, la cui porta è custodita da un uomo con un bastone. Aspetto sorprendente è che le due figure bibliche di Adamo ed Eva, mentre escono dal Paradiso Terrestre sono seguite da uno dei protagonisti del ciclo bretone e cioè Re Artù, a cavallo di un caprone e fronteggiate da un grosso felino.

In alto,  nell'area del presbiterio, sono raffigurati episodi e diverse figure, racchiuse in sedici medaglioni, che rimandano ad animali o figure umane mitiche (con un significato allegorico non sempre chiaro all'osservatore contemporaneo): un Toro, un Behemot, un Leviatano che inghiotte una lepre e viene a sua volta assalito da un leone che ne addenta la coda sbilanciandosi sulle zampe posteriori, un Dromedario rampante, un Elefante con stella a cinque punte, una Lonza con volpe insanguinata, un'Antilope, un Centauro, un Cervo ferito, un Unicorno (quest'ultimo, si ritiene, affiancato dalla raffigurazione di Pantaleone), la Regina di Saba, il Re Salomone, una sirena che stringe le sue due code, un Leopardo e un Ariete. Fra alcuni medaglioni sono anche presenti figure animali, fra cui un asino che suona la lira.Verso l'abside,  ai due lati, è raffiugrato il giudizio universale, con a sinistra i peccatori afferrati da un diavolo. Nella navata sinistra, ancora un Albero, questa volta del Giudizio Universale, divide l'area in due parti: quella a sinistra relativa al Paradiso e dunque alla Redenzione, e quella a destra dedicata all'Inferno e dunque alla Dannazione. Nella prima si osservano un cervo; i tre Patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe, che, secondo l'iconografia bizantina, accolgono gli uomini eletti al Paradiso; sotto, uomini, piante e animali forse nel giardino dell'Eden. Nell'area della Dannazione si trovano: un angelo che, tenendo la bilancia, sembra giudicare i peccati dei dannati (la Psicostasia è molto frequente negli affreschi dell'epoca); sotto di lui, un diavolo che con un tridente è intento ad alimentare la fiamma che riscalda una fornace nella quale viene gettato un dannato; rivolgendo lo sguardo verso le figure soprastanti, si trovano due mostri, uno più grande e uno più piccolo, che inghiottono uomini; tre uomini allineati (che, per le cappe bianche che li accomunano, potrebbero essere Eresiarchi) e avvinghiati da serpenti; una donna avvinghiata anche lei da serpenti e additata da un altro dannato gettato fra le fiamme; a fianco, una figura umana gigantesca (forse un altro diavolo oppure Caronte); al di sopra di tutti Satana, che accoglie un dannato.

Rimane incomprensibile per quale ragione la figura di Re Artù risulti collocata accanto al ciclo della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso e vicino all'episodio di Caino ed Abele.

Altre composizioni musive, di epoca vicina a quella della Cattedrale di Otranto, si trovano in altre chiese romaniche in Puglia, come nella cattedrale di San Cataldo di Taranto: Sul pavimento si possono notare frammenti di un mosaico realizzato nel 1160 dal mosaicista Petroius su commissione dell'arcivescovo Giraldo. Un disegno eseguito nel 1844 mostra che era composto di tre parti: una mediana, sviluppata lungo la navata centrale, due laterali nelle navate minori. La parte mediana cominciava con la rappresentazione della leggenda aviatoria di Alessandro Magno, simbolo della superbia punita (il Volo di Alessandro). 

Per la storia delle sculture raffiguranti re Artù nella cattedrale di Modena e del mito di Artù, continuate a leggere il link, dal blog di Marco Fulvio Barozzi, Popinga.


II 9 giugno 1099 fu posta la prima pietra del Duomo dedicato a san Geminiano, il patrono di Modena. L'edificio fu progettato dall'architetto Lanfranco, mentre l'eccezionale decorazione scultorea della facciata si deve a Wiligelmo, l'iniziatore del grande periodo della scultura italiana del XII secolo. Nel corpo dell'edificio si aprono alcune splendide porte, delle quali una, posta sul lato settentrionale e nota come Porta della Pescheria (nelle sue vicinanze già si trovava un banco per il commercio del pesce), ha da tempo interessato gli studiosi per la singolare e affascinante decorazione scultorea. L'architrave presenta, accanto ad un motivo centrale ad intreccio, quattro scene che raffigurano animali ed esseri favolosi, ispirate sia dall'arte classica che dalle favole medievali. L'archivolto, cioè l'elemento semicircolare che, con il sottostante architrave, racchiude la lunetta (qui non decorata), mostra la prima rappresentazione scultorea di Artù e di alcuni dei suoi cavalieri, come Galvano.

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