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martedì 7 giugno 2022

i legami con la famiglia includono anche i mobili

 A giugno 2020 ho chiuso casa di mia madre ed ho fatto sgomberare ciò che rimaneva degli oggetti e degli affetti, da 60 anni in Italia dopo un avventuroso trasloco nel 1956,attraverso la cortina di ferro, in treno, un vagone affittato, documentazione certificata, passaggi burocratici espletati, da una casa rifugio dei nonni, la casa focolare, a una terra incognita.

Tavolo tipo Ikea, lavabile,  e sedie anni '40


  

credenza a blocchi: sportello a ribaltina, con base di appoggio; parte inferiore, asse per stendere la pasta a scomparsa.
divano con scomparto per le coperte, e/o ripostiglio


                                   vassoio in lega argentea, stile liberty

Casa dei nonni era il focolare, primo perché continuavano ad abitarci i nonni, c'erano gli odori della vita trascorsa con loro, il forno cucina a carbone, le stufe a carbone, la dispensa isolata e fresca, la stanza con la vasca da bagno e il boiler, e metà appartamento affittato da una seconda famiglia, con due figli.
La vista sul giardino del condominio, alberi di ciliegie, muretti da scavalcare, ingressi e uscite dai condomini per giocare a nascondino, attrezzi per appendere i tappeti e sbatterli con il battipanni. 
Uscendo dal palazzo, in piazza Mosca, ci si dirigeva verso la ferrovia, alla stazione si comprava la birra alla spina, si passava sotto la ferrovia e si attraversava il bosco, per rientrare in città in direzione della villa comunale, il giardino del castello /zamecka zahrada, da qui in centro si raggiungevano le terme, e una fontanella di acqua potabile sorgiva, per riempire una borraccia. Questa è la mia mappa mentale di Teplice, detta Teplice Lazne per le sue terme famose fin dal 1800, lungo la strada che conduce  in Germania, in direzione Dresda.
Oltre alla casa dei nonni, la mia mappa contiene anche l'orto del nonno, località "tre quercie", U tří dubů, zona collinare sulla strada per Bystřany: nel giardino era parcheggiato un vecchio autobus di linea, che fungeva da camper, per i giochi dei bambini, mentre intorno vi erano campi di grano e fieno, raccolto a covoni.

1956, ultima estate nel giardino dei nonni

Far uscire una persona da un paese del blocco comunista era una impresa, con validissimi motivi, come nel caso del matrimonio di mia madre con un italiano, ma far uscire anche i beni mobiliari e le suppellettili richiese un elenco accurato di ogni oggetto, dal vestiario ai mestoli ai vasi ai fazzoletti. Ecco uno dei fogli accompagnatori con l'elenco dettagliato in lingua ceca ad uso della dogana


inoltre, i documenti richiesero una serie di vidimazioni e furono tradotti anche in tedesco

                                       

oggetto: viaggio all'estero. ministero delle finanze, APPROVATO

La nostra prima casa a Torino è stata in via Belfiore, qui abbiamo messo radici, io ho sgambettato nel cortile con i bambini del condominio, corso sulle scale, su un gradino ho rotto il mento, e nel laghetto del Valentino sono quasi annegato. Cicatrici che fortificano e servono per crescere.
Mia madre era una persona ordinatissima, dal passato lavorativo come segretaria addetta agli stipendi, quindi ha conservato con cura ogni certificato, lettera di comunicazione di decesso, partecipazioni funebri
qui, un certificato di cresima di una parente del ramo Schlosr, in tedesco significa castellano, datato 1921


giovedì 14 aprile 2022

lingue indoeuropee

Quando c'è stata la migrazione delle popolazioni indoeuropee da India e Persia verso il nostro continente, gli Slavi hanno conquistato le  parti a nord ovest, per poi dividersi in gruppi linguistici propri. Il russo, l'ucraino, il serbo, mantengono pochi tratti comuni con il Ceco, il polacco, o lo sloveno. 

Per distinguere le radici di queste lingue, si delinea un prima divisione tra lingue che usano Kentum (cento), e lingue che usano Sto (cento in slavo). Ma rientrano tutte in una comune lingua ancestrale che chiama il tè Cha/chai, simile alla parola in uso in Cina e Giappone. 

 In slavo (croato, serbo, ceco e in russo) si dice tvarog per ricotta, golub per colombo, Slava per gloria, pravda per verità, mir per pace.

La mia famiglia proviene da un ramo tedesco ed un ramo ceco, fenomeno comune nella regione dei Sudeti, e molte parole in uso comune erano storpiature di termini tedeschi. Ad esempio, la nonna usava termini come fusekle per dire calze (in tedesco fus è piede), oppure laintuch per dire lenzuola (leintuch). Alcune parole sono originarie della comune lingua ancestrale, per cui si ritrovano anche nel sassone o nelle lingue romanze (Balkon/balcone, danza/tanze/tanzovat, kredenc/credenza, vasa/vaso, Skatule/scatola; gumist /gommista, da guma/gomma). Ma ci sarebbe da stilare un vocabolario per segnalare le analogie tra ceco e tedesco.

Deka (coperta) si dice decke, tischdecke

Drak (aquilone) si dice Drachen

Shal/sciarpa : scialle si dice Scialek

sister/schwester, in ceco è sestra

schinken, prosciutto, in ceco è sciunka

razzo, roketa, in tedesco è rakete

vasca, Wanne, in ceco è vana

treccia, zopf, in ceco è zopka

Brylle/breile sono gli occhiali

flasche/flaska, bottiglia

klika, per klinke, è la maniglia della porta

schlafen, per dormire, in ceco assume la gergata "Dat si schlafik" darsi un pisolino

poi ci sono termini del ceco parlato, non solo di quello classico, che non hanno corrispondenze

zvon/zvonek, è riferito a campana/campanello, ma anche a uno strumento per schiacciare la biancheria in ammollo nella vasca, a forma di campana di zinco, spinto da un bastone e una maniglia per impugnarlo

Kibl, in piccolo kbelik, è un secchio per lavare per terra od anche per portare il carbone

flinta (fucile)

o parole derivate dall'uso e storpiate: scarpe, italiane, come simbolo di qualità, diventa skrampi


giovedì 14 marzo 2019

di passaggio





1975

Alla mamma premurosa, che poco prima di lasciarci, il 1 febbraio 2020, mandò  a dire “la mamma si raccomanda di non venire, fa sapere che sta bene e non le serve nulla”

nonostante tutti i malesseri complottassero per tenerla a letto, fino al penultimo giorno ha voluto coccolare i suoi due gatti, Mizka e Pundo, e guardare il giardino dalla finestra

il 16 novembre compi gli anni, te ne sei andata che ne avevi 94, quando eri giovane era un traguardo che ti eri prefissata di raggiungere

...ho scoperto una fotografia di mia madre
seduta al sole, la sua faccia arrossata come per un successo o un trionfo.
Il sole splendeva. I cani
dormivano ai suoi piedi dove dormiva anche il tempo,
calmo e immobile...
Madre morta la scorsa notte,
Madre che non muore mai.
Lousie Glück, Giardino d'estate

per noi figli hai tribolato,
per noi hai vissuto
di tutto ti ringraziamo,
ti siamo debitori,
che Dio ti auguri bei sogni
nostra cara mamma

compleanno, 16.11.2019: sopra, con l'assistente Barbara

e questo è un suo pensiero sul diario:
Il 16 novembre è il giorno che sono nata, per tribolare in quesa vita strana di lotta e dolori
ho avuto dei bravi genitori, che mi amavano tanto, ma che avevo deluso con il mio comporamento
la mia adolescenza l'ho vissuta tra le bombe, che significava ogni giorno la morte, come ogni essere umano mi aggrappai alla vita, ho trovato un bravo ragazzo, che come me era di passaggio. In quella vita di morte che era la sua sorte, a me restò una figlia, dell'amore che durò troppo poco, restò solo il dolore;  ma senza arrendermi lottai per noi due, per una vita più serena e per il suo avvenire. Ho vissuto così altri anni, finchè non incontrai l'uomo in cui ho creduto, ci sposammo dopo tante ostilità, sia del governo sia della mia gente, la malignità della gente 
ho messo al mondo tre figli, sani e belli, anche altolocati,
io non riesco a cambiare, ho dovuto lottare con la vita per un pezzo di pane, per un domani, perchè il governo ci ha sempre tolto qualcosa. 
Ho perso mio marito che apprezzavo, ora mi manca molto, era un amante come sono pochi e io mi comportavo come una sciocca, non ero in grado di dirgli ti amo, anche se sapevo di sbagliare, però so che lui non mi ha mai lasciato: anche se è nell'aldilà, so che mi aspetta per l'eternità, la vita è così breve, perchè ci comportiamo da sciocchi e non ci accorgiamo delle futilità.
Figli miei cari, vi amo tanto, vi auguro di essere protetti da qualche santo, di allontanare dolore ed ostilità, ma vivere nella felicità, attorniati dai vostri amati, felici e sani!



lunedì 28 novembre 2016

commenti al rientro da Colorno

Quest'anno mia madre ha compiuto 91 anni. Ci siamo fatti compagnia per una settimana, sono arrivato di lunedi' mattina, e ripartito domenica sera.
Uno dei ritornelli che ci ha fatto da stappo al recupero dei ricordi è stato "Francku na's, dej me padesatnik na zmrzlinu", Zio Francesco, dammi un cinquantino per il gelato... qui nella foto, da ragazzo, nel cortile della fattoria...
un altro episodio che ci lascia andare al racconto di ricordi lontani è dello zio Jara da ragazzo. Alla domanda degli adulti: "Tak co, Jardku, co je noveho" Rispondeva: "ale  niiic". Allora, Jaro, che c'è di nuovo? ma nulla! (invece di pronunciare gniz, usava la ci di ciao (nella foto, coi genitori ed i nonni)

ho fatto tanti piccoli servizi, infilato aghi col filo bianco e filo nero, per i rammendi urgenti, attaccato bottoni, lavato la sua schiena, tagliato le unghie, fatto i massaggi, aggiustato il cassetto, ricollegato i cavetti di sky, cercato i documenti da presentare per le visite mediche, attaccato i tondini sotto le sedie per farle scivolare, riempito le siringhe con l'insulina, accompagnata ai servizi sociali, c'è un bel centro per anziani dove si svolgono attività di gruppo, fisioterapia locomotoria, e firmato documenti in attesa di firma... parlato con l'assistente sociale, con i vicini, con i carabinieri, sistemato querele per contrasti con i condomini....
con Laura, dirigente del centro anziani....

e  ancora, conversazioni a tre al telefono, in vivavoce, con mia sorella Bianca, a ricordare cosa cucinava, quello che non era mangiabile e quello che le riusciva bene, la cipolla col simmenthal, il sugo con i fegatelli...
Mi racconta dei sogni, sogna molto, ricorda le persone care, e ci parla in foto, ci dà il buongiorno, l'attenzione e il sentimento. 
Dopo che me ne sono andato, ho fatto, o ricordo di aver fatto, un bel sogno, molto toccante, tra superficialità e profondità delle cose della vita, con la partecipazione dell'amico Renato... cose che ti danno un impulso e un nuovo avvio a tutta la giornata.

mercoledì 1 giugno 2016

nuovo viaggio a Colorno

Ed ecco un nuovo diario di viaggio, che ripercorre le due soste a Colorno (Parma) per vedere mia madre.
Ero partito di sabato, con il freccia rossa, 8-16, in otto ore mi porta a Parma, dove prendo il treno per Brescia che ferma a Colorno. Mi ero abituato a vedere mia madre che scivola sulle credenze e sui mobili per appoggiarsi, è diventata malferma anche con il bastone, anzi questa punta di metallo le scivola e spesso cade.
Il refrain, motivetto di questo colloquio, e': helo, sidol, retez, ples!
Guarda, (prendi il) sidol (un prodotto lucida-metalli), (che bella) catena, festa (ballo)!
si tratta di un ricordo dei tempi di quando era ragazza, di una signora con una handicap dalla nascita, che si esprimeva per sostantivi senza comporre frasi intere...
n. 2: "To je (quello è) Faro (in italiano)... detto di oggetto o auto molto abbagliante e prestigiosa...
La diagnosi della visita medica la descrive con disturbi del comportamento con tematiche deliranti, atteggiamenti verbali aggressivi. Per fortuna senza atti reali.
Invalidità al 100%. Difficoltà a svolgere i compiti e le funzioni della propria età. Senza contributo alla pensione.
Seconda sosta pochi giorni dopo, il mercoledì sera sono a casa, fino alla domenica successiva.
Ci guardiamo negli occhi, ridiamo, ci facciamo compagnia... vuole vedere la cicatrice del mio intervento all'addome, si preoccupa di farmi mangiare, ecco, se i problemi si potessero risolvere solo così, con la buona tavola!
Le ho cambiato le tende, ho iniziato a montare quelle estive, dopo la pennichella ho visto che aveva finito lei di attaccarle, era salita sulla scala due volte.
Dice che le ho caricato in modo perfetto l'orologio, ha camminato per dieci giorni, ora ha cercato di caricarlo ma non ci è riuscita. Deve attendere il mio prossimo viaggio...
Sono andato a comprarle le patate novelle, è diventato difficile trovarle nei negozi, hanno solo patate rinnovate... e un bastone per lavare le finestre, ora che si muove con difficoltà le farà comodo.
Le ho detto: "quando vuoi, dimmelo, ti scendo con me e ce ne stiamo per conto nostro, un mese, quanto vuoi", basta chiedere il domicilio per avere il cambio del medico di base, e ottenere le ricette per l'insulina e tutto quanto.
ho già chiesto un preventivo per un'auto diesel, ce la faremo anche in questa circostanza!
Sono ripartito per Parma domenica sera, ho atteso l'intercity notte, come sono dure le cuccette a 4, e non danno più in caffè istantaneo, la mattina, però arriva in orario, e posso andare al lavoro senza passare da casa.
E questa volta ho ritrovato qualche vecchio amico che posso chiamare al telefono, se mi scappa la nostalgia!
Una settimana senza internet, e la casella di posta si è riempita con 500 mail!


martedì 19 gennaio 2016

Appunti di viaggio Natale 2015

Sebbene il blog sia rimasto fermo per diversi mesi, senza nuovi post, io mi sono mosso da Lecce in più occasioni. A parte la piacevole sensazione di prendere il treno locale (www.fseonline.it) sia per andare al lavoro (due giorni di festa a Novoli in cui ho preferito spostarmi con i mezzi pubblici) a Capodanno siamo andati a Castrignano del Capo (Lecce-Gagliano) in treno, insieme a due ospiti, Addison, e la sua compagna italiana,  Teresa. Mentre loro hanno camminato fino a Leuca ed al faro per vedere il mare, io ho preparato a casa la cena e acceso il caminetto. Dopocena, abbiamo chiacchierato (con  mia difficoltà dato l'accento americano) e ci siamo svegliati nel 2016. Dopo colazione, siamo rientrati su Lecce, loro continuando il viaggio fino a Foggia da dove hanno preso l'autobus per Napoli, io per riunirmi con la famiglia per il pranzo.
Ma il vero viaggio, di 7 giorni, è stato quello a cavallo del Natale per rivedere mia madre, a Colorno, presso cui ho trascorso 6 giorni,  senza uscire di casa, solo io e lei, a sondare i suoi umori, calmare paranoie, mettere a posto e sistemare cose, piccoli lavoretti necessari. Lei con la vista debole, l'udito scarso, la deambulazione in declino (zoppica, cammina piegata e si appoggia sui mobili, su cui lascia una pezza per scivolarci sopra e andare più spedita, esce col bastone ma avrebbe bisogno di due sostegni). 
Al telefono parla quasi sempre lei, non afferra più il senso di quello che le dico, specie se ha in mente solo i suoi pensieri: Per cui almeno abbiamo recuperato un dialogo a cui riesce a collegarsi ancora, per telefono, a distanza di giorni: l'ultima volta mi ha raccontato che un medico aveva consigliato ai genitori di darle del vino di Malaga, lei adolescente, per la sua costituzione debole, il vino costava 15 corone, e non se lo sono potuti permettere, perchè con quei soldi avrebbero mangiato tutti e tre. 
Abbiamo ricordato parenti e amici, lo zio Bucky, il suo cugino maggiore, Frantisek, e gli aneddoti sulla loro vita, sulla moglie infedele, sulla sua ex fidanzata, sul suo capriccio di entrare non ancora diciottenne a far parte della banda militare (esercito austriaco), pagato dalla famiglia, e alla vista del primo sangue la richiesta di uscire dall'esercito, ottenuta ancora una volta pagando una somma ai militari.
Novembre 2015: ha compiuto 90 anni, e fino a questo punto la vita è stata generosa. Nel 2016 avrà problemi coi vicini, con la cucina economica per una fuga di gas, la sostituiremo, andrà per un ultima volta a Rimini da mia sorella, poi nel 2017 la caduta, l'ospedale, le badanti che non sopporterà, e il viaggio con me a Castrignano del Capo. 

Ha preparato la Vanocka, il dolce di Natale lievitato Ceco, a forma di treccia (Zopf), come la Challah (con Addison, a cui ne ho fatto assaggiare qualche fetta, abbiamo parlato di un dolce che usava a casa sua, molto simile, da lui chiamato hallah. Ovviamente il cibo kosher non deve contenere latte o burro, ma può contenere miele, cardamomo, ecc...
L'impasto è come quello chei dolci chiamati buchty, soffici e quadrati, e i kolacie, rotondi o a teglia, più schiacciati.

ripieni di papavero macinato cotto nel latte, o ricotta, o stracotto di prugne (povidla)

Nell'impasto della Vanocka si aggiungono uvetta passa, mandorle, buccia di limone grattuggiata, e l'esterno è spalmato di uovo sbattuto, per dare colore durante la cottura. Le trecce si fermano con spilloni di legno, per mantenerli adesi, che si levano a fine cottura.
Prima della partenza, ha preparato uno strudel, alle mele renette, un cucchiaio di aceto per rendere la pasta elastica, un bicchierino di rhum, cannella, buccia di limone, pane grattuggiato saltato nel burro,  io l'ho aiutata, ha detto che ho tagliato le mele troppo grosse, ma è venuto bene, buonissimo, me ne sono portato via due terzi, per farlo assaggiare anche a casa.
Si arrotola aiutandosi con un panno steso sotto, la pasta viene tirata e appoggiata sul panno, poi si forma il rotolo e si piega, in modo da alloggiarlo nel fornello elettrico. Spalmare con burro e lasciarlo fondere, durante la cottura.
Quando sono andato via, verso la stazione, mi ha accompagnato per un pezzo sul marciapiede, perchè da casa dalla finestra non mi avrebbe visto andare via, poi si è arresa: sono stanca, mi fermo qui, vai, ci sentiamo.....

venerdì 11 luglio 2014

Colorno e dintorni

Ecco un breve riassunto di cose fatte o ricordate mentre ero in viaggio a fine giugno...
alla reggia ducale ho ritirato un depliant della provincia, sui castelli di Parma e Piacenza...
la visita al parco della reggia mentre in serata era prevista una serata all'aperto , con opera ....
la vista della facciata interna della reggia, con dedica a Maria Luigia...
chi si ricorda del film di Bellocchio "I pugni in tasca", si ricorda anche  che i primi timidi tentativi di liberalizzazione degli ospedali psichiatrici, con Basaglia, sono stati fatti proprio a Colorno, negli edifici adiacenti al parco ducale, che ancora resistono all'incuria...


nel 1978, in agosto, avevo appena finito il militare,  i pochi contatti in paese erano un infermiere, cui avevo regalato un libro su Bonaventura Durruti, gli anarchici e la guerra di Spagna, andavo a trovare i ricoverati, uno pensava che fuori fosse ancora presidente Saragat, una donna chiedeva sempre dei caffè, un paziente più loquace raccontava delle sue uscite e delle sue ricadute, di angosce e bisogno di protezione...
In piazza, ho visitato il caffè Illy, ha un altro nome ma è stato pubblicizzato per l'incontro di campagna elettorale con Elly Schlein
Adesso c'è un pub, nascosto dentro un cortile, che ha buone birre, e mi ha lasciato usare internet, erano le 18, apparecchiavano taglieri di salumi affettati come aperitivo... (grande tradizione, a casa da Giovanni Serra si faceva sfoggio di salumi per accompagnare i discorsi)
abbiamo incontrato la signora Poli, che si è fatta in quattro per la mamma per molti anni, fino a quando si è ritirata in pensionato e poi è morta.. dice, adesso che pensavamo di goderci qualche viaggio, il marito non sta bene... ci ha parlato di uno zio, Licurgo, e dei suoi 11 fratelli...
strani nomi a Colorno, c'è una lapide al cimitero di Cavalca Oriente, di un Felice Sereni, gestore di pompe funebri, una Signora Ebe, atmosfere felliniane...

Il treno come ideale di viaggio... come ricchezza di paesaggio....
campagne bolognesi di campi ricchi di balle di fieno... campagne veronesi rigogliose di verde..
paesaggi dal finestrino, i monti del trentino sono rocciosi, come scolpiti da seghe potenti, ricordano le cave di pietra salentine, mentre le rocce più a nord sono basaltiche, ricoperte da pini, più si sale in Tirolo più ci sono alberi...
ricordo i viaggi di fine anni '60, i cambi di treno a Vienna, di corsa verso la stazione nord, per prendere il Vindebona  in direzione Praga, bello, nuovo, con la carrozza ristorante e un profumo di piatti cechi,
seguito nei primi anni '70 da viaggi in auto, con soste a metà strada, dormendo in auto,  notti con tappeti di stelle a Salisburgo, e le campagne ordinate, ricche, degli austriaci,  pulite e ben tenute, le case e i giardini, idee di benessere e lavoro sodo...
Treno come libertà e come avventura, il primo viaggio vero, lungo, da solo, fino ad Amsterdam, lungo il traforo del Sempione, a Stresa di notte lungo il lago Maggiore lato est, odore della notte, di estate, di ferie le prime frutto di un lavoro con tanto di cedolino dello stipendio... Inter-rail per giovani al di sotto di 26 anni, usato solo 15 giorni, Francia e Spagna e ostelli, e tante facce, discorsi, impressioni...e  voglia di cambiamento.
Il treno come aggregatore sociale, per scambiare informazioni e simpatizzare, mamme con bambini, coetanei, persone con il biglietto elettronico ma che il controllore rimprovera perchè oltre confine il sistema cambia, e al ritorno non potranno farselo validare perchè il codice è diverso...  il treno notturno, cuccette a 4 con acqua e al mattino un giornale, forse anche un caffè della macchinetta, persone che hanno una destinazione comune, "e di dove sei" "e anche noi" " noi invece dobbiamo arrivare a".
l'ultimo albero rimasto sui binari della stazione di Bologna

lunedì 28 aprile 2014

diario di viaggio: parma e dintorni

E dopo un anno e mezzo, ancora una volta in visita da mia madre...

per recuperare la lunga assenza, ci siamo fatti compagnia per una settimana, dal sabato prima di Pasqua alla domenica del 27 (con una breve pausa il 23 e 24 aprile) durante la quale ho viaggiato in Romania con volo Bologna- Cluj Napoca (ClùsceNàpoca, con la J francese). Prima sorpresa, i controlli dei passaporti a ogni ingresso. 
Seconda  novità, i lavori alla stazione di Parma sono a buon punto, e la piazza della stazione è senza la sua storica fontana con i giardinetti, al suo posto un grande parcheggio sotterraneo...
il bar della stazione per fortuna è sempre uguale (graffiti compresi)


A Colorno ho conosciuto un nuovo parente, Emilio, Milietto, è simpatico, nipote dello zio Rino, e cugino del Bava, ha il diabete, ci dice che ha eliminato il pane... ci parla dei nipoti, di un nipote bello e bravo...  ci abbraccia, ricambiamo.
                                                     Acacia robinia in fiore....

Si parla tanto di Unione Europea come concetto introdotto in questi anni recenti.
 il Po straripò nel 1951 e per salvare Casalmaggiore il flusso fu deviato su Colorno e le aree di Copermio, Mezzani, Torrile (Parma morta e gli argini dei canali collaterali), Trecasali,
La Parma morta e gli argini andando verso Copermio, visti dalla ferrovia

I paesi Europei (almeno, quelli comunisti di allora)  fornirono contributi alimentari e di prima necessità grazie alla trattenuta di un'ora di lavoro sindacale dagli stipendi. Una manna dal cielo, visto che all'epoca si acquistava tutto a debito, e c'erano quaderni di pagherò per ogni cosa, alimenti, legna, e ogni genere commerciale.
I racconti della mamma sono iperboli e voli pindarici, basta dare il la, e si viaggia in epoche che non è facile fissare negli anni. Per questo, il narrare questa volta ha avuto un migliore e più precisa connotazione storica.
Come già scritto in altri post, mia madre racconta di periodi ben precisi.
Prima del '37, il comune si prendeva carico delle spese ospedaliere se la famiglia non aveva di che pagare. Mia madre fu ricoverata per appendicite, e la nonna Saurova aveva sempre la fattoria ipotecata (in modo da non pagare spese mediche e tasse), così i costi furono pagati dalla cittadina di Roudnice.
Già alla nascita erano dovuti ricorrere alla chirurgia plastica, per una saldatura tra un indice che si era concresciuto con l'osso mascellare, entrando nel naso. Da allora rimase una cicatrice sul labbro superiore.
Da ragazzina d'estate faceva il bagno nell'Elba, con un costume di maglina. Un giorno la corrente la spinse sotto, un vortice gorgo, da cui uscì con grande spavento e fortuna.
 Il 1934, anno in cui la crisi di Wall Street si fece sentire sui livelli di occupazione in Cecoslovacchia, l'inverno pochi soldi aspettando qualche chiamata per  lavoro temporaneo in primavera, il Natale fu allietato dai vicini che portarono dolci, alcuni di loro, ebrei, non tornarono dalla guerra e dai campi di concentramento. 
Nemmeno uno zio comunista, Matousek, ce la fece e finì la sua vita a Mathausen. 
Vasek Matouskovic, militare, lo rivedemmo negli anni '70 a Litomerice, raccontava dei mesi di esercitazioni all'aria aperta, e delle azioni di boicottaggio in corso durante la primavera di Praga, da parte degli agenti filoamericani, un pò come in Ucraina oggi.
Nel 1968, a novembre, il nonno ebbe un secondo infarto, quello decisivo, ascoltando alla radio l'intervento di una compagna con critiche motivate al partito.
Mi ha dato maggiori dettagli sul periodo di Vienna, quando aveva optato per il servizio di un anno lavorativo in fabbrica, piuttosto che in agricoltura, ed era diventata la migliore saldatrice, preparavano i box in acciaio per le munizioni dei soldati. Un giorno, assente per malattia, una bomba distrusse tutta la fabbrica. Come ai minori di diociotto anni tedeschi, le era stata assegnata una quantità di ticket alimentari pari a 3000 calorie/giorno, più 10 grammi di cioccolata al mese. Lei ed il nonno Zavorka  a cui spettavano mille calorie/giorno, vissero quasi due anni a Vienna, fino alla liberazione da parte dei russi ed alla loro ritorno a casa, raggiunti per un periodo anche dalla nonna, che i primi tempi organizzava spedizioni di pacchi di cibo dal paese con la posta. 
Il nonno Zavorka era addetto ad una squadra di prigionieri francesi, a costruire strade, il suo mestiere, ma spesso lui lavorava di prima mano e li lasciava riposare. 
Insieme ad una signora austriaca, avevano recuperato tre galline, che portavano due uova al giorno, e se le spartivano. Venivano nutrite con fieno, un pò di grano, e avanzi di cibo. 
La signora allevava tre piccoli tedeschi, figli fuori del matrimonio o dati in affido per assenza del genitore in guerra. Era una attività sotto banco, che poteva andare incontro al sequestro, ma era necessaria.
Una volta una bomba cadde vicino, il nonno subì un contraccolpo che lo spostò di 200 metri, in ospedale prese un infiammo alle vie respiratorie. Ne uscì facendo un gargarismo con il petrolio (per  liberarsi del soffocamento causato dalla difterite). Un altra volta, stava preparando un barbeque in giardino, è dovuto rientrare in casa un attimo e in quel momento una bomba caduta sul giardino mandò in fumo il pranzo.
Bombe per tutto il 44-45, granate, truppe tedesche al contrattacco... quando Vienna fu liberata, i morti gonfi lungo le strade si confondevano con le statue del museo delle cere, sparse in giro nel parco del Prater...
I carnet dei biglietti alimentari e la carta moneta erano un genere molto appetibile, soggetto a furti dalle borsette tra colleghi e vicini, ma anche a gesti di generosità. Quando a mia madre furono sottratti, un lavoratore dei magazzini le fornì un sacco di piselli per conforto.
Pensare a una città sotto assedio fa venire in mente immagini di desolazione e le case di legno degli emigranti, ma stare a Vienna per dei lavoratori trasferiti da altre parti del mondo è anche la cattedrale di Santo Stefano, passegiare in centro la domenica, il palazzo degli Asburgo e la principessa Sissi.
Ritorno in Czeckia. Il mercato alimentare rimase soggetto a una calmiere anche dopo la guerra. Con l'avvento dei comunisti, durò fino al 1953, e mia madre ragioniera ogni lunedì distribuiva i tickets con le razioni alimentari alle famiglie, con un mercato libero che era soggetto alla disponibilità di moneta. Un fine settimana, il governo soppresse i tickets, e lasciò di stucco i cittadini che aspettavano le loro razioni, entrò in vigore il mercato libero, a prezzi alti. Da un giorno all'altro, entrò in vigore anche il nuovo cambio, 500 corone=1 nuova corona. La bisnonna, baba Saurova (Schauer, in tedesco= aceto),  aveva accumulato valigie di carta moneta, a scapito di mia madre che le pascolava le oche, per poi chiederle in prestito ogni volta le 5 corone (prestamele, non ho spiccioli) e ricevere in autunno un vestitino per la scuola. Le negava il latte o la panna ma la dava ai maiali (che vendeva meglio perchè nutriti bene), mentre alla mamma le spalmava per ore un sottile strato di strutto sul pane, e quello per condire le patate bollite era centellinato. Quando  entrò in banca aveva valigie piene di soldi, quando uscì aveva un borsellino.  
Nel 1957 il nonno cadde dall'albero nell'orto, lontano da casa, rimanendo tutta la notte all'addiaccio, e si prese la polmonite. Il dottore Vranej, del partito, venne chiamato in tempo, e prescrisse una terapia a base di streptomicina, allora rara.
Di inverno, le uova erano più rare, e quindi più care. Si usava metterle via in estate quando costavano pochi centesimi, in bottiglie ermetiche conservate con un preservativo a base di sali di calcio.
In un anno imprecisato tra il '54-56, la famiglia era venuta da Teplice a Colorno, insieme a mio padre non trovarono resto dei soldi che avevano spedito dall'estero, finito a pagare vecchi debiti, e dovettero ritornare con la ferrovia senza un soldo. Peraltro, il biglietto della tratta sul Brennero era stato aumentato dal primo ottobre, e il vecchio biglietto fatto prima del viaggio non copriva l'aumento. La differenza venne versata da un viaggiatore italiano, che prese a compassione la situazione difficile dei suoi vicini di compartimento.
La mamma racconta di storia, di leggende, di episodi che spaziano negli anni e nelle varie epoche/epiche.
Alla fine della prima guerra mondiale, uno dei presidenti designati era uno slovacco, il generale Stefanik, eroe di guerra e aviatore con i francesi. Assunse (1910) la cittadinanza francese e durante la guerra, arruolatosi volontario nell'aviazione francese, vi raggiunse il grado di generale. Membro del consiglio nazionale cecoslovacco, insieme a E. Beneš e T. G. Masaryk, ebbe parte di rilievo nella creazione delle legioni cecoslovacche. Fu amato da una  viscontessa italiana. Le legioni Cecoslovacche combatterono al fianco delle truppe italiane.
Agli inizi del 1919, stava atterrando vicino al suo paese natale, quando l'aereo ebbe un incidente. Si dice che una bomba o la contraerea fecero cadere l'aereo, erroneamente scambiato per ungherese, avendo colori simili.
Da wikipedia: "On 4 May 1919, at around 11:00, his plane tried to land near Bratislava, a military conflict area between the First Republic of Czechoslovakia and the Hungarian Soviet Republic, but crashed near Ivanka pri Dunaji. Štefánik died, along with the rest of the crew (two Italian pilots, Colonel Giotto Mancinelli Scotti and Sergeant Umberto Merlino, as well as a mechanic-radiotelegrapher, Gabriel Aggiusto).... 
Sources do not substantiate rumours of disagreements arising between Štefánik and Beneš or Masaryk, mainly on the position of Slovakia in Czechoslovakia. On the contrary, telegrams sent by Štefánik from Vladivostok to the Czechoslovak National Council in Paris on 7 December 1918 indicate that Štefánik had a good relationship with them. To Masaryk, he wrote "with my filial feelings and a great patriotic happiness, I salute you, venerable professor, as the first president of the Czechoslovak Republic". To the President of the Council, Karel Kramář, he wrote, "Thank you, my dear president, for having chosen me as member of our National Ministry. You and your other co-workers can be sure of my loyalty and my fraternal feelings". To Beneš, he was even more friendly by using informal pronouns (he used formal pronouns to address Masaryk and Kramář): "Mr. Beneš, Ministry of Foreign Affairs in Prague: "I hug you affectionately, my loyal and precious companion during the hours of anxiety". 
Sergio Tazzer, presidente del CEDOS (Centro di documentazione Storica sulla grande Guerra) è autore del libro pubblicato da Kellerman "Banditi o eroi? Milan Rastislav Stefanik e la legione ceco-slovacca". 
Il primo presidente fu Masarik, figlio di un fabbro, che studiava legge a Praga, ed era evitato dall'elite dei figli dei ricchi commercianti e agricoltori della pianura dell'Elba, Roudnice e Melnik.  Quando da presidente era in tour, toccava molti paesi ma evitava sempre quelle due città.
the Allies recognized Masaryk as head of the provisional Czechoslovak government. On 14 November 1918, he was elected president of Czechoslovakia by the National Assembly in Prague while he was in New York, and returned from exil on 21 december 1918 (wiki).

La zia di Roudnice, Ana Slafik, non prese mai la desinenza del nome del marito, come si usa in ceco, ma scelse lo stile tedesco, per sua scelta e tradizione filo tedesca. Noi la chiamavamo Kiticka, fiorellino, sempre accompagnata dalla sua cockerina bianca e nera.

Mio cugino, Jara Doskocil, sposato a Torino, elettricista, è scomparso nel '97 per un tumore al pancreas. Io ero in Giappone, quando mi chiama la mamma addolorata, ed io non posso fare nulla, troppa la distanza. Rimangono le figlie, Alessandra, Natascia, i nipoti, e una sorella in Czechia, Hana. Una buona spalla e un compagno di strada, aiutò la mamma nell'ultimo trasloco, in parrocchia lasciò un grande segno e rimpianti. A Torino, mi accompagnava al cinema, gli piacevano i film western. Si era trasferito con la madre, a 21 anni, e poi era rimasto ed aveva rifatto il servizio militare in Italia. Aveva un buon lavoro da elettricista spesso fuori dal comune, in giro per il nord. Quando venne il figlio di sua sorella, Libor, a trovarli a Torino, facevano passeggiate in centro, a guardar le vetrine. Se Libor si accorgeva che Jara era interessato alle ragazze, e se queste si intrattenevano per parlare, esclamava "Pa-pà!",  per farle allontanare e farlo smettere.

                                            Yara da ragazzo, con i genitori ed i nostri nonni

Quando ho lasciato casa di mia madre, sono uscito dal retro, senza i soliti saluti e sbracciate di mano. Tanto ci rivedremo presto, tra un mese. 



mercoledì 11 novembre 2009

antenati, ramo boemo

Ho acquisito alcune foto di famiglia, alcune molto vecchie... Il nonno a sinistra, guerra 15-18, sull'altipiano del Piave, lato austriaco... Cortile di casa, fattoria, Dobrin, anni 1928-29 foto del 1936, il nonno è il terzo a destra, gruppo di lavoratori a giornata foto del 1946, mamma con la bisnonna e la sorella della nonna, Dobrin o Bechlin... il prozio Frantisek, grande suonatore e altissimo... Teplice, le case requisite ai tedeschi, anni 1952-53, Lucia con Rek... stesso periodo, stessa inquadratura, il nonno con Bianca... nonno e mamma, ultima moda nel dopoguerra... 1956, campagna di Teplice, io sull'altalena...
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