lunedì 2 febbraio 2026

infinite Jest edizione dei 30 anni dalla pubblicazione

 Infinite Jest è ambientato in un futuro imprecisato in cui gli Stati Uniti hanno annesso il Canada e il Messico dando vita a una nuova federazione, l’ONAN (Organization of North American Nations). Al centro delle vicende c’è un film (intitolato Infinite Jest, per l’appunto) talmente coinvolgente e ipnotico da generare un senso di dipendenza in chi lo guarda, che pur di non scollarsi dallo schermo preferisce lasciarsi morire di fame. Circola su una misteriosa videocassetta che può diventare un'arma di ottenebramento del cervello, siamo dieci anni prima dei cellulari, smartphone, Pay TV, socials, X e Truth

Trump deve averlo preso in parola

Einaudi pubblica questa edizione speciale del rimanzo di Wallace, di cui ho parlato qui

Edizione speciale per il trentennale di Infinite JestIn cofanetto, con sei sticker.

Traduzione di Edoardo Nesi
Contributi di Annalisa VilloresiGrazia Giua 
Ne parla questo articolo sul sito Il post

La celebrazione postuma di Wallace ha prodotto qualche effetto indesiderato che ha in parte compromesso la sua reputazione. Uno di questi è che, soprattutto negli Stati Uniti, Infinite Jest abbia ottenuto senza volerlo la fama del «romanzo del maschio intelligentone che vuole farsi notare», dice Pacifico.

Il libro iniziò a circolare soprattutto in ambienti universitari e culturali a forte prevalenza maschile, dove diventò un feticcio e un simbolo di prestigio culturale: leggerlo (o almeno raccontare in giro di averlo letto) serviva a mostrarsi intelligenti, sofisticati, “seri”, ed equivaleva ad aver superato una specie di prova di forza. Ancora oggi, «I survived Infinite Jest» («sono sopravvissuto a Infinite Jest») è uno dei motti maggiormente associati al romanzo.

Alcune critiche femministe notarono questo fenomeno e coniarono un apposito neologismo per descriverlo: “lit bro”, termine che indica quegli uomini che costruiscono la propria immagine attorno a pochi libri considerati difficili o importanti, usandoli come strumenti di affermazione culturale. «Ormai “Ama David Foster Wallace” è diventato sinonimo di “ok, è un altro di quei figli di puttana”», scrisse la critica letteraria Molly Fischer in un articolo dedicato al tema.

«Nei campus lo consigliavano alle fidanzate in modo autoritario, un po’ come si impone un disco di death metal a chi ascolta soltanto musica leggera» dice Martina Testa, ex responsabile editoriale di Minimum Fax, forse la casa editrice che più di tutte ha contribuito a far conoscere Wallace in Italia. «Dalle nostre parti però questa dinamica non è mai stata replicata, per fortuna: le donne che leggevano Infinite Jest erano entusiaste tanto quanto gli uomini».

«Può darsi che vi giunga nuova, ma nella vita c’è di piú che starsene seduti a stabilire contatti».

In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sulla scena irrompe un misterioso film, Infinite Jest, cosí appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all’infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un’Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori (Jonathan Franzen)

martedì 27 gennaio 2026

Vittorio Pagano, mitologie del sud

 MITOLOGIE DEL SUD



Cartografia poetica di Vittorio Pagano
Giornata di studi – 30-31 gennaio 2026
Venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026 presso l’Edificio degli Olivetani e la Biblioteca Bernardini di Lecce si terrà la giornata di studi MITOLOGIE DEL SUD. CARTOGRAFIA POETICA DI VITTORIO PAGANO.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di ricerca, valorizzazione e divulgazione dedicato alla figura di Vittorio Pagano (1919-1979), poeta, traduttore e operatore culturale leccese, con
l’obiettivo di restituire alla comunità scientifica e al territorio la complessità della sua opera e il suo contributo alla costruzione di un immaginario urbano e meridiano.
Il progetto nasce con l’intento di realizzare un itinerario letterario della città di Lecce ispirato all’opera di Pagano, pensato per studenti, cittadini, turisti e appassionati. Il percorso si fonda su un approccio interdisciplinare – geografico, sociologico, architettonico, antropologico – volto a indagare le forme dell’immaginario urbano e territoriale che emergono dalla produzione del poeta leccese.
"Mitologia del Sud "è il titolo scelto dallo stesso Pagano per la prima sezione della sua opera poetica maggiore, I privilegi del povero (1960).

Vittorio Pagano (Lecce, 1919-ivi 1979) è stato l'ultimo custode di una koiné ermetica in un'epoca, fra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta, segnata da tante adesioni o conversioni al neorealismo, e dall'emersione delle istanze neoavanguardistiche; è stato un cesellatore delle forme chiuse quando si iniziava a diffondere un dettato sempre più lasco o magmatico. La sua poesia innestava nella grammatica ermetica, alla quale si avvicinava con reverenza e devozione, inquietudini rivenienti da una lunga confidenza con la letteratura francese medievale, con Villon e con i Maudits, di cui fu apprezzato traduttore, riaggiornando con una sensibilità contemporanea, e senza castrare la sua inclinazione a un virtuosismo formale funambolico, un repertorio di allucinate perlustrazioni urbane, malinconie e perdizioni, ricucite su un soggetto lirico perennemente scisso e decentrato, polveroso superstite di una turris eburnea in macerie. Il volume raccoglie, a 100 anni dalla nascita e quaranta dalla scomparsa, tutte le opere poetiche pubblicate in vita, da tempo irreperibili: "Calligrafia astronautica" (1958), "I privilegi del povero" (1960), "Morte per mistero" (1963) e "Zoogrammi" (1964).

Porto Cesareo

Dove alla selva si dirupa il mare,
dove il mare dirupa in sé l’amore,
dove l’amore finge il mio clamore
e tu rimani estatica a guardare,

dove tutto s’affida alle lampare
protette dal tuo viso a un ampio errore,
dove la morte è vita che non muore
ed io ne tento invano il limitare,

dove tu sei, dov’io non sono, dove
siamo e non siamo, amata, per vendette
celestiali, atterrite, in frane e in onde,

è lì che un porto esiguo ci rimuove
dal fregio verecondo che ti dette
la fissità sbranata delle sponde.

Vittorio Pagano, da I privilegi del povero (1960).

Di Morte per mistero, "è una parola poetica, secondo Giorgino, «ormai liberata in tutta la sua potenzialità musicale e disponibile alle insidie dell’obscurisme se non addirittura al rischio di un ludico nonsense» (ivi, p. XLIII). Alla pubblicazione dell’ultima raccolta Zoogrammi segue due anni dopo, nel 1966, la chiusura de «Il Critone», la rivista attorno alla quale Pagano aveva organizzato la sua fervente attività culturale; da questo momento si abbatte sul poeta un’indifferenza totale della critica che si prolunga al 1979, anno della sua scomparsa e punto d’inizio di una lenta e progressiva rivalutazione, però, mai culminata in una ristampa organica dell’opera poetica"

Giorgino, a proposito della poesia di Pagano, scrive che essa «risente dell’originale alchimia generata dall’interazione dell’anima meridionale, relativa alla terra d’origine dello scrittore, […] e quella francese relativa invece alla sua patria d’elezione.» Vittorio Pagano è stato infatti un apprezzato traduttore dal francese, curatore della celebre Antologia dei poeti maledetti, pubblicata nel 1957 presso le Edizioni dell’«Albero». Si legge, proprio in questa antologia, la devozione di Pagano per la Francia, tanto che egli stesso arriverà a definirla «la ragione del mio sentirmi europeo, vertice del mio amore del mondo.» «Poeta scapestrato e un po’ bohémien» Pagano ha testimoniato in maniera attiva la potenza «di un canto consolatorio che delegasse alla responsabilità del suono e delle sillabe la funzione liberatrice.» (Valli, D’Oria). Per questo motivo la sua poesia è caratterizzata da una incantevole musicalità e da un attento impianto metrico-ritmico, che rivela un legame simbiotico con la poesia francese oltremontana. «Non si sfugge all’incanto dei fiori del male, delle lussurie, delle nevrosi, delle illuminazioni, dei satanismi.» (Pagano, François Villon benedetto “maudit”, in «La Gazzetta del Mezzogiorno», 15 marzo 1953). Il continuo salto che Pagano compie «fra la mediocrità delle possibilità umane di espressione e l’anelata perfezione di un mondo che rimane comunque aldilà della storia […] è la banda di oscillazione nella quale […] misura la sua volontà di essere poeta.» (Donato Valli, Anna Grazia D’Oria).

Il progetto, finanziato dal CUIS- Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino, è promosso dal Comune di Lecce e realizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento (responsabile scientifico Simone Giorgino, docente di Letteratura italiana contemporanea) in collaborazione con AMA-Accademia Mediterranea dell’Attore, Musicaos Editore e il Polo Biblio-Museale di Lecce.
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