domenica 27 novembre 2022

Čajovka | teewurst, pasta cremosa spalmabile a base di carne


duzione

Il salame (pasta cremosa a base carnea, o patè di carni varie) "Métský", teewurst, o Čajovka (da piccolo li chiamavamo Macesky, nome che si usa anche per i fiori violette) viene spiegato in questa ricetta del titolare web Signor Malek. E' un prodotto che piace per la consistenza di un impasto di carne pregiato con l'aggiunta di strutto affumicato e lardo di maiale. È popolare per il suo gusto e aroma decisamente affumicato
RECEPT: 2,5 kg vepřová kýta (maiale, coscia) 1 kg vepřová plec (maiale, spalla) 6,7 kg vepřového boku bez kůže (maiale, lpezzo laterale, anca, senza pelle)
246 g pragandy (sale veloce aromatizzato,per fermentazioni del salumiere





30 g pepře pepe
10 g sladká paprika, paprika dolce 5 g česneku, aglio 10 g cukr moučka zucchero a velo
macinare la carne, impastare, lasciar riposare, affumicare a freddo, 18 gradi per due ore

martedì 1 novembre 2022

dilettantismo anni '70

 Ricordando tutto quello che fa parte del miei trascorsi, come li ho ricordati fino ad adesso, non esce fuori lo spirito che mi rappresenta, l'immagine è falisificata, semplificata, sembra che tutto sia andato in modo piacevole, soddisfacente, ma non è così. Rileggendo episodi degli anni di Torino, sembra che ho fatto mille esperienze. La mia fortuna è stata quella di essere stato coinvolto, aggregato a partecipare a quelle esperienze, ma non le ho create, volute, realizzate. Se non ci fossi andato, non sarebbe cambiato nulla, chi le faceva le avrebbe realizzate lo stesso.

Sono sempre stato maldestro, imbranato, non professionale. Nelle gags comiche portate in giro con i gemelli,  la schiuma da barba riuscivo a farla andare negli occhi, con fastidio tale da interrompere la scena. Nelle scene teatrali con Renato, rovinavo tutto per una debolezza fisica, mi mancava la forza nelle gambe; se dovevo suonare una melodia, la facevo fuori ritmo, senza melodia; se volevo improvvisare una battuta, me ne uscivo con una esclamazione che aveva un accento dialettale (meglio sarebbe stato usare una lingua straniera, come il cecoslovacco). Del mese trascorso a lavorare nel centro estivo di Nichelino, tutti hanno dato il meglio di sè, tranne io. Anche i ragazzi hanno lavorato meglio e di più, anzi hanno creato battute di spirito, improvvisando. 

Tra gli episodi dei miei 16 anni, c'erano le gite di scuola in montagna, una volta alla settimana, alla scuola di sci. Nell'autobus, si cantava, da De Andrè alle canzoni popolari, e mi univo ai cori, sgolandomi  come se stessi in una gara di canto (gli sci di fattura cecoslovacca, portati in Italia durante un viaggio di famiglia, gli attacchi antediluviani, i pantaloni da sci di mia sorella)

Quando si faceva una battaglia di cuscinate, con persone di famiglia, più grandi, me la prendevo e mi arrabbiavo,  mi incattivivo. Anche nei giochi più comuni, dare un calcio a una pallina da tennis nel corridoio, non misuravo le forze, rischiando di far male a mia madre. 

Quando mi chiudevo in stanza a studiare, mi deconcentravo subito, e trovavo il modo di perdere tempo, tirando palline di carta contro il lampadario.

Quando suonavo la chitarra (o mi esercitavo al pianoforte, sulle canzoni dei cantautori, con gli spartiti acquistati) non mantenevo mai il giusto ritmo, mi perdevo le battute, seguendo la melodia, ma senza struttura. 

Dei seminari di teatro, le sessioni di gruppo erano formative, correre a piedi nudi, salutare il sole:  delle poche volte che sono capitato in uno scatto fotografico, quello che si percepisce guardando le mie espressioni è assenza,  sofferenza, o sforzo inespressivo.

Ricordo invece con piacere le atmosfere del gruppo, gli oggetti di quegli anni '70: 

i modi di fare e di vestire, i gusti, gli oggetti talismano

Ciondoli di cuoio, con appesa una pallina blu persia, di ceramica, molto più bella di una biglia di vetro pieno, come si usavano negli anni '70, con i colori in spirali continue

una borsa a tracolla di lana peruviana, ipercolorata di blu, rosso, bianco (una gag dei gemelli, per dileggiare Renato che prendeva e partiva per le sue destinazioni di teatro, era quella di caricarsi a parodia un ferro da stiro a mo' di borsa, sulla spalla), 

una borsa da mare di paglia, dalla bocca larga e lunga, per i souvenir  acquistati nei viaggi

un cilindro nero, non rigido, ma con i lati di stoffa, che rientravano nei bordi della tesa, appiattendosi. 

pantaloni di stoffa dai colori sgargianti, cuciti a mano, con i laccetti alle caviglie, per tenere e anche per dare vaporosità, leggerezza, movimento, al cavallo ed ai gambali,

ciabatte cinesi, dalla suola di tela, buone per stare a casa o per fare esercizi di Tai chi,

 a terra, sul tappetino, sedute di massaggio alla schiena, a far scrocchiare le vertebre 

una custodia di violino, che non suonavo, ma che faceva da borsa, dava importanza

le feste di democrazia proletaria ai giardini del Valentino, luogo di eventi, incontri e spettacoli di mimo

i concerti al palasport e nei parchi (Don Cherry, parco Rignon) 

fare capriole, salti ribaltate sulle mani, esercizi a due o a tre persone, di acrobatica

un albero carico di cachi alla Madonna del Pilone, in inverno, uno di albicocche, in corso Tortona/angolo corso Belgio a luglio (gustose), tra lo sferragliare dei tram rientranti al deposito (dall'alba a mezzanotte)



giovedì 4 agosto 2022

Cambiamenti economici e sociali in Puglia (al modo di Mario Desiati)

 Ho letto il libro "Spatriati", di Desiati, conterraneo di Martina Franca, che aveva iniziato a trattare il tema della fuga dal Sud nel libro "Foto di classe: u vagnone (uagnon) se n'è sciuto" (se n'asciot, se ne è andato).

"Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni. Girava una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Scorrevo i visi. Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l'Ofanto soltanto in quattro. Decisi che avrei dovuto ricercarli tutti". "Qualcuno ha detto che la cosa che più gli manca nella nuova vita da fuorisede è un albero d'arancia del giardino. Non che manchino i giardini nelle grandi città italiane, ma a chi mi faceva notare come in piena Roma ci siano aranceti carichi di gemme rosse, portai una busta di arance raccolte a due passi da via Veneto. ... In quelle arance vuote ci sono le ragioni più intime del libro." (dal sito IBS)

 

In "Spatriati", tratta del tema di una generazione di quarantenni in perenne fuga dalla famiglia e dal sud, fuga che porta a non sentirsi a casa nel paese dove si abita,  ma tratta anche della riscossa di due donne, la madre del protagonista Francesco, e l'altra,  amica del cuore di Francesco, Claudia, che imparanno a conoscersi dopo la morte del padre di Claudia, che era anche l'amante della madre di Francesco. Invece di rimanere vincolate alla terra, alla masseria, finiranno per partire e  godersi la vita viaggiando.  Non parlo dello stile di Desiati, che è maestro di letteratura, ed emulo di autori quali Pier Vittorio Tondelli, e sa gestire bene i tempi (narrativi, e musicali) del romanzo.

Desiati racconta l'arrancata ripresa economica della Puglia, partendo dagli anni della giunta Vendola, e del boom economico delle proprietà terriere in vendita ai nuovi ricchi, il Salento come nuova frontiera dei giovani, e degli stranieri amanti della vita agricola in masseria, attenti alle nuove economie agroalimentari, il vino  e l'olio di qualità.

Io ho vissuto, da imprenditore gli anni dal 2004 al 2020, con un primo finanziamento regionale per la cooperazione tra aziende e università, il PRAI: nel 2004, il Distretto alimentare di Foggia progettava la stesura e il coordinamento di varie attività, e a fronte di un finanziamento massimo di 100 mila euro, le aziende dovevano rendicontare spese per 150 mila euro. Il ragionamento errato di fondo del Distretto era che avrebbero consumato tutte le risorse in cash gli enti, e noi ci arrampicammo sugli specchi per tagliare molti di quei costi. Alla fine del progetto, arrivai in Regione con il libro delle fatture, vidimato con bollo del PRAI, a rendicontare e giustificare le spese, e il materiale passò all'ufficio economato, arrivando a marzo 2005. Una commercialista con conoscenze in regione si raccomandò di votare per la lista Fitto, cosa che feci di malavoglia, scoprendo con sorpresa il sorpasso da parte di Vendola, grande oratore e trascinatore ai comizi, specie nel Salento. Per fortuna avevamo a disposizione fondi europei, altrimenti non saremmo riusciti e portare avanti alcuna attività. Alla fine, il mio coinvolgimento rimase attivo fino al 2007, anno in cui lasciai che l'azienda operasse secondo le direttive dell'amministratore e del socio di maggioranza, di Roma. Oggi la Biotecgen è andata in liquidazione, e si manteneva o meglio arrancava sulla base di piccole commesse da progetto. Finiti i fondi, iniziata l'era Covid, il laboratorio inattivo, ha lasciato tutto l'equipaggiamento al laboratorio di Fisiologia del DiSTeBA, dove era ospitato.

Dal 2008 ho vissuto molti mesi in quel di Castrignano/S. Maria di Leuca, per via della ristrutturata proprietà di mio cognato. A fare da custode, potatore, uomo di fatica e gran narratore era Andrea, originario di Tiggiano, località che ospita l'attrice Helen Mirren, e della festa tradizionale della carota viola, la pastinaca, che si festeggia il 18 gennaio per San Ippazio. Andrea si occupava di diverse case alloggio e bed e breakfast, per conto di personaggi del luogo, Bisanti, Storelli, che in estate arrivavano a riempirsi fino all'inverosimile di ragazzi, che intasavano i bagni, e che Andrea doveva rimettere a posto.

Desiati è convincente nel presentare la nuova generazione di scrittori/scrittrici e poeti/poetesse, come Biagia Marniti, Claudia Ruggeri, affiancata dalla generazione precedente (Rina Durante): di questi non conoscevo Raffaele Carrieri (io sono quello/che sbaglia tutto./Il verme, il frutto./Sbaglio l'amore,/sbaglio nel largo/e nello stretto,/sbaglio a morire/dove non sono...), ma tace su altri che meriterebbero di essere inclusi, come  Luisa Ruggio (Ti porto sempre nel cuore. E poi dicono a te che te ne vai. Da: Un poco di grazia) e Livio Romano (A pelo d'acqua, Per Troppa luce, Diario elementare, Il mare perchè corre, Mistandivò)

 Da IBS: Mistandivò: Sullo sfondo un Meridione privo di opportunità esistenziali e lavorative, ma prodigo di energia vitale. I protagonisti dei racconti sono alle prese con brandelli d'impegno politico ridotto a pura ciarla da bar, con studi mai finiti o carriere da iniziare, fra amorazzi e rave "alternativi". Rendigote, grafico multimediale che cambia una donna dopo l'altra per poi finire padre di famiglia; 'mpa Gino, colto e raffinato operatore di call center; Teresa, una laurea in giurisprudenza per emigrare al nord in cerca di fortuna e Giacomo, che la fortuna al nord l'ha fatta e sogna solo di tornare.

Tornando al libro "Spatriati", "...a Claudia la provincia sta stretta, fugge appena può, Londra, Milano, Berlino, capitale europea della trasgressione; Francesco resta a Martina Franca e scava dentro di sé. Diventano adulti insieme, in un gioco simbiotico di allontanamento e rincorsa, in cui finiscono sempre per ritrovarsi. Desiati mette in scena le mille complessità di una generazione irregolare, fluida, sradicata: la sua. Quella di chi oggi ha quarant'anni e non ha avuto paura di cercare lontano da casa il proprio posto nel mondo, di chi si è sentito davvero un cittadino d'Europa. Con una scrittura poetica ma urticante, capace di grande tenerezza, racconta le mille forme che può assumere il desiderio quando viene lasciato libero di manifestarsi. Senza timore di toccare le corde del romanticismo, senza pudore nell'indagare i dettagli piú ruvidi dell'istinto e dei corpi, interroga il sesso e lo rivela per quello che è: una delle tante posture inventate dagli esseri umani per cercare di essere felici...." (Dal sito IBS)

La mia capitale megalopoli non è stata nè Milano nè Berlino, ma Tokyo, città che non conosce orari di chiusura (dai convenience store H24 alle discoteche aperte fino alle 6.00) ed in cui ho vissuto con continuità un sabato ed una domenica, senza soste. Arrivato in discoteca a Roppongi, ho ballato fino alla mattina, salvato una sconosciuta Noriko aggredita fisicamente da un marines nero, proteggendola e dicendo che era la mia compagna di ballo, chiacchierato con altri stranieri (tra gaijin ci si comprende), poi, uscito alla luce del giorno, sono andato a Hiroo, tra parchi verdi e chiese evangeliche, c'è stato un ricambio tra abitanti del giorno e quelli della notte, gruppi religiosi e uomini soli a passeggio, una domenica senza soste. La destinazione Roppongi era comoda, parcheggio dell'auto lungo il cimitero di Aoyama, una serie di negozi di dischi, libri e di cinema, che permetteva una serata varia, e dopo un sonnellino in auto, una nuova giornata all'esplorazione della città. In seguito, quando ho avuto la compagnia di Misao, le nostre giornate erano mezze giornate, a volte trascorse a Nakano, tra piccoli condominii e il verde della periferia, altre volte a Ebisu, per un film, oppure a Omotesando, noi due oppure in compagnia della figlia, studentessa di un college inglese; una passeggiata si concluse in una libreria-caffè, vicino a Oriental bazaar, a chiacchierare di palestre con una cantante d'opera dai capelli crespi, di origine nippo-americana, di colore. Misao mi incontrava a casa a Nakano, condivisa con il suo ex marito, Adam, che ora aveva una amante diciottenne che non sarebbe durata per i troppi desideri di viaggio; Misao mi ospitava per la notte e cucinava nel cuociriso improvvisati piatti di paella, accompagnati con vino spagnolo Rioja, ricordo dei suoi trascorsi in Spagna. Una sua cartolina di auguri natalizi riportava buon anno in varie lingue, tra cui Zorionak!.

 La stazione di Harajuku mi ricorda il tempo trascorso insieme con il mio prof, Suzuki, che era un appassionato di nuoto e andava a farsi le sue 30 vasche al Yoyogi national gymnasium, quello costruito da Kenzo Tange nel 1960 per le olimpiadi, dal tetto a pagoda, e che mentre teneva la sua corsia si sentì sfiorare da un frustino, era il bagnino da sopra la corsia che lo avvisava di mantenere la direzione.

Un aspetto della vita moderna che rende meno pesante il vivere al sud, da qualche decennio, è il superamento dell'isolamento mediante internet, perchè prima si comunicava tramite skype, per sentirsi e condivividere, oggi tramite i blog, le videocamere google che ci collegano ad ogni località, le dirette FB  instagram, youtube ed altri social networks, si è abitanti del mondo.

Nella narrazione del libro Spatriati, si passa agilmente dai termini tedeschi (nomi di posti, definizioni di stati d'animo come Ruinen luste, shonsucht) all'italiano corrispondente, al dialetto martinese (malenvirne, sciulisciato, sciecusciata (e a Lecce scuscietato), scapuleta, spatriet), con una ricerca glottologica che mi ricorda i libri di Luigi Meneghello (Maredè maredè; Pomo pero, Libera nos a Malo) italianista spatriato a Londra, e gli usi e aneddoti nella lingua di Schio e dell'altipiano di Asiago.

Mentre nel libro di Desiati le vicende arrivano a questo periodo di boom economico e sviluppo, non trattano gli anni più recenti, 2015-2020, che a livello locale sono emblematicamente rappresentati da Leonardo e la costruzione dell'Aerobus a Manduria, dall'ex-ILVA sempre in bilico tra rilancio e crisi, dalla meccatronica barese e le aziende biomedicali abbinate all'intelligenza artificiale, e soprattutto dal settore agroalimentare.

alcune aziende del Salento della innovazione di prodotti alimentari in campo nutraceutico


1) Associazione Nerò
PIATTO UNICO NERO’
(con farina di segale, farina di grano saragolla e farina di ceci. 
Piatto di pasta prelibato, dal sapore unico di un tempo, della pasta fatta in casa, quella della nonna o della mamma. È stato pensato per tutti, dai bambini che non mangiano legumi agli adulti che per motivi di tempo e salute, non possono mangiarli. Piatto unico è un "piatto" di legumi dal sapore di pasta "unico", perché con un semplice condimento, completiamo il nostro pasto a 360°. Consigliato con un condimento di verdure, con ogni tipo di sughi e in abbinamento con il pesce. Contiene glutine, è ricco di fibre e di proteine. Disponibile in 3 diversi formati: tubetti, rigatoni rigati e penne rigate
nuova creatura culinaria...  i MACCHERONCINI "PIATTO UNICO" DI PISELLO NANO DI ZOLLINO. L’identità di questo piatto è senza dubbio riconducibile al territorio Salentino ed in particolare alla terra madre di Zollino. È una ricchezza aggiunta alla cultura agricola, culinaria e imprenditoriale del nostro territorio e sancisce il giusto legame tra presente e passato. Ha un valore aggiunto dato dalla quantità limitata del Pisello Nano di Zollino, per questo pochi quintali a disposizione e poi attendiamo la nuova stagione. Non la considerate semplicemente pasta se non per il formato, dal sapore agli ingredienti è un altro mondo.
ASSOCIAZIONE NERÒ (cliccate sul link) Via A. Pellegrino, 59, 73010 Zollino LE, 

2) Mulino Maggio, Poggiardo.  FARINE DI ELEVATA QUALITÀ E DAL SAPORE UNICO.  Grano Tenero Maiorca povero in glutine (6%), grano duro Russarda, grano duro Capinera, grano tenero Carosella

Farina di Grano duro del Salento (tipo 0)
Farina di Grano Duro Senatore Cappelli (Tipo 0)
Farina Integrale di Grano Duro macinata a pietra
Farina Integrale d’Orzo macinata a pietra
Farina Integrale di Grano Tenero Maiorca macinata a pietra
Farina Integrale di Farro macinata a pietra
Farina Integrale di Ceci
Germe di Grano Duro
Crusca Superiore di Grano Duro Senatore Cappelli
Farina integrale di Riso macinata a pietra

3) Francesco Cantoro 
produttore di cuscus a base di frisa, con ingredienti nutraceutici (1) con Curcuma; 2) nuove formulazioni innovative)
Friscus Petramarè a Ruffano. Friscous è un alimento innovativo che unisce la tradizione salentina con quella di molte aree del Mediterraneo, partendo dalla tradizionale frisella di grano duro, arricchita in aromi e spezie, e un approccio che ricorda il cous cous

4) Danilo Romano, Offishina, via Armellini 64, Matino. Producono insaccati di pesce, contenenti mosto d'uva concentrato come conservante, stagionati come salumi.

5) Mandorle e Miele, Corso XX settembre 167 Casarano, pasticceria per celiaci
Agnese Cimino 

6) La cuoca itinerante salentina, Alessandra Ferramosca, catering di cucina 
tradizione ed innovativa, che partecipa al Mercatino del gusto di Maglie
✔️Bruschetta con pomodorini freschi agrodolci burrata di Noci e capocollo di Martina Franca
✔️zampina, bombette e turcineddrhi
✔️ Meloncella rucola
✔️Cipolle al vino rosso
✔️Patatine fresche fritte
✔️Tette delle monache

molti di questi produttori si sono ritrovati alla tavola rotonda della Fiera di S. Vito, ad Ortelle, e del maiale con disciplinare OrVU (Ortelle, Vitigliano e Uggiano) per parlare di agroalimentare ed innovazione.


lunedì 1 agosto 2022

Staccarsi temporaneamente dai social networks. Modalità aereo

La messa in "modalità aereo" è collegata alla necessità di una pausa dopo l'uso prolungato del cellulare, quando è prevista o necessaria una pausa dalle telefonate, anche se i messaggi possono arrivare. Siamo diventati performanti, multitasking, e a volte invadenti. Questo racconto è un esempio delle conseguenze di un uso eccessivo del cellulare. 

Avevo dato appuntamento ad una collega carina nel centro di Lecce, che svolgeva una ricerca industriale, sostenuta con fondi della regione, e collegata ad una azienda alimentare di Tuglie. Il pomeriggio era mite,  mentre in centro cominciava il viavai della gente. Ci incontriamo vicino al castello Carlo V, ci salutiamo calorosamente e noto come stia bene coi capelli sciolti ed il vestito dai colori vivaci. Incontriamo pure una mia amica di lunga data, Gabriella, che non vedevo da parecchio tempo, e mi saluta con sguardo complice, come per dire: ah, il traditore!

Mentre ci accomodiamo nel dehor del caffè all'aperto, pregustando di ordinare da bere, arrivanono una dopo l'altra una serie di telefonate, da parte della sorella, di amiche, e della madre. Sì, tutto bene, siamo usciti in città, è un bel pomeriggio, sto bene, qui, là.... Una noia galattica.

A quel punto le dico: "sai, prima di parlare del lavoro, volevo farti sapere che sono sposato!" Tanto per mettere in chiaro che non sarei mai potuto uscire per altri motivi. E che, nello specifico, bisogna di tanto in tanto rendersi liberi dalla prigionia dei social networks.


venerdì 29 luglio 2022

Il mio impegno negli anni di Trump e dei cambiamenti socioclimatici

 Dal 2015 al 2020 sono stato caporedattore /editor in chief) della rivista scientifica Challenges, gruppo MDPI.

Tra le sfide, come dice il nome del giornale, affrontate, ci sono state le campagne a favore della salute del pianeta, grazie alla affiliazione con l'organizzazione InVivo, a con l'aggiunta del nuovo editore, Susan Prescott, professoressa di pediatria a Nedlands, in Australia, e  Direttrice del ORIGINS Project, Telethon Kids Institute at Perth Children’s Hospital, Nedlands, Australia, oltre che parte del NOVA Institute for Health of People, Places and Planet,  Baltimore

A Susan va il merito del rilancio di Challenges, anche grazie a vari numeri speciali che hanno raccolto numerosi articoli, insieme al suo collega Dr. Alan Logan

Special Issue in Challenges: The Emerging Concept of Planetary Health: Connecting People, Place, Purpose and Planet
Special Issue in International Journal of Environmental Research and Public Health: Planetary Health: From Challenges to Opportunities for People, Place, Purpose and Planet
Special Issue in Challenges: Challenges: 10th Anniversary
Special Issue in International Journal of Environmental Research and Public Health: Proceedings of the 2020 inVIVO Planetary Health Annual Conference: Project Earthrise
Special Issue in Challenges: Project Earthrise: For the World We Want to Live In (including Manuscripts from the 2020 inVIVO Planetary Health Annual Conference)
Special Issue in Challenges: Project Earthrise: From Healing to Flourishing for the Health of People, Places and Planet (Celebrating the 10th Annual Conference of inVIVO Planetary Health, 2021)
Special Issue in Challenges: Planetary health: Building the Field and Growing the Movement (Including Manuscripts 2022 Planetary Health Annual Meeting and Festival)

L'associazione InVivo si batte per la salvaguardia della salute nostra e del pianeta, per il benessere delle comunità, contro i cibi confezionati ed altamente lavorati, che perdono le proprietà benefiche degli alimenti di origine (come l'etichettatura francese Nutriscore invece riuscirebbe a nascondere), e raccoglie associati da tutto il mondo tra cui microbiologi, medici, e ambientalisti

ritengo che il mio più notevole successo in questi cinque anni sia stato il riuscire a far pubblicare il lavoro

Redvers, N.; Poelina, A.; Schultz, C.; Kobei, D.M.; Githaiga, C.; Perdrisat, M.; Prince, D.; Blondin, B. Indigenous Natural and First Law in Planetary HealthChallenges 2020, 11, 29. https://doi.org/10.3390/challe11020029

 curato da Nicole Redvers, affiliata a School of Medicine & Health Sciences, University of North Dakota, 1301 N Columbia Rd Stop, Grand Forks, ed a Arctic Indigenous Wellness Foundation, Box 603, Yellowknife, NT X1A 2N5, Canada

siccome tra gli autori non è stato possibile indicare Madre Terra, c'è una riga di ringraziamento che quoto qui
We formally acknowledge Mother Earth as our senior author, with her own presence and voice.


il lavoro è libero e si può scaricare
Abstract: Indigenous Peoples associate their own laws with the laws of the natural world, which are formally known as or translated as Natural or First Law. These laws come from the Creator and the Land through our ancestral stories and therefore, they are sacred. All aspects of life and existence depend on living and following these natural First Laws. Since colonization, Indigenous Peoples’ Natural Laws have been forcibly replaced by modern-day laws that do not take into account the sacred relationship between the Earth and all of her inhabitants. The force of societies who live outside of Natural Law has ensured the modern-day consequences of not living in balance with nature. Pandemics and global environmental change, including climate change, are all consequences of not following the Natural Laws that are encapsulated by the interconnected nature of the universe. Here we discuss Natural Law from an Indigenous paradigm and worldview which carries implications for planetary health and wider environmental movements around the globe.

La Dr.ssa Redvers ha pubblicato altri lavori su questi temi, tra cui
Redvers, N. The Value of Global Indigenous Knowledge in Planetary Health. Challenges 20189, 30. https://doi.org/10.3390/challe9020030

I contenuti delle presentazioni del meeting InVivo del 2021 sono visibili sul sito, previa registrazione qui 

in chiusura del post, aggiungo qui la lettera di commiato che mi ha scritto Susan

    Il 2020-12-14 18:57 Susan Prescott ha scritto:
     Thanks Palmiro,
    
 I am just catching up with everything after what has been an amazing conference. I hope that you might have a chance to enjoy some of the sessions, which are still live (you can use the code inVIVO2020 to see it for free) - I think it will warm your heart!
 For some time I have been meaning to thank you for your great leadership of the journal, for your support and the opportunities you have given me personally, and the inVIVO community.
I feel very good about the future of Challenges. Actually, in the current climate, with the imperative for breaking down knowledge siloes and building truly broad based integrative perspectives, journals like Challenges are ideally placed. So, in answer to your question, I think that this creates enormous opportunities for the  journal in the future… There is huge and growing demand for change, novel perspectives, creativity and challenging old paradigms and restrictive systems thinking. In many ways it is the PERFECT environment for Challenges and inVIVO  to flourish. Especially as our efforts span all sectors and are very flexible and open minded in our approach. It could not be better!
The inVIVO conference underscored this even more. In my follow-up emails I will be reminding people again of the unique opportunities that the Challenges journal provides!
 So...I am very excited about the future. Yes, things are chaotic at the moment, but I also feel that it has unmasked many things that have been wrong with the world, opened new conversations and new awareness, and edged us closer to a tipping point for a more positive frame shift on many levels. The Trump vs Biden situation (as you asked) are really a symptom of the toxic post-truth environment...

giovedì 30 giugno 2022

una lunga amicizia fraterna con Yuki

 Dal 2021 si è interrotta la corrispondenza con Yuki, eravamo come fratello (hello, older brother!) e sorella, e così ci chiamavamo tra noi, sempre un pensiero, una cartolina per il compleanno e per gli auguri di nuovo anno, l'ultimo è del gennaio 2021 (in seguito non ha più scritto o risposto ai messaggi)

nell'ultima mail che mi ha scritto, nel 2020

Dear Miro,
Thank you for your E-mail
I'm happy to know that you are fine.
It's getting cool these days.
I think I'm getting a cold........
 
I turned 54years old on September 27th
And you will retire.
"Time flies like an arrow"
What will you do after retirement?
 
Take care of yourself
Yuki

1992, Oji seminar, in alto a destra, ultima fila, il Dr. Kushida, seguono i mei prof. Hisanori Suzuki e il Dr. Libonati, il quinto è l'organizzatore, Dr. Miwa
seconda fila: Yuki, vicino a Alessandro Weisz. Seconda fila, a sinistra: Dr.ssa Masutani del National Cancer centre, prima fila, a destra, in piedi la Dr.ssa Tanaka, e, seduta, Hiromi Masuda
1994, al caffè
Il 1993 è stata l'estate più fredda e il riso non è cresciuto abbastanza, il raccolto scarso, si è importato riso scadente dalla Tailandia. Siccome Hiromi Masuda era figlia di agricoltori di Tsuchiura, mi sono fatto portare 5 kg di riso Koshi-hikari, e con questo regalo sono andato a trovare Yuki ad Isehara, alla Tokai university un sabato di fine estate del 1994. Mi ha ospitato per una notte, e posso dire di avere dormito accanto a lei. Una cosa che mi è successa solo con Nunzia, dormire insieme senza altro scopo, un'altra grande relazione di affiatamento e comunione di pensieri, senza pensare ad altro

Tsukuba, marzo 1994, cerimonia per i corsi di master e completamento del corso, prima a destra

In questi anni, mi ha introdotto ai suoi gusti, i libri di Haruki Murakami, oltre a libri americani come Il mondo secondo Garp di Irving; una cena con okonomiyaki; una sera al cinema a Kabukicho, un film sulla ex-Yugoslavia e l'odio razziale; una cena a casa, con  il gobo tagliato sottilissimo, in insalata, con la sua amica Qumiko, farmacista; il tè senza zucchero, di qualità, come la marca Frere Mariage (c'è il negozio a Parigi, Rou du Bourg Tibourg, al Marais, vicino al ghetto ebraico, nella prossima vita voglio che ci andiamo insieme);  la musica che le piaceva: John Lennon, The fool on the hill, Tom Waits, qualche nastro nuovo per me, musica di fine anni 90... 

1997, ci salutiamo sotto la metropolitana, dopo una cena al ristorante vietnamita insieme, a Tokyo
2004 Pranzo per due, tema autunnale, vicino a Ikebukuro

2005. in viaggio di nozze in Italia, ci siamo incontrati a Firenze col marito, li ho portati a casa da mia sorella Lucia e mio cognato a cena, il giorno dopo abbiamo proseguito per Roma, con cena in pizzeria

Tokyo, ottobre 2007, visita alla Tokyo university, presso la prof.ssa Tomiko Asakura, del gruppo della Dr.ssa Abe K., presso cui Yuki ha lavorato come post-doc fino al 2008, dopo è difficile per una donna


pausa caffè, in istituto, Facoltà di agraria, Università di Tokyo 

2007, col marito, e mio cognato Alex a cena insieme
ancora, con mia sorella Lucia

davanti al cuoco, cucina teppanyaki, sono felice di aver potuto offrire la cena

Ora che non possiamo più sentirci, sento quanto mi manca, lo scambio di contatti, l'invio di pensierini, una scatola di tè, che le compravo online direttamente dal Giappone, o un pacco di formaggio via posta aerea

Mi resta una scatola di corrispondenza, dalle buste colorate alle cartoline supercarine, lettere in cui mi parla di sè e che continueranno a farla sentire vicina, per la sua personalità, le sue attenzioni, la sua indipendenza. 

Queste foto sono sue, me le ha inviate lei, insieme a tante  notizie su di lei, sulla ricerca del grande amore, sulle delusioni della vita da ricercatrice, sulla gioia di poter permettersi un viaggio all'estero, sui dolori per le perdite di persone e animali vicini.




Cafè du monde





sabato 25 giugno 2022

Giorgio e Cristina, riferimenti per teatro e tradizioni popolari

 

scene di vita di Giorgio Di Lecce fondatore di Mediterranea, diventato Aracne mediterranea, e Cristina Ria, attrice di Oistros teatro, e memoria storica delle canzoni della tradizione salentina

favolosi primi anni '80, le feste a tema a casa di Cristina, sul Giappone, in kimono,

Giorgio e Cristina si frequentano dopo il 1981, e si sposano nel 1983. Ricordo il pranzo di nozze, organizzarono il porceddu, arrosto sardo, nelle campagne di Calimera, e diedero come bomboniere dei fischietti salentini a forma di pavone, coloratissimo.



Tra il 1975 ed il 1978 Giorgio Di Lecce fa parte del gruppo di teatro sperimentale Domus de Ianas: Maite Aguirres, Diego Furlan, Renato Giuliani, Giorgio Di Lecce col suo banjo, Felipe Balucani, e tanti altri... girano la Barbagia, l'Andalusia, la Macedonia, portando seminari in varie città: Trieste, Firenze, Torino, Salerno, a Modena nelle osterie; la sede stabile a Modena, sulla via delle ciliege, per Vignola, una cascina con salone per le prove  



Finita l'esperienza di Domus de Ianas, Giorgio Di Lecce ritorna a Lecce, dove fonda il suo gruppo, Aracne mediterranea, si unisce a Cristina Ria
Insieme organizzano varie manifestazioni teatrali, come "Et voilà...Incontri internazionali di teatro per ragazzi"  al castello Carlo V, e nelle sedi di scuole, come a Caprarica di Lecce. Nel periodo 1987 e successivi allaccia rapporti con gli Ucci, (Uccio Aloisi, Uccio Bandello, e altri 5 cantori) e li porta in rassegna con sè. Ricordo una festa di Sant'Antonio del fuoco, a Novoli, 1986, nessuno ballava al ritmo delle canzoni, li abbiamo ospitati tutti e sette a casa nostra, a tavola, salsiccia alla brace e vino, tra canzoni e melodie fischiate, passò a trovarci anche Ferdinando Taviani.
In quel periodo, 86-1987, siamo andati a trovare Uccio Aloisi a casa sua, portandogli la pizza della mezzanotte, a Cutrofiano, dopo esserci incontrati con Giorgio in pizzzeria a Sternatia (un altro elemento è stato Francesco De Pasquale, che curava i rapporti con la stampa). C'era un tratto molto umano in Giorgio, oltre che molto professionale. La figlia di Giorgio e Cristina, Vera, dopo una esperienza con i Nidi 'Arac, è una cantante solista (vocals, loop e guitar) che lavora a Roma e dintorni. 
L'ultima volta che ho incontrato Cristina, a Galatina, concerto in piazza Santi Pietro e Paolo di Vinicio Capossela, mi dice: "sono con Vera, conosciamo tutte le canzoni di Vinicio, facciamo i cori col pubblico..." 


1981. Sternatia, Ragno del dio che danza, Cristina Ria insieme a Marisa Turano parla con Franco Corallo di spalle. Viaggiavamo nelle prime ore del pomeriggio, io guidavo una Simca verde, passavo a prendere Cristina e Gianni Renna a Lecce, e ci recavamo nelle sedi del seminario teatrale, Martignano, Sternatia, Melpignano, Cursi, sotto la direzione di Gino Santoro di Storia del teatro, tra giugno e agosto. Cristina cantava benissimo, e ricordava le canzoni popolari salentine e della Grecìa salentina, in Griko / Aremu rindineddha, tra le altre. 
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