domenica 30 aprile 2023

Sperimentazione su animali

 Nel tempo, lo studio e la sperimentazione sugli animali si sono modificate considerevolmente, da un periodo in cui tutto era lecito, fino ad oggi, in cui i tests si fanno solo su animali modello di malattie, in cui qualche gene contiene mutazioni che danno sintomi che lo avvicinano ad una malattia umana.

La base per fare sperimentazione sugli animali è il veterinario, che coordina la gestione dello stabulario, edificio contenente camere con gabbie, atte allo scopo di custodire questi animali modello, dai topi ai ratti, ai conigli, ai maiali, fino a vasche per tritoni, axolotl, vari tipi di  rane, anfiossipesci, come zebrafish e medaka; per organismi piccoli come insetti e drosofila, bastano  cellette di contenimento. Dagli anni '90 ad oggi, molti geni sono stati studiati nei vari organismi per capire la loro funzione, e quando questi organismi sono a sviluppo rapido come nel moscerino della frutta, occorre un buon biologo molecolare, una conta della mortalità e delle alterazioni molecolari mediante uno studio istologico sulle sezioni di tessuto, per fare una buona pubblicazione. Invece, per lo studio di espressione, si è ricorsi all'inserimento di un gene negli oociti di Xenopus, dall'RNA viene prodotta la proteina che induce modifiche negli oociti, a seconda della sua funzione, interagendo con le proteine dell'oocita.

In Giappone, gli animali per la sperimentazione sono considerati ed onorati. Vengono svolte cerimonie di ringraziamento con tanto di sacerdoti monaci officianti, perchè vengono sacrificati o sottoposti a diete od a regimi di sonno veglia artificiali. I ricercatori svolgono turni tra di loro per la manutenzione delle gabbie, in modo che gli animali abbiano tutte le cure necessarie, e l'igiene degli ambienti sia tale da non causare malattie o la diffusione delle infezioni.

Oggigiorno gli studi su animali sono sconsigliati, e soppiantati da studi su colture cellulari, o su modelli tridimensionali su chip, in cui sistemi a micropompe mimano la presenza di vasi sanguigni.

Ancora permangono delle necessità, come il dover perfezionare le abilità degli operatori, come nel caso della neurochirurgia, le esercitazioni per sezionare il cervello di ratto sono la base del training dei medici. 

Negli anni '60, ero insieme a mio padre, elettricista, il quale messe a punto l'impianto elettrico  dello stabulario dell'ospedale Molinette di Torino, con ingresso in corso Unità d'Italia: si trattava di un locale con una ventina di gabbie per cani, che erano utilizzati dagli ortopedici.

Negli anni '90, mentre ero ospite dell'edificio del biennio di medicina, a Verona, ho girato tra le stanze dello stabulario nel seminterrato, che ospitava ratti e conigli per i fisiologi, ed una stanza per gli interventi di trapianto del fegato, eseguito su cani randagi, che alla fine non sopravvivevano. Per il mio lavoro di ricerca, utilizzammo ratti sottoposti a diversi ritmi di sonno-veglia, che vennero sacrificati mediante ghigliottina, per poi campinare diverse aree del cervello per analisi molecolari. Di contro, alla Glaxo, i ratti venivano sacrificati con una tecnica ancora più rapida, con shock termico, per evitare qualsiasi modificazione dei tessuti su cui venivano testati i nuovi farmaci. Nel '91, con i medici del gruppo di trapianto delle isole pancreatiche, per la cura del diabete, utilizzavamo i ratti per l'espianto del pancreas, e per l'induzione del diabete mediante streptozotocina. L'addetto allo stabulario era spesso ubriaco e tralasciava la cura dell'igiene dei locali e dei ratti. Un giorno insieme al mio supervisore, dovemmo ripulire le gabbie di almeno 20 ratti deceduti per qualche infezione che si era propagata. Gli animali servivano anche per altri chirurghi, che esercitavano la loro manualità. Quindi svolgemmo l'ingrato compito per poter continuare il nostro lavoro ed anche quello dei colleghi.

Per i maiali, la scienza ha una attenzione particolare, sia per l'utilizzo degli organi per il trapianto, specie con animali transgenici che sono diventati compatibili con l'uomo, avendo un sistema immunitario modificato, o non esprimendo antigeni di istocompatibilità, che sono la causa del rigetto dei trapianti. 

Un grande progresso per la scienza è costituita dalle conoscenze sul gene editing mediante CRISPR/Cas, dove Cas è una nucleasi, proteina che modifica/taglia il DNA, abbinata ad una guida di oligonucleotidi che identifica una regione bersaglio da "curare", che è complementare alla guida. 

Con questa tecnica, con Nobel per la chimica nel 2020 alle scienziate Doudna e Charpentier, si possono oggi studiare tutti i geni, sia quelli che codificano proteine, sia quelli che producono RNA funzionali, e vengono studiati sia su organismi modello sia su colture cellulari, individuando alterazioni quando il gene è assente o alterato. In questo modo, si ottempera alle raccomandazioni degli organismi di controllo, che presiedono ai nulla osta per effettuare la ricerca, od il trial clinico, per evitare inutili studi su animali.



mercoledì 26 aprile 2023

testimone del tempo

 Prendo spunto per questo post dal titolo di un libro di Enzo Biagi, Testimone del tempo, anche se il titolo poteva essere Dopo la tempesta, come uno dei libri di Kiran Millwood Hardgrave. Gli eventi ed i luoghi qui descritti sono collegati da una testimonianza, a volte immediatamente successiva all'evento.

2001. Il giorno delle torri gemelle, non ero al computer, ero in città per un incontro con Sviluppo Italia, una banca per nuove imprese che avrebbe potuto finanziare la start up che avevamo constituito da due mesi, se non fosse che, ottemperato il primo requisito, 50% di donne azioniste, non avrebbe dovuto esserci la presenza ingombrante di Innova, SpA, al 50% del capitale sociale. Tornato in ufficio verso le 17, vengo informato da un collega degli attentati alle torri. Eppure non ho avuto incertezze nell'accettare di sostituire Federica e recarmi ad una convegno in Canada, ad ottobre, per un meeting sull'innovazione nel sistema agroalimentare. Ho viaggiato con Marcella, volo diretto a Toronto, verifica dei passaporti, percorso in aeroporto su tappeti adesivi per una emergenza di virus animali in Europa, e finalmente arrivo a Quebec city in serata. In hotel abbiamo fatto conoscenza di una coppia di Boston, ci hanno accompagnato a visitare un memoriale di una battaglia tra francesi ed inglesi, erano stravolti psicologicamente, la vita per loro era cambiata, senza più sicurezze e certezze. Anche la città era diversa, si respirava già aria di recessione, i negozi di souvenir di artigianato Inuit facevano sconti impensabili pochi anni prima (avevo visitato  Quebec City nel 1997). Ancora veniva ostentata fiducia nel sistema bancario, che sarebbe crollato 6 anni dopo.

2004. Madrid. Era aprile o maggio, un mese dalle bombe alla stazione Atocha. Avevano incanalato i viaggiatori per il binario del TGV, il frecciarossa spagnolo per Siviglia e Granada, e ognuno veniva scannerizzato insieme ai bagagli. Io con Marcella abbiamo trovato la capitale splendida, turisti abbondanti, e vita notturna affollata. Al ritorno, in nessuna stazione vennero fatti controlli con lo scanner. 

2011. Fukushima, terremoto seguito da tsunami, ed esplosione di tre centrali nucleari, dispersione di radioattività nell'aria ed in mare. Quel mattino le immagini al TG1 erano chiare, già presagivo la gravità della situazione, Ne scrissi sul blog Giapponegiappone, curato da Alice Buda. Mi misi subito in contatto con i conoscenti in Giappone, ovviamente nessuno abitava a distanza ravvicinata a quel luogo, ma non mi sentivo sicuro, e nemmeno le mie amiche lo erano. Arrivammo in visita due anni dopo, in viaggio con mia sorella, tra ottobre e novembre 2013, sosta aeroporto di Osaka, e destinazione Nagahama. In albergo era alloggiato un altro italiano, un tecnico che viaggiava spesso, per conto di una ditta che installava impianti di produzione di formaggini. Sul finire del soggiorno, ci raggiunse la nostra conoscente Miyuki con suo marito, Koji, che ci scrivevano di voler espatriare, ci consigliavano di non mangiare uova, e per cena si portarono i loro prodotti da casa, Kanazawa, e cucinarono in albergo per noi. Ovviamente, abbiamo gradito il gesto, ma per il resto non eravamo disposti a seguire i loro consigli

2016. Alla stazione di Milano vengono attivati gli ingressi previa esibizione del biglietto di viaggio, ogni ala della stazione è recintata da plexiglas. Finalmente! Già i controlli erano una norma, penso a Porta Nuova a Torino, si passava davanti ad un ferroviere esibendo il biglietto, ma non c'era un varco da superare. Siamo nell'era dei tornelli, dei badge di sicurezza, dei controlli elettronici.

2016-2020. Ultimi anni di turismo in economica, basta scrivere ai contatti trovati tramite Hospitality club oppure Coachsurfing, dove si offre ospitalità gratuitamente, oppure tramite AirB&B, che applica tariffe abbastanza economiche. A Lecce ci si incontrava anche la sera settimanalmente, una community varia, di ospiti locali e stranieri soggiornanti a lungo, o in visita. La pizza da Ciro, e il dopocena al Barroccio. Una festa con tanti partecipanti, ognuno portava qualcosa, fu organizzata presso masseria Mazzetta, ospitati da Lia (Brighella) che ha suonato alla chitarra La fija te lu rre. 

Marcella con Odiva Vasell, e sua madre Claudette,a Castrignano. Ci siamo conosciuti su Coachsurfing, lei reduce dal Giappone come insegnante di inglese, madrelingua, quindi sbarcata a Lecce, all'Oxford, l'ho accompagnata per una visita ginecologica, come traduttore. La madre vive a Boston, e credo che anche Odiva sia rientrata negli USA. Fervida sostenitrice dei LGBT, guidava una moto 500 CV. 

Tra i tanti ospiti che abbiamo ricevuto, ricordo con particolare simpatia una collega di Monaco in viaggio con il marito, una conoscenza di Budapest, con il compagno, amante della Nutella, alcune ragazze Lituane, tra cui Raza, e un evento affollato, un fine settimana di agosto, con cinque ospiti. Kasia e Patrick dalla Polonia ( con loro passammo la serata a Presicce, ad un concerto jazz, faceva freddo e ho lasciato a Kasia il mio k-way), Stefania insegnante di inglese, con un amico, ed un ragazzo dell'Ucraina, che ci raggiunse in serata, dopo un viaggio avventuroso con le ferrovie del sud-est. Quando mi chiese dove poteva dormire, gli dissi: con me, nel lettone kingsize, oppure sul divano, preferì il divano, proprio come un coachsurfer di lungo corso. Dopocena li ho lasciati a chiacchierare e hanno trovato di loro gusto una bottiglia di rum invecchiato che utilizzavo per cucinare. Impressionante come riuscissero a pianificare tutto per spendere il meno possibile, eppure prendevano autobus, e treni, meglio ancora in autostop. Kasia si è fatta risentire qualche anno dopo, sposata con Patrick, hanno un bambino, era in viaggio con i genitori e voleva mostrare loro la villa che era nostra residenza a quel tempo. Ma gli ospiti vanno e vengono, ed anche i proprietari. Una volta partiti, mi ha raggiunto Marcella, e ci siamo alzati alle 5 per veder l'alba sull'Adriatico. 

Oggi tutto è cambiato. Febbraio 2020, Codogno zona rossa, andiamo a Taranto per vedere il MArTa e a teatro per Vinicio Capossela. In albergo ci chiedono i documenti, Marcella non li ha portati, firmo una dichiarazione di convivenza. Due giorni dopo, si aveva già paura del contagio, di lì a poco non si potrà uscire dal proprio territorio di residenza. Tre anni con la mascherina, pochissima vita sociale, e infine la guerra in Ucraina, l'inflazione, il caro carburante, il prezzo del gas alle stelle, e un governo con Salvini. 


venerdì 21 aprile 2023

Raccolte a punti e premi grandi marche

All'inizio furono le figurine. Negli anni 1936-37 quelle della Perugina, insieme ai prodotti Buitoni ed alle sigarette "Fano", "Zara" e "Principe di Piemonte" delle Manifature Tabacchi Orientali di Zara. L'introvabile Feroce Saladino valeva 25 punti ed era necessario per completare gli album.

Gli album davano accesso al concorso per vincere una FIAT 500 Topolino oltre a vari premi (un libro illustrato ispirato alla trasmissione; confezioni di pasta assortita; scatole di cacao, mandorle, cioccolatini o caramelle).  In quegli anni vigevano le sanzioni economiche che la comunità internazionale applicava per la guerra in Etiopia.  Nel marzo del '37 il Ministero delle Corporazioni  promulgò un’apposita legge per imporre la produzione di figurine in uguale numero, per evitare la corsa a quelle introvabili (la bella Sulamita; il cagnolino pechinese; Madame Butterfly; il leone della Goldwin). La febbre delle figurine colpì tutto il paese, al punto da produrre “borsini, stamperie illegali e circoli di scambisti. A Roma un orefice accettava album completi come pagamento, a Nettuno i biglietti potevano essere barattati con le figurine". La Barilla, sempre nel 1937, lanciò il “Concorso Bonaventura”. Per partecipare bisognava completare l’album con 50 esemplari diversi, stampati e messi in circolazione negli stessi quantitativi, come espresso a chiare lettere nel regolamento. Un valore aggiunto ribadito, sulla copertina dell’album, dalla scritta sul cartello in bocca al cane del signor Bonaventura: «nessuna figurina rara». Il Minculpop si occupò della trasmissione del radiosceneggiato: I quattro moschettieri, che richiamava al libro di Dumas ed alla cultura francese, a cui la raccolta era abbinata al Feroce Saladino della Perugina. Il 10 novembre 1937 il Ministero decretò la fine di tutti i concorsi basati sulla raccolta di figurine. Paola Basile "Il museo della figurina. Dagli antecedenti alla figurina moderna" in collaborazione con Thelma Gramolelli, Modena, Panini, 2014, p. 75).

Negli anni '60 ritornarono in auge le raccolte di figurine, come quelle della ditta Panini di Modena, con figurine dello sport, della natura e di animali. In terza media (1966) ero spesso dal giornalaio, a cercare qualche bustina per completare l'album sulla natura. I ragazzi se le giocavano tirando contro il muro una pietra piatta, vinceva chi ne faceva girare di più.

Un'altra collezione era quella delle raccolte a punti, passavamo i pomeriggi a ritagliare con le forbici ed incollare i punti sull'album delle varie aziende (ricordo che andavo a casa di un compagno di classe, Bertoldi, nel 1965-66). Le raccolte a punti continuano ancora oggigiorno, sia per prodotti della stessa linea, che per i supermercati.

Ma la collezione che mi dava più soddisfazione era quella di francobolli, scambiate con gli amici o ricevuti dal frate a scuola, nel doposcuola, o compravo le bustine della Bolaffi di quelli usati, o qualche prima stampa, come quella sui 50 anni della liberazione, sull'anniversario della resistenza, nel 1995, bellissimi. Ci fu un periodo in cui ricevevo le nuove uscite con timbro da mia nonna, in Repubblica Ceca, ed ho ereditato dallo zio Doskocil, morto in un incidente d'auto nel '66, una bella collezione di francobolli europei, ne ero felice. La storia della Comunità Europea per mezzo delle emissioni di francobolli del XX secolo.

A parte queste attività prolungate nel corso dell'anno, c'era l'attesa della apertura di prodotti per la casa, scatole di Tide e di detersivo in cui trovavo soldatini di plastica verde, nella posizione di marines appostati a terra a sparare, o in formazione di marcia, e che segnarono un periodo di disegni di carri armati ed aerei da guerra. 

Stessi argomenti che cercavo nei fumetti "Intrepido" ed "Il monello", che per fortuna  alternavano storie di guerra con altre meno cruente, di cowboys, astronavi, principi indiani, e personaggi scanzonati. In quei primi anni 1963-66 non ero io a fare l'acquisto, era mia sorella maggiore, che inoltre collezionava un feuilleton/romanzo d'appendice su un maharajah, con ambientazione in India. Caratteri del romanzo d'appendice erano: pubblicazione su un mezzo di comunicazione di massa, frammentazione della vicenda in puntate con lo scopo di mantenere viva la curiosità del lettore, ripetività degli schemi narrativi, fidelizzazione del pubblico. Questi giornalini si scambiavano tra amici, e furono seguiti alla fine degli anni '60 dai fumetti monotematici, Alan Ford, Il grande Blek, Diabolik, Tex Willer, Zagor, Corto Maltese). Negli anni '70, oltre a questi fumetti, il giornale che ho comprato con interesse è stato Linus, di cui ho acquistato anche vecchi numeri sulle bancarelle di corso Siccardi: su Linus venne dato spazio ai Peanuts, agli interventi di Oreste Del Buono, che ha lanciato strisce come Braccio di Ferro, Li’l Abner, Krazy Kat. Linus ha avuto collaborazioni importanti con Stefano Benni, Beniamino Placido, Pier Vittorio Tondelli, Michele Serra.

Infine, un giornale che non è mai mancato a casa fin dagli anni '60 era La settimana enigmistica, che oltre ai cruciverba classici offriva spazio al pubblico per concorsi, tra cui Finisci il disegno, Invia una barzelletta, o quelli a puntate, Trova gli oggetti. Come premio, si vincevano oltre a biciclette o elettrodomestici, scatole di biscotti (Plasmon), almeno una volta anche io avevo vinto.


mercoledì 12 aprile 2023

scrittori salentini

 Una cara amica giapponese, Mikiko, guida turistica su Alberobello e Matera, mi parlava di un compagno di vita, con cui spera di convivere, ma non qui a Lecce. Si tratta di uno spirito artistico, che non sopporta l'ambiente ristretto e provinciale, abituato alla vita culturale di Firenze e che vorrebbe trasferirsi in Toscana. In effetti, gli eventi culturali a Lecce sono scarsi, poche case di arte e quadri, quelli pubblici organizzano mostre con pochi quadri significativi (Marc Chagall al castello Carlo V, 5 piccoli quadretti e molte litografie). Ovviamente, considerando anche Bari e le mostre di tutta la Puglia, si è visto ben altro. E penso che la valutazione si possa estendere anche alla vita sociale dei leccesi, a quell'abitudinario incontrarsi in centro, dopo le 20, parlottare aspettando il gruppo, per decidere finalmente in quale locale consumare una bevanda o altro, aspettando l'ora di qualche esibizione musicale: insomma, la movida in centro o nelle marine (San Cataldo, Otranto, Gallipoli). E, dulcis in fundo, ritrovarsi verso mezzanotte in un caffè, parlottare ancora, prendersi l'ultimo tè o cappuccino, prima di congedarsi " uoru uoru, ognuno a casa loru".

Per contro, il Salento crea un ambiente favorevole per la letteratura, ci sono parecchi autori della generazione Y, i millenials, quarantenni o poco più, di questi ho già parlato di Mario Desiati, di Martina Franca, che trattano dei temi sociali della loro generazione e di quelle successive. In questo post parlo di questi due libri che sto leggendo, e degli scrittori Omar di Monopoli, Luisa Ruggio, e Livio Romano


 


Omar Di Monopoli:

 trilogia Uomini e cani (la volontà di proteggere la natura creando un parco, o di ostacolarlo, come per l'omicidio di Renata Fonte, un Salento crudele prima degli eventi di Avetrana), Ferro e fuoco (romanzo sociale sullo sfruttamento dei braccianti), e La legge di Fonzi. Brucia l'aria, noir e western confluiscono in un gotico meridionale aspro e potente, crudo eppure aperto ai sentimenti. "Tra i resti bruciati dell'immenso falò viene rinvenuto un cadavere, che le autorità registrano subito come il responsabile del disastro: si tratta di Livio Caraglia, pompiere locale dai trascorsi ambigui. Per alcuni un eroe, per altri un estortore locale in odore di mafia". Poi ci sono, in successione, Precamuerti (becchino), un vecchio capobastone della Sacra corona unita. Gaetano, il protagonista, suo fratello Rocco e il suo amico Pilurussu, la masseria, e Nunzia, primo amore di Rocco. 

Per Nella perfida terra di Dio, western gotico, al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati  altri come: Sam Peckinpah, Quentin Tarantino, William Faulkner, Flannery O'Connor; un uso della lingua etichettato come verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché di noir mediterraneo. Con una lingua «tornita, barocca e dialettale» descrive i personaggi (un vecchio pescatore riciclatosi in profeta, santone e taumaturgo dopo una visione apocalittica, un malavitoso in cerca di vendetta, due ragazzini, i suoi figli, che odiano il padre perché convinti che sia stato lui a uccidere la madre, una badessa rapace votata soprattutto ad affari loschi, alcuni boss dediti al traffico di stupefacenti e di rifiuti tossici, due donne segnate da un destino tragico). Una lettura nuova nel panorama italico, un autore dallo stile originale in cui mischia dialetto, scrittura ricercata e poetica analisi, racconta un mondo che pare “terra di confine”, il far west all’italiana senza regole e dove la sopravvivenza è legata a dei fili limitati, chiamati “rapporti umani”. Omar riesce a congegnare con abilità fenomenale sequenze forti, grottesche e truculente in un magistrale impasto di dialetto e italiano letterario. I dialoghi in dialetto sono godibili, esilaranti; questo vale anche per me: quando voglio ottenere una risata,  parlo in salentino, non uso la lingua italiana, ma riesco a comunicare un aspetto di comicità che porta alla risata (anche se parlo il dialetto come qualsiasi altro immigrato). 

Luisa Ruggio: Attivista e organizzatrice di creatività letteraria. #Sciamunde #ivagabondideldharma #PescatoridiOmbre23 #ilmestierediscrivere #CasadellaScrittura #LAB22

Ti porto sempre nel cuore. E poi dicono a te che te ne vai. (Da: Un poco di grazia)

"Sul muro laterale del monastero delle Benedettine, dove appena cala la sera una fata si fa un incantesimo e come un'attrice alle prese con l'ennesima replica prende i panni di una vecchia strega che urla nei vicoli il nome del suo gatto preferito - al secolo: "Mezzaricchiaaaaaaaa!" - seguendo con lo sguardo i piccioni in volo, si può vedere in una minuscola nicchia questa statua che la fata strega e il gatto Mezzaricchia confermano essere dedicata a Francesco d''Assisi (inutile smentirli, solo a loro credo io) nell'atto di predicare agli uccelli"...

Per l'uscita di "Le Confidenze" l'autrice ha scritto: vi avverto, NON LEGGETE QUESTO ROMANZO SE AVETE PAURA DEL BUIO, DEL FUOCO, DELLE LAME, DELL'EROS, DELLE OSSESSIONI, DEI SOGNI RICORRENTI, DELLE ATTRAZIONI FATALI, DELLA VITA, DELL'AMORE E DELLA SUA FOLLIA, DELL'IGNOTO CUORE UMANO

Scrittore di riferimento, secondo me, è Gabriel Garcia Marquez (realismo magico), ed in parte Alessandro Baricco.

Il titolo del libro prende il nome da un quadro di Tamara di Lempicka, Confidenze, detto anche "Le amiche".

Dico solo "leggete questo libro", è un bel romanzo, ed è composto da tanti capitoletti, che possono essere letti come singoli racconti o episodi della storia della protagonista, Violante. E le storie ispirano scene del nostro passato, delle nostre esperienze. Ad esempio, per me, l'esperienza di avere vissuto in un appartamento dove si lasciavano le scarpe all'ingresso, e si camminava scalzi sui tappeti, o aprono ricordi di quelle case in cui si usavano le pattine sotto il piede, sul pavimento lucido. E riportano alla luce i miei sogni, sogni veritieri e sogni aggiustati, con finale desiderato, su eventi non reali ma auspicati. Come la campagna immaginaria ma favolosa dietro casa in cui mi avventuravo con mia suocera, o di lingue di spiaggia che mai ho ritrovato, nella realtà. O campagne soleggiate in cui ci si spogliava dei vestiti e si prendeva il sole nudi.

Livio Romano: docente e valutatore di romanzi per le case editrici. Il suo ultimo libro A pelo d'acqua, lo cerco il libreria, non lo trovo, lo prenoto, è arrivato da giorni, finalmente lo inizio.

"...Insomma, nuotare a pelo d'acqua. Evitare di dirci le parole che avremmo dovuto dirci. Che mancherà loro la mamma. Che non è mai successo che restassero più di quindici giorni lontano da lei. Che OK, c'è il Ryanair diretto e potrà tornare spesso, ma non è uguale, non è come svegliarsi con lei, sentirla cantare, o urlare per il disordine..."

I suoi romanzi non rincorrono una meridionalità di paese arretrato, sono contemporanei e con persone economicamente ben messe, con mutui da pagare certo, ma appartamenti di design, canali TV a pagamento e DVD su cui guardare episodi di Shameless, la Casa di carta, e le ultime novità. Niente realismo magico, verismo immaginifico, surrealismo, immaginario fiabesco, romanzo psicoanalitico. Anzi, la dinamica relazionale dei due coniugi, ormai separati, è quella della non finzione, non c'è nulla che si nascondano, lo scrittore propone varie stratificazioni nelle loro confessioni dei loro stati d'animo, gli amori, le scappatelle, le vere motivazioni dietro ad esse.

Non è un poliziesco, ma gran parte del libro gira intorno a un delitto, a affari loschi, a una borsa di soldi. Uno scrittore che utilizza uno stile simile è Alessandro Robecchi: simile, ma più profondo dei libri di Robecchi. Mentre Robecchi scrive quasi in automatico, quasi con una ChapGPT o intelligenza artificiale, e la storia va dritta allo scopo dello svelamento del colpevole, con una musica di sottofondo di sessant'anni, Bob Dylan, Livio Romano scrive perchè è la sua prima e principale missione. Ci sono tanti risvolti nella psicologia dei suoi personaggi, ed è un piacere scoprirli. E si confronta con le nuove generazioni, riesce a parlare della mente e dei gusti di un diciottenne.

Livio Romano di sè dice: "Il mio Sud è tutt’altro. È grandissima vivacità sociale, economica e culturale. Sono i tanti che hanno studiato fuori e son tornati. È, perché no, il posto del buon vivere, della slow life, ma anche di un libertinismo mai davvero indagato dalla letteratura degli ultimi trent’anni. Si spaccia come “lontano dall’oleografia” tantissima narrativa che proprio quell’oleografia ricalca e amplifica. Sono un tondelliano. Nessun narratore della mia generazione avrebbe mai scritto una riga se non avesse scritto prima, per tutti noi, Pier Vittorio Tondelli. Quindi generazionale, anche. Convinto che tutte le volte in cui mi metto a raccontare una storia lo faccia a nome di un’intera generazione. Sono stato profondamente influenzato dagli stralunati e picareschi autori emiliani come Celati e Cavazzoni, ma anche Paolo Nori."

molto apprezzato sui blog, è candidato a premi letterari

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