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sabato 21 giugno 2025

I miei libri del 2025

 Anche questa estate sarà segnata dalla stagione balneare, vissuta tra scogli e spiaggette tra Sant'Isidoro e Torre Squillace, penisola della Strea, parco regionale protetto di Porto Cesareo. In attesa di ritrovarci insieme all'amico Mario, rientrato da Bergamo, come di consueto allestisco qui nel post la lista dei libri che ho letto in questi mesi, e  di altri ancora non iniziati.

Lo scrittore Murakami Haruki è tornato su un argomento che aveva trattato nei primi anni '90, una città isolata, remota, seclusa, in cui  gli abitanti vengono privati delle loro ombre, il segno distintivo del luogo è una mandria di unicorni nel fossato. Il titolo del suo primo libro è Hard-boiled wonderland and the end of the world (hard-boiled è un termine che sta per polpettone, una storia pulp), il titolo dell'edizione francese era La fin du monde, mentre il nome di quella italiana è riportata sulla  copertina.

Io l'ho ricevuto in regalo nella versione inglese, e mi sono appassionato alla scrittura di Murakami. Avevo anche incontrato una dottoranda di Roma che lo aveva studiato per la tesi, e me ne aveva decantato la bravura e l'interesse letterario in occidente. Come scrittore si ispira al minimalismo di Raymond Carver, che ho apprezzatto principalmente nei suoi racconti.
Nel primo libro, La fine del mondo, si descrive un mondo molto moderno, progredito tecnologicamente, e ricco di creature che vivono negli abissi della metropolitana, gli inklings, ed in parallelo un io narrante che entra nella città fortificata e isolata, dove vivono gli unicorni. Nel finale, l'autore lascia immaginare che il soggetto, tecnico informatico, abbia una involuzione a livello dei circuiti cerebrali, per non riprendere più conoscenza, e si chiuda in se stesso e nella sua storia all'interno di quella città circondata da mura  e dal fossato degli unicorni. In cui il tempo non scorre, non si accumula. 
In questo nuovo libro, La citta e le sue mura incerte, l'autore ci ripresenta la stessa situazione di isolamento e confinamento, e anche la stessa struttura a capitoli alterni, con episodi del protagonista nel mondo attuale, dove il tempo scorre, che si alterna alla vita del ragazzo nella città fuori dal tempo. La finalità del protagonista è di ritrovare la sua ragazza, il suo amore giovanile, che per ragioni inspiegabili è sparita, un evento comune ad altre storie di questo scrittore. 
In un loro penultimo incontro lei gli dice che la sua vera se stessa non vive  in questo tempo e spazio, ma in un altro luogo. Il ragazzo racconta: " migliaia di fili invisibili sembravano tenerti strettamente legata al mio cuore". E la ragazza spiega: "in realtà, la vera me stessa è lì che vive, nella città dalle alte mura. Tu puoi accedervi". E lui: " una volta entrato, potrò incontrare te, giusto?" E lei: "se riesci a trovare la città, e se...  se stai cercando davvero me. Basta che tu lo desideri". 
Murakami rielabora la storia all'interno della città dalle mura incerte, il modo in cui il protagonista fa scappare la sua ombra, e come riesce finalmente ad evadere lui stesso, dopo aver detto addio alla sua amica nella biblioteca. Il nucleo della storia era già presente in un racconto dallo stesso titolo, uscito nel 1980. A distanza di quarant'anni, lo scrittore lo ha rielaborato durante gli anni del Covid, dandogli una struttura in tre parti. 
Un segno distintivo dei libri di Murakami sono le citazioni musicali, come la sinfonietta di Janacek in 1Q84 (ichi kyu hachi yon, uno nove otto quattro), che viene citata in un brano degli Emerson Lake and Palmer;  le canzoni di Bob Dylan presenti in La fine del mondo, i brani jazz spesso descritti, o il nome del personaggio alterego del protagonista, Yellow Submarine, come un CD dei Beatles.

Di Fabio Genovesi, e di Chi manda le onde, avevo parlato in questo post del 2023. Nella prefazione di Mie magnifiche maestre, lo scrittore parla della formica e della cicala. La cicala non è un insetto da condannare, perchè non vive alle spalle di nessuno, ma il suo canto è il simbolo di una azione gratuita, allo scopo di riprodursi dopo anni di crisalide, tutte insieme per poi scomparire. Povere formiche, poveri noi. Passiamo la vita a testa bassa per raccattare le briciole e non possiamo saperlo, ma quel canto è antico e immenso, parte dal profondo della terra e sale a carezzare il cielo. E quanto l'estate il canto dura. Poi in caldo finisce e finisce lui, finisce la cicala. Che scende dal ramo, semina i futuri figli a terra e lì si spegne. L'inverno non è un problema, per la cicala l'inverno non esiste. Esiste un'unica stagione, un attimo infinito a cui dedica una musica preparata per anni e anni sottoterra. Dove la formica non la vede e non sa immaginarla, non può capire la sua inutile importanza, quell'urgente necessario spreco di bellezza, che è l'unico modo per dare l'amore. 
"Come le cicale, così le donne di casa mia, le mie magnifiche maestre". Che gli ritornano in sogno, segno di un compleanno in arrivo, momento che potrebbe segnare il passaggio alla mezza età.
E lo scrittore vuole ricordarle, ricordare i sogni e le loro avvertenze, scrivendoseli. "cosa che faccio subito, prima che la luce piatta della ragione possa soffiarle via. Per questo al mattino dimentichiamo i sogni... Dimenticare è sparire dalla mente. Scordare invece è sparire dal cuore. I sogni non si scordano".
 "Le cicale! l'unico modo di prendere e dare l'amore, e cioè amore diventare". 
Questa è una storia di confine, prima e dopo la disgregazione della Yugoslavia, fino alla pacificazione dei conflitti e alla condanna della pulizia etnica. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, cresciuti insieme, che si ritrovano e si amano, alla fine, di un sentimento di comprensione, dopo anni di incomprensioni. 
"Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”. A Trieste Alma ritrova una mappa dimenticata della sua vita. Ritrova la bella casa nel viale dei platani, dove ha trascorso l’infanzia grazie ai nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, dei caffè colti e mondani, distante anni luce dal disordine chiassoso di casa sua, “dove le persone entravano e se ne andavano, e pareva che i vestiti non fossero mai stati tolti dalle valigie”. Ritrova la casa sul Carso, dove si sono trasferiti all’improvviso e dove è arrivato Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado amici di suo padre. Vili che da un giorno all’altro è entrato nella sua vita cancellando definitivamente l’Austriaungheria. Adesso è proprio dalle mani di Vili, che è stato “un fratello, un amico, un antagonista”, che Alma deve ricevere l’eredità del padre. Ma Vili è l’ultima persona che vorrebbe rivedere. I tre giorni culminanti con la Pasqua ortodossa diventano così lo spartiacque tra ciò che è stato e non potrà più tornare – l’infanzia, la libertà, la Jugoslavia del padre, l’aria seducente respirata all’ombra del confine – e quello che sarà".
"Alma tiene la mano di Vili. Si appoggiano al muretto - loro si tengono la mano - ora sono più vicini, le spalle separate da un filo d'aria e i fianchi che combaciano, sentono una pace benefica inondargli le vene e le arterie, risalire fino al cuore e poi ai polmoni e al cervello, quel tipo di sentimento che probabilmente sentono le persone tutte d'un pezzo". 
La tematica degli esuli Dàlmati, e del senso di nostalgia per una patria che non esiste più, erano stati descritti bene nei romanzi di Enzo Bettiza, "l'esilio" di cui ho parlato qui e "il libro perduto", di cui ho parlato qui

Della Perrin avevo apprezzato l'umorismo chiuso e cupo di Cambiare l'acqua ai fiori. In Tatà, parla di una regista affermata che torna al paese della zia, ignara di una seconda vita segretissima e della storia di questa zia calzolaia e tifosa di calcio, che la lascia tanti nastri registrati per raccontarsi. 
La scrittrice Nishiki è autrice di romanzi, libri illustrati e saggi, per adulti e per bambini. Nel 1994 ha pubblicato il suo primo romanzo: Un’estate con la Strega dell’Ovest ha vinto il premio JAWC New Talent Award, il premio Nankichi Niimi e il premio Shogakukan; il libro ha avuto un successo enorme in Giappone e è stato adattato al cinema. Ha inoltre pubblicato Le bugie del mare (Feltrinelli, 2021).

la bambina viene mandata dalla nonna perché non si inserisce, fa fatica a relazionarsi con le compagne a

scuola. 

“La nonna accarezzò Mai, e disse: “Non pensi che spendere tante energie sia logorante? l’importante non

sono i fatti, che non potremmo cambiare, ma il tuo cuore, che sta cadendo in balia dei dubbi e del rancore

“Un corpo vive anche tante cose belle. Quando ti sei avvolta in queste lenzuola che profumano di

lavanda e di sole,  ti sei sentita felice. Quando ti crogioli al sole in un freddo giorno d'inverno, ti godi

la brezza all’ombra di un albero in un giorno d’estate, sei felice. Quando sei riuscita per la prima volta a

fare una capriola alla sbarra, sei stata contenta di riuscire a muovere il corpo come volevi tu".



Della Calandrone avevo postato nel 2023, con Dove non mi hai portata. Lo leggerò con calma, come tutte le scritture poetiche di questa autrice richiedono. 
"Niente, nessuno, in nessun luogo mai, è perduto per sempre. Un cuore solo non basta per ricambiare la bellezza che vedo. Così bello, privo di senso, perfetto".
Nel frattempo è in uscita il nuovo romanzo dell'autrice


Ed ecco un tomo ponderoso
Ambientato per lo più a Boston in un futuro imprecisato, ma non troppo lontano dal periodo in cui fu pubblicato, il romanzo tocca una vastissima gamma di argomenti, quali il tennis inteso come metafora dell'agonismo insito nello stile di vita medio americano e delle "infinite soluzioni in uno spazio finito", la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e i relativi programmi di recupero e riabilitazione (vero fulcro su cui ruota la maggior parte delle vicende), gli abusi sui minori, la pubblicità e il suo rapporto dialettico con il tessuto sociale, l'intrattenimento popolare nelle sue forme maggiormente parossistiche e alienanti, le più disparate teorie cinematografiche, e il complesso rapporto dell'identità nazionale e dei suoi processi gestativi, con la vicenda d'un gruppo secessionista quebecchese illustrata nel libro. Invece che Sesso, droga e rock and Roll, David Wallace ci descrive un'America paranoica per sport, droghe e pistole Smith e Wesson. 

"Che ci sono persone alle quali semplicemente non piacete, qualsiasi cosa facciate. Che nonostante pensiate di essere furbi, non lo siete molto. Che la validità logica di un ragionamento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che è possibile imparare cose preziose da una persona stupida. Che se il numero sufficiente di persone beve caffè in una stanza silenziosa, è possibile sentire il rumore del vapore che si leva dalle tazze. Che a volte agli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati. Che le persone di cui avere più paura sono quelle che hanno più paura. Che ci vuole grande coraggio per mostrarsi deboli. Che gli altri, anche se sono stupidi, riescono spesso a vedere cose di voi che voi non riuscite a vedere. Che è consentito volere. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri".

"Il libro ha dei bei passaggi (ad esempio la descrizione del suicidio del padre, o la parte in cui si racconta la carriera sportiva e il contemporaneo innamoramento di uno dei tanti protagonisti)". La conclusione è interessante, e concentra molti temi contenuti nelle varie parti del libro. Io ho letto solo queste circa trenta pagine finali, ma mi riprometto di riprenderlo in mano in autunno. "Dopo l'ultima pagina, continua a proiettarsi verso un punto di fuga dentro il lettore, e, anche per questo, continua a lavorarti dentro; può terminare la lettura, non il segno che continua a scavare". Come ha detto lo scrittore, DFW: "C’è un finale per quanto mi riguarda. Una serie di linee parallele dovrebbero in teoria cominciare a convergere in modo che una “fine” possa essere proiettata dal lettore da qualche parte oltre la cornice. Se non ti capita di osservare questa convergenza o proiezione, allora il libro non ha funzionato con te. "

Il titolo cita una frase di Amleto che fa riferimento a Yorick, il buffone di corte: "Ahimè, povero Yorick! L'ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti" (infinite jest, in lingua originale). A tale citazione si fa allusione molte volte, dato che la compagnia cinematografica di James Incandenza si chiama "Poor Yorick Productions".  Per anni, dopo il liceo, ho sempre pensato che Orcynus Orca fosse il libro più ostico da leggere, molto più de l'Ulysses di Joyce. Invece Arrigo è piacevole da leggere, ed è autore di poesie molto intense. 

Infinite Jest è del 1996. Wallace è uno scrittore moderno che ha insegnato corsi di scrittura creativa e letteratura inglese in California. Una vita in depressione, tra alcool e alti e bassi, autore amato e tuttavia non riconosciuto abbastanza, lo hanno portato a togliersi la vita a 48 anni.  Reputato un romanzo enciclopedico, per la complessità e vastità della sua struttura e dei temi trattati, si accosta, come altre opere dell'autore, alle correnti postmoderne del realismo isterico e dell'avantpop. 


domenica 4 dicembre 2016

weekend col vacuumcleaner

I fine settimana in Cecoslovacchia si fanno le pulizie di casa, i maschi sono addetti a sbattere i tappeti, a fare le pulizie.... è un processo di imprinting messo in atto sin dall'infanzia, in cui le madri educano i figli con modi esemplari (fai cosi', o non esci fuori). Da bambino mai madre mi faceva fare tutti i lavori di casa, cucinare, lavare i piatti, spolverare, passare l'aspirapolvere sui tappeti: diceva, queste ricette se non le conosci non te le preparerà nessuno, abituandomi a vivere da solo, in modo autonomo. E' stato un esercizio che mi ha avvantaggiato in Giappone: ho rilevato un appartamento con tutti gli arredi da una ragazza che stava partendo, facendomi un prezzo forfettario, c'era anche il vacuum cleaner, l'aspirapolvere. Anche l'oyasan, il padrone di casa, ha avuto vantaggi da questo passaggio tra inquilini, non dover fare pulizie generali, non cambiare i tatami.... alla fine, aspirapolvere, cuociriso, stufa a kerosene, hanno svolto un buon servizio: partendo, ho provveduto a regalare tutto, anche l'auto, a vicini ed amici, finiti i miei due anni di soggiorno, e via per l'Italia.
Rileggendo Murakami, in "Ascolta la canzone nel vento",  Kaze no uta o kike, cito due brani:
32. Derek Hearthfield...era uno capace di parlare direttamente della vita, dei sogni e dell'amore. Nel suo libro "Cento e una volta intorno all'arcobaleno" ... "sul piu' sacro fra i libri.... giuro di dire la verità. La vita è vuota. Naturalmente pero' c'è una possibilità di salvezza. Perchè all'inizio non lo è del tutto. Siamo noi che facciamo ogni sforzo possibile per renderla vuota.....
e poche pagine piu' avanti:
-quando torni a Tokyo?
-la settimana prossima...
-So che mi mancherai, quando non ci sarai piu'... Questa differenza tra sentire o non sentire la mancanza di qualcuno segna due periodi della mia vita ... avevo un gruppo di amiche a Torino, Magda, Wanda, Pinuccia; 
con Wanda, abbiamo fatte belle gite in provincia di Torino, visitato l'abbazia di Vezzolano, ad Albugnano, e in generale le chiese gotiche-romaniche del torinese ed astigiano. San Antonino di Ranverso, la chiesa San Francesco a Susa, l'abbazia di Novalesa, non basta un elenco a nominarle.
 Io accompagnavo Wanda all'autolavaggio, restavamo insieme dentro la macchina (oggi è vietato, ma allora l'auto camminava su dei rulli fino al compimento delle fasi del lavaggio mentre i rulli facevano i cicli del lavaggio), voleva compagnia perchè lei era claustrofobica, ma era anche agorafobica (sono le contraddizioni della vita). Seduti in auto, fianco a fianco, si parlava del più e del meno....
Una sera Wanda mi invita fuori, in auto. Quella sera, in auto sotto casa (casa dei miei, doveva essere inizio aprile 1977) prima di salutarmi, mi dice: sto partendo, vado a vivere in Peru', con un pittore... e mi dà un bacio.
C'erano state delle ragazze prima, un innamorarsi in senso vago, ma legami forti no: la mia vita era vuota. A quel tempo non sapevo come potesse essere la mancanza di qualcuno, e il piacere di riaverlo vicino. E sono partito, ho cambiato vita.

domenica 18 novembre 2012

Tokyo, l'altro da te, 1Q84

Provate a immaginare voi in un salto di 12 ore culturale e emozionale. Siete appena scesi a Narita, un incaricato vi stava aspettando con un cartello con il vostro nome,  vi salutate, e affrontate il viaggio in auto fino alla Shuuto expressway, la tangenziale sopraelevata su cui sfrecciate fino alla residenza destinata. Entrate nell'appartamento confortevole, destinato agli ospiti stranieri del Centro, vi lasciate sorprendere che le scarpe si lascino nell'ingresso, e prima de i saluti vi danno una cartina della metro, con spiegato il percorso da fare il giorno dopo per arrivare a destinazione. Ecco, ora c'è silenzio, il parquet di legno, il bagno è un blocco unico, fatto di  un laminato che sembra bachelite bianca comprendente la vasca quadrata e sale ad altezza soffitto, la cucina è quella in uso da un altro, qualche provvista (c'è un biglietto in italiano che parla di razioni kappa), la strada, tranquilla con i suoi negozietti, mini supermarket, e l'aria mite di ottobre, ecco, le stagioni sono tutte belle, ma l'aria di ottobre vi entra nella pelle, le sere miti di ottobre, il farsi scuro e tiepido, piacevole, accompagnato dai passi strascicati delle ragazze e dei giovani che rientrano dal lavoro. La metro è una ginkana, si corre, si cambia linea, si sale e si scende, le ore del mattino di punta, la metro è un salto temporale, si arriva e ci si acclimata, come durante una emersione subacquea,  si ritorna alla vita di fuori, strade, scuole e negozi e pacchetti regalo e pranzi da asporto. La metro è una mappa, un tesoro che racchiude mete ambiziose, luoghi non accessibili (il palazzo imperiale), gli spazi dello svago (Yurakucho, Omotesando, Shinjuku, Roppongi), la città elettrica (Akihabara), i centri dello studio (Ueno/Hongo/Nezu; l'università per eccellenza, la "Todai"). Muniti di questa mappa preziosa, ci si appresta a esplorare le numerose mete, la promessa di fine settimana pieni. Ecco, nei libri di Haruki Murakami, come lo chiamiamo in occidente, col nome prima del cognome, c'è sempre un  luogo preciso, un riferimento da condividere, un quartiere perbene o quieto o importante.

C'è Tokyo, che è viva e pulsante. Ci sono stati precedenti;  in A hard-boiled wonderland and the end of the world, Aoyama ni-chome (e Aoyama è sinonimo di vita notturna, oltre che di un bel cimitero) è il punto di emersione dopo la fuga dagli inkling, il ritorno alla vita quotidiana, alla spesa al supermercato, ai caffè, al jazz, al quotidiano.

 In 1Q84, la vita si svolge in quartieri non dormitorio, ma tranquilli, e quella dei ricchi, come la proprietaria della casa rifugio per donne oppresse da violenze, è ubicata ad Azabu, Nishi Azabu è zona di ambasciate, e di colline con ville residenziali, è immediato localizzare e identificare il tipo di quartiere. La sua villa è circondata da vecchi salici (a cui sarà destinata una fine vicina per dare spazio a caseggiati lussuosi) e la si immagina avvolta nel legno stagionato, e nella carta di riso, ma anche nei circuiti di sorveglianza, telecamere, e sistemi anti-intrusione. 
Scrive Cotroneo che potrebbe essere uno scrittore da Nobel (se ne è parlato prima che nominassero il cinese Mo Yan) ma che lui Cotroneo se lo risparmia di leggere, perchè è prolisso, perchè ha altri tipi di libri da leggere. E' vero , a volte è prolisso (come Carver), e ripetitivo, rifà il punto del racconto a nome dei vari personaggi, da più punti di vista. E come ha fatto Cotroneo anche io ho letto di traverso, iniziando dalla fine del primo libro sono andato a ritroso. Per questo secondo volume, non ce n'è stato bisogno.

C'è una pace che è quella delle serate di ottobre, a Tokyo. C'è il profumo, che è quello del gusto per piatti cucinati, con sapiente accostamento di gusti, e c'è il profumo dei bucati, delle lavatrici, di detersivo, di saponette Shiseido al lime, di quaderni e di libri di scuola. E c'è violenza, tanto che il primo volume è stato da me rimosso (perlomeno i capitoli crudi), la soppressione del male è stata accompagnata da un senso di sollievo. E c'è la sinfonietta di Yanacek, andate su Youtube e vedete quanti commenti del tipo "ho ascoltato /visto il filmato dopo aver letto 1Q84, bella, mi è piaciuta..." 
Non si legge 1Q84 per voler leggere un libro, si legge Murakami perchè si hanno apprezzato i libri precedenti e si vuole scovare la poetica di Murakami anche nella sua nuova opera. Il quale autore ci parla di storia, di movimenti sovversivi, delle loro influenze sulla società, sull'economia, della fortuna che fin'ora non abbiano ottenuto quello che si prefiggono, ma sono sempre lì a tramare. Parla poi di stringhe temporali, di passaggi telepatici e contatti con altre intelligenze, ma questo è il fascino immediato, la superficie, la pelle del racconto. Come possono piovere rane o altro, come pietre o caverne racchiudano forze non comprensibili razionalmente, non lo dice Murakami, sono archetipi collettivi, non è mitologia, sono riti (Rta,  in sanscrito).
Che il mondo reale sia più fantastico e macchinoso dei sogni collettivi, lo si vede dal potere dei zaibatsu, gli azionariati trasversali, la Mitsubishi che produce una telecamera per il rilevamento dei radioisotopi, ora che ne hanno creato il bisogno. Nel macrocosmo dei potentati politici, spicca la famiglia Tanaka, quella delle tangenti di Nakasone, della figlia grande manovratrice di parlamentari e grande azionista del settore costruttivo (grande proprietaria terriera), case autostrade e industrie. Dove c'è stato da fare investimenti e da fare soldi, non si sono mai sottratti. Anche durante l'armistizio, con gli americani occupanti, investivano in case bordello a fare i doppi turni, i bianchi di giorno, i neri la notte, un business enorme. E nel microcosmo, le sette hanno colpito a varie riprese, l'Aum Shin Rinkyo  e il gas sarin, non l'episodio noto della metropolitana nel '95, quello precedente, del 1994, una notte lo usarono su un condominio uccidendo sette persone, un caso chiuso, irrisolto, come quello del gregge di pecore morte per il gas, liberato dal cielo, fino alla venuta allo scoperto l'anno dopo.
Insomma, in Murakami si apprezza la città silenziosa, la dimensione vivibile, dove le auto non usano il clacson, ma della vita si impara a conoscere bene anche il suo lato oscuro, quella realtà fatta di gente prezzolata, e quello di un mondo contrapposto al bene, di un piano finalizzato ad un potere che non va a nostro vantaggio, che potrebbe nuocere a noi o al mondo come lo vogliamo. Qualcuno sparisce, o fatto sparire,  un costo inevitabile, un prezzo da pagare; visto dalla dimensione personale del soggetto, il mondo è ancora lo stesso, il nostro, quello a cui siamo attaccati, ma fino a quando!

venerdì 9 settembre 2011

25 october: release of Haruki Murakami's '1Q84' english version

The Race to Translate Haruki Murakami's '1Q84' - Japan Real Time - WSJ

“1Q84″ presents a twist on George Orwell’s “1984,” which Mr. Murakami frequently references. (In Japanese, the word for “nine” is pronounced “kyu”). Rather than an Orwellian dystopian future, Mr. Murakami paints an alternate past. In his characteristically stark, unadorned prose, Mr. Murakami tells an epic love story set in Tokyo in 1984. Aomame, a young female hired assassin, and Tengo, an aspiring novelist, are separately drawn into a parallel reality where some people have two souls, two moons hang in the sky and mysterious “little people” wield power.
“1Q84″ shares traits with Mr. Murakami’s “The Wind-up Bird Chronicle” and “Kafka on the Shore,” including his trademark melding of the mundane and the fantastical, and his obsession with cats and music. But the new work stands apart in its epic scope and authoritative voice; unlike most of his novels, it’s narrated entirely in the third person.

venerdì 22 maggio 2009

Haruki Murakami

Il nuovo libro di Murakami Haruki (come dicono i giapponesi, mettendo prima il cognome) si chiama Ichi-kyu-hachi-yon, che nel linguaggio degli sms sta per 1984. Sta per uscire il lungua originale, quindi aspetteremo qualche anno prima della traduzione inglese.
Perchè 1984? Su questo sito molto simpatico Daniel ci spiega alcuni collegamenti tra il titolo, che riprende un libro di Orwell, e la setta Aum-shin-rin-kyo, che fece uso del gas sarin, che inibisce la trasmissione sinaptica neuromuscolare: 1Q84 è il codice internazionale per l'enzima acetilcolinesterasi, bersaglio proprio del sarin.
(ricordo bene come, nel 1994, sull'Asahi Evening News mi colpì la notizia di un incidente in una località vicino Nakano, con alcuni intossicati in un condominio per una nube non identificata, ci furono anche 6 morti).
Dalle interviste rilasciate sembra che si tratti di un romanzo molto più lungo di Kafka sulla spiaggia, e forse un'opera chiave e significativa per la poetica dell'autore....
Se avete voglia di leggere qualche informazione sullo stile, come si sia formato e sui libri minori, leggete questo blog sul lato B delle opere di Murakami.



Biografia
Haruki Murakami nasce a Kyoto. Si iscrive alla facoltà di letteratura dell'università Waseda di Tokyo dove si laurea nel 1975 con una tesi sull'idea del viaggio nel cinema americano. Gli anni della sua frequenza universitaria sono gli anni delle rivolte studentesche. Murakami partecipa molto attivamente a quel periodo, esprimendosi per esempio in maniera molto decisa contro la guerra in Vietnam, nonostante il Giappone non vi avesse preso parte.
Haruki per un anno interrompe la frequenza all'università e comincia a lavorare in una stazione televisiva. Poichè questo lavoro non lo soddisfa, con la moglie decidono di aprire un jazz bar, utilizzando sia denaro ottenuto in prestito da una banca, sia i soldi guadagnati da entrambi, lavorando di giorno in un negozio di dischi e di sera in una coffee house. Il bar viene aperto a Kokubunji (Tokyo), nel 1974, e viene chiamato "Peter cat", dal nome di un gatto che lo scrittore aveva avuto qualche anno prima e che aveva lasciato a un suo amico in campagna. Il "Peter Cat" era un coffee bar di giorno, mentre di sera venivano serviti anche alcoolici; l'ambiente era senza finestre, con muri bianchi in stile spagnolo, sedie e tavoli di legno, nonchè foto di gatti dappertutto. Murakami qui preparava drink, metteva musica, leggeva libri e ascoltava le persone; come ammette lui stesso, questa esperienza è stata preziosa per la sua formazione di scrittore.
Nel 1977 il jazz bar viene trasferito in una zona più centrale di Tokyo. Il nuovo locale ha come insegna un enorme Stregatto e all'interno tutto (tavoli, bastoncini, tazze, fiammiferi..) decorato con dei gatti. Murakami fino a questo momento è vissuto interessandosi alle sue due passioni: musica e letteratura, concentrandosi però prevalentemente sulla prima, sentendo lui per primo di non avere ancora l'esperienza necessaria per scrivere un libro.
Nell'aprile del 1974 scopre però improvvisamente la sua vocazione letteraria, e inizia così la redazione del suo primo romanzo, Ascolta la canzone del vento (Kaze no uta o kike), pubblicato poi nel 1979. Grazie ad esso vince il premio Gunzo come migliore esordiente. L'anno seguente dà alle stampe Il flipper del 1973 (1973-nen no pinburu), mentre risale al 1982 la pubblicazione di Sotto il segno della pecora (Hitsuji o meguru Boken), che gli vale il premio Noma per scrittori emergenti. I tre libri vengono solitamente riuniti sotto il nome de "La trilogia del Ratto” poichè uno dei personaggi principali si chiama appunto "il Ratto".
Nel 1981 Murakami vende il jazz bar e comincia a vivere dei proventi ricavati dalla vendita dei suoi libri. Nell'ottobre del 1984 si trasferisce a Fujisawa, nella prefettura di Kanagawa, una città sul mare a 50 chilometri da Tokyo, mentre nel gennaio del 1985 si trasferisce a Sendagawa, presso Tokyo.
Nel 1985 vince il Premio Tanizaki con La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Sekai no Owari to Hado-boirudo Wandurando, dove hard-boiled sta per un genere letterario di fiction a tinte forti). Nel febbraio del 1986 si trasferisce di nuovo, questa volta a Oiso, nella prefettura di Kanagawa. Dall'ottobre 1986 viaggia tra la Grecia e l'Italia, in particolare, in Sicilia e a Roma, dove scrive nel 1987 Tokyo blues, (Norwegian wood - Noruwei no mori: il titolo si riferisca alla canzone dei Beatles) - che si rivela fin da subito un autentico caso letterario, vendendo 2 milioni di copie in un anno - e tra il 1987 e il 1988, Dansu dansu dansu (Dance dance dance), pubblicato nel 1988.
Nel 1991 si trasferisce negli Stati Uniti dove diviene prima ricercatore associato nell'Università di Princeton, e l'anno successivo professore associato nella stessa università.
Nel 1992 esce A sud del confine ad ovest del sole. Nel luglio del 1993 si trasferisce a Santa Ana (California) per insegnare all'università William Howard Taft. Nel 1994 e nel 1995 vengono pubblicati i tre volumi di Nejimakidori kuronikuru, L'uccello che girava le viti del mondo (cronache dell'uccello avvitamondo), che gli valgono nel 1996 il prestigioso premio Yomiuri.
Nel 1999 esce Supotoniku no Koibito, in italiano La ragazza dello sputnik.
Nel 2001 si trasferisce di nuovo a Oiso, prefettura di Kanagawa, dove vive tuttora, praticando anche lo sport della maratona.
Nel 2006 riceve il Frank O'Connor International Short Story Award per la raccolta di racconti brevi Blind Willow, Sleeping Woman e vince il World Fantasy Award con il romanzo Kafka sulla spiaggia. Sempre lo stesso anno gli viene conferito il Premio Franz Kafka, in passato già assegnato ad autori del calibro di Philip Roth, Harold Pinter ed Elfriede Jelinek.
Haruki Murakami è il traduttore in giapponese delle opere di Raymond Carver, che considera uno dei suoi mentori letterari.
Scrive infatti: “Fino a quando non ho incontrato Raymond Carver, non c'era mai stata una persona che, come scrittore, potessi considerare il mio mentore. Raymond Carver è stato senza dubbio l'insegnante più prezioso che abbia mai avuto e anche il mio migliore amico letterario”.
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