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venerdì 21 agosto 2026

poesie monovocaliche

 

Monovocalica: gira tutto intorno a una lettera

La poesia monovocalica è una sfida a comporre versi usando tutte le consonanti dell’alfabeto italiano accompagnate però da una e soltanto una vocale.  Un compositore di versi monovocalici è Giuseppe Varaldo, autore della raccolta All’alba Sharazad andrà ammazzata. la componente giocosa ed esplorativa è fondamentale, si possono ipotizzare dialoghi, descrizioni fantastiche, riflessioni introspettive

I versi di Varaldo sono noti tra i letterati avvezzi al gioco di parole. Famoso è il suo Cyranò


Così Varaldo ha riassunto il Vangelo (dal post di Marco Fulvio Barozzi, in arte Popinga):

Dalla casa natal (capanna? stalla?)
all'annata fatal, dal mar a Cana,
Satana scansa, campa alla spartana,
va tra la massa scalza, spalla a spalla.

Ama parlar d'amar, l'amar avalla:
ma la gamba malata, la mattana,
l'anca ch'arranca - abracadabra - sana.
La sacra saga al dramma s'accavalla:

data la bastardata mal pagata,
fatta dal tal ch'avrà dannata l'alma,
data la tanta calca scalmanata

ch'all'affrancar Barabba starà calma,
l'ammazzan; ma alla bara spalancata
manca (fantasma par!) la cara salma.

Vi sono poesie molto lunghe che contengono solo la E: Le tedesche dell’Est, soltanto la I: I ciclisti, oppure solo la O: Ho l’orto, di Gianni Micheloni. 
le monovocaliche del gruppo di poesia ludico sperimentale "Bufala Cosmica" (Marco Ardemagni, Alessandra Berardi, Gianni Micheloni, Antonio Pezzinga), autori di Rime tempestose (Sperling & Kupfer, 1992). Due di queste (I ciclisti, Ho l’orto) hanno avuto l’onore del teleschermo, quando le ha recitate Ugo Dighero, ospite del suo ex socio Broncoviz, Maurizio Crozza (qui l’esilarante interpretazione della seconda):
dal sito 


Ho l’orto
Non sono solo, sono con otto.
Con otto? Non so...
Solo solo lo poso, solo lo sgobbo.
Con loro otto lo colgo.
Con loro otto, porco mondo, lo godo.
Solo pongo orzo, sorgo, porro, pomodoro.
Non con loro!
Solo lo poto, lo sgombro, lo coccolo,
lo contorno col fosso
sgombro lo scolo, lo sormonto col dosso,
fo l’orco con lo storno o col topo col corvo,
col colombo o col tordo...
Oh, non lo scordo.
Sono stronzo?
No! Lo sono loro...
Lo so, ho torto
non ho polso con costoro
o non ho bon ton:
provo con Dodo, con John,
con Romolo, con Rodolfo, con Ron.
Propongo l’orto
cos’ho: conforto?
No, ho solo ‘sto coro:
"Non posso, non posso...
Non posso, son sotto concorso
non dormo, non sono pronto
ho lo scolo, non sono solo,
sono solo col nonno, son morto!"
Sporco mondo corrotto!
Non ho conforto....
Sopporto lo scotto
obtorto collo, tonto...

Poco dopo controllo l’orto:
ho troppo rovo
troppo poco pomodoro
non scorgo sorgo
l’orzo non lo trovo.
Solco toppo profondo?
Troppo poco posto?
Posto con troppo sol
o troppo fosco?
Boh!
Do lo zolfo? No, son contro!

Pomodoro...
lo sogno rosso, grosso, rotondo,
odoroso no,
lo trovo storto,
mollo, morso, bolso, corroso
Con foro!
T’ho colto mostro morboso!
Oh, non l’ho colto solo,
poco dopo lo scopro:
sono otto!
Corrono tondo tondo
col loro corpo rotondo
color oro.
Sono otto, sono loro!
Non controllo lo sconforto:
do lo zolfo
lo soffoco col cloro
col cromo, col bromo solforoso
lo sporco morbo morboso!

O lo soffoco,
o l’orto lo scordo
morso dopo morso
foro dopo foro
mostro dopo mostro!
Do lo zolfo!
Comodo, poco costoso...

No, non lo do, son contro!

Gianni Micheloni (dal sito / post)
Vidi i ciclisti in bici sì vivi,
li vidi tristi di bici privi.
Vidi i ciclisti di giri in giri
dirsi i difficili "Ci si ritiri".
Rividi i mitici ripidi clivi,
i visi tipici di bimbi schivi.
Vidi i ciclisti sfiniti, vinti,
li vidi irrisi in bici, spinti.

I divi vidi di dì finiti
cinti di mirti, intimiditi.
Li vidi lividi di gin intrisi
dirti i bisticci i tifi divisi.
I fischi, i gridi, i miti, i lividi,
gli sprint, i brividi,
i tiri viscidi di Giri mitici.

Mi dissi: scrivi,
scrivi di bici,
scriiiiivi, mi dissi!
Di bici scrissi.


una versione più recente fatta da Popinga nello stesso post già citato

Sì, li vidi

Li vidi distinti,
mitici, cinici, tristi.
Sì,
in primis vidi
i lividi visi
di invitti militi ittiti.
Vidi i tipici ciprinidi
di libici lidi,
gli indicibili mitili
di idrici infiniti.
I vini di Brindisi,
i tini di sidri citrini.
I brividi di pii stiliti,
intirizziti, di riniti intrisi;
i cilici di mistici
discinti, intimiditi.
I ciclici giri
di pitici riti,
gli spiriti frigi,
cinti di mirti divini.
I finitimi Lidi
infidi, i ricci tinti,
i sistri ritmici,
i fittili triclini.
Gli invisibili siti
di virili ginnici siri,
gli ippici sinistri
di ricchi principi sciti.
I mirifici inni, i distici
gli ibridi stili
di tristi lirici irpini,
Finiti i limiti civili,
vidi i plinti incisi
di piritici triliti
di Pitti, i visi dipinti,
gli insistiti gridi di Cimbri,
gli schivi primi Vichinghi
di climi rigidi.
Sì, li vidi.


Indi finii. Il gin? Smisi.

Vidi in infimi TG
crisi di listini, indici piccini,
primi ministri 
ricchissimi, disinibiti,
vili.
Crimini, cimici, 
missini sifilitici,
strilli di grilli,
divi, miss in slip.
Finii in tilt.

I gin? Mi ci rimisi: tripli.

Umberto Eco si esibisce qui in una poesia monovocalica sulla mamma: 
"Casta, santa, brava, allatta, alata gatta, cavalla, capra (narra Saba). 
Fa sana panna, sala la pappa al baccalà, la dà alla panza, alla garganta, all'amata ragazza nata. 
Canta la nanna. S'alza all'alba, s'attarda, abbassa tarda la lampada, ramazza, s'arrabatta, paga la rata. Salda, parca, accatta la patata, la castagna, l'ananas, la lasagna, l'anatra, la bacca, la lana, la matassa all'arca, alla cassapanca. Mamma: apax."

Un «capolavoro in sonetto monovocalico» è un gioco che ne contiene tre.  La regola del monovocalismo richiede che in tutto il corso del sonetto (titolo escluso) venga impiegata solo una stessa vocale, per quante volte è necessario. È una regola di scrittura, non è una regola fonetica («Week-end» è monovocalico in E per come si scrive, e non per come si pronuncia). La regola del sonetto richiede di comporre due quartine e tre terzine, in endecasillabi rimati. Nel sonetto la successione di rime può variare, ma i quaranta «capolavori in sonetti monovocalici» seguono tutti lo schema ABBA ABBA CDC DCD. Oltre a quelle del monovocalismo e del sonetto, vigono le regole del riassunto: ogni sonetto monovocalico riassume o parafrasa un capolavoro della letteratura mondiale (che sitratti di un singolo testo, come l’Odissea, o di un insieme di testi, come le Tragedie di Sofocle),   (dal sito qui)  

Decamerone 
I Frizzi di Pizzini, il vin di Cisti,
i Filippi, i Gisippi, i Pirri, i Lizi,
i Ghini, i Chichibìi, i pii fittizi,
i vip, i vili, i ricchi, i miti cristi,

i tiri birichini, i tipi tristi,
i bisticci, gl’intrighi, i tic, gli sfizi…;
disinibiti idilli, pigri vizi,
indicibili crimini ci smisti.

Di Cipri, di Clignì, di Civignì
(li dipingi sì nitidi, sì vivi)
i tizi, i misirizzi incisi lì.
In schizzi vispi, di cinismí privi,
spinti, risibili, divisi in dì,
 ci distilli gl’istinti primitivi.

Gli Oblivion in un video si sono cimentati in versi monovocale,  teatralmente, ognuno con una vocale assegnata (youtube)
"Manca la mamma." "Stress recente?"
"stipsi?" "Ti privi di cibi?" "Un rum?" "NOOO!"
"Tu, sul puf!"
"Discrimini?"
"non sono omofobo" "È gente perbene"
"visiti siti ricchi di gingilli rigidi"
"yuhuuu, su yutub!"
"Mitici, mi dissi: "Iscriviti!". Sì!
"Scoop, tu fru fru"
"Brama l'alabarda"
"sono rotto sotto"
"Lo lodo, non scocco pomodoro!"

“Alata planata E nelle sere In bici Odo Un cucù” è la  raccolta di poesie monovocaliche (Temperino Rosso, 2020) di Federica Colamaria, ecco alcuni versi, leggeteli nella versione integrale sul post) o ascoltate quella dal titolo Goloso

Tu Lulù Tutù blu Sul bus Tu Lulù Buuum Sul bus Tutù blu Fu Lulù

Che stress Sedere e bere seltz Dell’ex Effervescente ......


E di Dossena, il libro sui giochi di parole, "ayurvedico"

infine, dalla mia fantasia,

Alalà 
La taranta
danza,
assatanata,
attacca, canta,
spacca la banda,
balla la salsa,
scassa la scarpa, scalza.

Ciclici gridi di vili missini,
viscidi brividi, lividi dipinti,
spingi vividi piriti,
ricchi di istinti piccini,
cibi fritti, vini tinti,
brindisi, spriz, gin, whisky,
Iris, mi intrighi,
spingi il zip, tintinnii,
virili gridi primitivi,
distinti vividi picci.

Sospetto profondo,
scrocco,
son rotto,
sgombro o tonno?
boh? cotto, ok!

'Ntu culu
Bum!
zum zum

Belle pere,
perfette...
permette?
Erette, eh!



Il rapper Nach ha pubblicato un video, efectos vocales, in cui usa versi di una sola vocale






como Rocco... follo pronto









martedì 10 gennaio 2023

prima del subbuteo

 


Quartiere San Paolo, via San Paolo, un quadrilatero di strade tra corso Peschiera, piazza Robilant e via Racconigi, sono gli spazi in cui si svolgono questi episodi. I miei compagni di avventura, Paolo Viale, e Luigi Piazza, con cui feci una gita in bicicletta in collina, in cui rovinai capitolando lungo una scarpata, senza fortunosamente farmi male. I nostri giochi, tra il 1966 ed il 1969, erano il flipper, ed il calcio, esercitato nei prati dove è sorta poi la scuola materna Santorre di Santarosa, per le sfide con i ragazzini della strada, e altre sfide tra di noi, con una pallina da tennis, sui marciapiedi davanti a casa, in via Tolmino, o su corso Ferrucci.  

Prima del subbuteo, i giochi da tavolo erano ancora da codificare, il nostro si svolgeva su una coperta per simulare un campetto di calcio od un tappeto delle dimensioni di un campetto, 40x120 o poco più. Spesso appoggiati su un tavolo, o anche per terra, su un tappeto più grande. I requisiti erano: 11 biglie di vetro  a testa, di cui una o più grandi, in difesa, per fare da muro alla boccetta, una biglia molto piccola che veniva smossa dalle biglie in gioco, con dei tiri delle dita, come nella foto qui sopra. Due porte fatte di cartone, alte circa 5-6 cm e larghe 14-15 cm, dovevano essere centrate dalla boccetta, o per libertà di spazio tra le biglie a difesa, o per sollevamento, con un tiro ad effetto che la faceva volare al di sopra dei difensori, tipo cuchiaio di Totti, o pallonetto. Scopo e divertimento finale era organizzare il campionato, con partite in casa e partite in esterna, in cui ci si sfidava nei tempi prestabiliti, 30 minuti per tempo, e poi cambio di campo.                                                        

La varietà del gioco consisteva nei diversi terreni di gioco, nello spessore delle coperte, terreno liscio e scivoloso, e nei tappeti, che offrivano una setosità più consistente, una maggiore resistenza alla corsa delle biglie. Ma quello che maggiormente ci esaltava era il possesso della biglia unica, nominata con il nome di un campione di quei tempi, dai colori personali, a volte tricolori, altre volte di tinta unica, o di ceramica. Ricordo un Anastasi, un Burgnich, un Bulgarelli, un Corso, ma anche un Polacco, nazionalità suggestiva.

  

     


Una conseguenza della nostra passione era il girare le cartolerie, alla ricerca di un retino di biglie particolari, che ancora non erano in nostro possesso, da esibire e da far meraviglie sul campo di gioco.
Quando una biglia dopo il tiro finiva fuori campo, riprendeva il gioco come per la ripresa laterale, cercando di centrare la boccetta, altrimenti poteva colpire le avversarie facendo fallo. 
Questa passione, eccitazione, diede in seguito spazio ad altre fissazioni, chi per una maturità sessuale, il bisogno di uscire con la ragazza, chi per nuovi oggetti del desiderio, come il biliardo, che si pratica con tuoi pari, persone mature con cui si fanno scommesse, che si perdono, e quindi il bisogno di avere qualche soldo in tasca, fare lavoretti fuori orario, come le pulizie negli uffici. Paolo era ingegnoso, dipingeva quadri ad olio, decise di construirsi una lente per un telescopio, ed ogni giorno la modellava. Suonava il clarinetto, ed anche qualche ragazza.
Quel periodo di allontanamento dai miei compagni di gioco, ha significato per me un riavvicinamento alla famiglia.
Gite in auto fuori Torino, in collina o in montagna, viaggi insieme, spesso verso Teplice, fino a quando c'è stato qualche parente, i nonni, e in seguito diretti in altre città, Decin, Roudnice, con nuove conoscenze, nuove amicizie, qualche ragazza da frequentare. E, in estate, le due vacanze di due settimane, in Spagna, Costa Brada, con mia sorella, ed una anche con la mamma. La sera facevo compagnia a mia madre, le ragazze avevano la libera uscita, e il nuovo giorno portava gite al mare, discorsi con il cuoco dell'albergo, piatti nuovi e panini per pranzo. Il mare come non l'avevo ancora mai vissuto, se si fa eccezione in colonia FIAT ad Igea marina, ed un mese a Trani, quindicenne, con mia sorella ed il suo ragazzo, però io mi sentivo in disparte, al seguito. L'unica cosa buona del viaggio a Trani, fu che il prof Chicco di storia dell'arte mi chiese se avevo visto la cattedrale di Trani, e questo mi rese consapevole, della esperienza e di quello che avevo visto e vissuto.


giovedì 19 maggio 2016

indovina il luogo

Durante la mia visita nel Nord, m isono fermato in vari posti, e ho raccolto grandi e piccole memorie, le foto devo ancora scaricarle, però vi propongo questo gioco
conoscete questi posti?
nella didascalia a lato della cappella, si descrive il quadro, qui al centro, il bambino in braccio alla vergine regge una sfera di cristallo


  • Al centro della Cappella, la tavola anonima del '500 (restaurata nel 1975) di ispirazione fiamminga, detta "Madonna della mela". Particolarmente efficaci gli audaci accostamenti cromatici, soprattutto delle vesti. La Vergine stringe nella mano destra una mela cotogna, mentre il Bambino benedicente posa la sinistra su una sfera di cristallo...

gli affreschi della cappella sono una testimonianza pittorica del trecento piemontese






lunedì 25 luglio 2011

Il gioco e la fisica nei libri di Malvaldi

Marco Malvaldi, classe 1974, è autore di una trilogia di gialli che si svolgono nella toscanissima Versilia, con protagonista il barrista Massimo, nei racconti un matematico/fisico precario mancato o rinsavito, ed i simpatici vecchietti di Pineta: “Il re dei giochi” (2010), “La briscola in cinque “ 2007, e “Il gioco delle tre carte” 2008, . Sellerio editore.
 Questo post partecipa al Carnevale della Fisica #21 di luglio, ospitato sul blog di Maestra Rosalba dal tema  "Il gioco della Fisica e la Fisica del gioco" sul blog Crescere Creativamente....ecco il link
 Intervista 
Malvaldi ci descrive come si sia avvicinato alla scrittura, fin dai tempi del dottorato presso la Facoltà di Fisica. Secondo Malvaldi la maggior parte degli autori scrive perché il mondo che gli sta intorno è decisamente insopportabile: queste persone se ne creano così uno personale dove sia possibile prendersi rivincite con la realtà.
Il re dei giochi (2010) contiene  alcune eccellenti volgarizzazioni divulgative matematiche, sia di teoria della complessità che di probabilità controintuitive (introducendo Fermat e Pascal).
Il sistema del libro è quello di un giallo classico.  C’è analisi, investigazione. Ma c’è una particolarità, un elemento che ritorna, che neanche ai meno attenti può sfuggire: il gioco.
Ogni libro della trilogia ha un gioco, che è metafora della storia.

Massimo è il personaggio protagonista tra i protagonisti, discute delle indagini nel suo bar, e viene in qualche modo sempre coinvolto nella storia delle indagini.
 La sua indole tranquilla, ma curiosa, si lascia coinvolgere dal caso, sostenuto in questo da tutto il gruppo di vecchietti frequentatori del bar che, come succede spesso in provincia, non si occupa dei fatti propri ma, oltre a giocare a carte, per far passare il tempo si fionda sul caso di omicidio, che mancava alla sua collezione di fatti di cronaca locali, parlandone, sparlandone e discutendone tra una partita e l'altra.
Il BarLume diventa il punto d'incontro di tutte le nuove informazioni, punto di passaggio di tutti i personaggi utili alla storia (la madre della vittima, gli amici sospettati della vittima, il medico, il commissario, i body-guard della discoteca che frequentava la vittima). 
Da "Il gioco delle tre carte": "...E' un ricercatore molto conosciuto, pubblica molto e fa cose molto elaborate. Ha a disposizione un cluster da qualche migliaio di processori, che usa da solo o con i suoi studenti. Fa principalmente simulazioni parallele su larga scala del comportamento meccanico di polimeri e materiali biologici....
...ma il gioco delle tre carte lo so fare ancora bene. Hai capito come ho fatto? ...allora hai fatto cadere l'asso facendo finta che fosse un fante...tu che mi vedi fare il gesto, inconsciamente dai per scontato che io faccia cadere per prima la carta più in basso. Invece no. Io per prima lancio verso sinistra la carta che sta sopra, cioè l'asso. Appena lasciata la carta, poso l'indice che è rimasto libero sul bordo della carta che mi è rimasta in mano e ci levo il medio.Tu avrai l'impressione che la carta che ho in mano è quella che avevo in basso, ma ti sbagli. ...
L'importante è attirare la tua attenzione sul posto sbagliato, farti credere quello che io ho deciso che tu creda....
La briscola in cinque
Elemento portante del romanzo è il gioco a carte della briscola in cinque (Giaguaro), gioco che prevede regole precise –distribuite tutte le carte di un mazzo da briscola ai 5 giocatori, la scelta della briscola viene decisa in base a un'asta che permette di dichiarare a turno con  quanti punti si crede di poter vincere la mano in base alle carte che si hanno in mano- e un metodo -vincere l'asta significa definire, in base alla carta di briscola che si “chiama”, chi sarà il proprio compagno di gioco per quella mano, -colui che tiene in mano il due di quel seme-.
Il bello di briscola in cinque è che si gioca in due contro tre ma la particolarità consiste nel  non sapere, da parte di chi ha vinto l’asta e deciso la briscola, con chi effettivamente giocherà e nell'abilità di non svelarsi fino alla fine da parte di chi è stato “chiamato”.
Quando il gioco inizia, ogni giocatore deve provare a capire chi sono i suoi compagni, deve fidarsi ma non sa di chi fidarsi, può rischiare, può imbrogliare, può scoprirsi: tutto questo provoca in genere confusione, spiazzamento, tensione nella ricerca ogni volta di un ordine, di una definizione di “chi sta con chi”.
Il percorso mentale del protagonista mostra in che modo, giocando a carte e mettendo in atto le regole del gioco della briscola in cinque, in particolare la regola del non  scoprire fino all'ultimo le proprie carte e il proprio ruolo, utilizzando anche l'inganno, Massimo intuisce che, così come lo sta facendo lui, anche l'assassino potrebbe aver imbrogliato le carte.
Per spiegare il suo percorso mentale Massimo parte dal concetto di assioma, sì proprio assioma,  e lo descrive così:
“Un assioma è una proposizione che viene assunta vera perché è ritenuta evidente e che fornisce il punto di partenza per la costruzione di un sistema matematico. Ogni sistema matematico o logico si fonda su degli assiomi di cui non è possibile dimostrare la validità…….
Massimo si trova quasi costretto a pensare, a mettere insieme i pezzi, a fare ipotesi una dietro l'altra, che verifica e spesso azzecca. E, anche quando si accorge di essere stato tratto in inganno e di aver dato per scontate alcune informazioni e le deduzioni conseguenti, lo capisce nel bar, mentre gioca a carte e mentre lui stesso sta cercando di ingannare il suo compagno di partita.
Nella vita reale, solitamente uno si basa, consapevolmente o meno, su alcuni assiomi che egli non crede di doler verificare. Allora, se c’è qualcosa che non torna nel modo in cui ho ricostruito i fatti, le possibilità sono due. Uno, ho commesso un errore di ragionamento. Due, non ho commesso nessun errore ma almeno una delle premesse da cui sono partito non è vera….”
Nella fattispecie la premessa sbagliata era che i responsabili delle indagini dicessero la verità, nel dettaglio, sull’ora del delitto! Tornando alla briscola, l’illuminazione di Massimo avviene durante il gioco: “…non so spiegare in ordine quello che ho pensato, ma dato che stavo giocando da un’ora a briscola in cinque, avevo appena finito di raccontare una selva di bugie per convincere nonno che giocavo con lui, mentre invece non era vero….”

venerdì 24 dicembre 2010

indovina la città: seconda parte


La basilica fu fondata tra l'VIII ed il IX secolo, ed è dedicata ad un santo originario della Mauritania, il cui culto risale al VI secolo (in un territorio oggi a maggioranza leghista). 
Africani in quei tempi erano anche S. Venanziano, vescovo di Aquileia, Donato prete in Milano,  sant’Agostino, Fortunaziano, e Sant'Antonio abate.
Le attuali strutture romaniche sono dovute principalmente alle modifiche attuate nel XII sec., dopo un terremoto nel 1117. Sottostante alla struttura attuale si preserva una cripta a 7 arcate, appoggiate su capitelli e archivolti scolpiti, della prima metà del XII secolo. Le pareti della cripta sono affrescate con dipinti del XIII e XIV secolo. Accanto alla basilica, fin dall’età carolingia, era presente un monastero benedettino. A partire dal X sec., presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del Sacro Romano Impero. Il chiostro sul fianco sinistro della basilica fu costruito a cavallo fra il ‘200 e il ‘300; si tratta di un ampio quadrilatero romanico-gotico, con colonnine binate e capitelli a foglie uncinate. 
La facciata in tufo è attraversata da una galleria di bifore in marmo rosso. Al centro si apre la ruota della fortuna, grande rosone dell’inizio del XIII secolo, decorato da 6 statue che raffigurano le alterne vicende umane. La parte centrale della facciata è caratterizzata anche dal portale con protiro del maestro Nicolò . Il protiro è sostenuto da due leoni. L’arco è decorato con motivi animali e vegetali, con sculture di santi e raffigurazioni dei mesi (sui lati). Nella lunetta è scolpito il Santo patrono e (alla base) alcuni miracoli del santo. Il portale della basilica è un esempio fondamentale di scultura romanica; ogni battente ligneo è decorato da 24 formelle di bronzo, a rilievo. Il portale bronzeo della Basilica è  chiamato ‘il libro di bronzo’ o la ‘Bibbia dei poveri’. A sinistra ci sono le Storie del Nuovo Testamento e un mascherone, a destra 18 Storie dell’Antico Testamento. Ai lati del protiro si trovano rilievi in pietra: a sinistra le Storie della Genesi del maestro Guglielmo (XII sec.) e la raffigurazione della leggenda Teodorico attirato all’inferno, di artista ignoto.
 L’interno è a croce latina a 3 navate, divise da pilastri cruciformi, alternati a colonne con capitelli a motivi zoomorfi e capitelli corinzi provenienti da edifici romani. Il soffitto ligneo carenato è della fine del ‘300. La chiesa è ricca di opere d’arte: vi si trovano opere pittoriche importanti, tra cui il trittico di Andrea Mantegna la Madonna con Bambino e santi; ed un'Ultima cena interessante, con scorpioni in primo piano sulla tavola.
Il santo patrono è raffigurato seduto,  in una statua in marmo rosso del XIII secolo, vestito dai paramenti vescovili, con il viso scuro per le sue origini  che sorride (ride) e benedice con la mano destra, mentre con la sinistra sorregge il pastorale, a cui è appeso ad un amo un pesce.
Un torrione  si eleva sul lato sinistro della piazza, una costruzione in cotto, coronata da merlatura ghibellina. La piazza è situata perifericamente rispetto al  centro, affollato, cosa che permette di gustare meglio la sua bellezza sfuggendo al viavai dei turisti.

giovedì 16 dicembre 2010

Gioco natalizio

 Danza di Salomè
Come l'anno scorso, anche questo dicembre vi propongo di cimentarvi ad indovinare in che città ci troviamo.

  Sacrificio di Isacco (nuovo e vecchio maestro) a me piace più il vecchio...

 attendo i commenti e le domande!!!!
Guess which city is, from these artcrafts!

lunedì 21 dicembre 2009

Abbinamenti in giapponese, Gioco, Nihongo Giscigo

Ora vi propongo una associazione di termini...
In Giapponese ci sono i suoni onomatopeici, che non si scrivono con un kanji ma solo con sillabe hiragana, e che descrivono una situazione, un rumore, quindi sono degli attributivi di nomi.
In una fila numerata c'è l'elenco di alcuni termini onomatopeici, da abbinare con dei nomi contrassegnati con lettere. Fate i vostri abbinamenti seguendo il vostro intuito, oppure, se parlate giapponese e li conoscete già, per assurdo, mischiando e snaturando con coscienza...
alla fine posterò i risultati con gli abbinamenti più curiosi...


1- zorozoro ........... x
2- hirahira
3- nyoronyoro
4- pukapuka
5- kushakusha
6- petapeta
7- burabura
8- buruburu
9- zuratto
10-kurikuri
11-kurakura
12-kotsukotsu
13-kosokoso
14-nikoniko
15-nitanita
16-zakkozakko
17-dokkodokko
18-sutasuta
19-furafura
20-gyutto
21-dokidoki
22-potsupotsu
23-gyugyu
24-pachipachi
25-punpun
26-scinscin
27-shikushiku
28-suisui
29-suyasuya
30-daradara
31-mogumogu
32-noronoro
33-mushamusha
34-pikapika
35-yurayura
36-magomago
37-kurukuru
38-chibichibi

A- pioggia battente / Sustained rain
B- abbracciare / embracing, Tightening
C- debole, sotto l'effetto di alcool/weak, drunken
D- (occhi) grandi, bello (sguardo)/ with big and pretty eyes
E- fila di persone o kokeshi/ queue of people, kokeshi dolls
F- carta o capelli arruffati/ ruffled (hairs or paper)
G- serpente che striscia/crwaling snake
H- galleggiando sull'acqua/floating in water
I- farfalle, svolazzare/butterfly, floating
J-sciabattando/walking heavily with slippers
K- diligentemente/industriously
L- tremante, febbricitante/ trembling, fevering
M- in affari illegali /invovled in illegal things
N- con smorfia, ghignante /grimacing, teasing
O- scarafaggi striscianti in orde /cockroach herds moving around
P- passeggiare in giro/ walking, moving around
Q- pioggerella goccia a goccia/light rain
R- vuoto (sguardo) confuso/confused , empty look
S- con un bel sorriso/ nice smile,
T- vento forte/strong wind
U- Battiti di cuore, palpiti/ heart beat
V- passi leggeri/light steps
W- neve a fiocchi/snow flakes
X- battere di mani o scoppio di hanabi/clapping hands, hanabi cracking
Y- spaventato/upset
Z- ressa di vestiti in valigia o gente nel metrò/pushing people in the subway/dresses in luggage
@-lacrimante/sobby
>-spleeping peacefully/dormire tranquillo
<-dripping of a thick liquid like blood or sweat/ gocciolare di sudore o altro...
=-galleggiare sull'acqua/ a fish or an insect on the water
$-glitter, sparkle/luccicante
^-slowly moving of cars, turtle, snail/lento procedere di auto, lumache ecc...
| -chewing rice/masticare chicchi di riso
\- confused/confuso
£-chewing chicken/rosicchiando del pollo
&-floating or shaking of weeds, willow branches/fluttuare di alghe, rami di salice
ç- furin scampanellante al vento/sound of bells
/-drinking a cup of sake/sorseggiando del sake
ecco un sito ricco di onomatopea giapponese ed i posts di Shoujiki shindoi, Rene, giovanissima malese e i suoi onomatopeia fridays
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venerdì 4 dicembre 2009

scultura di influenza indiana

a proposito di luoghi esoterici e connessioni tra culture, nello specifico cristiana e dell'India, ecco una foto scattata tanti anni fa, osservate il capitello sulla destra... se volete provare, lascerò altri indizi, nella bacheca dei messaggi.... intanto, ho già lasciato delle tracce, è in Piemonte, si trova sulla via Francigena, è una bell'edificio imponente di stile gotico. All'interno c'è una bellissima porta dello zodiaco su una cornice di marmo rettangolare... Soluzione:Sacra di San Michele ecco la posizione sul cammino dei Franchi: ecco alcuni particolari della porta dello zodiaco:
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