mercoledì 27 dicembre 2023

COP28 e misure drastiche per fermare il cambiamento climatico

 Anche quest'anno i rappresentanti dei paesi che aderiscono alla  Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si sono riuniti, partorendo un minuscolo, timido topolino. Da una parte riunendosi a Dubai, un paese dell'OPEC al centro della produzione di petrolio, non si poteva sperare molto. Dall'altra, ogni rappresenanza è arrivata a Dubai sul proprio aereo, contribuendo ad un traffico aereo e ad un consumo di carburante inutile.

E' vero, anche io ho avuto le mie debolezze. In un post di due anni fa, ho scritto che le energie rinnovabili possono puntare su nuovi carburanti, sulla bioenergia prodotta da biomasse, ed anche nel post sulle energie nucleari ho fatto riferimenti che collegavano le energie verdi a queste biomasse, da scarti o da coltivazioni. 


E' tutto sbagliato! iIlusorio, semplicistico! fuorviante!

Tutti i combustibili, e le combustioni, che portano alla produzione di CO2, sono da punire, tassare, con sovraprezzo in stile da economia protezionistica (nulla di nuovo, lo facevano in Giappone per sovvenzionare i coltivatori di riso, lo abbiamo fatto in Europa per fermare l'ondata di importazioni di auto giapponesi, lo ha fatto Trump con i prodotti cinesi ed anche europei). Un sovraprezzo non solo per disincentivare il consumo di carbone, benzina, diesel, metano, propano, ossido di carbonio (usato negli USA come gas da cucina) ma per sovvenzionare la produzione di energie verdi (che non aumentano la CO2): idrogeno da acqua (verde), energie del mare e del vento, energie nucleari. Ed anche i consumatori, che invece di pagare pochi spiccioli per un litro di carburante, si troverebbero ad avere quasi gratis l'idrogeno verde (che al consumatore oggi viene a costare 16 euro al litro), penso all'ILVA di Taranto, eda tutte le grandi indusrie che inquinano). Chi usa biomasse come la legna, a kilometro zero, ha diritto ad un prezzo più equo, se non incide il suo trasporto a distanza. Ogni termovalorizzatore che distrugge il solido a kilometro zero va favorito.

La seconda operazione di polizia planetaria è quella di punire economicamente l'uso di armi: ogni bomba, ogni scoppio di impianti che bruciano, mandano in fumo gas, metanodotti, buncker di stoccaggio di petrolio o gas, va sanzionato bloccando le risorse finanziarie del paese colpevole. Di qualsiasi paese o parte.

E infine, sarei molto felice di vedere una bomba atomica  cancellare Israele o almeno la destra estremista  (non voglio aspettare secoli, o che completino la pulizia etnica dei palestinesi. Gesù, ehi palestina, non vedi non senti non fai nulla? fai un miracolo, fai volare un uccellino di creta, che vedano e credano ancora, e si ravvedano)

E una penale a tutte le industrie che vendono armi ed esplosivi, le voglio vedere fallire.


venerdì 15 dicembre 2023

Di cosa mi sono occupato in questi 20 anni al CNR

 Non dimenticherò mai il 2017, passata la metà agosto nel pieno dei rientri dei pendolari dal sud al nord, mia madre ebbe un incidente in casa, cadde a terra senza vestiti e ci rimase per un giorno, finché la vicina del piano di sotto non la sentì chiamare aiuto, e fu ricoverata all’ospedale di Parma. Io decisi di salire a Parma quanto prima, e per fortuna ottenni un passaggio da una coppia che rientrava  a Milano. Furono gentilissimi, mi portarono all’ingresso dell’ospedale. durante il viaggio notturno, alla domanda “di che ti stai occupando in laboratorio?” ho abbozzato una risposta concisa, perchè in effetti dal 2016 il mio gruppo si era separato, il lavoro sui progetti si era concluso, non avevo finanziamenti.

2017, autunno: visita al Dr. Hong, Università di Warwick, Coventry. Per inciso, il 2017 è stato l'anno più gratificante, un buon libro pubblicato da Elsevier, due viaggi internazionali, un work in progress.

E’ difficile programmare una ricerca se non si può acquistare reagenti o farsi dare qualche enzima dai colleghi. La mia dotazione tra il 2013 ed il 2016 (progetto SiMiSa sulla sicurezza alimentare coordinato dal distretto alimentare di Foggia) è stata di 240.000 euro, molti dei quali sono serviti per bandire un concorso per due borse vinte da due ragazze con dottorato, assistenti di ricerca, assunte nel 2014 per un anno, di cui una è stata rinnovata tra il 2015 ed il 2016. Il 10% dei fondi è rimasto di dotazione all’Istituto, per le spese generali, ed un 20% è stato usato per strumenti, kit e reagenti. Output di questi tre anni sono stati: due lavori pubblicati sul rilevamento rapido di patogeni negli alimenti (uno su Listeria ed uno su Salmonella), ed una pubblicazione sulla resistenza ai patogeni delle piante, su Mol. Plant Pathol., una delle riviste al top del settore, un lavoro di biotecnologia sullo studio dei meccanismi di risposta immune mediata da recettori (kinasi-dipendenti) di membrana. Una parte dei risultati di questi tre anni di lavoro non è stata pubblicata in nessuna rivista scientifica, per l’abbandono della ricercatrice, ormai senza stipendio, e per la morte del marito, l’ideatore del progetto. Per questo, ho raccolto i risultati di quel lavoro fatto in un libro.

Nel mio curriculum, alla voce “expertise” ci sono le tecniche di biotecnologia, dal clonaggio, alla biologia molecolare, alla produzione di proteine ricombinanti, ai saggi di attività, mentre la classificazione, per la posizione scelta dall'Istituto, è stata Tecnologie Alimentari.

Quello di cui mi pregio però, sono i lavori extra-curriculari, le attività che non hanno visto finalità di documentazione, report istituzionali, ma che sono serviti a studenti per svolgere ricerca (progetti regionali per la collaborazione pubblico-privato).

1.

Avevamo studiato le popolazioni di lieviti che sono presenti sull'uva in vigna. Come sa chi ha vinificato in casa da mosto d'uva, la fermentazione coi lieviti Saccharomyces cerevisiae (Lallemand) è rapida e quasi violenta, innalza la temperatura e consuma molti degli aromi dell'uva. Il principio su cui ci siamo basati è stato quello di fermentare in carenza di ossigeno, come quando si rifermenta il vino in bottiglia per fare bollicine, mantenendo la temperatura costante, in camera di crescita, e sotto agitazione.

Sono state campionate 20 varietà di uva da vinificazione prese dal campo sperimentale di Valenzano, Bari, che oggi non esiste più. L'uva è stata lavata, e i chicchi spremuti e filtrati su una mesh semifine, il mosto fermentato in beuta (hanno sviluppato meno alcool perchè coperte da uno strato di olio di paraffina, fermentazione lenta con bassa tensione di ossigeno, ogni 1-2 giorni misurata la perdita di peso, pari allo sviluppo di CO2, per 10 giorni circa): come output ci sono stati i campioncini del fermentato alcolico, in vino leggero che ha mantenuto tutti i profumi dell'uva di origine, e per ossidazione successiva ha originato 20 campioni di aceto monovarietale leggero, ma molto aromatico, l’ho consumato per condire le insalate (ogni varietà ha prodotto aromi unici, e differenti: dal Malbek, all'Aglianico, al Montepulciano, alla Malvasia nera, ai bianchi, Verdeca, Trebbiano). Un giorno arriveranno sulle nostre tavole, se gli imprenditori capiranno questa opportunità.

2.

Gli insaccati senza nitrati/nitriti. All’incirca verso il 2009, insieme all’IRTA in Catalogna, sperimentammo un salume a base carnea in cui al posto dei conservanti fu aggiunto un concentrato di melograno acido (come quello che usano in Libano per condire l'insalata di prezzemolo), prodotto da me privatamente, melagrane selvatiche incluse. Il laboratorio di Agraria di Portici fece lo studio antimicrobico su piastra del concentrato, che risultò antimicrobico, perchè ricco in acido citrico. I colleghi spagnoli fecero il panel test per la valutazione organolettica del salume, che risultò idoneo al consumo, con un voto elevato. Due anni dopo, al convegno sull’innovazione negli alimenti a Bari, un relatore dell’università di Napoli presentò il loro progetto finanziato su un insaccato senza nitrati, con altri prodotti vegetali antiossidanti. L'importante è se poi lo si produce. A Monteroni c'è l'azienda Mocavero, che produce il capocollo ubriaco conservato nel vino negramaro, un salume alla melagrana (ecco come le idee nascono e si trasferiscono, da una ricerca all'altra, in nuovi prodotti) ed il Nato d'amore, un salume spalmabile, simile al ciauscolo, arricchito di santoreggia (timo) ed artemisia, ed addensato con farina di semi di carrube.

3.

A Matino c'è l'azienda Offishina, insaccati di pesce, fermentato con Penicillium nalgiovensis, molto utilizato come starter carneo, e per il trattamento dell'isaccato di pesce usano il mosto cotto. Con loro ci siamo interfacciati, volevano quantificare nei vari prodotti la presenza di acidi grassi polinsaturi, che dopo macinatura si abbassano di livello per ossidazione, quindi li abbiamo misurati con Gas-massa chromatografia HPLC, il valore è stato maggiore  nei prodotti insaccati interi rispetto a quelli con pesce macinato.

4.

Produzione di un lievito madre per prodotti da forno dolci, a partire da Candida umilis, un ceppo fornitoci dall'università di Sassari. I prodotti contenevano farina di mandorle, hanno mostrato una shelf-life ottimale, i prodotti si sono mantenuti freschi a lungo. Azienda di Tuglie A.L.D.A.




venerdì 8 dicembre 2023

dicembre nella vigna

 Un ritorno alla vita di campagna, in quel di Novoli, via vecchia Cupa, lungo la ferrovia del Sud-est, fino alla masseria La Fata Bianca e l'agriturismo Li Calizzi.

Oggi ho avvistato un bel falco, planava lungo la tramontana, andava contro corrente, dava un due battiti di ali per prendere l'aria calda che lo sollevava come un aliante. Poco dopo, nella vigna, un passeraceo con il petto grigio, il collare bianco e la testa nera. Troppo veloce per Fargli una foto.

Prodotti della stagione

le bietole che ricrescono ogni anno, si sono inselvatichite, e producono fino a marzo-aprile


la senape selvatica

  
le cicorie selvatiche
 
infine, passeggiando verso La fata bianca, ho visto e fotografato i fiori di mandorlo, in anticipo di due mesi (anche se per tradizione, tagliando un rametto di goccia d'oro o di ciliegio, per Santa Barbara, si dice che messo in acqua fiorirà giusto per Natale)




In cucina: ho lessato le bietole, fatto saltare la senape in olio caldo e sale, le cicorie le raccoglierò lunedì
Ho preparato una giardiniera con metà cavolfiore, conservata in acqua e aceto, ed ho lessato l'altra metà in acqua e aceto per conservare il cavolfiore sott'olio. 
Ieri, vigilia dell'Immacolata, in Salento si preparano le pittole, ne ho fatte tre con il cavolfiore e tre con il ripieno di pomodoro, alici e capperi. Ho cucinato il baccalà fritto, mancavano solo le cime di rapa  infuocate, saltate nell'olio e peperoncino.
Nell'orto: ho iniziato a potare la vigna. La capperaia è già stata potata.



mercoledì 6 dicembre 2023

cultura ed egemonia di destra

 Il nuovo governo di centro-destra si è impegnato a intervenire sulla egemonia della sinistra nell'ambito culturale, sostenendo che quasi tutto ciò che viene pensato e prodotto culturalmente sia caratterizzato da un substrato socialista, rosso, filosovietico, o filocinese.

Prendiamo il caso dell'ex direttore di Rai1, il ministro Sangiuliano: ha detto che Dante era di destra, tacendo sulla differenza tra guelfi bianchi e guelfi neri. A risposta, una vignetta sul caso: O Dante, mi dicono che sei un pò fascio! Lo stesso ministro, alsalone del libro di Torino, si è fatto riprendere da Michela Murgia sulla lettura ancora non avvenuta di 5 libri del salone.

Motivo di questo post, è sottolineare la variegata presenza di intellettuali di destra, spesso in disaccordo tra loro, che rendono complesso un  milieu culturale che non è solo: bibbia e moschetto, pioniere perfetto (o la versione Bibi: Torah e moschetto, colone perfetto).

Il caso Marcello Veneziani. Un prolifico autore, un pò filosofo, un pò demagogo, che ha cercato di rivalutare Julius Evola, il mago e superuomo delle destre. Ma è tutta opera di suo pugno? a detta di professori ed insegnanti del milanese, utilizza molto i ghost writers, fantasmi i cui nomi non appaiono, ma la farina è del loro sacco. Una tradizione per la destra, anche Giovanni Agnelli si faceva scrivere i suoi bei discorsi da un anarchico carrarese.

Flavia Perina e Filippo Facci. Due onesti intellettuali che non sono di sinistra, che provengono dalle destre, e che forse non vanno nemmeno d'accordo ra loro, ma che per un breve periodo storico, quello dell'uscita di Fini dal PdL, con 33 deputati e 10 senatori, portò alla creazione del primo Terzo Polo. "la pattuglia finiana al Senato è guidata da Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze e spesso critico sulla politica economica del Governo. Con lui le senatrici Contini e Germontani e i senatori Saia, De Angelis, Digilio, Valditara, Pontone, Viespoli e Menardi. La nascita del gruppo viene sancita con una riunione nello studio di Baldassarre a Palazzo Madama, meta di un continuo andirivieni di senatori. Tra loro anche Enrico Musso. Tra i deputati, e anche membri del governo come Andrea Ronchi, Adolfo Urso, Roberto Menia e Antonio Buonfiglio. della pattuglia fanno parte chiaramente i 'ribelli' Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Finiani anche Ruben, Ronchi, Lamorte, Giulia Bongiorno, Scalia, Lo Presti, Perina, Conte, Bellotti, Polidori, Moffa, Tremaglia, Consolo, Angeli, Sbai, Paglia, Raisi, Luca Barbareschi, Siliquini, Benedetto Della Vedova, Napoli, Proietti, Di Biagio, Santo Patarino, Cosenza, Divella e Barbaro (in rosso alcuni voltagabbana che non votarono la sfiducia al governo). 

"Non sono numeri a sorpresa ma quelli venuti fuori sono i numeri che avevamo prospettato tutti al presidente Berlusconi, almeno noi ex di An". E' quanto ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla composizione del nuovo gruppo parlamentare 'Futuro e liberta''. La Russa ha spiegato che dal nuovo gruppo si aspetta comunque un sostegno al governo Berlusconi. 

Una avventura durata poco, ma che vidi la nascita di un giornale web, bellissimo, che nessuno ricorda più, in cui i due giornalisti ormai esautorati dal Secolo d'Italia e dalle collaborazioni col Giornale, diedero vita ad un movimento di opinione vitale e vero. Generazione Italia insieme alla Fondazione Fare Futuro, fu il primo moto di aggregazione di una destra laica.

Del partito di Fini, Futuro e libertà per l'Italia, restano ancora i documenti organizzativi, oggi molti di quegli attivisti e parlamentari sono approdati su sponde di destra (Giulia Buongiorno, Adolfo Urso) e laiche (Benedetto Della Vedova), opppure si sono sistemati (Italo Bocchino) alla direzione del Secolo d'Italia.

Flavia Perina, pur avendo una provenienza di destra, ha il coraggio di unirsi alle battaglie sui diritti, delle donne, degli immigrati residenti da più anni, dei più deboli (Aldovrandi, Cucchi).

Hanno appoggiato le posizioni di Gianfranco Fini su biotestamento e fecondazione. Inoltre, sono fuori dal coro sul movimento ProVita: Prima della nascita non è vita, e spesso neanche dopo. Facci è anche un musicologo, ha scritto vari libri su molti argomenti.

Per contro, ci sono anche personaggi come Mario Vattani, del ministero Affari Esteri, responsabile del consolato ad Osaka, che ha scritto dei contatti tra governo fascista e quello giapponese negli anni '30, e del vanto della marina, i sommergibili intercontinentali rimasti fedeli alla repubblica di Salò, attraccati a Kobe fino alla resa del Giappone.

Ma un personaggio che rievoca tristi ricordi disse "quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola". 

A proposito del libro di Valentina Mira "Dalla Stessa parte mi troverai", nella trasmissione TV La7,  8 e mezzo, del 12.04.2024, Mario Sechi, direttore di Libero, critica la frase nel libro sull'agguato alla sezione MSI di Acca Laurenzia "«Qui si riuniscono quelli del Fronte della gioventù che, lo dice il nome, sono i giovani che l’estrema destra alleva in batteria. Mentre escono dalla sezione, due di loro vengono ammazzati. Gli sparano. Sono anni in cui succede. Sono anni in cui loro sono i primi ad ammazzare. Carnefici; qualche volta, come ora, anche vittime. Del resto lo sai, se frequenti certi ambienti, che puoi morire». E a questo punto Sechi dice che si stupiscedell'affermazione, perchè secondo lui solo i morti uccisi dalle BR vanno mezionati, ma forse non si ricorda bene: piazza San Babila, gli agguati ai passanti con feriti e anche dei morti,  la banda Mambro-Fioravanti, i vari NAR, e la bomba terroristica (80 morti) alla stazione di Bologna nel 1980? E ancora, Massimo Carminati, ex-NAR,  boss dell'operazione a scopo di lucro "Mafia capitale"  in anni più recenti.

Altre cosmogonie facili evocate dal pensiero delle destre sono riferitea Frodo, l'hobbit eroe della Terra di Mezzo, nel Signore degli anelli, tra i romanzi di Tolkien, come la sua mostra inaugurata dal ministro Sangiuliano, o quelle ispirate a La storia infinita, dal romanzo di Michael Ende, specie per Atreiu, l'eroe che libera la Torre di avorio, tutta Fantàsia, e l'infanta imperatrice. Dal 1998 si tiene la kermesse di FdI, "La manifestazione è nata nel 1998, tra i fondatori c'è anche la presidente del consiglio e leader di FdI, Giorgia Meloni, che diede il via alla prima edizione. Questo evento oggi non è più soltanto un'iniziativa legata ai militanti di Gioventù nazionale, la sezione giovanile del partito, ma, con il tempo, è diventata una manifestazione nazionale che coinvolge imprenditori ed esponenti politici di varia collocazione. Atreju incarna (cito) "l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori e ideali, sino ad appiattirne le esistenze”.  

martedì 28 novembre 2023

post di novembre focaccia genovese

 Se i giovani sapessero, e i vecchi potessero... Quante cose ci passano davanti scorrendo come rivoli senza che ci facciamo un pensiero sopra. Da bambino, ho abitato a Torino in due vie di periferia, via Belfiore in zona Valentino, e via Spalato, in zona Fiat materiale ferroviario.

io a destra, sopra di me mia sorella Bianca, gli amici del cortile, da via Raffaello. 

Belfiore ricorda i moti rivoluzionari per l'indipendenza del lombardo-veneto, ma si studiano al liceo, quindi il nome della via mi è rimasto anonimo a lungo

Spalato/Split è stata una delle città bilingui, nell'Istria, come Zara ceduta alla fine della seconda guerra mondiale, con l'esodo degli abitanti di lingua italiana, tra cui Laura Antonelli, che militava negli anni '60-70 in Democrazia proletaria, esuli che soggiornarono  per poco o per molto nei campi profughi di Padriciano e di Gaeta.  Pidocchi, cibo scadente, filo spinato.... sempre in quei luoghi, furono concentrati gli esuli/profughi cecoslovacchi negli anni 66'-69'. Per me, una via che conduceva alle scuole medie, passando per prati e campi per giocare a pallone, e dopo i bar con i flipper, per raggiungere borgo San Paolo, piazza Robilant, la chiesa con l'oratorio....

Essere figlio di operai FIAT aveva i suoi pro ma anche i suoi contro. C'erano le colonie estive, un anno a Salice D'Ulzio ed un anno al mare, Igea Marina, un mese con bambini uguali a noi con cui passare le giornate ed i giochi, condividere pane e cioccolata, pranzi e cene frugali, pasta, frittata di zucchine, serate in cortile o davanti ad un cinema col telone bianco. A Natale, la distribuzione di giocattoli all'Expo, assegnazione di trenini, piste automobilistiche, e aeroplani da parte di hostess e giovani che si guadagnavano un extra per conto della FIAT. 

Tra i contro, andare al liceo tra compagni benestanti, con cui parlavo poco, e fingere che tutto vada bene anche se c'è stato un licenziamento per mio padre, a casa aria drammatica, ma la vita va avanti.

Un mio compagno di classe (vedi post precedente), Rocco, giornalista attivo sui social, scrive spesso di ricette, di locali, e di episodi delle sue estati o del liceo.  Nel '69 era in campeggio a Riomaggiore, con il gruppo Abele, e ricorda con nostalgia la focaccia genovese, bianca, con olio EVO e grani di sale grosso (anche nella mia quarta ginnasio in via Bligny la fugassa comprata in panetteria mi faceva da merenda per ricreazione). Queste serate estive al mare si concludevano verso le due di notte. 

A me queste serate a far tardi fanno pensare a Martina liceale, oggi sistemata in un albergo in Nuova Zelanda, al tempo dei miei soggiorni a Castrignano del Capo, 2013-15, lavorava le sue estati come cameriera, e tutti i giovani che prestavano servizio nei locali estivi si ritrovavano verso le tre di notte, a chiacchierare e socializzare dopo una dura giornata di lavoro.

Per la focaccia genovese, ecco alcune informazioni su come si prepara a casa, dagli ingredienti alla salamoia, all'occhiatura.....

Per me, le uscite serali hanno avuto inizio con il conseguimento della patente, e solo per eventi eccezionali, le cene di classe, e qualche spettacolo di jazz. La libertà è venuta con la maturità, l'iscrizione a medicina, e una benevola concessione dell'uso dell'auto di mia sorella. Ma ci si trovava in centro, alla Gran Madre, raggiungibile in tram, e per i rientri bastava un passaggio in centro. Andare in tram verso la collina lo facevamo anche nelle prime ore del mattino, per fare la corsa e gli allenamenti del gruppo di teatro. In inverno, capitava di passare da una pioggerella fine ad una nevicata a mezza quota. Nel '73, andai a fare una corsa in salita in piena estate, il giorno di ferragosto, il sudore che asciugai era eccezionale, una sauna estiva. 

Per inciso, quei grani di sale grosso sopra la focaccia mi ricordano i panini in Cecosclovacchia, housky, coperti dal sale e dai semi di cumino,  il prodotto alimentare di cui ho più nostalgia, insieme ai cornetti, rohliky. 




martedì 24 ottobre 2023

ceramiche del Giappone

 Sono sempre stato un appassionato di coppe, tazze, ceramiche, tradizionali e innovative, del Giappone. In particolare, di tutto quello che si usa per servire cibo o sakè, con abbinamenti precisi, riso nella ciotola di legno laccato, la ceramica o porcellana per i side dishes, nella cucina kaiseki, la fiaschetta del sakè con i bicchierini, o le coppette dei matrimoni, per fare i tre brindisi, di dimensioni sfasate, per impilarle bene.

Ho girato mercatini di antiquariato, negozi in centro e nelle strade di campagna, per soddisfare una grande mania, per crearmi una piccola collezione di oggetti smaltati, dai colori tradizionali e disegni abbinati: un ramo di pino, un bambù, la camelia, i fiori di ciliegio o di susino...

 
esterno 

 ed interno

ciotola grande, smaltata

 tazza

piattini e ciotolina, buoni per la salsa di soia e per il sakè
vista laterale, più una ciotolina con disegno di camelia
piccola coppa per il tè o bevande alcooliche
tazze moderne, evoluzione di pattern tradizionali con gusto ricercato attuale, comprati da Maruzen, libreria con sala esposizioni vicino alla stazione centrale, Marunouchi, vicino a Nihonbashi.

E, per non sottovalutare le terrecotte e le ceramiche di uso comune, ecco uno dei miei piattini preferiti

ed un dispenser per la salsa di soia


settembre è il mese delle fiere di rinnovo dei negozi di ceramiche, usano lasciarle sui gradini alla vista ed al buon gusto dei passanti, a gratis (stooping)

tazza per il matcha, produzione allievi scuola di ceramica

                                      recipiente per il sake, in materiale ceramico leggerissimo, mancano le tazzine
                                                        origine: mercatino delle pulci

Tra gli amici che ho festeggiato ed omaggiato, ricordo il collega Angelo Santino, che si era sposato nel '95, comprai un bel piatto con disegno di camelie, e mia sorella con un vaso in porcellana pregiata, regalo importante, per sdebitarmi del loro sostegno negli anni.
Non posto tutti gli oggetti meno significativi, magari cose da poco, ma che soppesandoli in mano fanno capire la leggerezza dei materiali e il lavoro di creazione di patterns punteggiati, artistici.
Tornerei anche subito, per trascorrere del tempo e guardare le vetrine dei grandi magazzini, Takashiyama, Mitsukoshi, Daimaru.... c'è sempre un piano dedicato all'artigianato, tradizionale e nuovo, anche solo per trovare cartoline, incensi, souvenir.

venerdì 22 settembre 2023

Dove non mi hai portata - violino tzigano


Ho in lettura il libro di Maria Grazia Calandrone, che usa un linguaggio ricercato e poetico, per fare lo storytelling della sua nascita, nel libro si parla di Palata, nell'Abbruzzo, e di sua madre, sposa inviolata, e dell'amore censurato da tutto il paese con il suo vero amore, che è diventito il padre della scrittrice. 

Il libro è una immersione in quegli anni e nello spirito del tempo, la disparità tra uomini e donne, il potere inviolabile dei genitori sulle figlie, l'unica via di uscita la fuga al nord. La scrittrice utilizza per rendere il periodo vissuto esempi delle canzoni di quegli anni, come questo video, colonna sonora di Mamma Roma e di un tango ballato nel film. Oppure il Sei diventata nera dei los Hermanos Ferial, che vinse Il disco per l'estate nel '64. IN quegli anni non c'era ancora il test di gravidanza, ma nel libro ci sono tre metodi empirici per farsi il test da soli. In quegli anni "il cremino Algida costa 50 lire, oggi circa tremila lire, una proporzione di 1:60". Un appartamento a Milano Un milione (a Torino, nel 1970-72, il prezzo era già 8 milioni). 
Descrive bene la città capitale del lavoro, citando le periferie chiamate Coree. In fabbrica, alla Fiat, la Corea era un reparto di segregazione, per gli operai sindacalizzati.
All'ingresso della stazione centrale, è citato un modellino di transatlantico, la Michelangelo, scala 1:50, sotto una teca di cristallo. Anche a Torino ricordo un modellino simile, alla stazione di Porta Nuova. 
Dal cavalcavia di corso Sommelier era possibile una vista sulla ferrovia, sui tanti binari e qualche volta sui treni di passaggio.
Nel libro si parla dei grandi magazzini, dello stile dei vestiti, a volte dismessi. Anche a Torino c'era un magazzino Standa in centro, vicino a via Carlo Alberto, in prossimità del cinema Ambrosio. Mi era permesso accompagnare mia madre, nei giorni seguenti la ricevuta dello stipendio,  che ci permetteva di comprare beni di lusso per quei tempi, cioccolata, acciughe sott'olio, scatolette di sardine.
La scrittura  della Calandrone è avvincente, una grande personalità dello spettacolo e della poesia, scrittura ricercata e di belle parafrasi, lo leggerò velocemente.

venerdì 8 settembre 2023

i miei libri del 2023

 Chi se li ricorda i meme? erano gli anni 2010-2013, i blog fiorivano (e poi chiudevano) ci si linkava a vicenda, si aprivano concorsi di cucina, e tra amici in rete si passava uno all'altro un gioco, un elenco, ognuno pubblicava la sua lista, e via al successivo. Furono seguiti da altre liste, questa volta meno social, ma sempre tramite social, FB: quali sono i tuoi migliori libri dell'estate/dell'anno? elenca i libri che ti sono piaciuti e mettili nei commenti.

Ecco, al mare ogni giorno ci siamo fatti il bagno, tra le 8 alle 10, circa, su uno scoglio praticamente nostro, lo scoglio della regina Marcella. L'amico comune, Mario, docente MIUR, è riuscito a farci parlare del passato, del dialetto, dei nostri trascorsi, quasi due mesi di bagni e di risate. Gli altri anni, ci appassionava delle sue letture qui in vacanza,  un'estate era Javier Marias (RIP), altre volte Murakami (che poi abbandono'). Quest'anno, in parte per il clima che ha fatto, in parte per il rigido allenamento che si è prefisso, 10 o più km al giorno, era spesso stanco, e quindi lo pungolavo chiedendo: Mario, che libro stai leggendo? E lui, di rimando: e tu, cosa hai letto di interessante?

Quindi mi accingo a fare una breve lista delle mie letture, non tutte recentissime, ma significative per me.

inizio con due libri italiani. Fabio Genovesi, versiliano, autore di Esche vive. Chi manda le onde è un romanzo di amore, di goffaggini, di persone che alla fine si ritrovano, trovano il loro modo per andare avanti, lasciare perdere le menzogne di cui si ammantavano, e vivere con qualcuno simile a loro
"perchè ho paura che se vado poi non mi volete più. Che abbiamo fatto questa bella gita, e però, siccome è finita come è finita, ora non ci vediamo più". Poi la mamma fa: "Mah, chi lo sa. secondo me questa cosa qui la può decidere Luna"....
Allora la mamma mi guarda e facciamo la stessa identica cosa, alziamo le braccia al cielo e diciamo: "Mah, chi lo sa, stiamo a vedere".
Di Andrea Marcolongo abbiamo quasi tutto, questo libro è un modo per presentarci la figura del console inglese presso il sultano durante la guerra francese in Egitto, che ottenne un permesso di scavo e lo trasformò in una sanatoria per depauperare il Partenone ed altri luoghi dell'antica Grecia di statue e marmi. Molti trofei andarono perduti con il naufragio, ed ora restano solo  i calchi delle metope a segnare i vuoti, nel museo dell'Acropoli ad Atene.


Di Laura Messina, autrice del blog Giappone mon amour, abbiamo quasi tutti i libri. Io ero un passo indietro e quest'estate mi sono letto questo Wa, diviso in 72 paragrafi come anche le quattro stagioni, ogni capitolo dedicato ad un modo di dire, al carattere kanji che ne è alla base, ed al sentire dei Giapponesi.
una storia d'amore tra una ragazza superdotata per la vista dei colori ed un ragazzo tanatoesteta: il loro incontro non è avvenuto per caso, è un recupero di legami familiari precedenti.


Kanako Nishi, scrittrice del 1977, è autrice di successo in Giappone, questo è il primo libro tradotto. 
Riesce a farci sentire l'atmosfera famigliare, una famiglia quasi perfetta che è distrutta da un lutto. Ma che si rialza. Alcuni personaggi sono transgender, mi ricorda il mammo/a di Kitchen di Banana Yoshimoto. Parla dei sentimenti di ragazzi che crescono, delle ragazze che trovano una strada personale, fanno delle scelte non convezionali.

Sanaka Hiiragi è autrice del 1974, per 7 anni ha insegnato giapponese all'estero, ha vinto il primo premio nel 2013, appassionata di fotografia, macchine fotografiche e kimono. Una bella storia, che mischia il mondo magico fantastico dell'aldilà con tre (quattro) protagosti, la vita si intreccia inspiegabilmente, e che rivedono la loro vita attraverso le loro fotografie, tante quanti anni hanno vissuto
Questo libro è un doppione, ero in libreria quando mi ha colpito la novella La scimmia di Shinagawa. Avevo come reminescenze, ma l'ho comprato, ritrovando il libro originale già a casa. Così me lo sono riletto, poi ho continuato con le cronache del signor uccello giraviti (Neji makidori kuronikuru)

Satoshi Yagisawa è del 1977. A questo libro ha fatto seguito un sequel "Una sera tra amici a Jimbocho". La protagonista, la giovane Takako, aiuta lo zio Satoru a tenere aperta la libreria Morisaki, specializzata in letteratura giapponese moderna. Ricco di commenti sullo stile di vita dei giovani, chi si sposa o si lascia per interesse, chi ci resta male e farà sentire la sua voce.


Di Osaka, 1971. In Giappone lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo (Garzanti, 2020), suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival. A questo successo segue Basta un caffè per essere felici (Garzanti, 2021), il secondo volume sulla caffetteria speciale, e Il primo caffè della giornata (Garzanti, 2022).
Libro su spettri, time lapse, tempo fermo, ritorni nel passato, il tempo di bere un caffè.

Metto nella lista con due libri italiani che sono stati argomento di un post di aprile


ed ecco i nuovi acquisti, per finire in bellezza il 2023

Natsuo Kirino (è uno pseudonimo), classe 1951.  Nel 1993 si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso. Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) ha raggiunto una notorietà internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. E' considerata un’autrice capace di innovare la lezione di Chuck Palahniuk e Murakami Haruki.  Ho ordinato IN,  tra i libri che ha scritto è il meno noir, una indagine psicologica con risvolti di mistero e illuminazioni sull'essere donna nella società e nei rapporti amorosi 



Ito Ogawa, classe 1973, nota scrittrice di canzoni e libri per ragazzi, famosa per Il ristorante dell'amore ritrovato. In La cartoleria Tsubaki, Hatoko è una calligrafa tuttofare, con il pennello e l’inchiostro sempre a portata di mano. Hatoko si trova quindi a redigere eleganti biglietti d’auguri, a compilare telegrammi di condoglianze per la morte di una scimmia, a comunicare la fine di un amore, tutto rigorosamente scritto a mano. Un giorno, alla cartoleria Tsubaki si presenta un giovane sconosciuto che parla un giapponese alquanto stentato. Con sé ha un sacchetto di carta pieno zeppo di lettere con un indirizzo italiano e vergate nell’elegante, inconfondibile grafia della nonna di Hatoko. Lettere capaci di sovvertire tutto quello che Hatoko ha sempre creduto di sapere non solo sul suo passato, ma anche su quello della cartoleria Tsubaki.

I nomi giapponesi fanno precedere il cognome, dopo viene il nome, a meno che il traduttore scelga la versione occidentale. In libreria, cercavo Tsumura tra gli autori con la lettera T, poi l'ho trovata, sotto la kappa di Kikuko. Giovane scrittrice molto amata in patria (premio Akutagawa e premio Noma), in questo libro descrive 5 lavori differenti di una giovane che si districa nella vita della città. Quale sarà il più soddisfacente? i primi quattro no, lei cerca sempre quello dove può sopravvivere meglio. 

Autrice giovanissima, del 1999, Keiko Yoshimura (pseudonimo) si affida alla traduzione di Laura Imai Messina, garanzia di contenuti profondi e di sentimenti filosofici
Dal sito web «Ma io aggiusto solo finestre, tetti... oggetti qualunque.» Il maestro sorrise: «Credo tu faccia molto di più, Mamoru. In tanti momenti ci hai restituito il coraggio di continuare questa vita. Ci hai comunicato la fiducia nel fatto che le cose potessero andare a posto, che tutto, in un modo o in un altro, si potesse aggiustare». Tutto si guasta, si incrina, invecchia, si rompe. Sohara Mamoru, che è nato sull'isola più piccola dell'arcipelago di Izu ed è il tuttofare della comunità, lo sa. Durante i tre giorni che precedono il Capodanno, si svolge la storia di un uomo che ha sempre messo davanti alla propria realizzazione la felicità altrui. In quella goccia di terra sovrastata da un vulcano dormiente e coperta da boschi di camelie, Sohara sogna (e di nascosto realizza) piccoli atti magici. Aggiusta case, guardrail, lampioni e, insieme, persone. Sono i giorni in cui in Giappone tutti si affaccendano per pulire, mettere a nuovo le stanze e accogliere così l'anno che viene, accompagnato dai 108 rintocchi delle campane dei templi. Sono le 108 passioni umane da cui liberarsi per raggiungere il Nirvana, secondo la religione buddhista: 107 rintocchi prima della mezzanotte, uno subito dopo. Mentre le stradine dell'isola si riempiono del profumo dei cibi tradizionali, le uova di aringa, i fagioli dalla buccia nera e brillante, il riso dai grani rossi delle grandi occasioni, Sohara incontra Kodama e i tasti guasti del suo pianoforte, Nozato che si sa immaginare solo a bordo di una bicicletta, il maestro Kawakami cui scivolano dalle mani oggetti che Sohara, suo allievo, di nascosto aggiusta e restituisce alla casa. Ciò che Sohara non sospetta però è che, in quei giorni profumati di pino e pasticcio di pesce, giungerà per lui dal mare una lettera: porterà con sé una tremenda notizia da Yamada, figlio dannato dell'isola. Accadrà proprio nell'attesa di un Capodanno che, per la prima volta, gli racconterà chi sia lui per la comunità e quanto il senso della vita non stia in tutte le possibilità che essa offre ma nella scelta di una sola. Nella notte dei 108 rintocchi, arriverà per Sohara il tempo non più di dare ma di ricevere."

Durian Sukegawa, nome d'arte di Tetsuya Sukekawa, è nato a Tokyo nel 1962. Poeta, scrittore e clown, ha una laurea in Filosofia Orientale e una in Pasticceria, conseguita all'Università della Pasticceria del Giappone. Per Einaudi ha pubblicato Le ricette della signora Tokue (2018), il suo primo libro tradotto in italiano, da cui è stato tratto il film Le ricette della signora Toku, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015.

un luogo e in un'epoca – i primi anni Novanta – che riportano a galla una Tokyo ammaliante e ormai scomparsa.  A Tokyo, nei primissimi anni Novanta – gli anni della «bolla» immobiliare –, impazzano i procacciatori d'affari e crescono i grattacieli. Non dappertutto, però. Nella zona di Shinjuku ci sono soprattutto alberghi a ore in rovina e gatti. Nel cuore di Shinjuku c'è Goldengai, un gruppo di isolati che risale ai «tempi caotici del dopoguerra», con piú di duecento piccoli bar l'uno accanto all'altro. È un mondo di ruderi e lanterne colorate quello in cui si aggira Yama, aspirante sceneggiatore, autore di quiz per la televisione, daltonico. Quando entra per la prima volta al Kalinka, un localino stretto e lungo dove i clienti abituali ingannano il tempo facendo scommesse sui gatti che faranno capolino alla finestra, Yama si ritrova in una «enciclopedia illustrata del genere umano». Gomito a gomito, al bancone bevono un bassista rock, una dominatrice di un club sadomaso, un regista, un «pornoredattore», un ex carcerato, un uomo vestito di paillette. Dietro il bancone lavora Yume, che arrostisce spiedini e peperoni. Come molti dei suoi clienti, Yume sembra un po' sfasata: ti guarda con un occhio solo, non sorride mai, e sembra sapere molte cose sui gatti del quartiere. Intrigato dal mistero – dove si incontrano, Yume e i gatti? –, combattuto tra la perenne sensazione di smarrimento e gli impulsi creativi, Yama cerca di trovare una strada che faccia per lui. Lungo il cammino si metterà nei guai col suo datore di lavoro, si cimenterà nella poesia, si lascerà cullare dalle luci di Goldengai. E, proprio quando sentirà sbocciare un fiore dentro di sé, vedrà un luogo magico scivolare via come sabbia, portandosi dietro una ragazza dagli occhi sfuggenti e forse un'intera epoca della vita.


Kawamura Genki è uno scrittore giapponese, nato a Yokohama nel 1979. Dopo una laurea presso la Facoltà di Lettere della Jochi Daigaku, collabora alla produzione di film di successo tra cui Train man e Your name. Nel 2011 si aggiudica il Premio Kumamoto per giovani produttori cinematografici. Per Einaudi ha pubblicato Se i gatti scomparissero dal mondo (2019 e 2020) - romanzo-riflessione attorno alla mortalità -, il suo primo romanzo diventato un successo globale, Non dimenticare i fiori (2021) vicenda che prende spunto dall’Alzheimer della nonna

Cosa sei disposto a dare al Diavolo per poter vivere un giorno in piú? Attento: ciò che il Diavolo sceglierà di prendersi sparirà dal mondo, per tutti. I telefonini? Va bene. E i film, gli orologi... d'accordo, ma i gatti? Sei pronto a rinunciare ai gatti?

Il protagonista della  storia fa il postino, mette in comunicazione tutti gli altri ma accanto a sé non ha nessuno. La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento. I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell'annuncio di una malattia incurabile. Come passare la settimana che gli resta da vivere? Riesce a stento a compilare la lista delle dieci cose da provare prima di morire. Non resta nulla da fare, se non disperarsi: ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto. Un giorno di piú di vita in cambio di qualcosa… Con la delicatezza di Sepúlveda e il gusto per il fantastico di Murakami, Kawamura Genki ha scritto una fiaba moderna per ricordarci quali sono le cose davvero importanti

Kashiwai Hisashi, cresciuto a Kyoto: ha lavorato come giornalista e consulente televisivo. È autore della serie sul Ristorante Kamogawa, composta da sette libri e da cui è stata tratta una serie tv. Da leggere anche Le ricette perdute della locanda Kamogawa. Einaudi.

Padre cuoco, figlia manager del gruppo investigativo che porta alla luce modi perduti di cucinare, che aiutano i clienti a ritrovare un ricordo e una situazione che avevano perso, e anche di gustare piatti della cucina tradizionale. La ricetta dell'hamburger con la farina di grano saraceno l'ho provata (ho sbriciolato degli spaghetti di soba, che dovrebbero essere di grano saraceno), ed è ottimo.

Michiko Aoyama ha lavorato come giornalista in Australia. I suoi libri hanno ricevuto diversi riconoscimenti in Giappone, tra cui il Miyazaki Book Award e il Miraiya Shoten Grand Prize
Per prima cosa si entra in biblioteca. Poi bisogna trovare la signora Komachi, dalla pelle candida e con uno chignon fissato da uno spillone a fiori. Infine, aspettare che ci chieda: «Che cosa cerca?». Sembra una domanda banale, ma non lo è. Perché la signora Komachi non è come le altre bibliotecarie. Lei riesce a intuire quali siano i desideri, i rimorsi e i rimpianti della persona che le sta di fronte. Così, sa consigliare il libro capace di cambiarle la vita. Perché in fondo, come dice Borges, «il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini». È così per Tomoka che, fagocitata dalla vita di città, ha smarrito la serenità; per Ryō, che ha un sogno, ma è in eterna attesa del momento giusto per realizzarlo. Poi ci sono Natsumi, che ha visto arenarsi la propria carriera dopo la gravidanza e non ha più la forza di lottare per riavere quello che ha perso; e Hiroya, troppo concentrato su sé stesso per cogliere nuove opportunità. Ognuno di loro esce dalla biblioteca stringendo tra le mani un libro inaspettato, e tra quelle pagine troverà il coraggio di cambiare prospettiva e non arrendersi. A volte è facile smarrire la strada e farsi domande sbagliate che non dissipano la nebbia che si ha davanti. Allora, bisogna guardare oltre e scorgere il raggio di sole che filtra dalle nuvole.
Kei. Aono (Nagoya) è stata redatrice per una rivista di animè e poi per una casa editrice. Ha prodotto la serie sulle libraie di Kichijoji, quartiere ovest di Tokyo, adattata anche per la TV.
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