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sabato 21 giugno 2025

I miei libri del 2025

 Anche questa estate sarà segnata dalla stagione balneare, vissuta tra scogli e spiaggette tra Sant'Isidoro e Torre Squillace, penisola della Strea, parco regionale protetto di Porto Cesareo. In attesa di ritrovarci insieme all'amico Mario, rientrato da Bergamo, come di consueto allestisco qui nel post la lista dei libri che ho letto in questi mesi, e  di altri ancora non iniziati.

Lo scrittore Murakami Haruki è tornato su un argomento che aveva trattato nei primi anni '90, una città isolata, remota, seclusa, in cui  gli abitanti vengono privati delle loro ombre, il segno distintivo del luogo è una mandria di unicorni nel fossato. Il titolo del suo primo libro è Hard-boiled wonderland and the end of the world (hard-boiled è un termine che sta per polpettone, una storia pulp), il titolo dell'edizione francese era La fin du monde, mentre il nome di quella italiana è riportata sulla  copertina.

Io l'ho ricevuto in regalo nella versione inglese, e mi sono appassionato alla scrittura di Murakami. Avevo anche incontrato una dottoranda di Roma che lo aveva studiato per la tesi, e me ne aveva decantato la bravura e l'interesse letterario in occidente. Come scrittore si ispira al minimalismo di Raymond Carver, che ho apprezzatto principalmente nei suoi racconti.
Nel primo libro, La fine del mondo, si descrive un mondo molto moderno, progredito tecnologicamente, e ricco di creature che vivono negli abissi della metropolitana, gli inklings, ed in parallelo un io narrante che entra nella città fortificata e isolata, dove vivono gli unicorni. Nel finale, l'autore lascia immaginare che il soggetto, tecnico informatico, abbia una involuzione a livello dei circuiti cerebrali, per non riprendere più conoscenza, e si chiuda in se stesso e nella sua storia all'interno di quella città circondata da mura  e dal fossato degli unicorni. In cui il tempo non scorre, non si accumula. 
In questo nuovo libro, La citta e le sue mura incerte, l'autore ci ripresenta la stessa situazione di isolamento e confinamento, e anche la stessa struttura a capitoli alterni, con episodi del protagonista nel mondo attuale, dove il tempo scorre, che si alterna alla vita del ragazzo nella città fuori dal tempo. La finalità del protagonista è di ritrovare la sua ragazza, il suo amore giovanile, che per ragioni inspiegabili è sparita, un evento comune ad altre storie di questo scrittore. 
In un loro penultimo incontro lei gli dice che la sua vera se stessa non vive  in questo tempo e spazio, ma in un altro luogo. Il ragazzo racconta: " migliaia di fili invisibili sembravano tenerti strettamente legata al mio cuore". E la ragazza spiega: "in realtà, la vera me stessa è lì che vive, nella città dalle alte mura. Tu puoi accedervi". E lui: " una volta entrato, potrò incontrare te, giusto?" E lei: "se riesci a trovare la città, e se...  se stai cercando davvero me. Basta che tu lo desideri". 
Murakami rielabora la storia all'interno della città dalle mura incerte, il modo in cui il protagonista fa scappare la sua ombra, e come riesce finalmente ad evadere lui stesso, dopo aver detto addio alla sua amica nella biblioteca. Il nucleo della storia era già presente in un racconto dallo stesso titolo, uscito nel 1980. A distanza di quarant'anni, lo scrittore lo ha rielaborato durante gli anni del Covid, dandogli una struttura in tre parti. 
Un segno distintivo dei libri di Murakami sono le citazioni musicali, come la sinfonietta di Janacek in 1Q84 (ichi kyu hachi yon, uno nove otto quattro), che viene citata in un brano degli Emerson Lake and Palmer;  le canzoni di Bob Dylan presenti in La fine del mondo, i brani jazz spesso descritti, o il nome del personaggio alterego del protagonista, Yellow Submarine, come un CD dei Beatles.

Di Fabio Genovesi, e di Chi manda le onde, avevo parlato in questo post del 2023. Nella prefazione di Mie magnifiche maestre, lo scrittore parla della formica e della cicala. La cicala non è un insetto da condannare, perchè non vive alle spalle di nessuno, ma il suo canto è il simbolo di una azione gratuita, allo scopo di riprodursi dopo anni di crisalide, tutte insieme per poi scomparire. Povere formiche, poveri noi. Passiamo la vita a testa bassa per raccattare le briciole e non possiamo saperlo, ma quel canto è antico e immenso, parte dal profondo della terra e sale a carezzare il cielo. E quanto l'estate il canto dura. Poi in caldo finisce e finisce lui, finisce la cicala. Che scende dal ramo, semina i futuri figli a terra e lì si spegne. L'inverno non è un problema, per la cicala l'inverno non esiste. Esiste un'unica stagione, un attimo infinito a cui dedica una musica preparata per anni e anni sottoterra. Dove la formica non la vede e non sa immaginarla, non può capire la sua inutile importanza, quell'urgente necessario spreco di bellezza, che è l'unico modo per dare l'amore. 
"Come le cicale, così le donne di casa mia, le mie magnifiche maestre". Che gli ritornano in sogno, segno di un compleanno in arrivo, momento che potrebbe segnare il passaggio alla mezza età.
E lo scrittore vuole ricordarle, ricordare i sogni e le loro avvertenze, scrivendoseli. "cosa che faccio subito, prima che la luce piatta della ragione possa soffiarle via. Per questo al mattino dimentichiamo i sogni... Dimenticare è sparire dalla mente. Scordare invece è sparire dal cuore. I sogni non si scordano".
 "Le cicale! l'unico modo di prendere e dare l'amore, e cioè amore diventare". 
Questa è una storia di confine, prima e dopo la disgregazione della Yugoslavia, fino alla pacificazione dei conflitti e alla condanna della pulizia etnica. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, cresciuti insieme, che si ritrovano e si amano, alla fine, di un sentimento di comprensione, dopo anni di incomprensioni. 
"Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”. A Trieste Alma ritrova una mappa dimenticata della sua vita. Ritrova la bella casa nel viale dei platani, dove ha trascorso l’infanzia grazie ai nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, dei caffè colti e mondani, distante anni luce dal disordine chiassoso di casa sua, “dove le persone entravano e se ne andavano, e pareva che i vestiti non fossero mai stati tolti dalle valigie”. Ritrova la casa sul Carso, dove si sono trasferiti all’improvviso e dove è arrivato Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado amici di suo padre. Vili che da un giorno all’altro è entrato nella sua vita cancellando definitivamente l’Austriaungheria. Adesso è proprio dalle mani di Vili, che è stato “un fratello, un amico, un antagonista”, che Alma deve ricevere l’eredità del padre. Ma Vili è l’ultima persona che vorrebbe rivedere. I tre giorni culminanti con la Pasqua ortodossa diventano così lo spartiacque tra ciò che è stato e non potrà più tornare – l’infanzia, la libertà, la Jugoslavia del padre, l’aria seducente respirata all’ombra del confine – e quello che sarà".
"Alma tiene la mano di Vili. Si appoggiano al muretto - loro si tengono la mano - ora sono più vicini, le spalle separate da un filo d'aria e i fianchi che combaciano, sentono una pace benefica inondargli le vene e le arterie, risalire fino al cuore e poi ai polmoni e al cervello, quel tipo di sentimento che probabilmente sentono le persone tutte d'un pezzo". 
La tematica degli esuli Dàlmati, e del senso di nostalgia per una patria che non esiste più, erano stati descritti bene nei romanzi di Enzo Bettiza, "l'esilio" di cui ho parlato qui e "il libro perduto", di cui ho parlato qui

Della Perrin avevo apprezzato l'umorismo chiuso e cupo di Cambiare l'acqua ai fiori. In Tatà, parla di una regista affermata che torna al paese della zia, ignara di una seconda vita segretissima e della storia di questa zia calzolaia e tifosa di calcio, che la lascia tanti nastri registrati per raccontarsi. 
La scrittrice Nishiki è autrice di romanzi, libri illustrati e saggi, per adulti e per bambini. Nel 1994 ha pubblicato il suo primo romanzo: Un’estate con la Strega dell’Ovest ha vinto il premio JAWC New Talent Award, il premio Nankichi Niimi e il premio Shogakukan; il libro ha avuto un successo enorme in Giappone e è stato adattato al cinema. Ha inoltre pubblicato Le bugie del mare (Feltrinelli, 2021).

la bambina viene mandata dalla nonna perché non si inserisce, fa fatica a relazionarsi con le compagne a

scuola. 

“La nonna accarezzò Mai, e disse: “Non pensi che spendere tante energie sia logorante? l’importante non

sono i fatti, che non potremmo cambiare, ma il tuo cuore, che sta cadendo in balia dei dubbi e del rancore

“Un corpo vive anche tante cose belle. Quando ti sei avvolta in queste lenzuola che profumano di

lavanda e di sole,  ti sei sentita felice. Quando ti crogioli al sole in un freddo giorno d'inverno, ti godi

la brezza all’ombra di un albero in un giorno d’estate, sei felice. Quando sei riuscita per la prima volta a

fare una capriola alla sbarra, sei stata contenta di riuscire a muovere il corpo come volevi tu".



Della Calandrone avevo postato nel 2023, con Dove non mi hai portata. Lo leggerò con calma, come tutte le scritture poetiche di questa autrice richiedono. 
"Niente, nessuno, in nessun luogo mai, è perduto per sempre. Un cuore solo non basta per ricambiare la bellezza che vedo. Così bello, privo di senso, perfetto".
Nel frattempo è in uscita il nuovo romanzo dell'autrice


Ed ecco un tomo ponderoso
Ambientato per lo più a Boston in un futuro imprecisato, ma non troppo lontano dal periodo in cui fu pubblicato, il romanzo tocca una vastissima gamma di argomenti, quali il tennis inteso come metafora dell'agonismo insito nello stile di vita medio americano e delle "infinite soluzioni in uno spazio finito", la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e i relativi programmi di recupero e riabilitazione (vero fulcro su cui ruota la maggior parte delle vicende), gli abusi sui minori, la pubblicità e il suo rapporto dialettico con il tessuto sociale, l'intrattenimento popolare nelle sue forme maggiormente parossistiche e alienanti, le più disparate teorie cinematografiche, e il complesso rapporto dell'identità nazionale e dei suoi processi gestativi, con la vicenda d'un gruppo secessionista quebecchese illustrata nel libro. Invece che Sesso, droga e rock and Roll, David Wallace ci descrive un'America paranoica per sport, droghe e pistole Smith e Wesson. 

"Che ci sono persone alle quali semplicemente non piacete, qualsiasi cosa facciate. Che nonostante pensiate di essere furbi, non lo siete molto. Che la validità logica di un ragionamento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che è possibile imparare cose preziose da una persona stupida. Che se il numero sufficiente di persone beve caffè in una stanza silenziosa, è possibile sentire il rumore del vapore che si leva dalle tazze. Che a volte agli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati. Che le persone di cui avere più paura sono quelle che hanno più paura. Che ci vuole grande coraggio per mostrarsi deboli. Che gli altri, anche se sono stupidi, riescono spesso a vedere cose di voi che voi non riuscite a vedere. Che è consentito volere. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri".

"Il libro ha dei bei passaggi (ad esempio la descrizione del suicidio del padre, o la parte in cui si racconta la carriera sportiva e il contemporaneo innamoramento di uno dei tanti protagonisti)". La conclusione è interessante, e concentra molti temi contenuti nelle varie parti del libro. Io ho letto solo queste circa trenta pagine finali, ma mi riprometto di riprenderlo in mano in autunno. "Dopo l'ultima pagina, continua a proiettarsi verso un punto di fuga dentro il lettore, e, anche per questo, continua a lavorarti dentro; può terminare la lettura, non il segno che continua a scavare". Come ha detto lo scrittore, DFW: "C’è un finale per quanto mi riguarda. Una serie di linee parallele dovrebbero in teoria cominciare a convergere in modo che una “fine” possa essere proiettata dal lettore da qualche parte oltre la cornice. Se non ti capita di osservare questa convergenza o proiezione, allora il libro non ha funzionato con te. "

Il titolo cita una frase di Amleto che fa riferimento a Yorick, il buffone di corte: "Ahimè, povero Yorick! L'ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti" (infinite jest, in lingua originale). A tale citazione si fa allusione molte volte, dato che la compagnia cinematografica di James Incandenza si chiama "Poor Yorick Productions".  Per anni, dopo il liceo, ho sempre pensato che Orcynus Orca fosse il libro più ostico da leggere, molto più de l'Ulysses di Joyce. Invece Arrigo è piacevole da leggere, ed è autore di poesie molto intense. 

Infinite Jest è del 1996. Wallace è uno scrittore moderno che ha insegnato corsi di scrittura creativa e letteratura inglese in California. Una vita in depressione, tra alcool e alti e bassi, autore amato e tuttavia non riconosciuto abbastanza, lo hanno portato a togliersi la vita a 48 anni.  Reputato un romanzo enciclopedico, per la complessità e vastità della sua struttura e dei temi trattati, si accosta, come altre opere dell'autore, alle correnti postmoderne del realismo isterico e dell'avantpop. 


venerdì 8 settembre 2023

i miei libri del 2023

 Chi se li ricorda i meme? erano gli anni 2010-2013, i blog fiorivano (e poi chiudevano) ci si linkava a vicenda, si aprivano concorsi di cucina, e tra amici in rete si passava uno all'altro un gioco, un elenco, ognuno pubblicava la sua lista, e via al successivo. Furono seguiti da altre liste, questa volta meno social, ma sempre tramite social, FB: quali sono i tuoi migliori libri dell'estate/dell'anno? elenca i libri che ti sono piaciuti e mettili nei commenti.

Ecco, al mare ogni giorno ci siamo fatti il bagno, tra le 8 alle 10, circa, su uno scoglio praticamente nostro, lo scoglio della regina Marcella. L'amico comune, Mario, docente MIUR, è riuscito a farci parlare del passato, del dialetto, dei nostri trascorsi, quasi due mesi di bagni e di risate. Gli altri anni, ci appassionava delle sue letture qui in vacanza,  un'estate era Javier Marias (RIP), altre volte Murakami (che poi abbandono'). Quest'anno, in parte per il clima che ha fatto, in parte per il rigido allenamento che si è prefisso, 10 o più km al giorno, era spesso stanco, e quindi lo pungolavo chiedendo: Mario, che libro stai leggendo? E lui, di rimando: e tu, cosa hai letto di interessante?

Quindi mi accingo a fare una breve lista delle mie letture, non tutte recentissime, ma significative per me.

inizio con due libri italiani. Fabio Genovesi, versiliano, autore di Esche vive. Chi manda le onde è un romanzo di amore, di goffaggini, di persone che alla fine si ritrovano, trovano il loro modo per andare avanti, lasciare perdere le menzogne di cui si ammantavano, e vivere con qualcuno simile a loro
"perchè ho paura che se vado poi non mi volete più. Che abbiamo fatto questa bella gita, e però, siccome è finita come è finita, ora non ci vediamo più". Poi la mamma fa: "Mah, chi lo sa. secondo me questa cosa qui la può decidere Luna"....
Allora la mamma mi guarda e facciamo la stessa identica cosa, alziamo le braccia al cielo e diciamo: "Mah, chi lo sa, stiamo a vedere".
Di Andrea Marcolongo abbiamo quasi tutto, questo libro è un modo per presentarci la figura del console inglese presso il sultano durante la guerra francese in Egitto, che ottenne un permesso di scavo e lo trasformò in una sanatoria per depauperare il Partenone ed altri luoghi dell'antica Grecia di statue e marmi. Molti trofei andarono perduti con il naufragio, ed ora restano solo  i calchi delle metope a segnare i vuoti, nel museo dell'Acropoli ad Atene.


Di Laura Messina, autrice del blog Giappone mon amour, abbiamo quasi tutti i libri. Io ero un passo indietro e quest'estate mi sono letto questo Wa, diviso in 72 paragrafi come anche le quattro stagioni, ogni capitolo dedicato ad un modo di dire, al carattere kanji che ne è alla base, ed al sentire dei Giapponesi.
una storia d'amore tra una ragazza superdotata per la vista dei colori ed un ragazzo tanatoesteta: il loro incontro non è avvenuto per caso, è un recupero di legami familiari precedenti.


Kanako Nishi, scrittrice del 1977, è autrice di successo in Giappone, questo è il primo libro tradotto. 
Riesce a farci sentire l'atmosfera famigliare, una famiglia quasi perfetta che è distrutta da un lutto. Ma che si rialza. Alcuni personaggi sono transgender, mi ricorda il mammo/a di Kitchen di Banana Yoshimoto. Parla dei sentimenti di ragazzi che crescono, delle ragazze che trovano una strada personale, fanno delle scelte non convezionali.

Sanaka Hiiragi è autrice del 1974, per 7 anni ha insegnato giapponese all'estero, ha vinto il primo premio nel 2013, appassionata di fotografia, macchine fotografiche e kimono. Una bella storia, che mischia il mondo magico fantastico dell'aldilà con tre (quattro) protagosti, la vita si intreccia inspiegabilmente, e che rivedono la loro vita attraverso le loro fotografie, tante quanti anni hanno vissuto
Questo libro è un doppione, ero in libreria quando mi ha colpito la novella La scimmia di Shinagawa. Avevo come reminescenze, ma l'ho comprato, ritrovando il libro originale già a casa. Così me lo sono riletto, poi ho continuato con le cronache del signor uccello giraviti (Neji makidori kuronikuru)

Satoshi Yagisawa è del 1977. A questo libro ha fatto seguito un sequel "Una sera tra amici a Jimbocho". La protagonista, la giovane Takako, aiuta lo zio Satoru a tenere aperta la libreria Morisaki, specializzata in letteratura giapponese moderna. Ricco di commenti sullo stile di vita dei giovani, chi si sposa o si lascia per interesse, chi ci resta male e farà sentire la sua voce.


Di Osaka, 1971. In Giappone lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo (Garzanti, 2020), suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival. A questo successo segue Basta un caffè per essere felici (Garzanti, 2021), il secondo volume sulla caffetteria speciale, e Il primo caffè della giornata (Garzanti, 2022).
Libro su spettri, time lapse, tempo fermo, ritorni nel passato, il tempo di bere un caffè.

Metto nella lista con due libri italiani che sono stati argomento di un post di aprile


ed ecco i nuovi acquisti, per finire in bellezza il 2023

Natsuo Kirino (è uno pseudonimo), classe 1951.  Nel 1993 si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso. Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) ha raggiunto una notorietà internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. E' considerata un’autrice capace di innovare la lezione di Chuck Palahniuk e Murakami Haruki.  Ho ordinato IN,  tra i libri che ha scritto è il meno noir, una indagine psicologica con risvolti di mistero e illuminazioni sull'essere donna nella società e nei rapporti amorosi 



Ito Ogawa, classe 1973, nota scrittrice di canzoni e libri per ragazzi, famosa per Il ristorante dell'amore ritrovato. In La cartoleria Tsubaki, Hatoko è una calligrafa tuttofare, con il pennello e l’inchiostro sempre a portata di mano. Hatoko si trova quindi a redigere eleganti biglietti d’auguri, a compilare telegrammi di condoglianze per la morte di una scimmia, a comunicare la fine di un amore, tutto rigorosamente scritto a mano. Un giorno, alla cartoleria Tsubaki si presenta un giovane sconosciuto che parla un giapponese alquanto stentato. Con sé ha un sacchetto di carta pieno zeppo di lettere con un indirizzo italiano e vergate nell’elegante, inconfondibile grafia della nonna di Hatoko. Lettere capaci di sovvertire tutto quello che Hatoko ha sempre creduto di sapere non solo sul suo passato, ma anche su quello della cartoleria Tsubaki.

I nomi giapponesi fanno precedere il cognome, dopo viene il nome, a meno che il traduttore scelga la versione occidentale. In libreria, cercavo Tsumura tra gli autori con la lettera T, poi l'ho trovata, sotto la kappa di Kikuko. Giovane scrittrice molto amata in patria (premio Akutagawa e premio Noma), in questo libro descrive 5 lavori differenti di una giovane che si districa nella vita della città. Quale sarà il più soddisfacente? i primi quattro no, lei cerca sempre quello dove può sopravvivere meglio. 

Autrice giovanissima, del 1999, Keiko Yoshimura (pseudonimo) si affida alla traduzione di Laura Imai Messina, garanzia di contenuti profondi e di sentimenti filosofici
Dal sito web «Ma io aggiusto solo finestre, tetti... oggetti qualunque.» Il maestro sorrise: «Credo tu faccia molto di più, Mamoru. In tanti momenti ci hai restituito il coraggio di continuare questa vita. Ci hai comunicato la fiducia nel fatto che le cose potessero andare a posto, che tutto, in un modo o in un altro, si potesse aggiustare». Tutto si guasta, si incrina, invecchia, si rompe. Sohara Mamoru, che è nato sull'isola più piccola dell'arcipelago di Izu ed è il tuttofare della comunità, lo sa. Durante i tre giorni che precedono il Capodanno, si svolge la storia di un uomo che ha sempre messo davanti alla propria realizzazione la felicità altrui. In quella goccia di terra sovrastata da un vulcano dormiente e coperta da boschi di camelie, Sohara sogna (e di nascosto realizza) piccoli atti magici. Aggiusta case, guardrail, lampioni e, insieme, persone. Sono i giorni in cui in Giappone tutti si affaccendano per pulire, mettere a nuovo le stanze e accogliere così l'anno che viene, accompagnato dai 108 rintocchi delle campane dei templi. Sono le 108 passioni umane da cui liberarsi per raggiungere il Nirvana, secondo la religione buddhista: 107 rintocchi prima della mezzanotte, uno subito dopo. Mentre le stradine dell'isola si riempiono del profumo dei cibi tradizionali, le uova di aringa, i fagioli dalla buccia nera e brillante, il riso dai grani rossi delle grandi occasioni, Sohara incontra Kodama e i tasti guasti del suo pianoforte, Nozato che si sa immaginare solo a bordo di una bicicletta, il maestro Kawakami cui scivolano dalle mani oggetti che Sohara, suo allievo, di nascosto aggiusta e restituisce alla casa. Ciò che Sohara non sospetta però è che, in quei giorni profumati di pino e pasticcio di pesce, giungerà per lui dal mare una lettera: porterà con sé una tremenda notizia da Yamada, figlio dannato dell'isola. Accadrà proprio nell'attesa di un Capodanno che, per la prima volta, gli racconterà chi sia lui per la comunità e quanto il senso della vita non stia in tutte le possibilità che essa offre ma nella scelta di una sola. Nella notte dei 108 rintocchi, arriverà per Sohara il tempo non più di dare ma di ricevere."

Durian Sukegawa, nome d'arte di Tetsuya Sukekawa, è nato a Tokyo nel 1962. Poeta, scrittore e clown, ha una laurea in Filosofia Orientale e una in Pasticceria, conseguita all'Università della Pasticceria del Giappone. Per Einaudi ha pubblicato Le ricette della signora Tokue (2018), il suo primo libro tradotto in italiano, da cui è stato tratto il film Le ricette della signora Toku, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015.

un luogo e in un'epoca – i primi anni Novanta – che riportano a galla una Tokyo ammaliante e ormai scomparsa.  A Tokyo, nei primissimi anni Novanta – gli anni della «bolla» immobiliare –, impazzano i procacciatori d'affari e crescono i grattacieli. Non dappertutto, però. Nella zona di Shinjuku ci sono soprattutto alberghi a ore in rovina e gatti. Nel cuore di Shinjuku c'è Goldengai, un gruppo di isolati che risale ai «tempi caotici del dopoguerra», con piú di duecento piccoli bar l'uno accanto all'altro. È un mondo di ruderi e lanterne colorate quello in cui si aggira Yama, aspirante sceneggiatore, autore di quiz per la televisione, daltonico. Quando entra per la prima volta al Kalinka, un localino stretto e lungo dove i clienti abituali ingannano il tempo facendo scommesse sui gatti che faranno capolino alla finestra, Yama si ritrova in una «enciclopedia illustrata del genere umano». Gomito a gomito, al bancone bevono un bassista rock, una dominatrice di un club sadomaso, un regista, un «pornoredattore», un ex carcerato, un uomo vestito di paillette. Dietro il bancone lavora Yume, che arrostisce spiedini e peperoni. Come molti dei suoi clienti, Yume sembra un po' sfasata: ti guarda con un occhio solo, non sorride mai, e sembra sapere molte cose sui gatti del quartiere. Intrigato dal mistero – dove si incontrano, Yume e i gatti? –, combattuto tra la perenne sensazione di smarrimento e gli impulsi creativi, Yama cerca di trovare una strada che faccia per lui. Lungo il cammino si metterà nei guai col suo datore di lavoro, si cimenterà nella poesia, si lascerà cullare dalle luci di Goldengai. E, proprio quando sentirà sbocciare un fiore dentro di sé, vedrà un luogo magico scivolare via come sabbia, portandosi dietro una ragazza dagli occhi sfuggenti e forse un'intera epoca della vita.


Kawamura Genki è uno scrittore giapponese, nato a Yokohama nel 1979. Dopo una laurea presso la Facoltà di Lettere della Jochi Daigaku, collabora alla produzione di film di successo tra cui Train man e Your name. Nel 2011 si aggiudica il Premio Kumamoto per giovani produttori cinematografici. Per Einaudi ha pubblicato Se i gatti scomparissero dal mondo (2019 e 2020) - romanzo-riflessione attorno alla mortalità -, il suo primo romanzo diventato un successo globale, Non dimenticare i fiori (2021) vicenda che prende spunto dall’Alzheimer della nonna

Cosa sei disposto a dare al Diavolo per poter vivere un giorno in piú? Attento: ciò che il Diavolo sceglierà di prendersi sparirà dal mondo, per tutti. I telefonini? Va bene. E i film, gli orologi... d'accordo, ma i gatti? Sei pronto a rinunciare ai gatti?

Il protagonista della  storia fa il postino, mette in comunicazione tutti gli altri ma accanto a sé non ha nessuno. La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento. I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell'annuncio di una malattia incurabile. Come passare la settimana che gli resta da vivere? Riesce a stento a compilare la lista delle dieci cose da provare prima di morire. Non resta nulla da fare, se non disperarsi: ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto. Un giorno di piú di vita in cambio di qualcosa… Con la delicatezza di Sepúlveda e il gusto per il fantastico di Murakami, Kawamura Genki ha scritto una fiaba moderna per ricordarci quali sono le cose davvero importanti

Kashiwai Hisashi, cresciuto a Kyoto: ha lavorato come giornalista e consulente televisivo. È autore della serie sul Ristorante Kamogawa, composta da sette libri e da cui è stata tratta una serie tv. Da leggere anche Le ricette perdute della locanda Kamogawa. Einaudi.

Padre cuoco, figlia manager del gruppo investigativo che porta alla luce modi perduti di cucinare, che aiutano i clienti a ritrovare un ricordo e una situazione che avevano perso, e anche di gustare piatti della cucina tradizionale. La ricetta dell'hamburger con la farina di grano saraceno l'ho provata (ho sbriciolato degli spaghetti di soba, che dovrebbero essere di grano saraceno), ed è ottimo.

Michiko Aoyama ha lavorato come giornalista in Australia. I suoi libri hanno ricevuto diversi riconoscimenti in Giappone, tra cui il Miyazaki Book Award e il Miraiya Shoten Grand Prize
Per prima cosa si entra in biblioteca. Poi bisogna trovare la signora Komachi, dalla pelle candida e con uno chignon fissato da uno spillone a fiori. Infine, aspettare che ci chieda: «Che cosa cerca?». Sembra una domanda banale, ma non lo è. Perché la signora Komachi non è come le altre bibliotecarie. Lei riesce a intuire quali siano i desideri, i rimorsi e i rimpianti della persona che le sta di fronte. Così, sa consigliare il libro capace di cambiarle la vita. Perché in fondo, come dice Borges, «il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini». È così per Tomoka che, fagocitata dalla vita di città, ha smarrito la serenità; per Ryō, che ha un sogno, ma è in eterna attesa del momento giusto per realizzarlo. Poi ci sono Natsumi, che ha visto arenarsi la propria carriera dopo la gravidanza e non ha più la forza di lottare per riavere quello che ha perso; e Hiroya, troppo concentrato su sé stesso per cogliere nuove opportunità. Ognuno di loro esce dalla biblioteca stringendo tra le mani un libro inaspettato, e tra quelle pagine troverà il coraggio di cambiare prospettiva e non arrendersi. A volte è facile smarrire la strada e farsi domande sbagliate che non dissipano la nebbia che si ha davanti. Allora, bisogna guardare oltre e scorgere il raggio di sole che filtra dalle nuvole.
Kei. Aono (Nagoya) è stata redatrice per una rivista di animè e poi per una casa editrice. Ha prodotto la serie sulle libraie di Kichijoji, quartiere ovest di Tokyo, adattata anche per la TV.
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