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sabato 25 aprile 2026

25 aprile, la liberazione dai fascisti repubblichini

 Ho abitato per anni nel quartiere operaio di Borgo San Paolo, e dopo la maturità del liceo e mia personale, ci ho vissuto consapevolmente e partecipando alla vita del quartiere. Il 25 aprile più intenso me lo ricordo bene, abbiamo fatto un corteo in Via Dante Di Nanni, fino a via San Bernardino, via dove abitava il partigiano Dante, e sede di riferimento del suo Gruppo Armato Partigiano, e dove si difese per ore fino alla sua uccisione, soffermandoci davanti al cippo commemorativo. Piazza Robilant era la sede delle mie scuole medie, a quei tempi intitolate a Leon Battista Alberti, passavo davanti alla chiesa di San Bernardino da Siena, sede francescana, e lungo le bancarelle del mercato di via Di Nanni, transitavo lungo via Monginevro, prendendoci il tram per andare in via Bligny, sede distaccata del liceo D'Azeglio dove frequentavo il quarto ginnasio. Da un lato di corso Ferrucci vedevo dalla finestra l'interno delle officine delle Ferrovie, mentre dal lato di corso Peschiera inziava una sede FIAT. Andando verso il carcere si stagliava il palazzo della Westinghouse, poi diventato Venchi unica. Su corso Ferrucci apriva una sede IBM, con calcolatori a schede perforate. 

Ricordo anche un bel corteo del primo maggio, nel periodo '75 - '76, concluso in piazza Castello, e poi con i conoscenti in collina, verso Chieri, a bere in un'osteria e a sentire il primi tepori delle primavera. Ricordo anche la lotta di una piccola fabbrica di zona, in via Villarbasse, 15 operaie che non volevano essere licenziate, occuparono insieme a noi, piccolo gruppo di giovani, ci ritrovavamo ogni mattina davanti all'ingresso e organizzavamo raccolte di fondi e cartelloni, con comunicazioni sulla lotta al padrone. 

Ho partecipato ad attacchinaggio, come Comitati di Base, di manifesti per gli scioperi e le assemblee, fin oa che non ci hanno fermato e confiscato la colla, presi i nomi, e processati. Per fortuna una amnistia ha cancellato la colpa dalla fedina penale

Il concertone del primo maggio arrivò molto più tardi, nel '90, le nostre canzoni erano più di protesta, bandiera rossa, contessa, Ivan Della Mea, Fausto Amodei, Fiorenzo Carpi, De Andrè, Dario Fo, Jannacci, Cochi e Renato, gli Area, Don Cherry, Frank Zappa, del jazz, l'avvelenata di Guccini, Samarcanda di Vecchioni, e musica popolare delle tradizioni regionali, Otello Profazio, Enzo Del Re, Matteo Salvatore.

Delle Brigate rosse sapevamo pochissimo, qualcosa di più su prima linea, i figli di Donat Cattin, e ai seminari delle 150 ore con la Fiat Mirafiori sul lavoro in fabbrica, ci fu il caso di uno studente arrestato, per avere avuto contatti con l'avvocato Giambattista Lazagna, medaglia d'oro per la resistenza, amico di Feltrinelli. Nel '77 tutto precipitò, Bologna, gli autonomi, le P38, e il rapimento Moro. Fino all'attentato terroristico alla stazione di Bologna, e al terrore dei fascisti veneti, Freda, Ventura, il Sisde,  e la banda Mambro-Fioravanti.

sabato 6 dicembre 2025

Ottobre a Torino, diario del viaggio

 A inizio ottobre ho fatto una breve visita a Torino, a trovare amici e conoscenti. In  primis mio nipote, che lavora come cameriere a Barolo, ci siamo incontrati a pranzo e ci siamo raccontati. 

La mattina ho assistito a uno spettacolo per le scuole, I monologhi della vagina, con le attrici nella foto, dell'associazione culturale Liberi pensatori Paul Valery 

Ho camminato in lungo e in largo, dal centro a corso Sebastopoli a via Guido Reni, ex mercati generali
In centro ho pernottato davanti alla stazione, una soffitta comoda, e poi in via della Consolata, tramite il sistema keybox e una password numerica per recuperare le chiavi dell'appartamento.








da via della Consolata si accede al centro città, da via Corte d'appello a Palazzo di città. Infatti, era il venerdì dello sciopero nazionale, e a gruppi ho salutato giovani ed anziani con bandiere e cori pacifici. 
In via delle orfane ho visto Palazzo Barolo o Faletti di Barolo, un edificio molto signorile

prima di arrivare alla Chiesa della Consolata, sulla via medesima, mi sono fermato in un bar molto famigliare ed ho scambiato due parole col gestore. Ha rilevato l'attività dai genitori, e continua a vendere olio pugliese (padre pugliese e madre sarda) e nebbiolo delle langhe, si è lamentato che la zona si è svuotata e ci sono troppi turisti occasionali, e molte attività di locazione mordi e fuggi. Gli ho chiesto consiglio per una panetteria biscottificio, e mi ha indirizzato su via del Carmine angolo via Piave, un negozio di una volta, una zona che ho frequentato, e precisamente in via Bligny, la sede succursale del liceo D'Azeglio, per la mia quarta ginnasio.
alla chiesa, o santuario della Consolata, ci si andava prima di un compito in classe per avere una benedizione. 






Di fronte alla chiesa c'è il negozio di dolci Al bicerin, famoso per la cioccolata calda, ed i gianduiotti, ed a fianco ha aperto, dopo l'anno del Covid, da Felicin, boutique bistrot dell'antica erboristeria, nuova sede del ristorante di Monforte d'Alba, con dieci tavoli e proposte gastronomiche locali.

Per contro, l'erboristeria si è spostata in piazza Statuto, sulla destra sotto i portici, a fianco della tabaccheria, e prepara ancora il Centerbe digestivo. 
Ma la parte più suggestiva per me è stata la camminata per corso Re Umberto e Galileo Ferraris, in particolare passando davanti al GAM, la Galleria di Arte Moderna.

nei giardini della galleria ho trascorso il periodo di preparazione per la maturità

poi, in piazza Solferino, questa scultura artistica quasi una grande cartapesta
Infine, in zona stazione Porta Nuova, a prendere un caffè per colazione prima di prendere un frecciarossa per Bologna, con cambio per Rimini, e finalmente a casa, per pranzo. 


martedì 7 ottobre 2025

esperienza emozionale al carcere minorile Ferrante Aporti

 Negli anni '80, risiedevo a Lecce, ma  risalivo spesso a Torino, per rivedere gli amici del gruppo di teatro, come Renato Giuliani, che era responsabile del recupero di giovani e ragazzi rinchiusi nel carcere minorile Ferrante Aporti. Le attività educative si focalizzavano sulla formazione teatrale, sull' uso dei mezzi audiovisivi, e sulle abilità di tecnico di scena, responsabile delle luci, del suono e della tempistica delle rappresentazioni sceniche. Inoltre era attiva una formazione di arti marziali come l'Aikido, grazie al maestro Nando, che era cintura nera e partecipava alle gare internazionali. Belli e veri i momenti di incontro coi ragazzi per gli allenamenti di teatro per la lega dell'improvvisazizone, come: parlare per un minuto di un prodotto commerciale vero o inventato, oppure "incontrarsi casualmente in scena tra due attori", secondo le regole dei match di improvvisazione; inoltre, esisteva al Ferrante Aporti un programma teatrale da parte di compagnie esterne, ad esempio partecipai alla esibizione del gruppo musicale Banda Bardò. 

Tra le improvvisazioni non programmate e uscite estemporanee di questi attori naturali che agivano di istinto, memorabile fu una scena di commiato, in cui Ugo Giletta, in partenza per tornare a Torino, ci salutò uno per uno, improvvisando discorsi di addio, alternando note di rammarico a emozioni sentimentali, a malinconici pensieri di abbandono. 

A quel tempo, il mio carattere era chiuso, e questi momenti di confronto e conoscenza con altre vite, con il loro vissuto, e l'imparare nuove possibilità espressive, mi fece crescere interiormente, rendendo possibile anche per me esprimermi con il mio essere emozionale interiore e immaginare sentimenti e sensibilità nuove, entrando nel personaggio desiderato, gratificato di poter essere uguale tra uguali, attori non innati ma formati dalla vita, dalla situazione sociale, e da azioni istintuali che ci venivano portate alla luce come in filosofia avviene con l'arte maieutica, facendoci autori di noi stessi, nelle parti che decidevamo di assumere. 

Qui voglio ricordare il momento più significativo di quegli anni, quando per una turneè di teatro nel Salento, la compagnia teatrale di Renato Giuliani arrivò a Lecce, per alcune rappresentazioni, nell'ambito della rassegna teatrale per ragazzi "Et voilà...  incontri internazioni di teatro per ragazzi". Tra le sedi delle rappresentazioni, ci fu il castello Carlo V, e le scuole, tra cui quella di Caprarica. A casa mia, che serviva per la preparazione delle scene, per la revisione delle basi musciali, e per attività piacevoli di socializzazione e per programmare gite al mare, arrivò tra il personale del gruppo di Renato Giuliani il suo tecnico e assistente di scena, Lorenzo, in uscita inter-regionale di lavoro, trasferito dal Ferrante Aporti al carcere minorile di Lecce. Seguirono giorni piacevoli, di terrazzi assolati, amoreggiamenti giovanili, e di stupori davanti al mare del Salento. La sera organizzammo pizze cotte nel forno a legna, seguite dall'accompagnamento di Lorenzo al carcere, per i pernottamenti. 

In seguito ho avuto altre occasioni di fare del teatro di improvvisazione, come dopo i seminari teatrali dell'ottobre 1986, quando gli attori ci seguirono per una settimana nell'aula magna dell'università di Lecce e, dovendo partire, affidarono a noi un intervento nel carcere minorile, che svolgemmo con responsabilità e partecipazione, noi nuovi ad interventi di questo tipo, ancora all'inizio della  conoscenza uno con l'altro, ma già impregnati dello spirito dei match di improvvisazione. 
Seguirono altre occasioni per rivedere Lorenzo, incontrarlo nel suo percorso di ritorno alla società civile, in particolare il giorn  del suo matrimonio, della festa organizzata nelle Langhe, e del lancio di una mongolifiera di carta velina, a simbolo delle nostre vite lanciate nel futuro e nel confronto con  altre vite, a volte con successo, altre volte con un insuccesso, ma sempre con gli occhi e le menti rivolte all'andare avanti, verso un futuro di belle relazioni e buoni sentimenti, verso la realizzazione delle nostre aspirazioni. 
Ed ancora una volta questo ottobre ci siamo ritrovati, un pò più cresciuti, un pò più acciaccati, ma allegri e ben disposti gli uni verso gli altri, allegri e aperti alla vita, nonostante i temporali e alcuni naufragi. E così sarà ancora, negli anni a venire, le nostre vite si intrecceranno, e ci saremo sempre perchè insieme si sta bene, meglio che seguendo scelte egoistiche e solitarie. 

giovedì 11 settembre 2025

rassegna Teatro e Scienza a Torino

 E' iniziata già a settembre, ma vedrà la scena teatrale fino a metà novembre la rassegna a cura di Teatro e Scienza in vari luoghi, tra licei e parchi, e biblioteche, che avrà a cuore la vita di molte scienziate e donne tra l'avventura vitale e le loro disavventure professionali. 

 Teatro e Scienza        

L'associazione "Teatro e Scienza" si basa sul principio che la forza espressiva del teatro è la più indicata per avvicinare il pubblico e gli studenti all'idea di Scienza, e quello "stupore" e quella "meraviglia" che sono i presupposti di base per comprendere il sapere scientifico. Il palcoscenico, luogo di mimesi e poiesi, è il punto ideale di due culture solo apparentemente separate: scienza e arte. La "Scienza sul palco" non si dimentica, e il pubblico, specialmente giovanile, ci conferma quanto sia incisivo il linguaggio teatrale per parlare di un teorema, dell'astronomia, o dell'etica scientifica. 

                    staff 

> Maria Rosa Menzio, Direttrice Artistica

Torinese, si è laureata con lode in Scienze Matematiche presso l'Università di Torino, è Ricercatrice CNR, ha formulato e dimostrato insieme al prof. W.M. Tulczjew il teorema di Menzio-Tulczjew nel campo della geometria simplettica. Ha conseguito il diploma post-laurea in Filosofia della Scienza, lavorando con Giulio Giorello e Evandro Agazzi. 

> Claudio Pasqua, Direttore Ufficio Stampa

Libero professionista, è Search Engine Optimizer, blogger e Docente di Comunicazione con i new media, ha fondato e dirige la testata web di scienza e nuove tecnologie Gravità Zero, che è media partner di tutte le iniziative di Teatro e Scienza.

Programma autunnale Festival 2025 "Teatro e Scienza: Hard&Soft Science - le Donne"

Rassegna teatrale (inizata a maggio) dal 26 settembre, tutto ottobre, fino a novembre 2025





martedì 28 novembre 2023

post di novembre focaccia genovese

 Se i giovani sapessero, e i vecchi potessero... Quante cose ci passano davanti scorrendo come rivoli senza che ci facciamo un pensiero sopra. Da bambino, ho abitato a Torino in due vie di periferia, via Belfiore in zona Valentino, e via Spalato, in zona Fiat materiale ferroviario.

io a destra, sopra di me mia sorella Bianca, gli amici del cortile, da via Raffaello. 

Belfiore ricorda i moti rivoluzionari per l'indipendenza del lombardo-veneto, ma si studiano al liceo, quindi il nome della via mi è rimasto anonimo a lungo

Spalato/Split è stata una delle città bilingui, nell'Istria, come Zara ceduta alla fine della seconda guerra mondiale, con l'esodo degli abitanti di lingua italiana, tra cui Laura Antonelli, che militava negli anni '60-70 in Democrazia proletaria, esuli che soggiornarono  per poco o per molto nei campi profughi di Padriciano e di Gaeta.  Pidocchi, cibo scadente, filo spinato.... sempre in quei luoghi, furono concentrati gli esuli/profughi cecoslovacchi negli anni 66'-69'. Per me, una via che conduceva alle scuole medie, passando per prati e campi per giocare a pallone, e dopo i bar con i flipper, per raggiungere borgo San Paolo, piazza Robilant, la chiesa con l'oratorio....

Essere figlio di operai FIAT aveva i suoi pro ma anche i suoi contro. C'erano le colonie estive, un anno a Salice D'Ulzio ed un anno al mare, Igea Marina, un mese con bambini uguali a noi con cui passare le giornate ed i giochi, condividere pane e cioccolata, pranzi e cene frugali, pasta, frittata di zucchine, serate in cortile o davanti ad un cinema col telone bianco. A Natale, la distribuzione di giocattoli all'Expo, assegnazione di trenini, piste automobilistiche, e aeroplani da parte di hostess e giovani che si guadagnavano un extra per conto della FIAT. 

Tra i contro, andare al liceo tra compagni benestanti, con cui parlavo poco, e fingere che tutto vada bene anche se c'è stato un licenziamento per mio padre, a casa aria drammatica, ma la vita va avanti.

Un mio compagno di classe (vedi post precedente), Rocco, giornalista attivo sui social, scrive spesso di ricette, di locali, e di episodi delle sue estati o del liceo.  Nel '69 era in campeggio a Riomaggiore, con il gruppo Abele, e ricorda con nostalgia la focaccia genovese, bianca, con olio EVO e grani di sale grosso (anche nella mia quarta ginnasio in via Bligny la fugassa comprata in panetteria mi faceva da merenda per ricreazione). Queste serate estive al mare si concludevano verso le due di notte. 

A me queste serate a far tardi fanno pensare a Martina liceale, oggi sistemata in un albergo in Nuova Zelanda, al tempo dei miei soggiorni a Castrignano del Capo, 2013-15, lavorava le sue estati come cameriera, e tutti i giovani che prestavano servizio nei locali estivi si ritrovavano verso le tre di notte, a chiacchierare e socializzare dopo una dura giornata di lavoro.

Per la focaccia genovese, ecco alcune informazioni su come si prepara a casa, dagli ingredienti alla salamoia, all'occhiatura.....

Per me, le uscite serali hanno avuto inizio con il conseguimento della patente, e solo per eventi eccezionali, le cene di classe, e qualche spettacolo di jazz. La libertà è venuta con la maturità, l'iscrizione a medicina, e una benevola concessione dell'uso dell'auto di mia sorella. Ma ci si trovava in centro, alla Gran Madre, raggiungibile in tram, e per i rientri bastava un passaggio in centro. Andare in tram verso la collina lo facevamo anche nelle prime ore del mattino, per fare la corsa e gli allenamenti del gruppo di teatro. In inverno, capitava di passare da una pioggerella fine ad una nevicata a mezza quota. Nel '73, andai a fare una corsa in salita in piena estate, il giorno di ferragosto, il sudore che asciugai era eccezionale, una sauna estiva. 

Per inciso, quei grani di sale grosso sopra la focaccia mi ricordano i panini in Cecosclovacchia, housky, coperti dal sale e dai semi di cumino,  il prodotto alimentare di cui ho più nostalgia, insieme ai cornetti, rohliky. 




venerdì 22 settembre 2023

Dove non mi hai portata - violino tzigano


Ho in lettura il libro di Maria Grazia Calandrone, che usa un linguaggio ricercato e poetico, per fare lo storytelling della sua nascita, nel libro si parla di Palata, nell'Abbruzzo, e di sua madre, sposa inviolata, e dell'amore censurato da tutto il paese con il suo vero amore, che è diventito il padre della scrittrice. 

Il libro è una immersione in quegli anni e nello spirito del tempo, la disparità tra uomini e donne, il potere inviolabile dei genitori sulle figlie, l'unica via di uscita la fuga al nord. La scrittrice utilizza per rendere il periodo vissuto esempi delle canzoni di quegli anni, come questo video, colonna sonora di Mamma Roma e di un tango ballato nel film. Oppure il Sei diventata nera dei los Hermanos Ferial, che vinse Il disco per l'estate nel '64. IN quegli anni non c'era ancora il test di gravidanza, ma nel libro ci sono tre metodi empirici per farsi il test da soli. In quegli anni "il cremino Algida costa 50 lire, oggi circa tremila lire, una proporzione di 1:60". Un appartamento a Milano Un milione (a Torino, nel 1970-72, il prezzo era già 8 milioni). 
Descrive bene la città capitale del lavoro, citando le periferie chiamate Coree. In fabbrica, alla Fiat, la Corea era un reparto di segregazione, per gli operai sindacalizzati.
All'ingresso della stazione centrale, è citato un modellino di transatlantico, la Michelangelo, scala 1:50, sotto una teca di cristallo. Anche a Torino ricordo un modellino simile, alla stazione di Porta Nuova. 
Dal cavalcavia di corso Sommelier era possibile una vista sulla ferrovia, sui tanti binari e qualche volta sui treni di passaggio.
Nel libro si parla dei grandi magazzini, dello stile dei vestiti, a volte dismessi. Anche a Torino c'era un magazzino Standa in centro, vicino a via Carlo Alberto, in prossimità del cinema Ambrosio. Mi era permesso accompagnare mia madre, nei giorni seguenti la ricevuta dello stipendio,  che ci permetteva di comprare beni di lusso per quei tempi, cioccolata, acciughe sott'olio, scatolette di sardine.
La scrittura  della Calandrone è avvincente, una grande personalità dello spettacolo e della poesia, scrittura ricercata e di belle parafrasi, lo leggerò velocemente.

mercoledì 14 giugno 2023

Torino anni '60

 Ho ricordi delle esperienze di quegli anni, grazie a quello che succedeva intorno a me, nella mia famiglia, due sorelle più grandi, le loro comitive, le uscite insieme, le canzoni di De Andrè, Re Carlo tornava della guerra... Di quelle volte che le ho accompagnate, alla Sip, al grattacielo palazzone dietro al mattatoio, l'entrata ed uscita delle impiegate, uomini ad aspettarle all'uscita, anche qualche cantante, tante ragazze, chi era toscana, chi siciliana, chi piemontese, come la grande, immensa Lia Tarditi. Era una volontaria, la sera si metteva alla chat, diremmo oggi, per Telefono amico, tante chiamate di disperati, molto soli, che chiedevano conforto. La ricordo le domeniche nell'Astigiano, a trovare qualche prete sociale, di quelli che dicevano la messa all'aperto, davanti ad un tavolo con sopra l'essenziale, oppure andare alla vendemmia solo per il piacere di pranzare, dopo, al pomeriggio, con tutta la famiglia  e gli aiutanti, a Lecce lo chiamiamo il capicanale. Ha avuto molta forza, prima nel periodo 2003-2005 a sostenere le mie iniziative sulla diagnostica mediante microchips, o quando la Tim mise tutte le sessantenni che avevano fatto la storia della SIP in prepensionamento, e poi, alla fine, durante la chemio, io a sostenerla ed a darle consigli su cosa poter mangiare. C'era una bella foto di Lia con mia sorella, vestite da sera, per un ballo di quelli ufficiali, forse una serata aziendale, e poi le vacanze estive a Rimini, ancora nubile. Da sposata, con Giancarlo, non ho ricordi, se non le persone con cui si frequentavano, ma che io non conosco di persona. Ricordo bene la comitiva di mia sorella maggiore, con alcune coppie un pò scoppiate, Enrico che gestiva un negozio di dischi, e diversi scapoli, come il proprietario di un'autoscuola, che veniva con il pulmino, e li scarrozzava sulle colline, in Val di Susa, e certe domeniche ci si trovava tutti insieme nel nostro salotto, come se fosse normale avere tanti amici e condividere il pomeriggio. Qualche volta, si usciva la sera, andavamo al palazzo del ghiaccio a pattinare, c'era anche un ragazzo molto alto, oggi avrebbe fortuna, sia come sportivo sia per il gusto delle donne verso gli uomini super. Dopo, si faceva una scappata in qualche piola in collina, le osterie dove si suonava la chitarra, e si seguiva qualche canzone un pò sconcia, davanti ad una barbera stupa. 

le gite in campagna nei fine settimana, a pochi kilometri dalla città, per rilassarsi insieme

L'altra sorella, Bianca, più grande di me, era segretaria in una ditta metalmeccanica, fidanzata con un parente del padrone, e le uscite erano meno straordinarie, a trovarli a casa, in via Borgaro (ricordo un pomeriggio con altre amiche della comitiva a giocare al gioco della bottiglia, uscimmo io e una ragazza, facemmo finta di darci un bacio) o quella volta fuori, come l'estate che mi portarono al mare, a Trani, e per tornare demmo l'assalto al treno fermo a Barletta, centinaia di emigranti che prendevano lo stesso mezzo: fu un mese strano per me, che non conoscevo la vacanza al mare, sapevo solo le colonie estive, con le maestre, il sonnellino al pomeriggio, la merenda con pane e cioccolata, la cucina aziendale, frittata con le zucchine, qualche spettacolo serale, proiettavano un film, o ci riunivamo per cantare insieme. Ma c'era qualche bambina più audace, due di noi in coppia, che le sorridevamo, e due di loro ci restituivano il sorriso, e ci restava un senso di gioia, di gratitudine, forse la vita dei grandi è così, ci si piace e ci si scambia amicizia reciproca. 

Delle uscite all'estero, oltre ai nostri viaggi per tornare dai nonni, e dopo che sono morti, per trovare qualche conoscente in Repubblica Ceca, c'erano i viaggi delle agenzie turistiche, a cui mia sorella offriva il servizio di traduttrice, e che la portavano spesso oltre la cortina di ferro, occorreva ancora il visto dell'ambasciata, sul bus c'era tanto spazio nel bagagliaio, quanche volta si trasportava anche antiquariato, armature, oggetti del mercato nero,  altre volte erano viaggi per battute di caccia, al fagiano, alla lepre, anche all'orso. In quelle occasioni capitò di fare conoscenza ed amicizia con Viorika, una bella signora divorziata, rumena, che viveva a Praga, e di cui ho conosciuto la figlia, quando ci ospitò a casa sua per qualche giorno. Era brava, cucinava saporito, carne di maiale con crauti e peperoni, e sapeva raccoltare aneddoti piccanti sui cacciatori che andavano non solo per la caccia, ma anche per le amanti.

Vicino al parco del Valentino, mia madre al centro con la nonna in visita da Teplice, e la zia Magna

Delle mie estati, ce ne sono state diverse a trovare i nonni, io a 13 e 14 anni, e il cambio di ambiente, da Torino, città di solitudini profonde, a Teplice, era  incommensurabile, bastava scendere sotto casa in strada con la comitiva di ragazzini e ragazzine, alcune più grandi e mature, avevo occhi solo per loro. Giochi di guardie e ladri tra androni dei condominii e il giardino della scuola di infanzia, scavalcabile, oppure rincorrersi lungo i bordi del quadrato pieno di sabbia, la piscina per bambini, non si ci faceva male.

Avevo la testa per le attività sportive, al liceo mi inventavo partite tra classi o gruppi di amici, affittando un campo di calcio, ma più spesso scendendo ai giardinetti davanti a via San Paolo, partitelle uno contro uno o due contro due, Michelangelo il vicino con cui avevo legato, mi fece conoscere una discoteca a pochi passi da casa, che io visitai senza capire (non si entra alle 16, di pomeriggio, ci si trova una ragazza casualmente, neanche ti guarda): poi ci fu il periodo del CUS, al palazzetto il sabato quelli più grandi di me si allenavano a Basket, io mi univo a loro senza combinare molto. Sono stati gli sport che ho praticato ancora anni dopo in Giappone. Ma una fine estate mi iscrissi anche al gruppo di atletica, e partecipai a una corsa sui 400 metri, un giro dello stadio, quello di corso Unione Sovietica, con medaglia ricordo, ma il ricordo forte era delle colleghe, in campo e dopo, alla fermata del tram.

Di come fosse la vita da adulti, maturi sessualmente, l'ho immaginato dopo l'esame di maturità: il compagno di classe Sergio Caciagli mi ha portato a casa sua, monolocale in centro, l'oggetto più rappresentativo era lo stereo, c'era un letto grande, matrimoniale, aveva la fidanzata, ha trovato lavoro e ci siamo persi di vista; questa passione per la musica in stereo l'ho ritrovata nei giocatori della squadra di calcio del Matis, con cui andammo io e mia madre come accompagnatori, e traduttori, fino a Decin, e giocammo qualche partitella con la squadra locale, in albergo l'ascensore si fermava spesso, stranamente, con loro che portavano su le ragazze, ed anche i giocatori cechi non perdevano occasione di fare bisboccia con le amiche. Ricordo Ancia, e le sue compagne, ragazzine che lavoravano come cassiere o simili, e smaniavano di uscire fuori dal paese, di visitare l'Europa, di diventare grandi ed avere un bel ragazzo figo. Ho tanta nostalgia della mia adolescenza, della famiglia, sono stato bene, fortunato a poter vivere e vedere tanti paesi, tante persone in quegli anni.

Ho avuto un breve flirt, con una ragazza  più giovane, Daniela/Dana, a Decin, ci siamo conosciuti un anno, ci siamo scritti, ci siamo rivisti ancora, ma mancava una passione in comune, il fine suo era una famiglia con tanti bambini, mi regalò un libro sulla Cina, vista con gli occhi del comunismo sovietico. Devo averlo ancora da qualche parte. Da parte mia stavo studiando anatomia, le scrissi che mi piaceva Joe Cocker, She came in through the bathroom window, e David Bowie, Starman.

There's a starman waiting in the skyHe's told us not to blow it

'Cause he knows it's all worthwhile

And he told me:Let the children lose itLet the children use itLet all the children boogie

venerdì 21 aprile 2023

Raccolte a punti e premi grandi marche

All'inizio furono le figurine. Negli anni 1936-37 quelle della Perugina, insieme ai prodotti Buitoni ed alle sigarette "Fano", "Zara" e "Principe di Piemonte" delle Manifature Tabacchi Orientali di Zara. L'introvabile Feroce Saladino valeva 25 punti ed era necessario per completare gli album.

Gli album davano accesso al concorso per vincere una FIAT 500 Topolino oltre a vari premi (un libro illustrato ispirato alla trasmissione; confezioni di pasta assortita; scatole di cacao, mandorle, cioccolatini o caramelle).  In quegli anni vigevano le sanzioni economiche che la comunità internazionale applicava per la guerra in Etiopia.  Nel marzo del '37 il Ministero delle Corporazioni  promulgò un’apposita legge per imporre la produzione di figurine in uguale numero, per evitare la corsa a quelle introvabili (la bella Sulamita; il cagnolino pechinese; Madame Butterfly; il leone della Goldwin). La febbre delle figurine colpì tutto il paese, al punto da produrre “borsini, stamperie illegali e circoli di scambisti. A Roma un orefice accettava album completi come pagamento, a Nettuno i biglietti potevano essere barattati con le figurine". La Barilla, sempre nel 1937, lanciò il “Concorso Bonaventura”. Per partecipare bisognava completare l’album con 50 esemplari diversi, stampati e messi in circolazione negli stessi quantitativi, come espresso a chiare lettere nel regolamento. Un valore aggiunto ribadito, sulla copertina dell’album, dalla scritta sul cartello in bocca al cane del signor Bonaventura: «nessuna figurina rara». Il Minculpop si occupò della trasmissione del radiosceneggiato: I quattro moschettieri, che richiamava al libro di Dumas ed alla cultura francese, a cui la raccolta era abbinata al Feroce Saladino della Perugina. Il 10 novembre 1937 il Ministero decretò la fine di tutti i concorsi basati sulla raccolta di figurine. Paola Basile "Il museo della figurina. Dagli antecedenti alla figurina moderna" in collaborazione con Thelma Gramolelli, Modena, Panini, 2014, p. 75).

Negli anni '60 ritornarono in auge le raccolte di figurine, come quelle della ditta Panini di Modena, con figurine dello sport, della natura e di animali. In terza media (1966) ero spesso dal giornalaio, a cercare qualche bustina per completare l'album sulla natura. I ragazzi se le giocavano tirando contro il muro una pietra piatta, vinceva chi ne faceva girare di più.

Un'altra collezione era quella delle raccolte a punti, passavamo i pomeriggi a ritagliare con le forbici ed incollare i punti sull'album delle varie aziende (ricordo che andavo a casa di un compagno di classe, Bertoldi, nel 1965-66). Le raccolte a punti continuano ancora oggigiorno, sia per prodotti della stessa linea, che per i supermercati.

Ma la collezione che mi dava più soddisfazione era quella di francobolli, scambiate con gli amici o ricevuti dal frate a scuola, nel doposcuola, o compravo le bustine della Bolaffi di quelli usati, o qualche prima stampa, come quella sui 50 anni della liberazione, sull'anniversario della resistenza, nel 1995, bellissimi. Ci fu un periodo in cui ricevevo le nuove uscite con timbro da mia nonna, in Repubblica Ceca, ed ho ereditato dallo zio Doskocil, morto in un incidente d'auto nel '66, una bella collezione di francobolli europei, ne ero felice. La storia della Comunità Europea per mezzo delle emissioni di francobolli del XX secolo.

A parte queste attività prolungate nel corso dell'anno, c'era l'attesa della apertura di prodotti per la casa, scatole di Tide e di detersivo in cui trovavo soldatini di plastica verde, nella posizione di marines appostati a terra a sparare, o in formazione di marcia, e che segnarono un periodo di disegni di carri armati ed aerei da guerra. 

Stessi argomenti che cercavo nei fumetti "Intrepido" ed "Il monello", che per fortuna  alternavano storie di guerra con altre meno cruente, di cowboys, astronavi, principi indiani, e personaggi scanzonati. In quei primi anni 1963-66 non ero io a fare l'acquisto, era mia sorella maggiore, che inoltre collezionava un feuilleton/romanzo d'appendice su un maharajah, con ambientazione in India. Caratteri del romanzo d'appendice erano: pubblicazione su un mezzo di comunicazione di massa, frammentazione della vicenda in puntate con lo scopo di mantenere viva la curiosità del lettore, ripetività degli schemi narrativi, fidelizzazione del pubblico. Questi giornalini si scambiavano tra amici, e furono seguiti alla fine degli anni '60 dai fumetti monotematici, Alan Ford, Il grande Blek, Diabolik, Tex Willer, Zagor, Corto Maltese). Negli anni '70, oltre a questi fumetti, il giornale che ho comprato con interesse è stato Linus, di cui ho acquistato anche vecchi numeri sulle bancarelle di corso Siccardi: su Linus venne dato spazio ai Peanuts, agli interventi di Oreste Del Buono, che ha lanciato strisce come Braccio di Ferro, Li’l Abner, Krazy Kat. Linus ha avuto collaborazioni importanti con Stefano Benni, Beniamino Placido, Pier Vittorio Tondelli, Michele Serra.

Infine, un giornale che non è mai mancato a casa fin dagli anni '60 era La settimana enigmistica, che oltre ai cruciverba classici offriva spazio al pubblico per concorsi, tra cui Finisci il disegno, Invia una barzelletta, o quelli a puntate, Trova gli oggetti. Come premio, si vincevano oltre a biciclette o elettrodomestici, scatole di biscotti (Plasmon), almeno una volta anche io avevo vinto.


lunedì 13 marzo 2023

Artisti del Piemonte: Paolo Spinoglio

 Di Torino manengo alcuni contatti, preziosi, con compagni di liceo e di università. Con uno di questi, Lino Sturiale,  condivido le esperienze di teatro sperimentale, sotto la guida di Renato Giuliani, ai tempi di Nalpas teatro, del Living theatre, e delle corse in collina alle cinque di mattina. Lino mi ha parlato molto bene di una sua conscenza, Paolo Spinoglio, con uno studio nelle campagne di Canelli, e deceduto nel 2002. Oltre alle pagine dedicate a Spinoglio dalla Associazione fondata dalla moglie e dai figli, con sede a Mombercelli, consiglio di guardare anche il blog di Nadia Presotto. 

La sua arte da figurativa diventa negli anni più essenziale, con prevalenza di sculture, ceramiche in bianco, in nero o in terra refrattaria colorata, rossiccia, in marmo ed in bronzo; oltre a quadri ad olio, e anche poesie. 

       
  

Delle sue opere, visitabili presso l'Associazione, sono continuamente organizzate grandi mostre: nel 2021 la mostra su Ettore ed Andromaca a Bari, Banca Sella, nel 2022 quella nello spazio BAart ad Agliano Terme,  e quella visitabile fino al 23 marzo 2023 a Santo Stefano Belbo, Sei di sangue e di terra, organizzata dall'Associazione Cesare Pavese. Le sue opere sono esposte in chiese e fondazioni private. Alcune statue  sono state commissionate da Chiese, un esempio quella a Collegno, San Pietro apostolo e San Lorenzo martire, in due nicchie della facciata.   




















 










Negli anni tra il 1970 ed il 2020 molti artisti torinesi affermati sono stati presenti nei circuiti espositivi nazionali ed internazionali. Tra questi cito Ugo Nespolo (che ha allestito una mostra anche a Novoli, per la festa della Focara 2013); Nicola De Maria, uno dei cinque della Transavanguardia, come Mimmo Paladino, che con i suoi cavalli ha allestito la Focara del 2012.   
Le elaborazioni di artisti italiani come Boetti, Merz, Zorio e Anselmo sono il risultato della relazione tra energia manuale e mentale: un tentativo di far risorgere un’artigianalità tutta italiana. Tra gli esponenti dell’Arte Povera, Pistoletto e Piero Gilardi sono gli unici a perseguire negli anni un’intenzione creativa comunitaria, anche al di fuori dei luoghi istituzionali dell’arte.
Ebbene, quasi tutti hanno una pagina su wikipedia. Spero che anche per Paolo Spinoglio sia dato questo spazio sul web.

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