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venerdì 16 ottobre 2026

povertà e accesso al cibo: Italia e Giappone

 Avete mai mangiato alla mensa della Caritas? ci si capita per necessità o per risparmiare durante un viaggio fatto in parsimonia... alla fine, nessuno è mandato via, ci si siede a una tavola, col porpiro vassoio, un piatto di pasta, un secondo, a me piaccono i tagli di carne di scarto, le cartilagini, la pelle, le frattaglie.

Il numero di persone che sono sostenute è elevato. La rete Caritas Italiana supporta complessivamente oltre 280.000 persone all'anno (dato relativo all'ultimo report nazionale). Circa il 70-73% di tutti gli assistiti riceve beni e prestazioni materiali, voce che include l'accesso alle mense, la fornitura di cibo da asporto e gli empori solidali. I nuclei familiari (corrispondenti a singole persone che si presentano ai centri di ascolto e servizi informatizzati) assistiti sono stati 277.775 nel corso dell'anno precedente, un trend che ha superato quota 280.000 confermando l'aumento della povertà strutturale. Il Report della Caritas Diocesana di Roma evidenzia che le sole tre mense sociali della Capitale hanno accolto 12.297 persone, distribuendo oltre 310.000 pasti all'anno. 

Inoltre, tramite la Caritas vengono distribuiti confezioni alimentari, riso comunitario, biscotti, e alimenti non deperibili. E non solo, ci sono anche iniziative laiche, a Lecce di sicuro, ristoranti a gestione solidale, che offrono pasti a chi non se li può permettere.

In Giappone, pensavo che il problema di arrivare a fine mese non si pone. Mi sbagliavo.

Ecco due articoli, uno dalla rivista L'internazionale, l'altro di un contatto Facebook, ElenaGiappone.

Poco prima di mezzogiorno, nell’afa appiccicosa dell’estate, bambine e bambini cominciano ad arrivare alla spicciolata in una biblioteca di Miyoshi, una città del Giappone centrale. Consegnano i loro buoni e ritirano i bentō, i contenitori con un pranzo pronto. Alcuni si fermano a mangiare al fresco con gli amici, altri portano il pranzo a casa.  Durante le vacanze estive, quando le scuole erano chiuse, la città ha distribuito ogni giorno centinaia di pasti in undici strutture pubbliche. Quella scena tranquilla nascondeva però una realtà ben più cupa. Senza le mense scolastiche o le aule climatizzate durante la lunga pausa estiva, molti di quei bambini avrebbero avuto difficoltà a mangiare in modo adeguato o a trovare riparo dal caldo. Il Giappone è spesso considerato una società ricca. Eppure al suo interno presenta disuguaglianze a tratti sorprendenti. Secondo i dati del governo, nel 2024 l’11/% dei bambini viveva in condizioni di povertà relativa: il reddito disponibile della famiglia, corretto in base al numero dei componenti, era cioè inferiore alla metà del valore mediano nazionale, pari a 2,77 milioni di yen (15.250 euro). Questo tasso di “povertà relativa” è sceso rispetto al picco del 16 per cento registrato nel 2012. Ma con l’uscita del Giappone da decenni di deflazione l’aumento dei prezzi colpisce duramente le famiglie povere. Dal 2020 i prezzi dei generi alimentari sono aumentati di circa il 30 per cento. Il problema “non è mai apparso così grave come oggi”, afferma Koji Ogawa di Usnova, un’organizzazione non profit che ha contribuito al programma di Miyoshi.  Gran parte del problema deriva dalle particolari difficoltà che devono affrontare le madri sole. Il tasso di povertà relativa delle famiglie monoparentali in Giappone è tra i più alti dei paesi dell’Ocse, per lo più ricchi, e si attesta al 44,7 per cento. E questo anche se quasi il 90 per cento delle madri sole lavora. Il Giappone ha inoltre uno dei divari retributivi di genere più ampi tra i paesi ricchi. Le donne si concentrano nella fascia più bassa di un mercato del lavoro a doppio binario, occupando posti di lavoro “irregolari”, caratterizzati da salari bassi e scarse tutele.  Ad aggravare il problema c’è lo scarso contributo degli ex mariti. In quasi nove divorzi su dieci i figli sono affidati alle madri, ma secondo un’indagine ufficiale il 70 per cento di loro non riceve un assegno di mantenimento. Ad aprile il governo ha modificato il diritto di famiglia introducendo l’affido condiviso: il Giappone è stato l’ultimo paese del G7 a farlo. Le autorità sperano che i padri che continuano a essere presenti nella vita dei figli siano più propensi a contribuire al loro mantenimento. La situazione economica sta peggiorando le cose. Secondo un’indagine dell’organizzazione non governativa Save the children Japan, quasi il 90 per cento delle persone che hanno chiesto di ricevere gli aiuti alimentari distribuiti dall’organizzazione ha indicato come causa l’aumento dell’inflazione.  Sakiko Gan dell’università Atomi di Tokyo osserva che nel frattempo la loro spesa media giornaliera per mangiare è scesa sotto i 500 yen a persona (2,8 euro), un livello paragonabile a quello di chi vive in condizioni di povertà assoluta.  In Giappone la povertà si vede raramente in modo evidente. Secondo l’ong britannica Greater change, il paese registra il tasso di persone senza dimora più basso al mondo. Eppure le preoccupazioni per le disuguaglianze sono in crescita. Il termine oya-gacha è entrato nell’uso comune. Unisce la parola giapponese che significa “genitore” a quella che indica un tipo di distributore di giocattoli in capsule: significa che i bambini non possono scegliersi i genitori e che le loro prospettive dipendono in larga misura dalla fortuna. 

Ristorante Dandan, 2017, dava da mangiare ai bambini per 100 yen.

Ecco il post di ElenaGiappone

Nel 2010, la titolare di un piccolo negozio di frutta e verdura di Tokyo venne a sapere che un

bambino del quartiere, a cena, mangiava soltanto una banana. Oggi in Giappone i posti nati

dalla sua idea sono più di 9.000.

Lei si chiama Hiroko Kondō. Aveva un negozio di verdure nel quartiere di Ōta, a sud di Tokyo.

Uno di quei posti dove la gente passa, compra due cipolle, scambia due parole e se ne va.Un giorno le raccontarono di quel bambino. A scuola mangiava il pranzo come tutti. La sera,

a casa, non c'era nessuno che potesse cucinare per lui. E lui cenava con una banana.Hiroko Kondō non riuscì a togliersela dalla testa, quella banana.Il Giappone, visto da fuori, sembra un Paese ricco, ordinato, dove nessuno resta indietro.

Ma dentro le case la realtà è diversa. Secondo i dati del governo, circa un bambino giapponese su nove vive in povertà relativa. Tanti sono figli di genitori soli che lavorano fino a tardi.

Tanti, la sera, mangiano da soli. Una cosa che in giapponese ha perfino un nome: koshoku,

"mangiare da soli".Così lei fece una cosa piccola. All'inizio ogni due settimane, poi ogni

settimana, nel retro del suo negozio,

cominciò a preparare la cena per i bambini del quartiere. Qualcosa di caldo, fatto con

le verdure del negozio, per pochi spiccioli. Chi voleva, poteva venire. Bastava sedersi.Diede a quel posto un nome semplicissimo: kodomo shokudō (こども食堂).

"Mensa dei bambini".Non c'era una fondazione dietro. Non c'era un ministero.

C'era una donna con un negozio di verdure, un fornello e una tavola.

E poi successe una cosa che nessuno aveva previsto.La notizia si sparse. Altre persone, in altri quartieri, in altre città, pensarono: posso farlo anch'io.

Una pensionata nella sua cucina. Un tempio buddhista nella sala delle cerimonie. Un ristorante nel

giorno di chiusura. Un gruppo di mamme nella sala del condominio. Uno studente universitario

con tre amici. el giro di pochi anni le mense dei bambini sono diventate migliaia. Secondo l'associazione

che le censisce, oggi in Giappone sono più di 9.000.E intanto sono cambiate. Molte non sono più solo per i bambini poveri. Sono aperte a tutti.

Ci vanno i bambini che a casa mangerebbero da soli, ma anche gli anziani che vivono soli, i genitori stanchi,

i vicini che non si erano mai parlati. La mensa dei bambini è diventata, in tanti quartieri, l'unica tavola

dove persone diverse mangiano insieme. Perché Hiroko Kondō aveva capito una cosa che va oltre il

cibo.A quel bambino non mancava solo una cena. Gli mancava qualcuno seduto davanti.  Qualcuno

che gli chiedesse com'era andata a scuola. Il rumore delle bacchette, una voce, una risata.

 

lunedì 2 febbraio 2026

infinite Jest edizione dei 30 anni dalla pubblicazione

 Infinite Jest è ambientato in un futuro imprecisato in cui gli Stati Uniti hanno annesso il Canada e il Messico dando vita a una nuova federazione, l’ONAN (Organization of North American Nations). Al centro delle vicende c’è un film (intitolato Infinite Jest, per l’appunto) talmente coinvolgente e ipnotico da generare un senso di dipendenza in chi lo guarda, che pur di non scollarsi dallo schermo preferisce lasciarsi morire di fame. Circola su una misteriosa videocassetta che può diventare un'arma di ottenebramento del cervello, siamo dieci anni prima dei cellulari, smartphone, Pay TV, socials, X e Truth

Trump deve averlo preso in parola

Einaudi pubblica questa edizione speciale del rimanzo di Wallace, di cui ho parlato qui

Edizione speciale per il trentennale di Infinite Jest. In cofanetto, con sei sticker.

Traduzione di Edoardo Nesi
Contributi di Annalisa Villoresi, Grazia Giua 
Ne parla questo articolo sul sito Il post

La celebrazione postuma di Wallace ha prodotto qualche effetto indesiderato che ha in parte compromesso la sua reputazione. Uno di questi è che, soprattutto negli Stati Uniti, Infinite Jest abbia ottenuto senza volerlo la fama del «romanzo del maschio intelligentone che vuole farsi notare», dice Pacifico.

Il libro iniziò a circolare soprattutto in ambienti universitari e culturali a forte prevalenza maschile, dove diventò un feticcio e un simbolo di prestigio culturale: leggerlo (o almeno raccontare in giro di averlo letto) serviva a mostrarsi intelligenti, sofisticati, “seri”, ed equivaleva ad aver superato una specie di prova di forza. Ancora oggi, «I survived Infinite Jest» («sono sopravvissuto a Infinite Jest») è uno dei motti maggiormente associati al romanzo.

Alcune critiche femministe notarono questo fenomeno e coniarono un apposito neologismo per descriverlo: “lit bro”, termine che indica quegli uomini che costruiscono la propria immagine attorno a pochi libri considerati difficili o importanti, usandoli come strumenti di affermazione culturale. «Ormai “Ama David Foster Wallace” è diventato sinonimo di “ok, è un altro di quei figli di puttana”», scrisse la critica letteraria Molly Fischer in un articolo dedicato al tema.

«Nei campus lo consigliavano alle fidanzate in modo autoritario, un po’ come si impone un disco di death metal a chi ascolta soltanto musica leggera» dice Martina Testa, ex responsabile editoriale di Minimum Fax, forse la casa editrice che più di tutte ha contribuito a far conoscere Wallace in Italia. «Dalle nostre parti però questa dinamica non è mai stata replicata, per fortuna: le donne che leggevano Infinite Jest erano entusiaste tanto quanto gli uomini».

«Può darsi che vi giunga nuova, ma nella vita c’è di piú che starsene seduti a stabilire contatti».

In un futuro non troppo remoto e che somiglia in modo preoccupante al nostro presente, la merce, l’intrattenimento e la pubblicità hanno ormai occupato anche gli interstizi della vita quotidiana. Le droghe sono diffuse ovunque, come una panacea alla noia e alla disperazione. Finché sulla scena irrompe un misterioso film, Infinite Jest, cosí appassionante e ipnotico da cancellare in un istante ogni desiderio se non quello di guardarne le immagini all’infinito, fino alla morte. Nella caccia che si scatena attorno a questa che è la droga perfetta finiscono coinvolti i residenti di una casa di recupero per tossicodipendenti e gli studenti di un’Accademia del Tennis; e ancora imbroglioni, travestiti, artisti falliti, giocatori di football professionistico, medici, bibliofili, studiosi di cinema, cospiratori (Jonathan Franzen)

sabato 31 agosto 2024

Da che parte stai: salute umana e salute del pianeta

Da destra, come sempre, arrivano attacchi contro l'ecologismo, la difesa della salute dell'uomo e del pianeta, e come sperato arrivano anche prese di posizione della chiesa a difesa di questi principi. Allora, ben venga il lobbismo, ma pretendete che vengano dichiarati i finanziatori di quei loschi predicatori di fake news che sono i leghisti. Arrivano 100 milioni da parte di petrolieri? bene, che sia ben evidente e visibile, chi vota Trump non si aspetta altro che sovvenzioni al petrolio e a chi lo consuma. Arrivano soldi dalla russia? ma è ovvio, solo che siano tracciabili. E chi non è d'accordo cambi idea, voti altro. Non è possibile che sia solo l'interesse immediato, di chi vive alla giornata, specchietto per le allodole, mi fai stare bene subito, ed io carpo il diem... e tra dieci anni? e le nuove generazioni? e se non ci saranno più le api, a fecondare i raccolti? e se le temperature diventeranno insostenibili? e se i paesi a livello del mare spariranno, e con essi buona parte dell'ambiente, animali inclusi? Per fortuna ci sono associazioni di opinione e di collocazione trasversale ai partiti, tra cui queste che seguono
Get the basics and orient (or reorient) yourself to the connections between the Earth crisis and human health and well-being. This overview of the field and movement of Planetary Health is presented by Jess Kronstadt, Hannah Turley, and Melvine Otieno of the Planetary Health Alliance Planetary health alliance promuove la salute del pianeta e delle sue comunità in un approccio scientifico e riportando le narrative e le problematiche delle comunità locali. il canale su youtube e questo
è presente in vari enti pubblici a livello internazionale, ed è sui social
si propone attività di divulgazione e di intervento immediato, oggi, non domani
l'origine di queste diapositive che seguono nasce dalla pubblicazione sul giornale che tutti conoscono di indiirizzo medico, The lancet
Esiste un paradosso, ecologico, che sovverte la contrapposizione tra benessere e salute umana, rispetto alla difesa dell'ambiente
da questa dichiiarazione di emergenza, nasce il discorso e la narrazzione, presentazione dei dati e delle problematiche
c'è stata una grande accelerazione in tutti i fattori di deperimento della salute del pianeta, tra cui sfruttamento delle risorse agrarie ed acquatiche, e le emissioni di gas serra
calcolando l'impatto delle varie nazioni sulla produzione di CO2
risulta ciò che è risaputo, le nazioni industrializzate hanno il ruolo maggiore
il grafico delle emissioni pro capite è particolare, ma bisogna far presente che per nazioni con uno o due miliardi di abitanti il grafico stravolge, fa apparire meno severe queste cause. Un'ultima diapositiva ci fa soffermare sull'imprtanza della veridicità, quali sono le categorie professionali a cui la gente dà maggiore fiducia, le pensa più credibili
Come diceva Dario fo, in una sua giullarata, i comici dicono una cosa seria, e la gente ride, i politici dicono un casa ridicola e la gente li prende sul serio. E veniamo al secondo intervento, da parte della associazione TEDxMontrealWomen, nella persona della dottoressa Courtney Howard, pianeta in salute e persone in salute
ci sono delle urgenze inelubibili, speranza ed urgenza di un'azione collettiva, la formazione di una visione positiva, la riconnessione con la natura, valori ed etiche condivise, e l'urgenza: Subito, oggi, adesso
per ultime le diapositive sull'associazione e i partners e/o sponsors
Ovviamente, non appena questi problemi verranno presi sul serio, prima che arrivi la fame da carestia perchè si sono estinte le api, i politici prenderanno iniziative per andare di persona personamente a portare il polline ad ogni fiore, per l'impollinaizone manuale
Concludo con l'annuncio della conferenza annuale per il 2024 del Nova Network: Join us for the next Nova Campfire, “Nurturing Societies: Cultivating Cooperation for Sustainable Well-Being,” on September 25 at 11 am EDT (5 pm CEST/3 pm GMT/8 am PDT). Flourishing of people, places, and our planet depends on embracing altruistic, whole-of-society approaches that prioritize the health and well-being of all life, including through sociocultural and policy means. This transition requires moving away from the current culture of competition, rooted in scarcity, toward a culture of cooperation grounded in optimism and guided by a vision of collective future potential. Truly sustainable societies must ensure today’s generation has access to the ingredients for a good life while also safeguarding the environment for future generations—without viewing these as competing interests. Advancing technology is exponentially enhancing our capability to alleviate human suffering and solve environmental challenges. Cooperative societies grounded in holistic perspectives, ethical wisdom, kindness, and empathy will accelerate these capacities even further. This event will explore how nurturing environments and cultivating positive aspects of human nature (including empathy, compassion, and altruism and "light triad" personality traits) may accelerate this collaborative cultural shift to benefit individuals, societies, and our relationship with nature—especially when these efforts begin in early life. Our panelists and topics will include: Immaculata de Vivo (Harvard Radcliffe Institute), “The Biology of Kindness: Promoting Healthier, Happier Societies” Daniel Lumera (My Life Design), “Social Movements for Kindness, Peace, and Cooperation at a National and Global Level” Scott Barry Kaufman (Columbia University), “Cultivating the ‘Light Triad’ for Personal Well-Being and More Evolved Societies” Miguel Landa-Blanco (Universidad Nacional Autónoma de Honduras), “Benevolent Childhood Experiences Predict Adult Flourishing and Light Triad Traits: A Path to Social Change?” Darcia Narvaez (University of Notre Dame), “Breaking the Cycle: Returning to Evolved Nest Experiences that Promore Well-Being, Morality, and Sustainable Wisdom” Anthony Biglan (Oregon Research Institute), “Action Circles for Nurturing Communities: Improving Our Lives and Our World” This will provide the basis for rich discussion that all participants and speakers can contribute to. We look forward to seeing you! Susan Prescott, MD, PhD, Director of the Nova Network Professor of Planetary Health, University of Western Australia President, inVIVO Planetary Health, 2012-2022 Scholar, Nova Institute for Health Susan disegna bene ed ha curato la grafica delle presentazioni

venerdì 10 maggio 2024

idrogeno verde

Prima di parlare di scelte sostenibili da parte dei governi, si calcolano i vantaggi e svantaggi degli interventi. A livello di ricerca alimentare, le fonti proteiche alternative si sono indirizzate sulle FARMS di insetti. Ma quanto costa un kilo di farina di insetti (grilli, ad esempio)? 70 euro al kilo. Quindi, un pacco di pasta contenente il 10% di farina di insetti dovrebbe costare 7 euro. A livello di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, si parla a fasi alterne della possibilità di usare l'idrogeno, che bruciando non produce anidride carbonica. Il costo dell'idrogeno per uso automobilistico è elevato (17 euro/litro) e manca l'infrastruttura. Inoltre, per la conversione in energia si usano le celle combustibili, un processo che disperde parte dell'energia, invece di motori che brucino direttamente H2, anche se alcuni modelli di auto sono stati prodotti. L'idrogeno si produce con metodi ecologici (green) o non ecologici (Blu) partendo dal consumo di energia convenzionale, che aumenta la CO2. Nessuno fino ad oggi aveva ventilato la fattibilità delle elettrolisi dell'acqua per produrre H2, perchè i catalizzatori usati sono le terre rare come l'iridio. Oltre all'impiego di idrogeno nelle batterie (fuel cells) con efficenza dell'80%, è stato messo a punto da Toyota un motore a indrogeno, motori prodoti dall'azienda Acquarius, basato su un cilindro in cui i pistoni si muovono tra due capi del motore (vedi anche post precedente) Nelle auto elettriche attuali, aplug in, l'alimentazione elettrica viene prodotta a partire da energie non verdi (carbone, biodiesel), quindi non è sostenibile: consumiamo un eccesso di energie tradizionali per alimentare la rete elettrica, quando dovremmo produrre sorgenti di energia pulita. Questo si traduce nella ricerca di fonti di energia alernaive che non producano CO2: nella classificazione dell'idrogeno, H2, se è prodotto a partire da carbone, petrolio o centrali tradizionali, viene chiamato idrogeno blu, mentre dobbiamo puntare su idrogeno verde, produzione in cui le reazioni che permettono l'elettrolisi dell'acqua sono alimentate da energie rinnovabili. le tecnologie per produrre idrogeno verde hanno bisogno di uno scale up industriale, e di abbassare il costo a valle. Finchè sarà venduto a 17 euro/litro, le auto ad idrogeno per fare un pieno in Italia devono arrivare all'unico distributore presente, nel Trentino, e compiere con quel pieno 350/400 km. In Germania esistono almeno una ventina di distributori. Oggi, un articolo che presenta la ricerca del Giappone, RIKEN institute, mostra un nuovo catalizzatore economico che aumenta la produttività dell'elettrolisi di 4000 volte. Researchers led by Ryuhei Nakamura at the RIKEN Center for Sustainable Resource Science (CSRS) in Japan have improved on their green and sustainable method of extracting hydrogen from water by using a custom-made catalyst for the chemical reaction. Published in Nature Catalysis, the study details how they manipulated the catalyst’s 3D structure, which led to improved stability and an increase in the catalyst’s lifetime by almost 4,000%. The findings impact the ability to achieve a lasting and sustainable hydrogen-based energy economy. Water electrolysis using proton exchange membranes is a green electrochemical process for splitting water into oxygen and hydrogen. Hydrogen produced this way can then be stored and used at a later time. For example, when combined with a proton exchange membrane (PEM) fuel cell, the stored hydrogen can be used to power an electric car. However, PEM electrolysis still has limitations that prevent widespread industrial uses such as in power plants. In particular, the necessary chemical reactions happen in a highly acidic environment, and the best catalysts for these reactions are extremely rare earth metals, such as iridium. As Nakamura explains, “scaling up PEM electrolysis to the terawatt scale would require 40 years’ worth of iridium, which is certainly impractical and highly unsustainable. Almost two years ago, Nakamura and his team developed a breakthrough process that allowed acid water electrolysis that did not rely on rare earth metals. By inserting manganese into a cobalt oxide lattice, they created a process that relied only on common and sustainable earth metals. Despite the success, the process was still not as stable as it needs to be in a PEM electrolyzer. Now, they have built on their previous discovery and developed a longer-lasting earth-abundant catalyst. The new catalyst is a form of manganese oxide (MnO2). The key finding was that reaction stability could be increased over 40 times by altering the catalyst’s lattice structure. Oxygen in the 3D lattice structure of manganese oxide comes in two configurations, planar and pyramidal. The planar version forms stronger bonds with manganese, and the researchers discovered that increasing the amount of planar oxygen in the lattice significantly enhanced catalytic stability. They tested four different manganese oxides, which varied in the percentage of planar oxygen. When using the version with the highest achievable percentage, 94%, the critical oxygen evolution reaction could be maintained in acid for one month at 1000 mA/cm2. The total amount of charge transferred in this case was 100 times more than anything seen in previous studies. When tested in a PEM electrolyzer, water electrolysis could be sustained for about 6 weeks at 200 mA/cm2. The total amount of water electrolyzed in this time period, and therefore the amount of hydrogen produced, was 10 times more than has been achieved in the past with other non-rare metal catalysts. “Surprisingly,” says co-first author Shuang Kong, “the improved stability did not come at a cost in activity, which is usually the case. A PEM water electrolyzer that generates hydrogen with an earth-abundant catalyst at a rate of 200 mA/cm2 is highly efficient.” Industrial applications typically require a stable current density of 1000 mA/cm2 that lasts for several years, rather than a month. Nevertheless, the researchers think that tangible, real-world applications will eventually be possible and contribute to carbon neutrality. “We will continue to modify catalyst structure to increase both current density and catalyst lifetime,” says Nakamura. “In the long-term, our efforts should help achieve the ultimate objective for all stakeholders — to conduct PEM water electrolysis without the use of iridium.” Kong et al. (2024) Acid-stable manganese oxides for proton exchange membrane water electrolysis. Nat Catal. doi:10.1038/s41929-023-01091-3 The new manganese oxide catalyst allows this level of production to last for months in a PEM. Proton exchange membrane (PEM) water electrolyzer using manganese oxide.
A photocatalyst developed by researchers at Oregon State University could provide a more efficient route to hydrogen production. Publishing their research in the journal Angewandte Chemie, the researchers say that their photocatalyst is based on a metal organic framework (MOF). The MOF was used to develop a metal oxide heterojunction – a combination of two materials with complementary properties – to make a catalyst that, when exposed to sunlight, could quickly and efficiently split hydrogen from water. The heterojunction features MOF-derived ruthenium oxide and titanium oxide doped with sulphur and nitrogen. The researchers tested a number of heterojunctions, which they call RTTA, with different amounts of the oxides and found that the lowest ruthenium oxide content exhibited the fastest rate of hydrogen production. In just one hour, a gram of RTTA-1 was able to produce more than 10,700 micromoles of hydrogen. The team said the process utilized photons—light particles—at an “impressive” rate of 10%, so that for every 100 photons that struck RTTA-1, 10 contributed to hydrogen production. The researchers said the photocatalyst could enables the high-speed, high-efficiency production of hydrogen, used in fuel cells for cars as well as in the manufacture of many chemicals including ammonia, in the refining of metals and in making plastics. "The remarkable activity of RTTA-1 is because of the synergistic effects of the metal oxides’ properties and surface properties from the parent MOF that enhance electron transfer," said Kyriakous Stylianou, assistant professor in the Department of Chemistry at Oregon State University College of Science. "This study highlights the potential of MOF-derived metal oxide heterojunctions as photocatalysts for practical hydrogen production, contributing to the development of sustainable and efficient energy solutions," Stylianou added. Current catalytic processes for producing hydrogen from water involve electrocatalysis. The sustainability of this route depends on using renewable energy, and to be competitive in the market, the energy must be inexpensive. Producing hydrogen by splitting water through a catalytic process is cleaner than the conventional method of deriving hydrogen from natural gas via a carbon-dioxide-producing process known as methane-steam reforming. Techniques that can bring down the cost of producing hydrogen by splitting water are therefore welcome. Presently, methane-steam reforming produces hydrogen at a cost of about $1.50 per kilogram, compared to about $5 a kilogram for green hydrogen. Stylianou said: "Ruthenium oxide is not cheap, but the amount used in our photocatalyst is minimal. For industrial applications, if a catalyst shows good stability and reproducibility, the cost of this small amount of ruthenium oxide becomes less important." Boosting Photocatalytic Hydrogen Production by MOF-derived Metal Oxide Heterojunctions with a 10.0% Apparent Quantum Yield Emmanuel N. Musa, Ankit K. Yadav, Kyle T. Smith, Min Soo Jung, William F. Stickle, Peter Eschbach, Xiulei Ji, Kyriakos Stylianou First published: 10 July 2024 https://doi.org/10.1002/anie.202405681

mercoledì 27 dicembre 2023

COP28 e misure drastiche per fermare il cambiamento climatico

 Anche quest'anno i rappresentanti dei paesi che aderiscono alla  Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si sono riuniti, partorendo un minuscolo, timido topolino. Da una parte riunendosi a Dubai, un paese dell'OPEC al centro della produzione di petrolio, non si poteva sperare molto. Dall'altra, ogni rappresenanza è arrivata a Dubai sul proprio aereo, contribuendo ad un traffico aereo e ad un consumo di carburante inutile.

E' vero, anche io ho avuto le mie debolezze. In un post di due anni fa, ho scritto che le energie rinnovabili possono puntare su nuovi carburanti, sulla bioenergia prodotta da biomasse, ed anche nel post sulle energie nucleari ho fatto riferimenti che collegavano le energie verdi a queste biomasse, da scarti o da coltivazioni. 


E' tutto sbagliato! iIlusorio, semplicistico! fuorviante!

Tutti i combustibili, e le combustioni, che portano alla produzione di CO2, sono da punire, tassare, con sovraprezzo in stile da economia protezionistica (nulla di nuovo, lo facevano in Giappone per sovvenzionare i coltivatori di riso, lo abbiamo fatto in Europa per fermare l'ondata di importazioni di auto giapponesi, lo ha fatto Trump con i prodotti cinesi ed anche europei). Un sovraprezzo non solo per disincentivare il consumo di carbone, benzina, diesel, metano, propano, ossido di carbonio (usato negli USA come gas da cucina) ma per sovvenzionare la produzione di energie verdi (che non aumentano la CO2): idrogeno da acqua (verde), energie del mare e del vento, energie nucleari. Ed anche i consumatori, che invece di pagare pochi spiccioli per un litro di carburante, si troverebbero ad avere quasi gratis l'idrogeno verde (che al consumatore oggi viene a costare 16 euro al litro), penso all'ILVA di Taranto, eda tutte le grandi indusrie che inquinano). Chi usa biomasse come la legna, a kilometro zero, ha diritto ad un prezzo più equo, se non incide il suo trasporto a distanza. Ogni termovalorizzatore che distrugge il solido a kilometro zero va favorito.

La seconda operazione di polizia planetaria è quella di punire economicamente l'uso di armi: ogni bomba, ogni scoppio di impianti che bruciano, mandano in fumo gas, metanodotti, buncker di stoccaggio di petrolio o gas, va sanzionato bloccando le risorse finanziarie del paese colpevole. Di qualsiasi paese o parte.

E infine, sarei molto felice di vedere una bomba atomica  cancellare Israele o almeno la destra estremista  (non voglio aspettare secoli, o che completino la pulizia etnica dei palestinesi. Gesù, ehi palestina, non vedi non senti non fai nulla? fai un miracolo, fai volare un uccellino di creta, che vedano e credano ancora, e si ravvedano)

E una penale a tutte le industrie che vendono armi ed esplosivi, le voglio vedere fallire.


lunedì 31 gennaio 2022

energia nucleare e energie verdi: the good, the bad and the ugly

 Le centrali nucleari sono superate, ma continuano a tenere in piedi progetti per construirle: ma sono proprio convenienti?

una centrale tradizionale consuma una tonnellata di uranio all'anno, se fosse al carbone ne consumerebbe milioni di tonnellate di carbone, molto  più economico ma molto più dannoso, alla salute ed al  pianeta, perchè produce anidride carbonica. Però, Le risorse di uranio, al consumo attuale (non calcolando nuove centrali) saranno esaurite in 45 anni.   Le centrali saranno sicure, ma l'energia recuperabile è poca rispetto a quella che va dispersa (acqua di raffreddamento), le scorie radiattive che vengono prodotte (ogni atomo di uranio da' vita ad isotopi di stronzio ed elementi intermedi pericolosi).

Esisono centrali nucleari su navi, portaerei e sottomarini, come mai sono più controllabili? probabilmente perchè non devono produrre grandi quantità di energia, e le reazioni partono da quantità minime di uranio, più controllabili

Ed il Torio? Reattori nucleari ad amplificazione di energia  affiancato da una sorgente esterna di protoni (sistema noto in inglese come Accelerator-Driven System o ADS), necessaria ad alimentare la reazione nucleare nel nucleo del reattore in sé. Questo, infatti, ha la caratteristica di essere un reattore subcritico, incapace di sostenere autonomamente una reazione a catena e, dunque, di dar luogo a una reazione incontrollata. Per innescare la reazione a catena, esso ha bisogno di essere irraggiato da un potente fascio di particelle proveniente da un acceleratore di particelle (sincrotrone): una volta acceso, il nucleo del reattore rilascia sufficiente energia termica da poter essere trasformata in energia elettrica che servirà ad alimentare l'acceleratore di particelle e a fornire un surplus di energia elettrica destinato all'immissione nella rete elettrica

il torio non dà problemi di scarti radiattivi, e il nocciolo non è soggeto alla fissione incontrollata

le centrali al torio sono costruibili in pochissimi anni, tre-cinque, i prodotti della reazione sono più cisuri, meno instabili.... e costa molto meno dell'uranio, Nobel nel 1984, Carlo Rubbia,  da anni propone di ricavare energia dal Torio, un elemento che non si autoinduce nella fissione nucleare come invece fa l'uranio

 è circa dieci volte più abbondante dell'uranio ed è circa comune quanto il piombo; ne serve 1/1000 rispetto all'uranio che invece va arricchito: ....

un altro aspetto favorevole è a produzione di energia rilasciata lentamente, secondo i consumi e le necessità locali: potrebbe essere abbinato ad un impianto di produzione di idrogeno (idrogeno verde a partire da acqua), in uno scaling up che è limitato dalle dimensioni dei polimeri su cui avvengono le reazioni

tengo a precisare che le auto elettriche, e ciò che viene prodotto  partire da altre energie non verdi , non  è sostenibile: consumiamo un eccesso di energie tradizionali per alimentare la rete elettrica, quando dovremmo produrre sorgenti di energia pulita. Questo si traduce nella classificazione dell'idrogeno, H2, che se prodotto a partire da carbone, petrolio o centrali tradizionali, viene chiamato idrogeno blu, mentre dobbiamo puntare su idrogeno verde, produzione in cui le reazioni che permettono l'elettrolisi dell'acqua sono alimentate da energie rinnovabili. 

ma... queste tecnologie per produrre idrogeno verde ha bisogno di uno scale up industriale, e di abbassare il costo a valle. Finchè sarà venduto a 17 euro/litro, le auto ad idrogeno  per fare un pieno in Italia devono arrivare all'unico distributore presente, nel Trentino, e compiere con quel pieno 350/400 km. In Germania esistono almeno una ventina di distributori.

Oltre all'impiego di idrogeno nelle batterie (fuel cells) con efficenza dell'80%, è stato messo a punto da Toyota un motore a indrogeno, motori prodoti dall'azienda Acquarius, basato su un cilindro in cui i pistoni si muovono tra due capi del motore


per la produzione indusriale su larga scala di idrogeno, sono necessarie strategie di superfici esese catalizzanti, come i polimeri per membrane elettrolitiche del progetto REPHYNE II 

in the Rephyne II project, there are products such as  the world largest polymer electrolyte membrane, or PEM, electrolyser to produce green hydrogen at scale,  a technology at level readiness near realization state

l'idrogeno verde costa attualmente 17 euro per litro, al consumo, ma potrebbe essere una fonte di energia di stoccaggio, prodotto quando se ne produce tanta, e usato quando la richiesta di energia aumenta.... un pò come le batterie che stoccano energia

un sistema innovativo per lo stoccaggio del surplus di energia solare abbinato a impianti fotovoltaici, è una batteria che utilizza anidride carbonica, fatta passare tra un stato liquido a uno gassoso, conserva temporaneamente l' energia mediante  cycling del CO2 da gas a liquido

adopt different innovative hydrogen production technologies of water electrolysis, generate hydrogen by photovoltaic power, and then store hydrogen through suitable hydrogen storage and metal alloy storage, and then generate hydrogen through fuel cells Electricity and heat or other industrial applications, especially to provide low-cost green hydrogen power generation and heating products and services for off grid households and enterprises

Un altro approccio può venire dall'utilizzo di cellette ad alveare basate su composti di nickel

Research paper
Hierarchical and self-supporting honeycomb LaNi5 alloy on nickel foam for overall water splitting in alkaline media

Thorium, Th 90

named for the Norse god of thunder, is much more abundant than uranium and has 200 times that metal’s energy potential. Thorium is also a more efficient fuel source — unlike natural uranium, which must be highly refined before it can be used in nuclear reactors, all thorium is potentially usable as fuel. Thorium could be used as an energy amplifier in next-generation nuclear power plants. Known as an accelerator-driven system, it would use a particle accelerator to produce a proton beam and aim it at lump of heavy metal, producing excess neutrons. Thorium is a good choice because it has a high neutron yield per neutron absorbed. Thorium nuclei would absorb the excess neutrons, resulting in uranium-233, a fissile isotope that is not found in nature. Moderated neutrons would produce fissioned U-233, which releases enough energy to power the particle accelerator, plus an excess that can drive a power plant.  A network of tiny underground nuclear reactors, maybe producing about 600 MW each....


The Innovation 2, 100180, November 28, 2021

Technologies and perspectives for achieving carbon neutrality

Solar thermal technologies rely on photothermal conversion to achieve heat, steam, and electricity production for C-neutral operations, unlike photovoltaic techniques. When solar thermal technologies, such as concentrated solar power systems, are employed in commercial and residential sectors to replace natural gas as a source of energy, an obvious reduction in both energy consumption of fossil fuels and CO2 emissions has been observed.51,52 Besides photovoltaic and solar thermal technologies, some strategies to convert solar radiation into stable chemical fuels also provide feasible ways for large-scale utilization and storage of solar energy toward energy decarbonization. For instance, great efforts have been made on solar hydrogen production, demonstrating an extremely attractive route to produce hydrogen fuel by adopting renewable solar energy or solar-derived power to electrolyze water.53,54 Note that hydrogen fuel is an ideal clean energy source to deliver C-free emissions, showing a great potential to reduce GHG emissions. Recently, a new concept of liquid sunshine has been proposed for combining solar energy with captured CO2 and water to generate green liquid fuels, such as methanol and alcohol, which may deliver an ecologically balanced cycle between generation and utilization of CO2 in global production systems.55

Solar energy represents an ideal solution tomeet the energy demands in a low-C and C-free society. Owing to the low-operating costs, a series of useful measures based on solar energy techniques are good candidates to reduce C emissions and utilize CO2 to form clean energy storage, thereby playing an irreplaceable role in the realization of C neutrality. The next decades will require accelerated development of advanced energy conversion/storage technologies and large-scale deployment of solar energy combined with clean resources to promote integrated pathways to C-neutral energy systems.

Wind energy

Wind results from the motion of air due to uneven heating of the Earth’s surface by the Sun. This means that wind power could be regarded as indirect solar energy.56 Like solar energy, wind energy will play a critical role in realizing "C peak and C neutrality."

The Earth has abundant wind resources, which are mainly distributed in grasslands, deserts, coastal areas, and islands.57 The site location has a significant impact on the economy, technicality, and implementation of wind energy.

The world attaches great importance to and vigorously supports the development of wind power. However, one of the issues that hinders wind energy utilization is the noise generated by wind turbines. Strategies to reduce or minimize the noise produced by wind turbines and further utilize wind sources sensibly are urgently needed. Another concern with wind energy production is that wind turbines may have an adverse effect on birds via collisions, disruptions, or habitat destruction if they are located inappropriately.

Although the wind resource on Earth is abundant, the uneven distribution of wind resources across the landscape poses a challenge to the transport of electrical energy produced by wind turbines. And the unpredictable nature of winds in terms of speed and direction will result in a variable and unstable phase, amplitude, and frequency for the generation of electricity, which may make it difficult to be integrated into the grid, resulting in a waste of wind energy. The cost of installing awind turbine is currently quite high,which also hinders the widespread adoption of this technology. It is necessary to devote more efforts to exploring and developing wind energy technology to meet the needs of energy users.

Ocean energy

Ocean energy refers to the energy contained in thewater body in the ocean and is both renewable and clean. The ocean energy reserve is enormous globally and is enough to power the entire world. There are typically five different energy forms: tidal energy, wave energy, ocean current energy, thermal energy, and osmotic energy. The tidal, wave, and current energies are mechanical energy. The research of exploiting ocean energy was started a few decades ago. The geographical distribution varies broadly for different energy forms, and the harnessing technologies are also quite different.

Tidal energy is the energy contained in the tide, including the potential energy related to the water level and the kinetic energy of the tidal current. The tide originates from the gravitational interaction of sea water with the Moon or the Sun. Tidal energy is estimated to be about 1,200 TWh per year,which is relatively low among all ocean energy forms58 due to limited locations from where tidal energy can be harvested. The tidal barrage is adopted to harvest the potential energy of tides, which is relatively technologically mature. Early tidal barrages started to operate in the 1960s, and tidal energy now has the largest share of ocean energy being exploited (Khare et al., 2019). Harnessing tidal current power mainly relies on turbines, although other types of devices are also under development.

Wave energy is the kinetic and potential energy in water waves, which is widely distributed. It essentially comes from wind, which transmits part of its kinetic energy to the water at the ocean surface. The potential of wave energy globally is 29,500 TWh per year.59 The technology for harvesting wave energy is less mature than that for tidal energy, and many different types of devices are being tested on a small scale toward commercialization.

The major device forms include point absorber, attenuator, oscillating water column devices, and overtopping devices. Besides traditional large devices using electromagnetic generators, new technologies based on triboelectric nanogenerator networks are also being developed toward effective harvesting of wave energy economically.60

Ocean current energy is reserved in the large circulations of sea water globally. It is the kinetic energy in the water flow. The supply of this source of energy is stable with little fluctuation. It can be extracted using turbines. 

The device needs to be deployed in deep sea and far from the shore; thus, less effort has been devoted to harnessing this type of energy.

Thermal energy originates from the Sun’s irradiation, which heats the upper layer of the sea water, making its temperature different from the water in the deep sea. Such temperature differences can be exploited for electricity generation mainly based on thermal cycles. Due to the high-temperature difference required for improved efficiency, this form of energy ismainly distributed in the tropical region. The potential for this energy is estimated to be 44,000 TWh per year.61 The utilization of this form of energy is still at the research stage by universities and research institutes.

Osmotic energy, also called salinity gradient energy, is the energy that exists between water bodies with different salt concentrations. The salinity of sea water is not homogenous globally; for example, a salinity gradient is formed in estuaries where fresh water meets salt water. The harness of  such energy relies on high-performance membranes that are robust in sea water. Twomain technologies are being tested at present: pressure-retarded osmosis and reversed electrodialysis.59 Osmotic energy is still a conceptual energy source and is not ready for commercialization.

The ocean energy reserve is enormous globally and is enough to power the entire world. Technologies to harvest tidal and wave energy are on the verge of commercialization. Technologies for harvesting ocean current energy, thermal energy, and osmotic energy are still in their early development stage. Major challenges of exploiting ocean energy lie in the economic costcompetitiveness and technological reliability in severe ocean environments.  By overcoming these challenges, ocean energy will provide the world with abundant clean energy.

Bioenergy

Biomass is a renewable source of energy that originates fromplants. The most important sources of biomass are agricultural and forestry residues, biogenic materials in municipal solid waste, animal waste, human sewage, and industrial wastes. Biomass provides 13%–14% of the annual global energy consumption.62 Various processes are used to convert biomass into energy, including the following.

Thermochemical conversion of biomass includes gasification, pyrolysis, and combustion. Combustion produces approximately 90% of the total renewable energy obtained from biomass.63 Pyrolysis can convert biomass into solid, liquid, or gaseous products by thermal decomposition at temperatures around 400C–1,000C in the absence of oxygen, producing components such as acids, esters, and alcohols.64 Gasification converts carbonaceousmaterials into combustible or synthetic gas by reacting the air, oxygen, or vapor at a temperature of over 500C, preferably over 700 oC,  yielding gases such as H2, CO, and CH4.64,65

Chemical conversion converts vegetable oils and animal fats into fatty acid esters through esterification or/and transesterification to produce biodiesel.

The transesterification process is necessary since raw materials are composed of triglycerides, which are not a useable fuel. Triglycerides are converted into methyl or ethyl esters (biodiesel) using amostly alkaline catalyst in the presence of methyl or ethyl alcohol, respectively. Rapeseed oil (accounting for 80%–85%) and sunflower oil (accounting for 10%–15%) are major vegetable oils used for biodiesel production.63

Biochemical conversion converts biomass into liquid fuels (e.g., alcohols and alkanes), natural gas (e.g., hydrogen and methane), different types of bio-products (e.g., carotenoids, omega-3 and omega-6 fatty acids), as well as other chemical building blocks (e.g., acetic acid and lactic acid) using microbes and enzymes as the catalyst.66 The most popular biological conversions are fermentation and anaerobic digestion.

The most common biomass feedstock used for biological conversion is lignocellulosic biomass, such as agricultural and forestry residues. Lignocellulosic biomass is the most abundant and widely available renewable resource in theworld,mainly composed of three heterogeneous biopolymers, namely cellulose, hemicellulose, and lignin. Threemajor steps are involved in cellulosic bioethanol production: (1) pre-treatment, (2) enzymatic hydrolysis, and (3) fermentation. Pre-treatment uses physical, chemical, or physicochemical

methods to improve biomass accessibility by enzymes. Enzymatic hydrolysis splits cellulose and hemicellulose into monomer sugars, such as glucose, xylose, and mannose. The conversion of biomass-derived sugars into ethanol by Saccharomyces cerevisiae has received most research and development efforts. Another method for producing butanol is through fermentation, specifically through an acetone/butanol/ethanol process that

is predominantly carried out by Clostridia strains.67 Anaerobic digestion consists of hydrolysis, acidogenesis, acetogenesis, and methanogenesis. These reactions break down the macromolecules in the biomass into simpler molecules with the generation of biogas in an anaerobic environment. One of the advantages of anaerobic digestion lies in the potential of the biogas to be used directly in ignition gas engines and gas turbines.

Despite the presence of abundant biomass resources, there  is still a need for work on the use of biomass to produce energy, withmain efforts needed to increase productivity and reduce costs to further expand the share of such renewable energy in the total energy consumption.68 Some of the issues that need to be resolved are the high cost of transporting the biomass to the site for bioenergy production through various conversion processes and the sustainability of the production of bioenergy feedstocks.

H2 energy

Hydrogen has been a necessity for industrial use over the past two hundred years. The demand for hydrogen (currently >80 Mt per annum) has grown more than three times since 1975 and continues to rise. Up to now, H2 is almost entirely produced from fossil fuels, consuming around 6% of global natural gas and 2% of global coal, resulting in emissions of around 830 Mt of CO2 per year.69 Recently, hydrogen energy has drawn a great deal of interest because it can be used to establish a fully renewable energy system similar to an electricity grid, providing the sector integration needed for energy system transition and decarbonize energy end uses.70

Hydrogen production using renewable energy has a strong likelihood of both technological and economic viability in the near future. The decreasing costs of renewable energy and the increase in variable renewable  power supplies’ market share have put significant roadblocks in the way of cheap water electrolysis.71 With the fast development of artificial intelligence, deployment and learning-by-doing are expected to reduce electrolyzer costs and supply chain logistics. After H2 production via electrolysis, safe and low-cost hydrogen storage and transportation technology need to be developed.

Hydrogen can be stored in gas, liquid, and solid states.72,73 As of now, none of these technologies are mature for establishing a hydrogen economy. In addition, hydrogen offers the lowest cost option for long-termenergy storage, such as inter-seasonal; however, the ability to store large quantities of hydrogen at low costs with a high safety is still a challenge. Underground H2 storage in large salt caverns and hydrogen transport via existing and refurbished gas pipelines are available at low cost to support long-term energy storage and sector coupling. However, equipment standards need to be adjusted and are also limited by geographical conditions.74,75

Hydrogen fuel cell technologies have developed rapidly and are ready for  commercialization, to the point that we now see commercial sales of hydrogen-powered passenger cars, such as Mirai, Clarity, and Nexo, and heavy-duty vehicles, trains, and ships. The main issue now is to reduce the cost whilemaintaining an acceptable level of durability and efficiency.76 Other opportunities that pay more attention to the handling of energy-intensive commodities producedwith hydrogen—synthetic organicmaterials/pharmaceuticals, iron and steelmaking, building/marine bunkers or feedstock to produce ammonia/methanol, and so on—seem to be prime markets. We now need to develop scale-up technologies, increase energy use/conversion efficiencies, optimize the upgrade of H2 industrial structures, and lower costs to enable widespread use of H2 energy. There needs a long-term devotion to fundamental understanding and development of new strategy/technology and infrastructure.

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