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sabato 21 giugno 2025

I miei libri del 2025

 Anche questa estate sarà segnata dalla stagione balneare, vissuta tra scogli e spiaggette tra Sant'Isidoro e Torre Squillace, penisola della Strea, parco regionale protetto di Porto Cesareo. In attesa di ritrovarci insieme all'amico Mario, rientrato da Bergamo, come di consueto allestisco qui nel post la lista dei libri che ho letto in questi mesi, e  di altri ancora non iniziati.

Lo scrittore Murakami Haruki è tornato su un argomento che aveva trattato nei primi anni '90, una città isolata, remota, seclusa, in cui  gli abitanti vengono privati delle loro ombre, il segno distintivo del luogo è una mandria di unicorni nel fossato. Il titolo del suo primo libro è Hard-boiled wonderland and the end of the world (hard-boiled è un termine che sta per polpettone, una storia pulp), il titolo dell'edizione francese era La fin du monde, mentre il nome di quella italiana è riportata sulla  copertina.

Io l'ho ricevuto in regalo nella versione inglese, e mi sono appassionato alla scrittura di Murakami. Avevo anche incontrato una dottoranda di Roma che lo aveva studiato per la tesi, e me ne aveva decantato la bravura e l'interesse letterario in occidente. Come scrittore si ispira al minimalismo di Raymond Carver, che ho apprezzatto principalmente nei suoi racconti.
Nel primo libro, La fine del mondo, si descrive un mondo molto moderno, progredito tecnologicamente, e ricco di creature che vivono negli abissi della metropolitana, gli inklings, ed in parallelo un io narrante che entra nella città fortificata e isolata, dove vivono gli unicorni. Nel finale, l'autore lascia immaginare che il soggetto, tecnico informatico, abbia una involuzione a livello dei circuiti cerebrali, per non riprendere più conoscenza, e si chiuda in se stesso e nella sua storia all'interno di quella città circondata da mura  e dal fossato degli unicorni. In cui il tempo non scorre, non si accumula. 
In questo nuovo libro, La citta e le sue mura incerte, l'autore ci ripresenta la stessa situazione di isolamento e confinamento, e anche la stessa struttura a capitoli alterni, con episodi del protagonista nel mondo attuale, dove il tempo scorre, che si alterna alla vita del ragazzo nella città fuori dal tempo. La finalità del protagonista è di ritrovare la sua ragazza, il suo amore giovanile, che per ragioni inspiegabili è sparita, un evento comune ad altre storie di questo scrittore. 
In un loro penultimo incontro lei gli dice che la sua vera se stessa non vive  in questo tempo e spazio, ma in un altro luogo. Il ragazzo racconta: " migliaia di fili invisibili sembravano tenerti strettamente legata al mio cuore". E la ragazza spiega: "in realtà, la vera me stessa è lì che vive, nella città dalle alte mura. Tu puoi accedervi". E lui: " una volta entrato, potrò incontrare te, giusto?" E lei: "se riesci a trovare la città, e se...  se stai cercando davvero me. Basta che tu lo desideri". 
Murakami rielabora la storia all'interno della città dalle mura incerte, il modo in cui il protagonista fa scappare la sua ombra, e come riesce finalmente ad evadere lui stesso, dopo aver detto addio alla sua amica nella biblioteca. Il nucleo della storia era già presente in un racconto dallo stesso titolo, uscito nel 1980. A distanza di quarant'anni, lo scrittore lo ha rielaborato durante gli anni del Covid, dandogli una struttura in tre parti. 
Un segno distintivo dei libri di Murakami sono le citazioni musicali, come la sinfonietta di Janacek in 1Q84 (ichi kyu hachi yon, uno nove otto quattro), che viene citata in un brano degli Emerson Lake and Palmer;  le canzoni di Bob Dylan presenti in La fine del mondo, i brani jazz spesso descritti, o il nome del personaggio alterego del protagonista, Yellow Submarine, come un CD dei Beatles.

Di Fabio Genovesi, e di Chi manda le onde, avevo parlato in questo post del 2023. Nella prefazione di Mie magnifiche maestre, lo scrittore parla della formica e della cicala. La cicala non è un insetto da condannare, perchè non vive alle spalle di nessuno, ma il suo canto è il simbolo di una azione gratuita, allo scopo di riprodursi dopo anni di crisalide, tutte insieme per poi scomparire. Povere formiche, poveri noi. Passiamo la vita a testa bassa per raccattare le briciole e non possiamo saperlo, ma quel canto è antico e immenso, parte dal profondo della terra e sale a carezzare il cielo. E quanto l'estate il canto dura. Poi in caldo finisce e finisce lui, finisce la cicala. Che scende dal ramo, semina i futuri figli a terra e lì si spegne. L'inverno non è un problema, per la cicala l'inverno non esiste. Esiste un'unica stagione, un attimo infinito a cui dedica una musica preparata per anni e anni sottoterra. Dove la formica non la vede e non sa immaginarla, non può capire la sua inutile importanza, quell'urgente necessario spreco di bellezza, che è l'unico modo per dare l'amore. 
"Come le cicale, così le donne di casa mia, le mie magnifiche maestre". Che gli ritornano in sogno, segno di un compleanno in arrivo, momento che potrebbe segnare il passaggio alla mezza età.
E lo scrittore vuole ricordarle, ricordare i sogni e le loro avvertenze, scrivendoseli. "cosa che faccio subito, prima che la luce piatta della ragione possa soffiarle via. Per questo al mattino dimentichiamo i sogni... Dimenticare è sparire dalla mente. Scordare invece è sparire dal cuore. I sogni non si scordano".
 "Le cicale! l'unico modo di prendere e dare l'amore, e cioè amore diventare". 
Questa è una storia di confine, prima e dopo la disgregazione della Yugoslavia, fino alla pacificazione dei conflitti e alla condanna della pulizia etnica. Due giovani, un ragazzo e una ragazza, cresciuti insieme, che si ritrovano e si amano, alla fine, di un sentimento di comprensione, dopo anni di incomprensioni. 
"Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”. A Trieste Alma ritrova una mappa dimenticata della sua vita. Ritrova la bella casa nel viale dei platani, dove ha trascorso l’infanzia grazie ai nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, dei caffè colti e mondani, distante anni luce dal disordine chiassoso di casa sua, “dove le persone entravano e se ne andavano, e pareva che i vestiti non fossero mai stati tolti dalle valigie”. Ritrova la casa sul Carso, dove si sono trasferiti all’improvviso e dove è arrivato Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado amici di suo padre. Vili che da un giorno all’altro è entrato nella sua vita cancellando definitivamente l’Austriaungheria. Adesso è proprio dalle mani di Vili, che è stato “un fratello, un amico, un antagonista”, che Alma deve ricevere l’eredità del padre. Ma Vili è l’ultima persona che vorrebbe rivedere. I tre giorni culminanti con la Pasqua ortodossa diventano così lo spartiacque tra ciò che è stato e non potrà più tornare – l’infanzia, la libertà, la Jugoslavia del padre, l’aria seducente respirata all’ombra del confine – e quello che sarà".
"Alma tiene la mano di Vili. Si appoggiano al muretto - loro si tengono la mano - ora sono più vicini, le spalle separate da un filo d'aria e i fianchi che combaciano, sentono una pace benefica inondargli le vene e le arterie, risalire fino al cuore e poi ai polmoni e al cervello, quel tipo di sentimento che probabilmente sentono le persone tutte d'un pezzo". 
La tematica degli esuli Dàlmati, e del senso di nostalgia per una patria che non esiste più, erano stati descritti bene nei romanzi di Enzo Bettiza, "l'esilio" di cui ho parlato qui e "il libro perduto", di cui ho parlato qui

Della Perrin avevo apprezzato l'umorismo chiuso e cupo di Cambiare l'acqua ai fiori. In Tatà, parla di una regista affermata che torna al paese della zia, ignara di una seconda vita segretissima e della storia di questa zia calzolaia e tifosa di calcio, che la lascia tanti nastri registrati per raccontarsi. 
La scrittrice Nishiki è autrice di romanzi, libri illustrati e saggi, per adulti e per bambini. Nel 1994 ha pubblicato il suo primo romanzo: Un’estate con la Strega dell’Ovest ha vinto il premio JAWC New Talent Award, il premio Nankichi Niimi e il premio Shogakukan; il libro ha avuto un successo enorme in Giappone e è stato adattato al cinema. Ha inoltre pubblicato Le bugie del mare (Feltrinelli, 2021).

la bambina viene mandata dalla nonna perché non si inserisce, fa fatica a relazionarsi con le compagne a

scuola. 

“La nonna accarezzò Mai, e disse: “Non pensi che spendere tante energie sia logorante? l’importante non

sono i fatti, che non potremmo cambiare, ma il tuo cuore, che sta cadendo in balia dei dubbi e del rancore

“Un corpo vive anche tante cose belle. Quando ti sei avvolta in queste lenzuola che profumano di

lavanda e di sole,  ti sei sentita felice. Quando ti crogioli al sole in un freddo giorno d'inverno, ti godi

la brezza all’ombra di un albero in un giorno d’estate, sei felice. Quando sei riuscita per la prima volta a

fare una capriola alla sbarra, sei stata contenta di riuscire a muovere il corpo come volevi tu".



Della Calandrone avevo postato nel 2023, con Dove non mi hai portata. Lo leggerò con calma, come tutte le scritture poetiche di questa autrice richiedono. 
"Niente, nessuno, in nessun luogo mai, è perduto per sempre. Un cuore solo non basta per ricambiare la bellezza che vedo. Così bello, privo di senso, perfetto".
Nel frattempo è in uscita il nuovo romanzo dell'autrice


Ed ecco un tomo ponderoso
Ambientato per lo più a Boston in un futuro imprecisato, ma non troppo lontano dal periodo in cui fu pubblicato, il romanzo tocca una vastissima gamma di argomenti, quali il tennis inteso come metafora dell'agonismo insito nello stile di vita medio americano e delle "infinite soluzioni in uno spazio finito", la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e i relativi programmi di recupero e riabilitazione (vero fulcro su cui ruota la maggior parte delle vicende), gli abusi sui minori, la pubblicità e il suo rapporto dialettico con il tessuto sociale, l'intrattenimento popolare nelle sue forme maggiormente parossistiche e alienanti, le più disparate teorie cinematografiche, e il complesso rapporto dell'identità nazionale e dei suoi processi gestativi, con la vicenda d'un gruppo secessionista quebecchese illustrata nel libro. Invece che Sesso, droga e rock and Roll, David Wallace ci descrive un'America paranoica per sport, droghe e pistole Smith e Wesson. 

"Che ci sono persone alle quali semplicemente non piacete, qualsiasi cosa facciate. Che nonostante pensiate di essere furbi, non lo siete molto. Che la validità logica di un ragionamento non ne garantisce la verità. Che le persone cattive non credono mai di essere cattive, ma piuttosto che lo siano tutti gli altri. Che è possibile imparare cose preziose da una persona stupida. Che se il numero sufficiente di persone beve caffè in una stanza silenziosa, è possibile sentire il rumore del vapore che si leva dalle tazze. Che a volte agli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che è semplicemente più piacevole essere felici che incazzati. Che le persone di cui avere più paura sono quelle che hanno più paura. Che ci vuole grande coraggio per mostrarsi deboli. Che gli altri, anche se sono stupidi, riescono spesso a vedere cose di voi che voi non riuscite a vedere. Che è consentito volere. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri".

"Il libro ha dei bei passaggi (ad esempio la descrizione del suicidio del padre, o la parte in cui si racconta la carriera sportiva e il contemporaneo innamoramento di uno dei tanti protagonisti)". La conclusione è interessante, e concentra molti temi contenuti nelle varie parti del libro. Io ho letto solo queste circa trenta pagine finali, ma mi riprometto di riprenderlo in mano in autunno. "Dopo l'ultima pagina, continua a proiettarsi verso un punto di fuga dentro il lettore, e, anche per questo, continua a lavorarti dentro; può terminare la lettura, non il segno che continua a scavare". Come ha detto lo scrittore, DFW: "C’è un finale per quanto mi riguarda. Una serie di linee parallele dovrebbero in teoria cominciare a convergere in modo che una “fine” possa essere proiettata dal lettore da qualche parte oltre la cornice. Se non ti capita di osservare questa convergenza o proiezione, allora il libro non ha funzionato con te. "

Il titolo cita una frase di Amleto che fa riferimento a Yorick, il buffone di corte: "Ahimè, povero Yorick! L'ho conosciuto, Orazio: un compagno di scherzi infiniti" (infinite jest, in lingua originale). A tale citazione si fa allusione molte volte, dato che la compagnia cinematografica di James Incandenza si chiama "Poor Yorick Productions".  Per anni, dopo il liceo, ho sempre pensato che Orcynus Orca fosse il libro più ostico da leggere, molto più de l'Ulysses di Joyce. Invece Arrigo è piacevole da leggere, ed è autore di poesie molto intense. 

Infinite Jest è del 1996. Wallace è uno scrittore moderno che ha insegnato corsi di scrittura creativa e letteratura inglese in California. Una vita in depressione, tra alcool e alti e bassi, autore amato e tuttavia non riconosciuto abbastanza, lo hanno portato a togliersi la vita a 48 anni.  Reputato un romanzo enciclopedico, per la complessità e vastità della sua struttura e dei temi trattati, si accosta, come altre opere dell'autore, alle correnti postmoderne del realismo isterico e dell'avantpop. 


sabato 24 giugno 2023

nissan sunny

 Parlavo al telefono con mio cognato, del mio soggiorno in Giappone per il contratto biennale, quando gli ho detto: sareste potuti venire a trovarmi, nel 1997, oltre alla camera pronta col lettone, avevo anche un'auto, per portarvi come turisti in giro!" Al che lui mi fa: ah, avevi un'auto, non lo sapevo!" 

Da qui ho preso lo spunto per documentare sui miei spostamenti e sul piacere di avere un mezzo di trasporto così versatile a disposizione. Era una bella Nissan, modello Sunny, di 10 anni, quindi aveva passato la revisione e la successiva si sarebbe fatta in due anni, giusto il tempo del mio soggiorno. Come intermediario, è intervenuto il professor Hidaka, che mi ha presentato un suo sottoposto che cercava un acquirente. Ovviamente, dove avevo trovato casa il parcheggio era gratuito, ero in piena campagna, ma i primi tempi ancora alloggiando al residence per professori stranieri a Matsushiro, ho pagato un extra per il parcheggio. E lo spazio era numerato, non potevo cambiare area  di sosta.



Il piacere la mattina, andando al lavoro, di ascoltare l'autoradio su una stazione che trasmetteva in inglese, canzoni internazionali, una volta hanno dato Jovanotti, L'ombelico del mondo, e Penso positivo. Una targhetta identificattiva con i mei dati per parcheggiare nel parcheggio dell'università, che è risultata utile quando a Tokyo, in città, ho sostato di notte vicino al cimitero di Aoyama per fare un sonnellino prima dell'alba, i controllori hanno letto la targhetta e non mi hanno fatto andar via.
Il periodo più intenso lo abbiamo vissuto d'estate, ogni anno Marcella è venuta in visita, con visto per 3 mesi, e oltre a girare per Tsukuba che entra tutta in un fazzoletto (centro commerciale e poco più) siamo stati a Nikko, a Sendai, a Matsushima (l'area dell'onda di tsunami nel 2011) e sul monte Zao, a vedere il laghetto vulcanico dai vari volori, verde e blu, ed a prendere un pò di fresco per alleviare il caldo estivo.
Con l'auto abbiamo organizzato la gita al mare, prima ad Hitachi a casa dei genitori di Megumi, a rinfrescarci con una fetta di anguria, e poi alle spiagge di Kita-ibaraki, fino alle 3 del pomeriggio.  Tutti e cinque poi a mangiare un boccone, e  rientrare a Tsukuba superando le ore di coda sull'autostrada.
Ancora, all'arrivo di Marcella all'aeroporto di Narita, invece di rientrare su Tsukuba, ho preso la direzione per Toyko, passando da Kawasaki, si arriva da sud superando il rainbow bridge, con una vista esaltante. Grande soddisfazione poi a centrare le uscite in città, percorrere lo Shuuto (=shoot) expressway, che taglia il centro velocemente ma con grande traffico, soprattuto riuscire a trovare poi l'ingresso ed il casello dell'autostrada per Tsukuba dal centro città, per fortuna ho memoria visiva ed anche grande fortuna. 
Altre gite verso il mare di Hitachi, sono state compiute con le colleghe dell'ufficio (Noriko, Binlian) e di ospedale, partecipando ad una pesca collettiva allo sgombro conla rete a strascico da riva...

 Noriko Arashi-san, oggi Heese, moglie di Jon

Il mio compagno di avventure e uscite serali è stato Lello Addeo, prestato dall'università di Napoli al National Cancer Center Institute East, a Kashiwa,  e alloggiato nelle camere guest house sopra l'istituto a fianco dell'ospedale. Molte delle colleghe con cui abbiamo organizzato cene improvvisate, spaghettate al sugo di polpo, erano infermiere, specie per la vista dei fiori dei ciliegi, si festeggiava tutti insieme all'aperto sotto gli alberi; in altre occasioni erano le segretarie del direttore.
Quanche volta le abbiamo accompagnate in stazione, di ritorno a casa, mentre noi andavamo in giro per Kashiwa ed i suoi ristoranti, spesso in pizzeria. Un mese prima di terminare il suo soggiorno, Lello si è trovato una ragazza fissa, Rika, per cui ci siamo visti molto di meno, una sera sono venuti a trovarmi a Tsukuba, in un'altra occasione ci siamo visti a Toyko per un caffè con pasticceria, e dopo ho saputo l'evoluzione della storia a cose fatte. Rika è venuta in Italia a trovarlo, non si sono trovati in sintonia, e mi ha raccontato la  sua delusione ma anche voglia di superarla ed andare avanti.
L'auto mi è stata compagna per le mie uscite in solitaria, una vlta alla settimana Jon Heese organizzava una reunion tra stranieri e amici degli stranieri, in cui si veniva a contatto con una umanità varia con visioni di larghe vedute, anche idee di business, incluso un gruppo teatrale che mise in scena un lavoro di Woody Allen, Deus ex machina. 
Tra le conoscenze fatte tramite i professori, ci sono Miho e Teruyo, due infermiere, con cui abbiamo organizzato una serata a casa mia, con l'auto ci siamo spostati dalla stazione dei bus a casa e le ho riaccompagnate in centro. 

Con Miho ci siamo rivisti diverse volte, al rientro dal Canada le ho portato un aquilone dei nostri, in materiale leggero, e un pomeriggio ci siamo incontrati per farlo volare. Si è data parecchio da fare per farmi incontrare delle colleghe di lavoro, dell'ospedale, vedendomi così solitario, ed anche in queste occasioni l'auto è stata molto utile. Il monte Tsukuba ed il suo parco di alberi di prugno, in fiore a marzo, con la vista sul panorama, da qui a volte si vede anche il monte Fuji.
Verso il termine del mio contratto, siamo usciti a pranzo, ed alla fine mi ha scritto anche una lettera di commiato. Suo desiderio era di trovare un fidanzato dalle parti di New York, e di andare a vivere in una metropoli.
L'auto è servita soprattutto per gli spostamenti da Tsukuba ad Arakawaoki, da cui prendevo la metro per Toyko e ritorno, lasciando l'auto nel parcheggio del supermercato. Ma alla fine, il mio mezzo di trasporto di elezione è stata la mia bicicletta, senza la quale non avrei corso il rischio di travolgere il mio fagiano blu, l'uccello di monte, kiji, che, sin dal primo momento, incontrandolo sotto un'auto al parcheggio dell'università, nel 1993, mi ha fatto accettare questo posto, con un'aura quasi magica.

Siccome molti di questi racconti sono così datati, volevo aggiungere un pensiero contemporaneo.
Questo è il mio impianto fotovoltaico di ottobre 2022, con vista aerea sul mio terrazzo, si vede la tettoia del pozzo di luce, e le mie piante in vaso, in questa stagione è una soddisfazione vedere crescere i frutti del lavoro, oltre ai fiori, i pomodori, i peperoni, i cetrioli "invasati" (assatanati in vaso....)


Con l'impianto, di giorno l'aria condizionata non consuma nulla, se attacco la lavatrice tra le nove e le sedici, consumo solo l'energia che produco: da ottobre ad oggi ho contribuito a ridurre le emissioni di CO2 per 1323 kilogrammi, equivante a 40 alberi piantati.
L'impianto mi ha aiutato a dimezzare la bolletta della luce, specie durante il picco di aumenti tra fine estate e questo autunno. E funziona abbastanza bene anche nelle giornate non di sole, coperte dalle nubi. 




mercoledì 14 giugno 2023

Torino anni '60

 Ho ricordi delle esperienze di quegli anni, grazie a quello che succedeva intorno a me, nella mia famiglia, due sorelle più grandi, le loro comitive, le uscite insieme, le canzoni di De Andrè, Re Carlo tornava della guerra... Di quelle volte che le ho accompagnate, alla Sip, al grattacielo palazzone dietro al mattatoio, l'entrata ed uscita delle impiegate, uomini ad aspettarle all'uscita, anche qualche cantante, tante ragazze, chi era toscana, chi siciliana, chi piemontese, come la grande, immensa Lia Tarditi. Era una volontaria, la sera si metteva alla chat, diremmo oggi, per Telefono amico, tante chiamate di disperati, molto soli, che chiedevano conforto. La ricordo le domeniche nell'Astigiano, a trovare qualche prete sociale, di quelli che dicevano la messa all'aperto, davanti ad un tavolo con sopra l'essenziale, oppure andare alla vendemmia solo per il piacere di pranzare, dopo, al pomeriggio, con tutta la famiglia  e gli aiutanti, a Lecce lo chiamiamo il capicanale. Ha avuto molta forza, prima nel periodo 2003-2005 a sostenere le mie iniziative sulla diagnostica mediante microchips, o quando la Tim mise tutte le sessantenni che avevano fatto la storia della SIP in prepensionamento, e poi, alla fine, durante la chemio, io a sostenerla ed a darle consigli su cosa poter mangiare. C'era una bella foto di Lia con mia sorella, vestite da sera, per un ballo di quelli ufficiali, forse una serata aziendale, e poi le vacanze estive a Rimini, ancora nubile. Da sposata, con Giancarlo, non ho ricordi, se non le persone con cui si frequentavano, ma che io non conosco di persona. Ricordo bene la comitiva di mia sorella maggiore, con alcune coppie un pò scoppiate, Enrico che gestiva un negozio di dischi, e diversi scapoli, come il proprietario di un'autoscuola, che veniva con il pulmino, e li scarrozzava sulle colline, in Val di Susa, e certe domeniche ci si trovava tutti insieme nel nostro salotto, come se fosse normale avere tanti amici e condividere il pomeriggio. Qualche volta, si usciva la sera, andavamo al palazzo del ghiaccio a pattinare, c'era anche un ragazzo molto alto, oggi avrebbe fortuna, sia come sportivo sia per il gusto delle donne verso gli uomini super. Dopo, si faceva una scappata in qualche piola in collina, le osterie dove si suonava la chitarra, e si seguiva qualche canzone un pò sconcia, davanti ad una barbera stupa. 

le gite in campagna nei fine settimana, a pochi kilometri dalla città, per rilassarsi insieme

L'altra sorella, Bianca, più grande di me, era segretaria in una ditta metalmeccanica, fidanzata con un parente del padrone, e le uscite erano meno straordinarie, a trovarli a casa, in via Borgaro (ricordo un pomeriggio con altre amiche della comitiva a giocare al gioco della bottiglia, uscimmo io e una ragazza, facemmo finta di darci un bacio) o quella volta fuori, come l'estate che mi portarono al mare, a Trani, e per tornare demmo l'assalto al treno fermo a Barletta, centinaia di emigranti che prendevano lo stesso mezzo: fu un mese strano per me, che non conoscevo la vacanza al mare, sapevo solo le colonie estive, con le maestre, il sonnellino al pomeriggio, la merenda con pane e cioccolata, la cucina aziendale, frittata con le zucchine, qualche spettacolo serale, proiettavano un film, o ci riunivamo per cantare insieme. Ma c'era qualche bambina più audace, due di noi in coppia, che le sorridevamo, e due di loro ci restituivano il sorriso, e ci restava un senso di gioia, di gratitudine, forse la vita dei grandi è così, ci si piace e ci si scambia amicizia reciproca. 

Delle uscite all'estero, oltre ai nostri viaggi per tornare dai nonni, e dopo che sono morti, per trovare qualche conoscente in Repubblica Ceca, c'erano i viaggi delle agenzie turistiche, a cui mia sorella offriva il servizio di traduttrice, e che la portavano spesso oltre la cortina di ferro, occorreva ancora il visto dell'ambasciata, sul bus c'era tanto spazio nel bagagliaio, quanche volta si trasportava anche antiquariato, armature, oggetti del mercato nero,  altre volte erano viaggi per battute di caccia, al fagiano, alla lepre, anche all'orso. In quelle occasioni capitò di fare conoscenza ed amicizia con Viorika, una bella signora divorziata, rumena, che viveva a Praga, e di cui ho conosciuto la figlia, quando ci ospitò a casa sua per qualche giorno. Era brava, cucinava saporito, carne di maiale con crauti e peperoni, e sapeva raccoltare aneddoti piccanti sui cacciatori che andavano non solo per la caccia, ma anche per le amanti.

Vicino al parco del Valentino, mia madre al centro con la nonna in visita da Teplice, e la zia Magna

Delle mie estati, ce ne sono state diverse a trovare i nonni, io a 13 e 14 anni, e il cambio di ambiente, da Torino, città di solitudini profonde, a Teplice, era  incommensurabile, bastava scendere sotto casa in strada con la comitiva di ragazzini e ragazzine, alcune più grandi e mature, avevo occhi solo per loro. Giochi di guardie e ladri tra androni dei condominii e il giardino della scuola di infanzia, scavalcabile, oppure rincorrersi lungo i bordi del quadrato pieno di sabbia, la piscina per bambini, non si ci faceva male.

Avevo la testa per le attività sportive, al liceo mi inventavo partite tra classi o gruppi di amici, affittando un campo di calcio, ma più spesso scendendo ai giardinetti davanti a via San Paolo, partitelle uno contro uno o due contro due, Michelangelo il vicino con cui avevo legato, mi fece conoscere una discoteca a pochi passi da casa, che io visitai senza capire (non si entra alle 16, di pomeriggio, ci si trova una ragazza casualmente, neanche ti guarda): poi ci fu il periodo del CUS, al palazzetto il sabato quelli più grandi di me si allenavano a Basket, io mi univo a loro senza combinare molto. Sono stati gli sport che ho praticato ancora anni dopo in Giappone. Ma una fine estate mi iscrissi anche al gruppo di atletica, e partecipai a una corsa sui 400 metri, un giro dello stadio, quello di corso Unione Sovietica, con medaglia ricordo, ma il ricordo forte era delle colleghe, in campo e dopo, alla fermata del tram.

Di come fosse la vita da adulti, maturi sessualmente, l'ho immaginato dopo l'esame di maturità: il compagno di classe Sergio Caciagli mi ha portato a casa sua, monolocale in centro, l'oggetto più rappresentativo era lo stereo, c'era un letto grande, matrimoniale, aveva la fidanzata, ha trovato lavoro e ci siamo persi di vista; questa passione per la musica in stereo l'ho ritrovata nei giocatori della squadra di calcio del Matis, con cui andammo io e mia madre come accompagnatori, e traduttori, fino a Decin, e giocammo qualche partitella con la squadra locale, in albergo l'ascensore si fermava spesso, stranamente, con loro che portavano su le ragazze, ed anche i giocatori cechi non perdevano occasione di fare bisboccia con le amiche. Ricordo Ancia, e le sue compagne, ragazzine che lavoravano come cassiere o simili, e smaniavano di uscire fuori dal paese, di visitare l'Europa, di diventare grandi ed avere un bel ragazzo figo. Ho tanta nostalgia della mia adolescenza, della famiglia, sono stato bene, fortunato a poter vivere e vedere tanti paesi, tante persone in quegli anni.

Ho avuto un breve flirt, con una ragazza  più giovane, Daniela/Dana, a Decin, ci siamo conosciuti un anno, ci siamo scritti, ci siamo rivisti ancora, ma mancava una passione in comune, il fine suo era una famiglia con tanti bambini, mi regalò un libro sulla Cina, vista con gli occhi del comunismo sovietico. Devo averlo ancora da qualche parte. Da parte mia stavo studiando anatomia, le scrissi che mi piaceva Joe Cocker, She came in through the bathroom window, e David Bowie, Starman.

There's a starman waiting in the skyHe's told us not to blow it

'Cause he knows it's all worthwhile

And he told me:Let the children lose itLet the children use itLet all the children boogie

domenica 27 novembre 2022

Čajovka | teewurst, pasta cremosa spalmabile a base di carne


Questo patè di carne è il corrispettivo nordico della nduja (senza il piccante)

duzione

Il salame (pasta cremosa a base carnea, o patè di carni varie) "Métský", teewurst, o Čajovka (da piccolo li chiamavamo Macesky, nome che si usa anche per i fiori violette) viene spiegato in questa ricetta del titolare web Signor Malek. E' un prodotto che piace per la consistenza di un impasto di carne pregiato con l'aggiunta di strutto affumicato e lardo di maiale. È popolare per il suo gusto e aroma decisamente affumicato
RECEPT: 2,5 kg vepřová kýta (maiale, coscia) 1 kg vepřová plec (maiale, spalla) 6,7 kg vepřového boku bez kůže (maiale, lpezzo laterale, anca, senza pelle)
246 g pragandy (sale veloce aromatizzato,per fermentazioni del salumiere





30 g pepře pepe
10 g sladká paprika, paprika dolce 5 g česneku, aglio 10 g cukr moučka zucchero a velo
macinare la carne, impastare, lasciar riposare, affumicare a freddo, 18 gradi per due ore

giovedì 24 luglio 2014

breve visita in Austria

Dal 2 al 6 luglio ho visitato Salisburgo per una pausa dal lavoro ma anche per un convegno sugli RNA.
Ho soggiornato a Wals, un paese vicino all'aeroporto, alloggio che  ho trovato tramite AirB(and)B, un servizio di affittacamere online che gestisce una munitissimo numero di locatari sparsi per il mondo : il posto scelto era a 30 euro al giorno, e dispone di una mansarda grande due stanze, e di un bagno alla discesa delle scale fornito di doccia, lavatrice e asciugabiancheria, servito da due autobus che fanno la spola fino al dopo le 21 con la città. 
                                           panorama dalla finestra della mia mansarda
Arrivato da Bologna in treno, ho goduto del servizio e delle comodità, ho anche consumato un pasto (che ho provveduto a mettere nella borsa perchè a Innsbruck non c'era tempo per scendere dalla piattaforma).
(treni efficienti, senza ostacoli per disabili, con servizi per biciclette e nuove carrozze)
l convegno si svolgeva sulla collina, tra villette residenziali, presso l'hotel Saint Virgil (si legge Virghil), un istituto salutistico e religioso che fornisce una buona cucina, un ambiente tranquillo, filosofico e olistico,  nel verde
La mattina per i primi due giorni ho preso un autobus per arrivare a san Virghil, e al ritorno sono sceso a piedi.  Avendo imparato il percorso, il terzo giorno sono salito a piedi, investendo i 2,5 euro in un caffè sulla terrazza. La mattina presto il lungo fiume è animato da persone che fanno jogging e esercizi, oltre a chi cerca monete e oggetti preziosi con i metal detector (sedersi sugli argini come fanno i giovani nel pomeriggio comporta il rischio che le monete cadano dalle tasche).

Il costo della vita è rapportabile a quello di una nostra grande città, si riesce a mangiare ai chioschi o in posti a gestione familiare con 3,5 euro, esempio ho preso una vellulata di patate, un caffè e una fetta di torta alle mele per 7 euro.
Il mio padrone di casa, un ragazzone alto e sportivo, con cui mi sono intrattenuto a parlare una sera, e che ha lavorato diversi anni in Italia, come istruttore sportivo e cameriere a Rimini, e maestro di vela sul lago di Garda, ha detto che vanno una volta su tre a fare la spesa in Germania, rispetto a Salzburg è a pochi chilometri, (la mattina gli sms mi indicavano di essere sotto le linee dei provider tedeschi) e per molti prodotti c'è una differenza di un  euro, che sulla lista finale della spesa fa una bella differenza.
La sua passione è la montagna, passare un weekend in tenda con gli amici, organizzare salite sulle Alpi bavaresi e salisburghesi, il picco delle aquile di hitleriana memoria è a distanza di qualche ora. Purtroppo spesso il sabato c'è pioggia o maltempo, così si accontentano di escursioni più brevi. 
                                      particolare di una strada del ghetto, via dei Giudei
                                           alle spalle della piazza della città vecchia
                             con la casetta più stretta, costruita per colmare un vicolo tra due palazzi
                                    con la statua di San Florian, e la farmacia più antica
Senza parlare di tutti i riferimenti a Mozart, le piazze, alle case con targhe "qui ha abitato ...", al Flauto Magico e la piazza  Papageno, i ristoranti Pamina, i musei e l'auditorium di musica classica... tantissimi  luoghi
A me piacciono le piazze con i mercatini, e qui anche se più a livello di boutique dell'ortofrutta, si trovano tante verdure tipiche mitteleuropee, il cavolorapa, che si mangia sia fresco, affettato, che stufato  in umido e nelle minestre, la radice di prezzemolo, che dà un sapore particolare allo spezzatino e all'arrosto di carni miste con la panna acida, il rafano, che è aggiunto sia grattugiato che in forma di crema a wurstel, carne lessa di maiale, cotolette e wiener schnitzel. 
Una sosta  fruttuosa è stata al supermercato, mi sono rifornito di semi di cumino dolci e quelli più aromatici, adatti per cucinare i crauti, bacche di ginepro, pane di tipo tedesco, schwarz brot (al cumino).
Altra tappa in macelleria, a acquistare rauch schunken, la carne affumicata che si usa sia cruda che arrostita, e la pasta di wurstel spalmabile, che in Cechia chiamiamo macesky, in tedesco teewurst.
L'Austria è stata una seconda patria per mia madre, già operaia in fabbrica a Vienna a 18 anni, nel 44-45, vi sarebbe rimasta con il nonno non fosse stata la nonna a voler tornare  al paese a Dobrin. Vi è sempre tornata con entusiasmo, parla ancora bene il tedesco, ha nostalgia della cucina e dei dolci.
E' stato tutto un parlare a monosillabi, danke, nach, bitte, dato che il mio corso di tedesco risale alla seconda media, e ho perso l'uso dei verbi, ma l'inglese è lingua simile e compresa da tutti

   Targa commemorativa dello scienziato  fisico Doppler, nella piazza dedicata a Mozart


                                
Ma tutto questo tempo non è stato dedicato solo a mangiare...
in sede di convegno, ho incontrato Corrado Spadafora, a desrtra nella foto, ora dirigente all'Istituto Superiore della Sanità, protagonista di uno dei temi più controversi nella ricerca, il trasferimento di materiale genetico non-self mediante spermatozoi e la produzione di animali modificati per la zootecnia. Come ci tiene a precisare, questo DNA estraneo (nella forma di un gene che rende le cellule fluorescenti) si può trovare in cellule a mosaico in vari  tessuti, ed è trasmissibile solo per 2-3 generazioni. Quindi è un metodo inadatto alle esigenze di modificare una razza animale per fini industriali o di ricerca (vedi post precedente, Marialuisa Lavitrano e i maiali modello di malattie genetiche e per la sperimentazione di farmaci). Invece, attualmente si occupa di espressione di elementi ripetuti di origine virale e retrotrasposoni in cellule embrionali e tumorali. Il suo obiettivo, riuscire a fare dei trials clinici con un farmaco inibitore della trascrittasi inversa (già in uso per la terapia anti-HIV) sui malati di tumore anche in presenza di metastasi. Infatti i suoi dati mostrano uno spiccato effetto inibente nei tumori trapiantati in topo.
Un caro amico, una brillante e vivace mente, è Guenther Kahl, al centro, Professore Emeritus alla Goethe University a Francoforte, e socio fondatore della GenXpro. Ci ha lasciato nel 2016. Era settantenne, ha scritto libri e Enciclopedie di genomica, su SuperSAGE, Deep sequencing, Transcriptome profiling, l'ultimo dei quali in collaborazione con un collega tedesco al RIKEN, sulle metodiche di tagging (aggiunta di elementi di identificazione di frammenti di cDNA) e Next generation sequencing. Il suo più bel complimento è l'aver riconosciuto nei nostri colloqui che non sono  monotematico, mente pensava che io mi occupassi solo di piante (legumi) e risposta agli stress. Una soddisfazione è quella di aver trovato altri contributori per uno special issue sugli RNA: signaling, structures and role in protein complexes, che uscirà su MicroRNA nel 2015.






lunedì 22 luglio 2013

Don Pasta il ritorno - Bottega Glitzer

Venerdì 19 luglio, vigilia della festa padronale a Novoli, la Madonna del Carmine chiamata "del Pane" per un miracolo del 1700, apparizione con guarigione dalla peste.
Spettacolo musicale culinario a cura di Don Pasta, Raffaele Casarano al sax, Marco Bardoscia al contrabbasso, su base pre-registrata, insieme a percussioni di pentole e attrezzi da cucina.
Il tema trattato da Don Pasta, attore che si esibisce durante una preparazione culinaria, in stile Bred and Puppets, è la cucina di una volta, la "parmigiana di melanzane" con le polpette, in cui nel giorno di festa si usava aggiungere tutta la ricchezza della dispensa, la mortadella, la carne macinata per le polpettine, fritti nell'olio di oliva di casa, caricata di formaggio, arricchita in proteine, un piatto della domenica, da offrire col cuore. Dice il proverbio: chi lavora una sarda, chi non lavora, una sarda e mezza. Tutti ne potevano beneficiare, la mensa era aperta con una consuetudine di ospitalità di origini greche. 
E i pomodori, la salsa fatta in casa. I pomodori a km 0 si chiamavano con un nome proprio, "de quai", di queste parti, quelli a pera per insalata li chiamavano "pomodori per davvero", quelli autentici...
Durante la performance viene tirata la pasta, alla macchinetta, in tagliatelle difformi ma genuine, viene frullato un pesto veloce, vengono calate nell'acqua bollente, e condite, offerte al pubblico seduto e in piedi.
Don Pasta rievoca l'introduzione del vitigno Negroamaro, le annate di malattia con la fillosseera, e la cura in un innesto portato dal nord Africa, con il personaggio mitico,  nero, alchimista e lavoratore a giornata, grazie a cui (l'innesto e chi lo portò) le vigne tornarono a produrre un vino buono, Negro che tolse l'amaro.
P.S.
il racconto si snoda estatico, secondo l'intuizione di Werner Herzog (cosa cerco nei film e nelle persone, verità), in preda a varie possessioni: estasi fisica per il cibo fonte di sussistenza, poetica, furiosa, e anche erotica. Quando dedica alla donna alcune suggestioni e allegorie: vorrei essere il nocciolo nella carne della tua pesca....

Prossimo appuntamento jazz, a Sogliano, il Locomotive Jazz festival, festa itinerante con tappa a porto Miggiano, i primi di agosto.
Martedì 23 hanno suonato nel convento di Veglie i Bottega Glitzer, un sound interessante, la cantante e cantautrice Nadja Maurizi  ha un suono evocativo di vocalità  (Amalia Grè, cantautrici US) con proiezioni nel rock progressivo. Stasera  24 luglio  suoneranno a Mesagne...

http://www.youtube.com/watch?v=i3PQTPTCFak your smile

http://www.youtube.com/watch?v=UIS09s4bMj8 Garden of cotton hearts

http://www.youtube.com/watch?v=qYZ_PJItsNE  Girls on TV (Luzern, concerto live)

http://www.youtube.com/watch?v=InPiDTM1a4w  Recording Granma

http://www.youtube.com/watch?v=UQjp9QeDWvM  Nord See

http://www.youtube.com/watch?v=tsPnih9LVu8  Oh Baby

http://www.youtube.com/watch?v=5QTYlcUPJJE  Viterbo 2012

http://www.youtube.com/watch?v=2w3-17EWUF4  alla fisarmonica. Zingara

http://www.youtube.com/watch?v=x_q8T_MwCeg  Jaime Ca, suggestiva

  

lunedì 3 gennaio 2011

Donpasta

Donpasta è un dj Salentino trasferito in Francia, appassionato di gastronomia, gastrofilosofo musicale, gastronomo patafisico. Ha un sito, un progetto/libro dal titolo Food Sound System, in onore ai  noti rappers salentini, ad un nuovo tema, Wine Sound System.
Ha tenuto la consolle e fatto da regia al concerto di capodanno organizzato da Liberrima, Politeama di Lecce, presentando i vari ospiti,  special guests Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (Musica nuda), Fabrizio Bosso e la sua tromba (agnolotti alla piemontese), Joe Barbieri (autore per Giorgia e collaboratore di Pino Daniele), Lorenzo Tucci alla batteria, Giovanni Ceccarelli al pianoforte, Raffaele Casarano al sax.
Gli ospiti si sono interfacciati con il Liberrima Quartet, formato da Carla Casarano, Fabio Accardi, Marco Bardoscia e William Greco. A gran richiesta un doppio bis, in chiusura con Viva la pappa al pomodoro.
Tra le ricette, ha presentato la parmigiana di melanzane, gli ziti al ragù, perchè il negramaro si chiama negro amaro, lo sbarco di tanti albanesi su carrette come la Vlora e l'ospitalità di una signora verso una bimba: Mangia beddhra, che poi si vede.
Prossimo appuntamento con donpasta a teatro, il 18 marzo, a Novoli.

A proposito di cibo in poesia, ha declamato l'Ode al carciofo, così sono andato a cercare altre odi attinenti al cibo di Neruda, di cui ho parlato un post precedente (ode a la cebolla e al caldillo del congrio) tratta da "Ode elementales"
        La alcachofa
        de tierno corazón
        se vistió de guerrero,
        erecta, construyó
        una pequeña cúpula,
        se mantuvo
        impermeable
        bajo
        sus escamas,
        a su lado
        los vegetales locos
        se encresparon,
        se hicieron
        zarcillos, espadañas,
        bulbos conmovedores,
        en el subsuelo
        durmió la zanahoria
        de bigotes rojos,
        la viña
        resecó los sarmientos
        por donde sube el vino,
        la col
        se dedicó
        a probarse faldas,
        el orégano
        a perfumar el mundo,
        y la dulce
        alcachofa
        allí en el huerto,
        vestida de guerrero,
        bruñida
        como una granada,
        orgullosa,
        y un día
        una con otra
        en grandes cestos
        de mimbre, caminó
        por el mercado
        a realizar su sueño:
        la milicia.

        En hileras
        nunca fue tan marcial
        como en la feria,
        los hombres
        entre las legumbres
        con sus camisas blancas
        eran
        mariscales
        de las alcachofas,
        las filas apretadas,
        las voces de comando,
        y la detonación
        de una caja que cae,
        pero
        entonces
        viene
        María
        con su cesto,
        escoge
        una alcachofa,
        no le teme,
        la examina, la observa
        contra la luz como si fuera un huevo,
        la compra,
        la confunde
        en su bolsa
        con un par de zapatos,
        con un repollo y una
        botella
        de vinagre
        hasta
        que entrando a la cocina
        la sumerge en la olla.

        Así termina
        en paz
        esta carrera
        del vegetal armado
        que se llama alcachofa,
        luego
        escama por escama
        desvestimos
        la delicia
        y comemos
        la pacífica pasta
        de su corazón verde.
Fonte: web

VINO color de dia,
vino color de noche,
vino con pies de purpura
o sangre de topacio,
vino,
estrellado hijo
de la tierra,
vino, liso
como una espada de oro,
suave
como un desordenado terciopelo,
vino encaracolado
y suspendido,
amoroso,
marino,
nunca has cabido en una copa,
en un canto, en un hombre,
coral, gregario eres,
y cuando menos, mutuo.
A veces
te nutres de recuerdos
mortales,
en tu ola
vamos de tumba en tumba,
picapedrero de sepulcro helado,
y lloramos
l grimas transitorias,
pero
tu hermoso
traje de primavera
es diferente,
el coraz n sube a las ramas,
el viento mueve el dia,
nada queda
dentro de tu alma inmovil.
El vino
mueve la primavera,
crece como una planta la alegria,
caen muros,
pe ascos,
se cierran los abismos,
nace el canto.
Oh tu, jarra de vino, en el desierto
con la sabrosa que amo,
dijo el viejo poeta.
Que el c ntaro de vino
al beso del amor sume su beso.

Amor mio, de pronto
tu cadera
es la curva colmada
de la copa,
tu pecho es el racimo,
la luz del alcohol tu cabellera,
las uvas tus pezones,
tu ombligo sello puro
estampado en tu vientre de vasija,
y tu amor la cascada
de vino inextinguible,
la claridad que cae en mis sentidos,
el esplendor terrestre de la vida.

Pero no solo amor,
beso quemante
o corazon quemado
eres, vino de vida,
sino
amistad de los seres, transparencia,
coro de disciplina,
abundancia de flores.
Amo sobre una mesa,
cuando se habla,
la luz de una botella
de inteligente vino.
Que lo beban,
que recuerden en cada
gota de oro
o copa de topacio
o cuchara de purpura
que trabaje el otono
hasta llenar de vino las vasijas
y aprenda el hombre oscuro,
en el ceremonial de su negocio,
a recordar la tierra y sus deberes,
a propagar el cantico del fruto.

da: Ode al Tomate
...
Tiene
luz propia,
majestad benigna.
Debemos, por desgracia,
asesinarlo:
se hunde
el cuchillo
en su pulpa viviente,
es una roja
viscera,
un sol
fresco,
profundo,
inagotable,
llena las ensaladas
de Chile,
se casa alegremente
con la clara cebolla,
y para celebrarlo
se deja
caer
aceite,
hijo
esencial del olivo,
sobre sus hemisferios entreabiertos,
agrega
la pimienta
su fragancia,  ....

 La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due metà
di un pomodoro,
scorre per le strade
il succo. 
In dicembre 
senza pausa 
il pomodoro, 
invade le cucine,
entra per i pranzi,
si siede riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana una luce propria, 
maestà benigna. 
Dobbiamo, purtroppo, 
assassinarlo: affonda
il coltello 
nella sua polpa vivente, 
è una rossa viscera, 
un sole fresco, profondo, 
inesauribile,
riempie le insalate del Cile, 
si sposa allegramente 
con la chiara cipolla, 
e per festeggiare si lascia cadere 
l'olio, figlio 
essenziale dell'ulivo, 
sui suoi emisferi socchiusi, 
si aggiunge il pepe 
la sua fragranza, 
il sale il suo magnetismo: 
sono le nozze del giorno
il prezzemolo 
issa la bandiera, 
le patate
bollono vigorosamente,
l'arrosto colpisce
con il suo aroma 
la porta,
è ora! andiamo!
e sopra il tavolo, nel mezzo dell'estate
il pomodoro, astro della terra, 
stella ricorrente e feconda, 
ci mostra 
le sue circonvoluzioni, 
i suoi canali,
l'insigne pienezza 
e l'abbondanza 
senza ossa, 
senza corazza, 
senza squame né spine, 
ci offre 
il dono 
del suo colore focoso 
e la totalità della sua freschezza.

chiudo con la citazione della poesia Ode al mar, nel film tratto da libro Il postino di Neruda
AQUI’ en la isla
el mar
y cuento mar
se sale de su mismo
a cada rato,
dice que sì, que no,
que no, que no, que no,
dice que si, en azul,
en espuma, en galope,
dice que no, que no.
No puede estarse quieto,
me llamo mar, repite
pegando en una piedra
sin lograr convencerla, ...
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