Quest'anno la stagione estiva è iniziata presto, con le tre ondate di calore e l'anticiclone africano. Alla faccia di Trump e dei suprematisti oligarchi dalle ricchezze fondate sul furto, la menzogna, l'inganno, speculazioni di borsa, frode fiscale, e vendita di prodotti petroliferi che fanno male al pianeta.
Ma ritorno al pensiero local, alle nostre marine, spiagge di ciottoli, quasi sempre deserte in termini di umani.
mentre lo scorso anno avevo tante aspettative che sono state deluse, problemi personali, dal Covid, la scarsa voglia di uscire, mancanza del compagno di uscite, Mario, partito per le Ande e isole Galapagos, quest'anno spinti dall'afa e dal mare tiepido come un brodo primordiale, ci siamo fatti 4-5 bagni, discusso sia in acqua che davanti ad un caffè, osservato rondini, papere, libellule, lucertole e altre specie
Le letture ad oggi sono state poche, si va da un Manzini (Gli ultimi giorni di quiete) a Cristina Cassar Scalia (Delitto di benvenuto), in vendita con La Repubblica, alla collezioni di gialli dei Fratelli Frilli editori in vendita ogni settimana col Corriere della sera. Con una attrazione per i finalisti del premio Strega, ancora da decidere da quale iniziare.
E, tra i proverbi ed i modi di dire salentini, Furchia, che sta per nascondiglio, la milogna che sta per il tasso, e il detto "la pignata taliata nun coce mai", ossia la pentola guardata non cuoce mai.
e le poesie
Allora io vado all'acqua
che da sola mi calma, a lei
vado come al fondo di me
come allo specchio
alla radice al letto,
alla mia mamma acqua
e bevo, sgorgo,
volo, cado,
in quella posa dei sofferenti,
poi torno a casa.
(Mariangela Gualtieri)
Porto Cesareo
Dove alla selva si dirupa il mare,
dove il mare dirupa in sé l’amore,
dove l’amore finge il mio clamore
e tu rimani estatica a guardare,
dove tutto s’affida alle lampare
protette dal tuo viso a un ampio errore,
dove la morte è vita che non muore
ed io ne tento invano il limitare,
dove tu sei, dov’io non sono, dove
siamo e non siamo, amata, per vendette
celestiali, atterrite, in frane e in onde,
è lì che un porto esiguo ci rimuove
dal fregio verecondo che ti dette
la fissità sbranata delle sponde.
Vittorio Pagano, da I privilegi del povero (1960).
e, di Francesco Zani
Ma tu come ti difendi?
Tengo due sigarette e una moneta
nella tasca interna del giubbotto
Mangio in riva al mare
sembra azzurro da qui
alla giusta distanza la vista migliora
Guardo i miei genitori
indovino quali rughe saranno le mie
vorrei sotto l’occhio sinistro la piega che ha mia madre
e che le mie mani invecchiassero come quelle di mio padre
salutarli è ogni volta accorciare il tempo insieme
Vivo sei giorni a settimana
uno lo tengo da parte
per quando saremo vecchi


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