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lunedì 20 luglio 2026

estate 2026

 Quest'anno la stagione estiva è iniziata presto, con le tre ondate di calore e l'anticiclone africano. Alla faccia di Trump e dei suprematisti oligarchi dalle ricchezze fondate sul furto, la menzogna, l'inganno, speculazioni di borsa, frode fiscale, e vendita di prodotti petroliferi che fanno male al pianeta.


Mai, in nessun altro periodo della storia del pianeta, c'è stato un caldo così forte e prolungato nel tempo, che ha colpito quasi tutto l'emisfero boreale, e riscaldato anche quello australe.
Ma ritorno al pensiero local, alle nostre marine, spiagge di ciottoli, quasi sempre deserte in termini di umani.
mentre lo scorso anno avevo tante aspettative che sono state deluse, problemi personali, dal Covid, la scarsa voglia di uscire, mancanza del compagno di uscite, Mario, partito per le Ande e isole Galapagos, quest'anno spinti dall'afa e dal mare tiepido come un brodo primordiale, ci siamo fatti 4-5 bagni, discusso sia in acqua che davanti ad un caffè, osservato rondini, papere, libellule, lucertole, gabbiani, garzette e una coppia di martin pescatori.
Le letture ad oggi sono state poche, si va da un Manzini, Gli ultimi giorni di quiete, a Cristina Cassar Scalia Delitto di benvenuto, Joel Dicker L'enigma della camera 622, Giullaume Musso Central park, serie in vendita con La Repubblica, fino alla collezioni di gialli dei Fratelli  Frilli editori in vendita ogni settimana col Corriere della sera. Con una attrazione per i titoli (Donnaregina, Lo sbilico) dei finalisti del premio Strega, ancora da decidere da quale iniziare. 
E, tra i proverbi ed i modi di dire salentini, Furchia, che sta per nascondiglio, la milogna che sta per il tasso, e il detto "la pignata taliata nun coce mai", ossia la pentola guardata non cuoce mai. 
e le poesie
Allora io vado all'acqua
che da sola mi calma, a lei vado come al fondo di me
come allo specchio alla radice al letto,
alla mia mamma acqua
e bevo, sgorgo, volo, cado,
in quella posa dei sofferenti,
poi torno a casa. (Mariangela Gualtieri)

Porto Cesareo Dove alla selva si dirupa il mare, dove il mare dirupa in sé l’amore, dove l’amore finge il mio clamore e tu rimani estatica a guardare, dove tutto s’affida alle lampare protette dal tuo viso a un ampio errore, dove la morte è vita che non muore ed io ne tento invano il limitare, dove tu sei, dov’io non sono, dove siamo e non siamo, amata, per vendette celestiali, atterrite, in frane e in onde, è lì che un porto esiguo ci rimuove dal fregio verecondo che ti dette la fissità sbranata delle sponde. Vittorio Pagano, da I privilegi del povero (1960).

Ma tu come ti difendi? Tengo due sigarette e una moneta nella tasca interna del giubbotto Mangio in riva al mare sembra azzurro da qui alla giusta distanza la vista migliora Guardo i miei genitori indovino quali rughe saranno le mie vorrei sotto l’occhio sinistro la piega che ha mia madre e che le mie mani invecchiassero come quelle di mio padre salutarli è ogni volta accorciare il tempo insieme Vivo sei giorni a settimana uno lo tengo da parte per quando saremo vecchi


mercoledì 23 agosto 2023

Agosto salentino

 Il mese di agosto ci ha portato tanti momenti di convivialità, come il prendere il caffè insieme al bar "Da Rocco" dopo il bagno a mare, caffè dal gusto persistente e intenso, alle belle sorprese inaspettate, come l'incontro con il martin pescatore, dai colori sgargianti, che davanti a noi in acqua, si è esibito tre volte nella pesca di piccoli pesci, e nella seguente sbatacchiatura per ingoiarli, vista che si è protratta per dieci minuti, con cambi di roccia per farsi ammirare anche da vicino.... e di dotte discussioni, sul dialetto, sui cibi, sulle abitudini di ieri e di oggi, e sulle persone e su quello che c'è stato e non esiste più. Tra noi, le esperienze fatte sono le più varie, chi è riuscito ad andare al Taranto, al museo archeologio MArTa, ad ammirare le statue di Orfeo e delle sirene, e ne ha condiviso le belle foto. Ma anche, utili scambi di articoli di giornale, come la pagina della cultura di La Repubblica del 9 agosto, Come è dolce il barocco del Salento,  a cura di Marino Niola, sulla città, le sue bellezze, i cibi, le erbe selvatiche, le preparazioni tipiche: tra queste la pasta di mandorle, lavorata per Natale sotto forma di pesce, o di pasticcini, e per Pasqua in forma di agnello ,con la capiddhuzza, la campanella al collo, ed il ripieno di faldacchiera, una lavorazione di tuorli d'uovo, pan di spagna e marmellata di arance o amarena, condita con Strega o altro liquore. Questo mi porta a ricordare la frutta dei mei primi anni in famiglia, quando mio suocero portava a casa tutto l'anno frutta di qualità straordinaria, dalle albicocche a maggio-giugno, alle passule violacee, un tipo di prugna-susina dai colori giallo-viola con un gusto acidulo e succoso, ad agosto, alle pere paesane, con cui facevamo una ottima perata, per farcire dolci e ciambelle, alle cassette di uva rosa, tra le primizie di uva da tavola, ai fichi verdi ed a quelli violacei quasi neri, che ancora continuiamo a raccogliere.

 
Le nostre dissertazioni hanno riguardato tutti gli aspetti della vita quotidiana, dei tempi passati, in particolare del dialetto che pian piano si è perso, ma ogni tanto riemerge in sentenze curiose, con tanti termini in disuso. Tra i nomi dei cibi e dei piatti, di cui l'articolo di Repubblica faceva sfoggio, non ho trovato quello che una volta si diceva fosse la pastina di elezione con cui mangiare il sugo del baccalà, lo stocco in umido, e mi è stato fatto notare che in italiano si usano cucinare i semi di rosmarino, una pastina lunga e sottile, più minuta degli gnocculi, che si mangiano conditi solo con olio. Facendo mente locale, mi è tornato in mente il nome salentino, spicanarda, che credevo riferito alla forma della pastina. Invece, mi è stato fatto notare che spicanarda è un nome dialettale per rosmarino, condiviso anche con l'Abbruzzo. Quindi, tutto torna, la logica c'è, non si tratta di dare un nome che sembra estraneo, che invece in dialetto ha la sua ragione di esistere. In aggiunta, la puntata di domenica 20 agosto di linea verde sentieri, delle 12,20 è stata dedicata alla Puglia, belle le riprese nella forresta di Mercadante (Cassano delle Murge), con l'intervista a Vito Dicecca del cheese bar ed alla compagna Roberta De Lia, con i loro formaggi erborinati maturati nel vino primitivo i Manduria e amarene candite. In chiusura di trasmissione, Serena D'Amato ed il gruppo di suonatori e danzatori di pizzica. 
Infine, sostando in riva al mare, tra le rocce abbiamo raccolto i  critimi, il finocchio di mare, che si conserva sbollentato e poi sott'olio, per condire un piatto cucinato od un panino. Agosto volge al termine, ed anche nelle giornate più umide e nella foschia dei mattini vaporosi si avverte il cambio di stagione, l'andare verso le prime bellette di settembre.

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