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giovedì 14 marzo 2024

Sul comunismo

 1989-90. Cadono le barriere tra est ed ovest, fine del muro di Berlino, la rivoluzione di velluto in repubblica Ceca porta al governo Havel, lo scrittore dissidente, con elezioni libere. Fine del patto di Varsavia, che obbligava i paesi aderenti ad inviare truppe ed invadere paesi amici in pericolo di moti sovversivi, come in Ungheria nel '56, o di moti libertari come a Praga nel '68. 

Sono stato a Praga in due viaggi brevi, nel 2008 e nel 2009, in visita al VURV, centro di ricerche agrarie, e tra i conoscenti e colleghi, vi erano una giovane mamma che prestava opera di traduzione in inglese, figura necessaria quando si vuole pubblicare lavori scientifici. In una conversazione tra me e la giovane in questione, mi parla dei suoi genitori dissidenti, e delle difficoltà che avevano sostenuto durante il regime comunista. Da parte mia, sostenevo che agli occhi di noi occidentali molte cose sembravano meno dure, e che alcuni aspetti della cultura di quegli anni erano stati positivi, come i giornali illustrati per bambini, e alcune trasmissioni di cartoni animati, Vecernicek, una programma TV per ragazzi con i disegni stile Jiří Trnka. Di molti che erano scappati al''ovest per cercare fortuna in America, alcuni si erano arresi ed erano tornati in patria, dopo mille difficoltà a fare i tagliaboschi o altri lavori usuranti. C'era una atmosfera di mal sopportazione di un destino già deciso da altri, che scuola devi fare, che corsi devi frequentare, che mestiere farai da grande. Chi non desiderava fare il servizio militare, avrebbe preferito andare in miniera a Jachimov, ad estrarre uranio radiattivo. Ma per i due decenni tra il '69 e l'89, quello che appariva a noi che venivamo da fuori era una società ben strutturata, servizio sanitario perfetto, infermiere caposala precise e severe, ambulanze in funzione, paesini con tutto il necessario, campi di calcio in terra erbosa, laghetti su cui allenarsi quando ghiacciavano, alberghi con angolo bar-ristorante, sale da ballo, corsi di danza per giovani allievi di valzer e polka, e rare occasioni di viaggio, più spesso Jugoslavia, al mare, e previo rilascio del visto, anche Italia, Francia, e dintorni. L'industria vantava una lunga tradizione manifatturiera, dalle scarpe Bata alle auto Skoda, alle lampadine Tesla, al vetro per laboratorio, in borosilicato, resistente alle alte temperature. Negli anni '90, si è lasciato spazio all'iniziativa privata, che era visibile nei nuovi ristoranti e alberghi lungo le arterie di comunicazione, e nella transizione dei paesi vicini, con aziende attive nel settore macchine agricole che fornivano le trebbiatrici e i trattori alle cooperative agricole e alle aziende agricole private. Molte aziende hanno cambiato capitale sociale, assorbite da quelle tedesche, si è assistito alla invasione di marchi esteri, Unicredit per le banche, Toyota per le auto, e tutti i prodotti di stampo moderno, dai ferro da stiro a vapore, agli elettrodomestici, una corsa al consumismo. Ma per molti spiriti liberi, il sogno rimane quello di una casa tra i boschi, facendo i pendolari su e giù dalla città, portando i figli a scuola, andare al lavoro, e ritrovarsi al pomeriggio per il rientro alla "chata", la casa di campagna, fatta di legno, con stufa a legna, magari allevando animali da compagnia, porcellini d'india, e nei fine settimana girare i dintorni e fermarsi in qualche osteria in un paesino sperduto, ma di antica storia e architettura. Per molti giovani, abituati a girare per centinaia di kilometri in bicicletta, la nuova frontiera della metropoli occidentale si riassumeva nella frase: se vado in un bar a Praga, e chiedo un bicchiere d'acqua, mi rispondono: solo minerale, tonica, o succo di frutta, in bottiglia!"

Per decenni, lo stato accentratore ha garantito con i suoi piani quinquennali l'accesso scolastico gratuito alla formazione di professionisti, per poi vederli scappare ad ovest per esercitare professioni ambite, e ben pagate (come oggi i nostri medici che vanno in Francia, UK); ha pianificato le produzioni agricole, lasciando un piccolo spazio alle famiglie per produzioni orticole del fabbisogno familiare, a cui sopperivano gli anziani, poco aiutati dai figli; ha dato iniziativa agli individui  a formarsi come tuttofare, dall'aggiustarsi casa alla manutenzione auto e moto, perchè bisognava arrangiarsi, salvo poi avere difficoltà a trovare i pezzi di ricambio, e fare baratti, tipo "se mi procuri quel pezzo di ricambio ti offro dieci litri di liquore". Lo stato ha aperto negozi di merce dell'ovest, da pagare in valuta, per commerciare jeans, abbigliamento più moderno, scarpe, medicine, e ha forzato i cittadini a procurarsi la valuta (dollari) in tanti modi, dalla contrattazione per strada (vuole cambiare in corone?) a richieste ai conoscenti all'ovest (portami scarpe, jeans, te li pago bene). Come episodio spiacevole, ricordo uno scambio di lettere che è stato esaminato dalla polizia arbitrariamente, per poi farlo sapere alle nostre famiglie amiche. Nascita di sospetti e ritorsioni sociali. 

Il periodo degli anni '70 ha portato a Torino tante visite: atleti per le olimpiadi giovanili, e famiglie per le vacanze a cui abbiamo offerto ospitalità, materassini stesi a terra, registrazione di canti di gruppo e canzoni goliardiche. Una ragazza, Jana Strakova, si è rifatta viva dopo decenni, è venuta a Lecce, fa la docente a medicina negli USA, era in compagnia di un suo collega di studi dentista che lavora a Vienna, si ricordava di una nostra foto davanti ad una automobile sportiva rossa, un bene di lusso molto ambito. 

Così come si pensa che l'erba del vicino è sempre più verde, così si crede che l'occidente è meglio dei paesi comunisti, e le nostre democrazie siano il massimo, non pensando che ogni forma di democrazia ha i suoi lati oscuri, e che le guerre che ha scatenato o contribuito a scatenare l'america non sono inferiori a quelle con dietro l'URSS, ed oggi la Russia. Se nella lotta tra il bene ed il male il bene è rappresentato dall'angelo, non avrebbe sens odi esistere se non ci fosse una forza (detta malvagia) che gli si contrappone, un polo negativo che gli fa resistenza). Nel linguaggio fisico, oltre ai due poli c'è un punto neutro, per chiudere il passaggio di polarità. Un interuttore elettrico è l'elemento che permette di interrompere il passaggio di corrente nel circuito, e che può regolarne il passaggio (circuito aperto/circuito chiuso).

La polarità elettrica è la proprietà di un corpo di avere cariche elettriche di un determinato segno, si distingue quindi in polarità positiva e polarità negativa. Ad esempio in una cella galvanica operante in regime di corrente continua, si distingue tra un polo positivo (in cui si ha un potenziale elettrico più ridotto e una carica positiva, ovvero carenza di elettroni) e un polo negativo (in cui si ha un potenziale elettrico più alto e una carica negativa). La polarità emozionale segue un principio simile, ci si scaglia contro ciò che è diverso, come la lancia dell'angelo che trova la resistenza del suo opposto. 

Register here for the next free, virtual Nova Campfire, “Overcoming the Great Divide: Quantum Social Change for Personal and Planetary Health” on Tuesday, May 7 at 11 am EDT

(5 pm CET/3 pm GMT/8 am PDT).

In collaboration with the Garrison Institute, this event will explore strategies to overcome political polarization and cultural fragmentation that threaten personal and planetary health. Hostile social environments and culture wars undermine mental and physical well-being and pose major obstacles in co-creating solutions to our global challenges. Drawing parallels between quantum physics and social sciences, quantum social change suggests that small actions can lead to meaningful shifts in societal attitudes, beliefs, and structures through our inherent oneness and connection. 


We will examine how to synthesize and harmonize positive goals of all viewpoints through shared values, including approaches that seek to include rather than exclude. We will consider how aligning values with actions can create fractal patterns that catalyze change across scales—from individuals to collective and systems change. 


Panelists will discuss these approaches from different perspectives, including the power of individuals in social movements and cultural evolution.


Panelists and topics include:

  • Carter Phipps (Co-founder at Institute for Cultural Evolution), “Prescriptions for Political Health: Unlocking the Gridlock of Cultural and Political Polarization at the Roots”

  • Hannah Gosnell (Oregon State University, Geography), “Transformative Change through Alignment of Values and Behavior: Lessons from Regenerative Agriculture”

  • Video message from Karen O’Brien (University of Oslo, Sociology and Human Geography, and co-founder of cCHANGE), “Fractal Approaches to Quantum Social Change”

  • Odessa Flores-Vasquez (Native energy healer and spiritual leader, Senior Associate, Devoted Health), “A Return to the Heart: Awakening Innate Capacities to Shift Attitudes and Behaviors through Grassroots Efforts”

  • Karen Doyle Grossman (The Garrison Institute), “Listening to the Voices of Dissent: Bridging Political Polarization through Arts-Based Dialogue”

  • Alex Landry (Stanford University Graduate School of Business), “Interventions to Reduce Meta-Prejudice, Dehumanization, and Partisan Hostility”


This will provide the basis for rich discussion that all participants can contribute to. We aim to kindle fresh insights into how world views form and how human culture can evolve for the common goodIn collaboration with the Garrison Institute, this event will explore strategies to overcome political polarization and cultural fragmentation that threaten personal and planetary health. Hostile social environments and culture wars undermine mental and physical well-being and pose major obstacles in co-creating solutions to our global challenges. Drawing parallels between quantum physics and social sciences, quantum social change suggests that small actions can lead to meaningful shifts in societal attitudes, beliefs, and structures through our inherent oneness and connection. 


We will examine how to synthesize and harmonize positive goals of all viewpoints through shared values, including approaches that seek to include rather than exclude. We will consider how aligning values with actions can create fractal patterns that catalyze change across scales—from individuals to collective and systems change. 


Panelists will discuss these approaches from different perspectives, including the power of individuals in social movements and cultural evolution.


Panelists and topics include:

  • Carter Phipps (Co-founder at Institute for Cultural Evolution), “Prescriptions for Political Health: Unlocking the Gridlock of Cultural and Political Polarization at the Roots”

  • Hannah Gosnell (Oregon State University, Geography), “Transformative Change through Alignment of Values and Behavior: Lessons from Regenerative Agriculture”

  • Video message from Karen O’Brien (University of Oslo, Sociology and Human Geography, and co-founder of cCHANGE), “Fractal Approaches to Quantum Social Change”

  • Odessa Flores-Vasquez (Native energy healer and spiritual leader, Senior Associate, Devoted Health), “A Return to the Heart: Awakening Innate Capacities to Shift Attitudes and Behaviors through Grassroots Efforts”

  • Karen Doyle Grossman (The Garrison Institute), “Listening to the Voices of Dissent: Bridging Political Polarization through Arts-Based Dialogue”

  • Alex Landry (Stanford University Graduate School of Business), “Interventions to Reduce Meta-Prejudice, Dehumanization, and Partisan Hostility”


This will provide the basis for rich discussion that all participants can contribute to. We aim to kindle fresh insights into how world views form and how human culture can evolve for the common good

martedì 10 gennaio 2023

prima del subbuteo

 


Quartiere San Paolo, via San Paolo, un quadrilatero di strade tra corso Peschiera, piazza Robilant e via Racconigi, sono gli spazi in cui si svolgono questi episodi. I miei compagni di avventura, Paolo Viale, e Luigi Piazza, con cui feci una gita in bicicletta in collina, in cui rovinai capitolando lungo una scarpata, senza fortunosamente farmi male. I nostri giochi, tra il 1966 ed il 1969, erano il flipper, ed il calcio, esercitato nei prati dove è sorta poi la scuola materna Santorre di Santarosa, per le sfide con i ragazzini della strada, e altre sfide tra di noi, con una pallina da tennis, sui marciapiedi davanti a casa, in via Tolmino, o su corso Ferrucci.  

Prima del subbuteo, i giochi da tavolo erano ancora da codificare, il nostro si svolgeva su una coperta per simulare un campetto di calcio od un tappeto delle dimensioni di un campetto, 40x120 o poco più. Spesso appoggiati su un tavolo, o anche per terra, su un tappeto più grande. I requisiti erano: 11 biglie di vetro  a testa, di cui una o più grandi, in difesa, per fare da muro alla boccetta, una biglia molto piccola che veniva smossa dalle biglie in gioco, con dei tiri delle dita, come nella foto qui sopra. Due porte fatte di cartone, alte circa 5-6 cm e larghe 14-15 cm, dovevano essere centrate dalla boccetta, o per libertà di spazio tra le biglie a difesa, o per sollevamento, con un tiro ad effetto che la faceva volare al di sopra dei difensori, tipo cuchiaio di Totti, o pallonetto. Scopo e divertimento finale era organizzare il campionato, con partite in casa e partite in esterna, in cui ci si sfidava nei tempi prestabiliti, 30 minuti per tempo, e poi cambio di campo.                                                        

La varietà del gioco consisteva nei diversi terreni di gioco, nello spessore delle coperte, terreno liscio e scivoloso, e nei tappeti, che offrivano una setosità più consistente, una maggiore resistenza alla corsa delle biglie. Ma quello che maggiormente ci esaltava era il possesso della biglia unica, nominata con il nome di un campione di quei tempi, dai colori personali, a volte tricolori, altre volte di tinta unica, o di ceramica. Ricordo un Anastasi, un Burgnich, un Bulgarelli, un Corso, ma anche un Polacco, nazionalità suggestiva.

  

     


Una conseguenza della nostra passione era il girare le cartolerie, alla ricerca di un retino di biglie particolari, che ancora non erano in nostro possesso, da esibire e da far meraviglie sul campo di gioco.
Quando una biglia dopo il tiro finiva fuori campo, riprendeva il gioco come per la ripresa laterale, cercando di centrare la boccetta, altrimenti poteva colpire le avversarie facendo fallo. 
Questa passione, eccitazione, diede in seguito spazio ad altre fissazioni, chi per una maturità sessuale, il bisogno di uscire con la ragazza, chi per nuovi oggetti del desiderio, come il biliardo, che si pratica con tuoi pari, persone mature con cui si fanno scommesse, che si perdono, e quindi il bisogno di avere qualche soldo in tasca, fare lavoretti fuori orario, come le pulizie negli uffici. Paolo era ingegnoso, dipingeva quadri ad olio, decise di construirsi una lente per un telescopio, ed ogni giorno la modellava. Suonava il clarinetto, ed anche qualche ragazza.
Quel periodo di allontanamento dai miei compagni di gioco, ha significato per me un riavvicinamento alla famiglia.
Gite in auto fuori Torino, in collina o in montagna, viaggi insieme, spesso verso Teplice, fino a quando c'è stato qualche parente, i nonni, e in seguito diretti in altre città, Decin, Roudnice, con nuove conoscenze, nuove amicizie, qualche ragazza da frequentare. E, in estate, le due vacanze di due settimane, in Spagna, Costa Brada, con mia sorella, ed una anche con la mamma. La sera facevo compagnia a mia madre, le ragazze avevano la libera uscita, e il nuovo giorno portava gite al mare, discorsi con il cuoco dell'albergo, piatti nuovi e panini per pranzo. Il mare come non l'avevo ancora mai vissuto, se si fa eccezione in colonia FIAT ad Igea marina, ed un mese a Trani, quindicenne, con mia sorella ed il suo ragazzo, però io mi sentivo in disparte, al seguito. L'unica cosa buona del viaggio a Trani, fu che il prof Chicco di storia dell'arte mi chiese se avevo visto la cattedrale di Trani, e questo mi rese consapevole, della esperienza e di quello che avevo visto e vissuto.


lunedì 5 dicembre 2022

Dicembre, mese dei compleanni

A breve sarà il mio compleanno, e siamo a 69. Mio padre non ci era arrivato, e  mia sorella Bianca li aveva compiuti da poco. Da parte di mia madre noto una maggiore longevità, dai settanta anni in su. 

A dicembre anche altri amici/che festaggiano compleanni, Carolina Mazzotta l'otto dicembre, Renato Giuliani,  il 9 dicembre; il 19 cade il mio e anche quello di qualche persona vicina a me (Maria Gay a Torino, mamma di Sara, è nata un anno dopo di me). Anche Ugo Crovella, Reina Musashi, e Cinzia Di Martino, amicizie su FB, festeggiano il 19.

L'11 dicembre, ai Cantieri teatrali Koreja, sarà a Lecce Leo Bassì, un attore alla Dario Fo, che ama le clownerie e le azioni sovversive. Dice Leo: "Nel caso del Giullare che sono, significa accettare che la Risata è una delle grandi forze dell’esistenza e che noi, coloro che la provochiamo, abbiamo l’immensa responsabilità di custodirla. In altre società, le persone che si assumono queste responsabilità di fronte ai misteri della vita sono chiamate sciamani. A 70 anni ho appena accettato questa responsabilità”. 

Leo Bassì è l’anima provocatoria dell’ arte clownesca e uno dei padri della clownerie contemporanea, rappresentante dell’antica tradizione di irriverenza dei buffoni. Di antica famiglia circense di origine italiana, ha girato il mondo con spettacoli di grande successo.

Prendo a prestito una sua frase, che mi piace fare mia, e spero di avere dentro una energia simile:

"Se qualcuno mi avesse detto a 20 anni che a 70 anni sarei stato pieno di progetti e con più voglia di vivere che mai, lo avrei considerato pazzo o maligno. Allora mi era chiaro che la vita creativa era un’esplosione della mia forza vitale giovanile e che dopo i 50 anni, se tutto fosse andato bene, avrei potuto vivere serenamente fino alla fine con ciò che avrei ottenuto"



martedì 1 novembre 2022

dilettantismo di un boomer anni '70

 Ricordando tutto quello che fa parte del miei trascorsi, come li ho ricordati fino ad adesso, non esce fuori lo spirito che mi rappresenta, l'immagine è falisificata, semplificata, sembra che tutto sia andato in modo piacevole, soddisfacente, ma non è così. Rileggendo episodi degli anni di Torino, sembra che ho fatto mille esperienze. La mia fortuna è stata quella di essere stato coinvolto, aggregato a partecipare a quelle esperienze, ma non le ho create, volute, realizzate. Se non ci fossi andato, non sarebbe cambiato nulla, chi le faceva le avrebbe realizzate lo stesso.

Sono sempre stato maldestro, imbranato, non professionale. Nelle gags comiche portate in giro con i gemelli,  la schiuma da barba riuscivo a farla andare negli occhi, con fastidio tale da interrompere la scena. Nelle scene teatrali con Renato, rovinavo tutto per una debolezza fisica, mi mancava la forza nelle gambe; se dovevo suonare una musica, la facevo fuori ritmo, senza melodia; se volevo improvvisare una battuta, me ne uscivo con una esclamazione che aveva un accento dialettale (meglio sarebbe stato usare una lingua straniera, come il cecoslovacco). Del mese trascorso a lavorare nel centro estivo di Nichelino, tutti hanno dato il meglio di sè, tranne io. Anche i ragazzi hanno lavorato meglio e di più, anzi hanno creato battute di spirito, improvvisando.

Una sera, ina osteria vicino a via Nizza, via Ormea, al tavolo vicino al nostro un magnaccia rimproverava verbalmente la sua protetta, io mi sono intromesso, lui ha cacciato la pistola, ed ha schiacciato il grilletto; sono qui a raccontarlo perchè il colpo non è partito. 

In visita a Renato, a Roma, nel 1988, mi ha portato negli studi RAI dove stavano registrando "DOC", e mi ha presentato Renzo Arbore. Ad Arbore ho lasciato una bottiglia di vino Lacrima, imbottigliata da mio suocero; parlandogli del Salento, gli ho raccontato di un locale a Maglie, il Pub, dove era possibile suonare il pianoforte e partecipare alle jam sessions. C'è chi usa dire le parole inglesi come si leggono, ad esempio club, alla francese, suona bene: quella volta dalla mia bocca uscì la dizione alla francese, invece di pab, dissi proprio pub.

Tra gli episodi dei miei 16 anni, c'erano le gite di scuola in montagna, una volta alla settimana, alla scuola di sci. Nell'autobus, si cantava, da De Andrè alle canzoni popolari, e mi univo ai cori, sgolandomi  come se stessi in una gara di canto (gli sci di fattura cecoslovacca, portati in Italia durante un viaggio di famiglia, gli attacchi antediluviani, con la vite da avvitare, non a scatto come oggi, i pantaloni da sci di mia sorella).

Quando suonavo la chitarra (o mi esercitavo al pianoforte, sulle canzoni dei cantautori, con gli spartiti acquistati) non mantenevo mai il giusto ritmo, mi perdevo le battute, seguendo la melodia, ma senza struttura. 

Dei seminari di teatro, le sessioni di gruppo erano esaltanti, il correre a piedi nudi, salutare il sole:  ma le poche volte che sono capitato in uno scatto fotografico, quello che si percepisce guardando le mie espressioni è sofferenza, sforzo, non gioia.

Memorabili sono state le partecipazioni ad eventi di veri professionisti, come a Montescaglioso, l'atmosfera magica nel chiostro medievale. Renato portava la regia di un gruppo romano, non ricordo la trama, era tutto ben orchestrato, i tempi giusti, le battute, e dopo lo spettacolo, una cena improvvisata a base di frise e pomodoro, ed un lucano del luogo ci offrì un bicchiere di vino, ottimo. Tra il gruppo c'era anche Nicoletta, l'attrice che aveva lavorato con Renato ad "Indietro tutta", una delle due vallette principali. Tornammo a Novoli che era notte fonda, Renato alla guida della Ford Taunus, insieme a Nicoletta ed al suo compagno, ed ospitammo loro tre alla bene meglio, chi sul materasso e chi a terra.

Ricordo con nostalgia gli oggetti e le prime esperienze all'aperto

Della casa dei nonni, e degli usi e costumi, dei pantaloncini estivi, simili ai nostri costumi da bagno, ma senza retino interno: stavo attento a non aprire le gambe per non dare spettacoli indecorosi; i pantaloni da tuta, sia invernali che leggeri, di panno, di solito neri, teplaky, che si indossavano sia in casa che all'aperto.

Ricordo le prime uscite notturne, sotto le stelle; a Trieste sul Carso, zona Padriciano, chiedemmo ospitalità in una parrocchia, ripiegammo sul dormire in auto, guardammo le stelle cadenti a San Lorenzo, con la mamma e le sorelle. Un anno dopo, andammo nel parco del Gran Paradiso, sempre dormendo in auto, c'era anche mio cugino Jara, vicino ad un ruscello, la mattina presto abbiamo visto il sole sorgere e ci siamo riscaldati. Sulla collina torinese, con mia madre, a cercar funghi e aria fresca;  una gita in auto con mia madre verso Torre Pellice, con foto sulla punta di una roccia, i capelli al vento: sono stato iniziato a queste uscite ed a capire che anche mia madre aveva bisogno di spazi aperti, lontano dalla città.

Ricordo con piacere le atmosfere dei gruppi con cui ho lavorato, e gli oggetti di quegli anni '70, i modi di fare e di vestire, i gusti, gli oggetti amuleto

Ciondoli di cuoio o in filo di lana, con appesa una pallina blu persia, di ceramica, molto più bella di una biglia di vetro pieno, come si usavano negli anni '70, con i colori in spirali continue

una borsa a tracolla di lana peruviana, ipercolorata di blu, rosso, bianco (una gag dei gemelli, per dileggiare Renato che prendeva e partiva per le sue destinazioni di teatro, era quella di caricarsi a parodia un ferro da stiro a mo' di borsa, sulla spalla), 

una borsa da mare di paglia, dalla bocca larga e lunga, per i souvenir  acquistati nei viaggi

un cilindro nero, non rigido, ma con i lati di stoffa, che rientravano nei bordi della tesa, appiattendosi. 

pantaloni di stoffa dai colori sgargianti, cuciti a mano, con i laccetti alle caviglie, per tenere e anche per dare vaporosità, leggerezza, movimento, al cavallo ed ai gambali,

ciabatte cinesi, dalla suola di tela, buone per stare a casa o per fare esercizi di Tai chi,

 a terra, sul tappetino, sedute di massaggio alla schiena, a far scrocchiare le vertebre 

una custodia di violino, che non suonavo, ma che faceva da borsa, dava importanza

i giardini del Valentino, luogo di eventi, incontri e spettacoli di mimo

i concerti al palasport e nei parchi (Don Cherry, parco Rignon) 

fare capriole, salti ribaltate sulle mani, esercizi a due o a tre persone, di acrobatica

un albero carico di cachi alla Madonna del Pilone, in inverno, uno di albicocche, a luglio, in un cortile di corso Tortona/angolo corso Belgio (gustose), tra lo sferragliare dei tram rientranti al deposito (dall'alba a mezzanotte)



giovedì 12 maggio 2022

ricordi del dottorato a Verona

 Tra il 1990 ed il 1995 ho trascorso cinque anni presso la facoltà di Medicina a Borgoroma, Verona, presso il  complesso dei laboratori universitari di ricerca medica (fino a fine 1990) e poi presso l'istituto di Biochimica.

                   Ilaria Dalprà di spalle, con il Bertini e Caterina

La prima borsa di ricerca era ospedaliera, con il Professor Radin e il Dr. Dellagiacoma (Gianni, originario della Valsugana) che si occupava di ricerca sul trapianto del pancreas endocrino, utilizzando cellule di ratto e di maiale. Quando la sua dottoranda venne in laboratorio, gli chiese: Gianni, quando lo fai il maiale? e lui rispose: Tutti i giorni! A fianco della nostra stanza vi era un laboratorio di proteomica, con un medico e due tecniche, di cui ricordo Monica, perchè ci siamo frequentati in varie occasioni, originaria del Veronese là dove si producono amarone e recioto, una sera ce ne fece dono, era squisito.  Quando ho vinto il dottorato, e fine anno, ho lasciato la mia borsa ad una biologa, Teresa, che aveva un conflitto latente con gli uomini, ma allo stresso tempo riusciva a suscitare l'interesse dei colleghi. Invece Gianni, sciupafemmine, era intento a corteggiare le infermiere. Più avanti ritornerò su Gianni e le sue conquiste.

A Biochimica,  ero nel gruppo del Professor Suzuki, e cisi occupava di tessuti animali da cui estraevamo proteine con particolari proprietà. Dai ratti, ghigliottinati, si sezionavano gli organi distinguendone le funzioni (Ad esempio, dal cervello si raccoglievano le varie zone separatamente: cervelletto, bulbo, talamo, corpo striato, corteccia, ippocampo, e così via), fino a venti diversi tipi di organo, i tessuti venivano crioconservati a meno 80 dopo averli polverizzati in azoto liquido. Inoltre, c'erano organi come testicoli bovini, tagliati in forma di pizzette, che davano origine a sollazzi da parte degli amici, che mi prendevano in giro. Venivano anche studenti stranieri, ricordo una vietnamita, Nguyen, che mi ha ricontattato di recente, ha lavorato negli USA con la sua famiglia. Altri laureati frequentavano il nostro gruppo, Sofia è rimasta ed è docente ancora oggi, e il farmacista Checco, che lavorava ma aveva la passione per la ricerca. Una sera era impegnato in una estrazione dell'enzima ADP ribosil Transferasi, con una studentessa di un gruppo napoletano, ma dopo il passaggio sulla colonna di affinità e analisi del contenuto proteico nelle varie frazioni, il risultato era negativo. Trovandomi ancora sul posto, ci siamo messi insieme a riequilibrare le frazioni per eliminare l'eccesso di sali (con il potenziometro per leggere la conduttività in milliohms)  e l'ho convinto a ricaricare la colonna di affinità. Fu un successo!

Nei gruppi diretti da altri professori c'erano persone simpatiche, Chiara, sposata con famiglia, Patricia di origini libanesi fidanzata con Elio, e una ragazza olandese, con cui mi intrattenevo a parlare, e mi offrivo di lavarle la biancheria, perchè non aveva la lavatrice. Mi fecero notare che avrei dovuto fare attenzione ai suoi camici, perchè lavorava con sostanze radioattive, e si macchiava il camice. Visto che anche io ho lavorato con molecole radiattive, non me ne sono preoccupato. Un fine settimana Gianni ci invitò ad andare con loro a Bormio, aveva le chiavi di una baita per gli ospiti, nel parco dell'Adamello, e io chiesi alla ragazza olandese di accompagnarci. Sono partito insieme a lei con la mia 500, chiacchierando lungo il viaggio, e a Bormio ci siamo ricongiunti con il gruppo,  la casa era confortevole con vari letti, a castello e a due piazze. Ad un tratto, la mia amica mi raggiunge pensierosa e mi chiede: scusa, ma io con chi devo dormire, con te  con Gianni? Il dottore si era fatto avanti e la mia amica forse aveva fatto un progetto che mi riguardava. Comunque, fu un fine settimana bello e di libertà, arrivammo anche a Livigno, città esentasse; in seguito i due si frequentarono ancora per qualche mese. Passata la cotta per il medico, ci siamo rivisti, l'ho introdotta alla mia cerchia di amicizie disinteressate, alcune LGBT, con cui si facevano grasse risate e mangiate di costatine a Verona e nell'entroterra, tra osterie e fresche frasche, tipo le osmize, come le chiamano in Friuli.

Colonne sonore: It's the end of the world as we know it (and I feel fine), R.E.M.; Nevermind, Nirvana;

 Sax And Violins  Talking HeadsSummer Kisses, Winter Tears  Julee CruiseMove with Me (Dub)  Neneh CherryThe Adversary  Crime and The City SolutionWhat's Good  Lou ReedLast Night Sleep  CanFretless  R.E.M.Days  Elvis CostelloClaire's Theme  Graeme Revell(I'll Love You) Till The End Of The World  Nick Cave & the Bad SeedsIt Takes Time  Patti Smith e Fred "Sonic" SmithDeath's Door – Depeche ModeLove Theme – Graeme RevellCalling All Angels – Jane Siberry. 

Wim Mertens: Close cover, Whisper me, The fosse, Struggle for pleasure. Peter Gabriel: Secret World. Gianna Nannini: America; Ciao amore: io senza te.

Degli altri istituti, in ognuno c'era qualche amica simpatica, con cui scambiare due parole, c'era chi cantava nei gruppi come corista, ma il gruppo di ricerca più numeroso era a istologia, varie ragazze che organizzavano party e serate in campagna. Ad una uscita, mi sono presentato con una mongolfiera, e la serata è stata divertente, tra medici stranieri ospiti del professore, a Negrar, nella campagna veronese, nel giardino di Caterina, una delle ragazze del team. 

Marilena a sinistra, Lucia al centro, e Chiara

                                            Adriano il tecnico, e Betta
Jun Wu, universitario cinese

Una delle interne di Anatomia era Ilaria Dalpra (inseparabile dalla sua compagna Lucia Gabrielli), grande amica sportiva, spesso sono andato a Vicenza da lei per giocare a calcetto od a pallacanestro, nel 1993, mi ha fatto conoscere la sua cerchia di amicizie: Giuliano, e la squadra di calcio ospitata a Borgoroma per una sfida VI-VR (Giampaolo, Stefano, Filippo, Nico, Marek dalla Czechia). Si era una comitiva numerosa, ricordo pomeriggi nuvolosi, tramonti carichi di nuvole nere e vento di settentrione, al rientro dai giardini da una partita insieme. Colonna sonora: 883: Come mai, Pitura Freska: Un papa nero.

La festa di saluto prima della partenza fu a casa mia, mi regalarono una T shirt bianca tutta firmata con bei pensieri e dediche (Sii felice; partire non è andare e tornare, è imparare le lingue degli altri, imparare ad amare).  Al ritorno dal Giappone, ho trascorso il 1995 abitando a Vicenza e viaggiando a Verona per scrivere la tesi di dottorato. Le amicizie erano consolidate, e ripresero le partitelle di pallacanestro (oratorio) e pallone (ai giardini pubblici), inoltre siamo andati insieme una sera al cinema a vedere Kitchen, dal libro di Banana Yoshimoto.

Durante il mio secondo soggiorno in Giappone, ho rivisto il professore Armato ad un convegno nel 1997, insieme a  due sue dottorande, una delle quali era Ilaria. Prima di partire nel 1994, le avevo lasciato lo stereo, al rientro mi ha aiutato a fare il trasloco a Vicenza. Marilena (Ribecco) ottenne una borsa per il Canada, da cui mi ha scritto varie volte nel 1997, sul freddo (-38 gradi) di Montreal, e su Ilaria che l'aveva raggiunta per lavoro.

Solo con Marta, la ricercatrice di Suzuki, e con la figlia di Suzuki, ci sentiamo ogni tanto, abbiamo mantenuto i contatti. In un paio di occasioni sono passato a trovarli, in istituto, e quando il prof è mancato, per un tumore,  ho provveduto a comunicarlo a chi non sarebbe stato raggiunto dalla notizia, come il


responsabile scientifico all'ambasciata italiana a Tokyo, Angelo Volpi, e grazie a Suzuki ed alle persone che avevano rapporti  di lavoro con lui, in Giappone,  ancora oggi ci sono rapporti di amicizia e di lavoro tra Italia e Giappone, grazie a questi studi e scambi pionieristici. 


lunedì 13 ottobre 2008

Ode alla notte / ode to the night


La vita vista con gli occhi di un gatto / the life seen through a cat's eye

Credete che la vita sia svegliarsi con il sole, e andare a letto dopo la Tv, anno dopo anno. Sarà, ma io faccio fatica a chiamarvi e a farmi aprire la porta tutte le mattine; io sento qualcosa là fuori che vibra mentre sono già le 6 ed è ancora tutto buio. C'è il profumo della notte che finisce, il cinguettio dei passeri che scendono a terra per le abluzioni nelle pozzanghere, e la mia voglia di sentire l'aria pungente sulla pelliccia. Voi umani, queste sensazioni le vivete come caso eccezionale, l' autobus di notte da Tokyo che arriva a Kyoto centrale prima che i ristorantini aprano... prima del 1998 nella vecchia stazione centrale c'era un caffè all'esterno, serviva camionisti e viaggiatori infreddoliti, una colazione di caffè, uova sode e toasts per 500 yen ... e l'aria frizzante gratis.
Io vivo questa ora che segna la fine della notte e il nuovo giorno, è il mio modo di fare jogging, posso stare da solo, ma la vostra compagnia mi fa piacere, in due ci sono più occasioni di scoprire nuovi sentieri e intrusi nel territorio.
E così, stagione dopo stagione, sentire i rinnovati odori della terra, delle piante, e dei fiori.

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