Monovocalica: gira tutto intorno a una lettera
La poesia monovocalica è una sfida a comporre versi usando tutte le consonanti dell’alfabeto italiano accompagnate però da una e soltanto una vocale. Un compositore di versi monovocalici è Giuseppe Varaldo, autore della raccolta All’alba Sharazad andrà ammazzata. la componente giocosa ed esplorativa è fondamentale, si possono ipotizzare dialoghi, descrizioni fantastiche, riflessioni introspettive
I versi di Varaldo sono noti tra i letterati avvezzi al gioco di parole. Famoso è il suo Cyranòall'annata fatal, dal mar a Cana,
Satana scansa, campa alla spartana,
va tra la massa scalza, spalla a spalla.
Ama parlar d'amar, l'amar avalla:
ma la gamba malata, la mattana,
l'anca ch'arranca - abracadabra - sana.
La sacra saga al dramma s'accavalla:
data la bastardata mal pagata,
fatta dal tal ch'avrà dannata l'alma,
data la tanta calca scalmanata
ch'all'affrancar Barabba starà calma,
l'ammazzan; ma alla bara spalancata
manca (fantasma par!) la cara salma.
dal sito
Ho l’orto
Non sono solo, sono con otto.
Con otto? Non so...
Solo solo lo poso, solo lo sgobbo.
Con loro otto lo colgo.
Con loro otto, porco mondo, lo godo.
Solo pongo orzo, sorgo, porro, pomodoro.
Non con loro!
Solo lo poto, lo sgombro, lo coccolo,
lo contorno col fosso
sgombro lo scolo, lo sormonto col dosso,
fo l’orco con lo storno o col topo col corvo,
col colombo o col tordo...
Oh, non lo scordo.
Sono stronzo?
No! Lo sono loro...
Lo so, ho torto
non ho polso con costoro
o non ho bon ton:
provo con Dodo, con John,
con Romolo, con Rodolfo, con Ron.
Propongo l’orto
cos’ho: conforto?
No, ho solo ‘sto coro:
"Non posso, non posso...
Non posso, son sotto concorso
non dormo, non sono pronto
ho lo scolo, non sono solo,
sono solo col nonno, son morto!"
Sporco mondo corrotto!
Non ho conforto....
Sopporto lo scotto
obtorto collo, tonto...
Poco dopo controllo l’orto:
ho troppo rovo
troppo poco pomodoro
non scorgo sorgo
l’orzo non lo trovo.
Solco toppo profondo?
Troppo poco posto?
Posto con troppo sol
o troppo fosco?
Boh!
Do lo zolfo? No, son contro!
Pomodoro...
lo sogno rosso, grosso, rotondo,
odoroso no,
lo trovo storto,
mollo, morso, bolso, corroso
Con foro!
T’ho colto mostro morboso!
Oh, non l’ho colto solo,
poco dopo lo scopro:
sono otto!
Corrono tondo tondo
col loro corpo rotondo
color oro.
Sono otto, sono loro!
Non controllo lo sconforto:
do lo zolfo
lo soffoco col cloro
col cromo, col bromo solforoso
lo sporco morbo morboso!
O lo soffoco,
o l’orto lo scordo
morso dopo morso
foro dopo foro
mostro dopo mostro!
Do lo zolfo!
Comodo, poco costoso...
No, non lo do, son contro!
li vidi tristi di bici privi.
Vidi i ciclisti di giri in giri
dirsi i difficili "Ci si ritiri".
Rividi i mitici ripidi clivi,
i visi tipici di bimbi schivi.
Vidi i ciclisti sfiniti, vinti,
li vidi irrisi in bici, spinti.
I divi vidi di dì finiti
cinti di mirti, intimiditi.
Li vidi lividi di gin intrisi
dirti i bisticci i tifi divisi.
I fischi, i gridi, i miti, i lividi,
gli sprint, i brividi,
i tiri viscidi di Giri mitici.
Mi dissi: scrivi,
scrivi di bici,
scriiiiivi, mi dissi!
Di bici scrissi.
una versione più recente fatta da Popinga nello stesso post già citato
Sì, li vidi
Li vidi distinti,
mitici, cinici, tristi.
Sì, in primis vidi
i lividi visi
di invitti militi ittiti.
Vidi i tipici ciprinidi
di libici lidi,
gli indicibili mitili
di idrici infiniti.
I vini di Brindisi,
i tini di sidri citrini.
I brividi di pii stiliti,
intirizziti, di riniti intrisi;
i cilici di mistici
discinti, intimiditi.
I ciclici giri
di pitici riti,
gli spiriti frigi,
cinti di mirti divini.
I finitimi Lidi
infidi, i ricci tinti,
i sistri ritmici,
i fittili triclini.
Gli invisibili siti
di virili ginnici siri,
gli ippici sinistri
di ricchi principi sciti.
I mirifici inni, i distici
gli ibridi stili
di tristi lirici irpini,
Finiti i limiti civili,
vidi i plinti incisi
di piritici triliti
di Pitti, i visi dipinti,
gli insistiti gridi di Cimbri,
gli schivi primi Vichinghi
di climi rigidi.
Sì, li vidi.
Indi finii. Il gin? Smisi.
Vidi in infimi TG
crisi di listini, indici piccini,
primi ministri
ricchissimi, disinibiti,
vili.
Crimini, cimici,
missini sifilitici,
strilli di grilli,
divi, miss in slip.
Finii in tilt.
I gin? Mi ci rimisi: tripli.
Un «capolavoro in sonetto monovocalico» è un gioco che ne contiene tre. La regola del monovocalismo richiede che in tutto il corso del sonetto (titolo escluso) venga impiegata solo una stessa vocale, per quante volte è necessario. È una regola di scrittura, non è una regola fonetica («Week-end» è monovocalico in E per come si scrive, e non per come si pronuncia). La regola del sonetto richiede di comporre due quartine e tre terzine, in endecasillabi rimati. Nel sonetto la successione di rime può variare, ma i quaranta «capolavori in sonetti monovocalici» seguono tutti lo schema ABBA ABBA CDC DCD. Oltre a quelle del monovocalismo e del sonetto, vigono le regole del riassunto: ogni sonetto monovocalico riassume o parafrasa un capolavoro della letteratura mondiale (che sitratti di un singolo testo, come l’Odissea, o di un insieme di testi, come le Tragedie di Sofocle), (dal sito qui)
como Rocco... follo


















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