domenica 15 febbraio 2015

Alice di Tim Burton

Film di Tim Burton del 2010, che si è aggiudicato ben due Oscar , 

questa Alice (Mia Wasikowska) diciannovenne in fuga dal mondo degli adulti che vogliono decidere per lei e darla in sposa, torna in Wonderland, dove ritrova il cappellaio (Depp), il gatto del Cheshire (Stephen Fry), la regina rossa e la regina bianca (Ann Hathaway).



la regina rossa ha sconfitto tutti usando due creature animali mostruose, e un capitano di ventura che guida i soldati.
 
Bandersnatch si affeziona ad Alice dopo averle infettato il braccio, e la aiuta a trovare la spada della regina bianca, con cui potrebbe sconfiggere il Ciciarampa, drago spaventoso
Alice in Wonderland 2: sono iniziate le riprese del film 2015 con Johnny Depp   
 Through the Looking Glass” riprenderà le fila della storia da quando Alice aveva vinto la sua battaglia nel Paese delle Meraviglie. Stavolta l'eroina dovrà tornare indietro sul suo cammino nel luogo magico, abitato da strane e peculiari creature, per aiutare il Cappellaio Matto. La sceneggiatura di Linda Woolverton prenderà spunto sempre dagli scritti di Lewis Carroll, adattando il nuovo racconto alla versione cinematografica della storia.
Citazioni in ordine temporale.
  • È soltanto un sogno. (Alice)
  • Che buffo, che buffissimo. (Alice)
  • Qualcuno ha rubato tre delle mie crostate! (Regina Rossa)
  • È assolutamente Alice. Sei assolutamente Alice ti riconoscerei tra mille! (Cappellaio Matto)
  • Sto annalzando cose che cominciano con la lettera M. Tu hai idea del perché un corvo assomigli ad una scrivania? Abbasso la capocciona maledetta. (Cappellaio Matto)
  • Su, avanti, dobbiamo prepararci all'affettamento. E quindi è ora di perdonare e dimenticare, o dimenticare per donare, quale dei due venga prima o in ogni caso sia più conveniente. (Cappellaio Matto)
  • Un momento, portiamola dalla Regina Bianca, lì sarà al sicuro. Cucchiaio... (Leprotto)
  • Tutti vanno a cavallo o usano il treno, ma il modo assolutamente migliore di viaggiare è a cappello. Ho fatto una rima? (Cappellaio Matto)
  • Buon viaggio-a-vederci... (Cappellaio Matto)
  • Vai a sud dalla piana dello zampone. Il castello della Regina Bianca è li vicino. Reggiti forte. Abbasso la maledetta Regina Rossa! (Cappellaio Matto)
  • Ho perso la mia moltezza, vero? (Alice)
  • Portatemi un maiale! [Un maialino sguiscia sotto i suoi piedi a pancia insù come appoggia-piedi] Niente di meglio della pancetta calda per i miei piedi! Ne vuoi uno Emh? (Regina Rossa)
  • Ma che cappello mi prende?! (Cappellaio Matto)
  • Stregatto? Cane dannato! (Mallymkun)
  • Hai ragione Stayne, è meglio essere temuti che amati. (Regina Rossa)
  • Alice, non si vive per accontentare gli altri. La scelta deve essere solo tua. Perché quando andrai ad affrontare quella creatura, ci dovrai andare da sola. (La Regina Bianca ad Alice)
  • Nessuno ha mai ottenuto nulla con le lacrime. (Brucaliffo rivolto ad Alice)
  • [Prima della battaglia finale] Ciao Ehm! (La Regina Rossa, ad Alice)
  • Sei cose impossibili... Contale Alice.
    1: c'e una pozione che ti fa rimpicciolire.
    2: una torta che ti fa ingrandire.
    3: gli animali parlano.
    4 Alice: i gatti evaporano.
    5: esiste un Paese delle Meraviglie.
    6: posso uccidere il Ciciarampa! (Alice)
  • Tagliategli la testa! (Regina Rossa)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.
  • Alice: Precipito, dentro un buco oscuro. Poi, incontro strane creature.
    Charles: Che genere di creature?
    Alice: C'è un dodo, per esempio, un coniglio con un panciotto e un gatto che sorride.
    Charles: Non sapevo che i gatti sorridessero.
    Alice: Neanche io. E c'è un bruco tutto blu.
    Charles: Un bruco tutto blu? Hmh...
    Alice: Secondo te sono diventata matta?
    Charles: Ho paura di si. Sei matta, svitata. Hai perso la zucca. Ma ti rivelo un segreto: tutti i migliori sono matti. È soltanto un sogno Alice, niente può farti del male. Ma se ti spaventa troppo, puoi sempre svegliarti.
  • Helen Kingsley: Dov'è il tuo corsetto? E non hai le calze.
    Alice: Sono contraria, lo sai bene.
    Helen Kingsley: Ma il tuo abbigliamento non è appropriato.
    Alice: E chi decide cos'è appropriato? E se si stabilisse che è appropriato indossare un merluzzo sulla testa, tu lo indosseresti?
    Helen Kingsley: Alice...
    Alice: Per me un corsetto è come un merluzzo...
  • Helen Kingsley: Hai avuto di nuovo i tuoi incubi?
    Alice: Uno soltato. È sempre lo stesso da quando ne ho memoria. Secondo te è normale? La gente di solito non fa sogni differenti?
    Helen Kingsley: Non lo so.
  • Alice: Ho appena avuto una visione. Le donne tutte con i pantaloni e gli uomini con la gonna.
    Hamish: È meglio se tieni per te le tue visioni. Se sei in dubbio, rimani in silenzio.
  • Bianconiglio: Te l'ho detto che è la vera Alice.
    Mallymkun: Non ne sono convinto.
    Bianconiglio: È questa la tua gratitudine? Sono stato lassù per settimane, a seguire un'Alice dopo l'altra. Sono stato quasi divorato da altri animali. Voi non sapete, vanno in giro completamente svestiti e fanno i loro ... cianfrugli, in pubblico! Dovevo girarmi dall'altra parte.
    Fiore: A me non sembra affatto quella.
    Mallymkun: Certo, perché è l'Alice sbagliata.
    Pincopanco: Se lo fosse potrebbe esserlo.
    Pancopinco: Se non lo è, non lo è.
    Pincopanco: Ma se lo fosse lo sarebbe.
    Pancopinco: Ma non lo è in alcun modo.
    Alice: Come faccio ad essere l'Alice sbagliata se questo è il mio sogno? E chi siete voi, se posso chiederlo?
    Pincopanco: Oh, io Pincopanco, e lui Pancopinco.
    Pancopinco: Alla rovescia, io Pancopinco, lui Pincopanco.
  • Alice: Chi è questo Brucaliffo?
    Bianconiglio: La saggezza, assoluta.
    Pancopinco e Pancopinco: Il Brucaliffo!
  • Brucaliffo: Chi sei tu?
    Alice: Brucaliffo?
    Brucaliffo: Tu non sei il Brucaliffo, io sono il Brucaliffo. La domanda è: chi sei tu?
    Alice: Alice.
    Brucaliffo: Questo si vedrà.
    Alice: Non capisco, che vuol dire? Lo dovrei sapere chi sono.
    Brucaliffo: Certo, dovresti, stupidina. Srotolate l'Oraculum.
    Bianconiglio: L'Oraculum, ovvero un compendio calendrico di sottomondo.
    Alice: È un calendario?
    Brucaliffo: Un compendio. Che narra la storia di ogni singolo giorno, fin dal principio.
    Bianconiglio: Quest'oggi è il giorno Gloriae Tornanti dell'era della Regina Rossa.
    Brucaliffo: Mostratele il giorno Jous Glorioso.
    Pancopinco: Si, sarebbe il giorno in cui fai a fette il Ciciarampa.
    Alice: Scusa, che cosa faccio a fette?
    Pincopanco: Quella sei tu con la spada bilagrace.
    Pancopinco: Nessun'altra spada può uccidere il Ciciarampa in alcun modo. Niente bilagrace, niente morte.
    Alice: Questa non sono io. Mallymkun: Lo so.
    Bianconiglio: Sciogli il nostro dubbio Brucaliffo: è lei la giusta Alice?
    Brucaliffo: Quasi affatto.
    Mallymkun: Te l'ho detto.
    Bianconiglio: Oh cielo.
    Pancopinco: Io l'avevo detto.
    Pincopanco: Io l'avevo detto!
    Pancopinco: Alla rovescia: hai detto che potrebbe esserlo.
    Pincopanco: No, tu hai detto che lo sarebbe se lo fosse.
    Fiore: Piccola bugiarda. Fingersi Alice, dovrebbe vergognarsi.
    Bianconiglio: Ero così sicuro che fosse tu.
    Alice: Mi dispiace, non voglio essere l'Alice sbagliata. Un momento, questo è il mio sogno... Adesso mi sveglio e voi tutti sparirete. [Si dà un pizzicotto] Che strano, il pizzicotto funziona di solito.
  • Stregatto: A quanto pare ti sei impegolata con esseri dagli artigli malvagi.
    Alice: E sto ancora sognando.
    Stregatto: Chi è stato a farti quello?
    Alice: Il grambo... il grafobra...
    Stregatto: Il grafobrancio? Allora, è meglio che dia un'occhiata.
    Alice: Che vuoi fare?
    Stregatto: Deve essere purificato da chi ha qualità evaporatrici, altrimenti si oppurerà e si putreferà.
    Alice: Preferirei di no. Starò bene appena mi sveglierò.
    Stregatto: Lascia almeno che te lo fasci, mia cara. Dì un po', com'è che ti chiami?
    Alice: Alice.
    Stregatto: Quella Alice?
    Alice: Si è dibattuto parecchio di questo.
    Stregatto: Non mi sono mai interessato di politica... È meglio se ti rimetti in marcia.
    Alice: Quale marcia? Io voglio soltanto risvegliarmi da questo sogno.
    Stregatto: Va bene. Ti porterò dal Leprotto e dal Cappellaio. Ma non farò di più. Vieni?
  • Cappellaio Matto: Sei terribilmente in ritardo, biricchina! Ad ogni modo il tempo si è offeso e si è fermato del tutto. Da allora neanche un ticchettio.
    Alice: Il tempo è bizzarro nei sogni.
  • Stayne: Bene, guarda guarda, il mio adorato trio di matti.
    Mallymkun: Vuoi unirti a noi?
    Leprotto: Siete in ritardo per il The.
    Stayne: Cerchiamo la ragazza di nome Alice.
    Cappellaio Matto: Oh, a proposito della regina, ecco una canzoncina che cantavamo in suo onore.
    Cappellaio Matto, Mallymkun e Leprotto: Quando in volo te ne vai, pipistrello cosa fai? Hai...
    Stayne: Se la state nascondendo, direte addio alla testa.
    Cappellaio Matto: L'abbiamo già salutata!
    Cappellaio Matto: Ora tutti in coro.
    Cappellaio Matto, Mallymkun e Leprotto: Hai portato insieme a te la teiera e il the, guarda su e guarda...
  • Stayne: Siete tutti matti!
    Leprotto: Grazie mille!
  • Cappellaio Matto: Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi ghiarivan foracchiando nel pedano: tutti mifri i vilosnuoppi mentre squoltian i momi radi invano. [1]
    Alice: Scusi, che cos'era?
    Cappellaio Matto: Che cos'era cosa? Il ciciarampa come vira spinto, ganascia sgrami artiglio scorticante. Rifugi il ciciarampa figliol mio e il fromiante grafobrancio. La spada bilagrace strinse in pugno. Stric strac trinciava il brigralacio branco. Lo lasciò morto e la sua testa mobbia a casa riportava galonfando. Si parla di te, lo sai?
    Alice: Non farò a fette un bel niente. Io non uccido, puoi levartelo dalla mente.
    Cappellaio Matto: M-mente.
    Alice: Aspetta, non puoi lasciarmi qui.
    Cappellaio Matto: Tu non uccidi. Hai idea di quello che ha fatto al Regina Rossa? Tu non uccidi.
    Alice: Non ci riuscirei neanche volendo.
    Cappellaio Matto: Non sei più la ragazza che eri prima. Prima eri molto più... moltosa! Hai perso la tua moltezza.
    Alice: La mia moltezza?
    Cappellaio Matto: [Indicando la pancia di Alice] Qui dentro, c'è qualcosa che manca.
    Alice: Dimmi che ha fatto la Regina Rossa.
    Cappellaio Matto: Non è una bella storia.
    Alice: Dimmela comunque.
    Cappellaio Matto: Fu prorpio qui. Ero il cappellario della Regina Bianca all'epoca. Il gran ortocilindro ha sempre lavorato a corte.
  • Alice: Tu dovevi portarli lontano. Il Cappellaio si fidava di te.
    Bayard: Hanno mia moglie e i miei cuccioli.
    Alice: Come ti chiami?
    Bayard: Bayard.
    Alice: Seduto.
    Bayard: Il tuo nome è Alice. O mi sbaglio?
    Alice: Si, ma io non sono quella di cui tutti parlano.
    Bayard: Il Cappellaio non si sarebbe sacrificato per una Alice qualunque.
    Alice: Tu sai dove lo hanno portato?
    Bayard: Al castello della Regina Rossa, alla Rocca Tetra.
    Alice: E noi andremo li per liberarlo.
    Bayard: Questo non è stato predetto.
    Alice: Non mi interessa. Non sarebbe li se non fosse per me.
    Bayard: Il giorno Jous Glorioso [2] è alle porte. Devi prepararti per affrontare il Ciciarampa.
    Alice: È da quando sono caduta in quella tana di coniglio che mi dicono cosa devo fare e chi devo essere. Mi hanno accorciata, allungata, ingrassata e perfino messa in una teiera. Sono stata accusata di essere Alice e di non essere Alice. Ma questo è il mio sogno! E ora decido io quello che succede.
    Bayard: Se ora divergi dal percorso...
    Alice: Lo scelgo io il percorso. Portami alla Rocca Tetra Bayard. E non scordare il cappello.
  • Regina Rossa: E questa? Cos'è?
    Bianconiglio: Non cos'è, chi è. Maestà, lei è ... emh ...
    Regina Rossa: Emh?
    Alice: Vengo da Fandonia.
    Regina Rossa: Perché senza vestiti?
    Alice: Non mi entrano più. Sono cresciuta moltissimo ultimamente. Sono la persona più alta di Fandonia. Tutti ridono di me. E sono venuta da voi sperando che comprendiate cosa vuol dire.
    Regina Rossa: Mia cara ragazza, chiunque abbia una testa così grande è la benvenuta nella mia corte. Qualcune le trovi dei vestiti, usate le tende se necessario, ma abbigliate questa enorme ragazza.
  • Stayne: E... chi è questa incantevole creatura?
    Regina Rossa: Emh... la mia nuova favorita.
    Stayne: E non ce l'ha un nome?
    Regina Rossa: Emh.
    Stayne: A quanto pare il tuo nome sfugge alla mente della sovrana.
    Regina Rossa: Il suo nome è Emh, idiota!
  • Cappellaio Matto: Ho riflettuto sulle cose che iniziano con la lettera M: miserabile, malcontento, morte, malizia...
    Regina Rossa: Ora cerchiamo una parola con la A: dove si trova Alice?
    Cappellaio Matto: Chi, quel piccoletto? E cosa ne so?
    Regina Rossa: E se ti tagliassi la testa, ti verrebbe in mente? [Il Cappellaio inizia a ridere] Smettila!
    Cappellaio Matto: Avete una teste deplorevolmente grande. Mi piacerebbe farvi un cappello.
    Regina Rossa: Un cappello?
    Cappellaio Matto: Si. Ah, lo facevo per la Regina Bianca, non c'era molto da lavorare, poverina, ha la testa troppo piccola.
    Regina Rossa: Minuscola, una specie di neo.
    Cappellaio Matto: Ma questa... cosa potrei fare con un simile monumento... con questo pianeta... no, questo magnificente ed eroico globo.
    Regina Rossa: Cosa potresti fare? Liberalo Stayne. Come può lavorare se è in catene?
    Cappellaio Matto: Vediamo, posso farvi una cuffia o una paglietta. O qualcosa per il boudoir. Una glosh, un berretto a cono, una papalina, una reticella, un pugrid, una kippa, un cappello a cilindro, un tamoshante, una bombetta, un bicorno, un tricorno, un mandò, una ventaglia, una da notte, un garimbaldino...
    Alice: Cappellaio!
    Cappellaio Matto: ... un pez?
    Regina Rossa: Lasciateci.
  • Regina Bianca: Gli alberi sono tristi, ci hai parlato ultimamente?
    Damigella: Si, vostra maestà.
    Regina Bianca: Forse con più gentilezza?
  • Stayne: Maestà, non credete che sia meglio essere temuti che amati?
    Regina Rossa: Non ne sono più sicura... ah, si tenga lei la plebaglia, a me non serve, io ho te... [La Regina lo abbraccia]
  • Cappellaio Matto: Tu hai idea del perché un corvo assomiglia a una scrivania? Ho paura Alice. La mia testa è così terribilmente affollata. Sono diventato matto?
    Alice: Temo di si, sei assolutamente svitato. Ma ti rivelo un segreto: tutti i migliori sono matti.
  • Cappellaio Matto: Sò che tiene la spada bigralace qui nel castello. Il coniglio ti aiuterà. Trovala Alice. Portala alla Regina Bianca!
    Alice: Andremo insieme dalla Regina Bianca!
    Cappellaio Matto: Mi spieghi perché sei sempre o troppo bassa o troppo alta?
  • Alice: Vorrei tanto svegliarmi.
    Cappellaio Matto: Credi ancora che sia un sogno, è così?
    Alice: Ma certo, è un'invenzione della mia mente.
    Cappellaio Matto: Questo vorrebbe dire che io non sono reale?
    Alice: Temo di sì, sei solo il frutto della mia immaginazione. Non mi sorprende che io sogni uno mezzo matto.
    Cappellaio Matto: Si, ma dovresti essere mezza matta per sognare me.
    Alice: Evidentemente lo sono... Mi mancherai quando mi sveglierò.
  • Alice: [Vedendo il Ciciarampa] È impossibile...
    Cappellaio Matto: Solo se pensi che lo sia.
  • Alice: Alcune volte provo a credere a 6 cose impossibili prima di fare colazione...
    Cappellaio Matto: Brava, è un eccellente esercizio. Tuttavia, almeno per il momento, ti converrebbe concentrarti sul Ciciarampa.
  • Stayne: Maestà, vi prego, uccidetemi, vi prego!
    Regina Bianca: Ma io non ti devo alcuna cortesia...
    Stayne: Tagliatemi la testa!
  • Alice: Ma che sta facendo?
    Stregatto: La deliranza.
    Pincopanco e Pancopinco: Deliranza, che bellanza.
  • Cappellaio Matto: Potresti restare.
    Alice: Che bell'idea. Che folle, pazza, meravigliosa idea. Ma non posso. Ci sono domande a cui devo rispondere e cose che devo fare. Tornerò prima che te ne accorga.
    Cappellaio Matto: Non ti ricorderai di me.
    Alice: Certo che mi ricorderò, come potrei dimenticare? Cappellaio, perché un corvo assomiglia a una scrivania?
    Cappellaio Matto: Non ne ho la più pallida idea. Buon viaggio-a-vederci.


    mercoledì 4 febbraio 2015

    il riso nell'agricoltura di oggi

    Un numero molto  interessante di Nature Outlook parla di agricoltura e in particolare del riso, fornendo dati sulla produzione, il consumo e cosa si fa degli stock invenduti.
    Dipendenza giornaliera
    Average percentage of daily calories derived from rice 1961–2011, per capita.
    Factors that affect the demand of rice include: rapid economic development; increased gross domestic product; and urbanization in developing countries.
    consumo giornaliero di alimenti e % di calorie fornite

    aumento della domanda negli anni (proiezione fino al 2050)

    aumento della produzione di riso negli anni

    produzione e consumo
    The major rice producers of the world grow more than enough rice to feed their own people. The excess ends up as exports, livestock feed, seed stock or waste (spoiled during transport or storage). Data show the average annual production and consumption from 2007 to 2011, measured in million tonnes (Mt).

    spazio richiesto per la coltivazione, riduzione dell'area tra il 1960 e oggi per produrre 1 tonnellata di prodotto
    The  average area of land needed to produce 1 tonne.
    Improved rice strains and modern agricultural techniques have meant that farmers can produce higher yields on a smaller area of land. 


    Un secondo articolo spiega la differenza di geni nelle varietà usate in diverse parti del mondo
    • Two farmers in different parts of the world can plant the same species of rice, but their crops may look strikingly different. Rice has enormous genetic diversity, and scientists are now developing the ability to take advantage of it. 
    • Makoto Matsuoka at Nagoya University in Japan discovered5 that IR8 owed its short stature to a loss-of-function mutation of the semi-dwarf gene sd1. The group found that the genetic impairment led to defects in the biosynthesis and signalling pathways of gibberellin, the plant hormone responsible for controlling cell elongation. The cells were shorter, but in all other respects functioned normally.  
    • “There are three key elements in grain yield: panicle size, grain number and grain size,” says Jiayang Li, CAAS project director and a driving force behind the 3,000 Rice Genomes Project. “A rice plant in which these components are great would naturally have high yield.” In 2003, Li and his team identified a gene called MONOCULM 1 (MOC1) that functions as the master control for shoot development6. They showed that rice plants that overexpress MOC1 produce more auxiliary stems that branch out from the mother stem than normal, whereas those with a loss-of-function mutation in MOC1 produce only a single, stout stem. Li now aims to find the right expression level for MOC1 to decrease the number of stems while increasing the number of seed-bearing branches, which could lead to even more impressive yields. “Then the grains can become larger and heavier, thus the grain yield further improves,” 
    • In 1996, geneticists Pamela Ronald at the University of California, Davis, and David Mackill at IRRI set out to find a wild variety of rice that was particularly tolerant of flooding. 
    •  a cluster of three genes was found responsible for submergence tolerance, the ability to survive after being under water for two weeks. Researchers at IRRI — led by David Mackill and plant breeder Abdelbagi Ismail — used precision breeding to introduce the key gene from the cluster into a strain from Bangladesh, where rice is particularly prone to flooding. Early trials showed that the flood-resistant gene improved yield by up to sixfold in some areas.
    • “Nowadays, Africans consume much more rice. Burundians eat rice every day. And for some families, especially in cities, rice is eaten three times a day.” A 2013 report by the International Grains Council, based in London, predicted that over the next five years rice imports would increase in sub-Saharan Africa more rapidly than in any other region in the world. Rice takes much less time to prepare and cook than traditional African standbys such as cassava root.
    • This newfound taste for rice is understandable, says Gurdev Khush, an agronomist and geneticist at the University of California, Davis. 
    • Khush was behind some of the key breeding innovations that helped to ignite the green revolution, an agricultural awakening that brought new strains of rice and farming techniques to Asia in the 1960s.  

    domenica 16 novembre 2014

    imprenditori e operai

    Questo è un periodo che sono bloccato a letto con una tracheobronchite, tra acqua che scende sul nord e acqua che sudo di mio c'è umidità in giro, ho aperto una scatola di sali antiumido per far asciugare i cuscini e il piumino. E si parla di ingegno italiano, di imprenditori capaci, e ritorno col pensiero al mio anno in FIAT Lingotto, nel 1979-80.
    In precedenza, da studente di medicina, avevamo partecipato alle 150 ore con gli operai di Mirafiori, ci scontavano una parte dell'esame di fisica, quella sull'udito.
    Nel settembre '79 grazie alle sovvenzioni statali vennero assunti a Torino in migliaia, anche una decina di attivisti di lotta comunista, attingendo dalle liste di collocamento.
    Come prima esperienza mi mandarono in lastroferratura, turnista, ogni settimana cambiavo turno, o il primo, dalle 6 alle 14, o il secondo dalle 14 alle 22. Uno stress il dover cambiare ritmi giornalieri ogni settimana, e doversi alzare alle 5 del mattino, alle volte prendevo il tavor per addormentarmi.
    Il capannone era diviso in due, la parte preistorica, dove lavoravamo alla vecchia maniera, con le saldatrici a mano, e quella avveniristica, dove robot saldatori mettevano i punti alla scocca senza intervento manuale. 
    I saldatori anziani raccontavano di quando negli anni '60 si punzonava il numero di serie sul telaio con il martello, e che preferivano venire a lavorare con il mal di denti piuttosto che stare a casa.
    Di tutta la squadra che si stava affiatando, io mostravo qualche imprecisione, nell'uso delle saldatrici, un colpo di martello in meno, una saldatura a mano con il filo di stagno, che nelle mie mani forava la sottile lamiera del furgone 238, anche in versione ambulanza (simile al pulmino Volkswagen).
    In due mesi ero finito a fare il jolly, un giorno a tinteggiare di antiruggine la scorta di laminato e bulloni, e poi il distaccamento alla fine della verniciatura, quando le scocche venivano smontate dalla catena di montaggio e depositate su carrelli spinti a mano nel cortile esterno da cui autotrasportatori li avrebbero trasferiti in altre fabbriche.
    Il superiore anziano sembrava un padreterno, aveva potere di staccare la corrente, con un bottone fermava tutta la catena, con le scocche che venivano verso di noi, e le metteva in attesa fino a che  non veniva fatto nuovo spazio nell'officina spostandole nel cortile all'aperto.
    L'organizzazione del lavoro ai miei occhi risultava quasi assente, come se si vivesse improvvisando. Eppure la presenza di occhi vigili e controllori e una gerarchia di capetti e capi c'era. Natale passò in fretta, con un cenone della vigilia in fabbrica al turno serale, tutti riuniti attorno alla tavolata insieme al caposquadra.   A novembre, una rapina delle buste con gli stipendi  spinse la FIAT ad accreditarci i soldi sui conti correnti.
    Ricordo le pause pranzo, il riposino nell'abitacolo biposto, qualche collega (Carmine)  intento a finire il lavoro assegnato nella calma e nel silenzio, canticchiando melodie napoletane (non quelle classiche e famose). 
    A gennaio avevo chiesto una mano ad un dirigente per evitare i turni, volevo fare l'orario unico. La notizia passa dalla direzione al caposquadra, che mi avvisa che devo andare dal caporeparto. In suo cospetto, mi comunica che sì. c'è la possibilità di accedere ad altro turno, ma che il mio comportamento non è affidabile, e che non devo frequentare una compagnia sinistra come ho fatto fino a quel momento. Si trattava di due coetanei, con cui parlavamo sia nelle pause che fuori, nei fine settimana, essendo accomunati da un destino simile e da interessi intellettuali.
    A questo punto ho interrotto i rapporti con i colleghi. Passano un paio di settimane, a metà gennaio mi spostano al terzo piano, turno unico 8-17, catena di montaggio parti interne, radiatori, eccetera, Ma la settimana di prova non convince, o forse si crea il bisogno di una unità al collaudo fine montaggio, dove inizio a lavorare testando le frenate. Si producevano   124 coupè e la F/X, sportive, per il mercato americano. In poco tempo passo alla verifica delle chiusure dei bulloni, con il dinamometro, al controllo delle parti assemblate che spesso non sono complete. Vincenzo!!! la scatola guida! correttore di frenata!!! e dietro la coppia di meccanici alla verifica pronti a intervenire coi cacciaviti elettrici prima che le auto siano scese dalla catena di montaggio. Il nostro lavoro di collaudo si concludeva con la timbratura, ognuno aveva una pinza che effettuava un forellino, diverso per ognuno, in modo da riconoscere  chi era stato alla verifica.  Il check con le chiavi dinamometro sui bulloni, l'arrivo del maresciallo, foriero di sfuriate: un'auto sulla pista si è schiantata! chi oblitera con il punzone a stella?
    Intanto, si spargeva la voce che l'azienda sovvenzionava chi voleva lasciare il posto con dei buoni uscita di qualche milione, in tempi in cui la busta paga era 400 mila lire.
    Passo un periodo difficile, quasi un mese in malattia, fino a metà agosto, mi sento di nuovo in forze, e parto per un viaggio. Al ritorno, non ho più interesse a riprendere il lavoro, mi presento giusto per dare le dimissioni immediate /senza gli 8 otto giorni di preavviso, e senza buonuscita. Andandomene,  mi sono precluso di trovare una assunzione nuova (dopo i 12 mesi di lavoro l'ufficio di collocamento dava la possibilità di cambiare lavoro) ma mi sono aperto la strada per cambiare vita, famiglia e città. Da Torino, bella città ma in cui avevo problemi a socializzare, sono finito in Puglia, campagna e mare, olivi e viti, e finalmente finisco i corsi universitari.
    E a fine 1980, a distanza di pochi mesi dalla mia uscita, il Lingotto fu chiuso, tutti in cassa integrazione, solo pochi smistati a Mirafiori. Dopo Fiat Ferriere, Fiat materiale ferroviario, anche il Lingotto diventava una operazione finanziaria di riqualificazione urbanistica ed edilizia.

    venerdì 31 ottobre 2014

    Costa Rica, pura vida

    E siamo rientrati dal pesante e lungo viaggio che mi ha portato a San Josè, Valle Central, Costa Rica.
    Il tempo in ottobre è mite, la mattina c'è il sole e a mezzogiorno inizia una pioggia anche fitta, con temporali, fino a sera, lasciandoci liberi per le uscite, come alla cena sociale, organizzata a un ristorante su un cocuzzolo belvedere, da cui si catturava il profilo della valle con le sue mille luci, cena seguita da alcune coreografiche danze in costume, e quindi da musica locale registrata, salsa e rumba, per gli avventori che erano numerosi, soprattutto i gruppi di giovani rispondono bene alle sollecitazioni musicali.
    Fare un viaggio così lungo è pesante, e bisogna tenere conto delle variabili che incidono sfavorevolmente. Volare con Delta Roma-Atlanta, (troppa aria condizionata), e cambio su volo Atlanta-San Josè, piuttosto che  cambiare a Parigi e prendere Air France, servono vini ottimi e anche aperitivo con champagne, in alternativa è possibile volare cambiando a San Domingo, almeno per chi viene dalla Germania.
    Jet lag. 
    Tutte le sere me calava la palpebra alle 19, infatti per due volte ho saltato la cena. In compenso ci si sveglia alle 3 del mattino e si stenta a chiudere occhio. Al ritorno è stata più facile, anche grazie al sonnellino fatto al momento giusto, fisiologico, in serata, seguito dall'arrivo in mattinata a Parigi.
    Visto e controlli passaporto. 
    Scendere in uno scalo USA comporta almeno un'ora di code per la scansione del passaporto, polpastrelli e foto segnaletica, che avviene oggi con una macchinetta elettronica, e coda all'addetto ai passaporti, che controlla se hai compilato la scheda che danno sull'aereo e se confermi i motivi del viaggio. Quando il prossim ovolo è a distanza di due ore significa fare una corsa per raggiungere i l terminal per il boarding.
    Taxi.
    sono alla portata, circa 13 dollari per arrivare in hotel, non chiedono la mancia, i tassisti parlano di calcio e degli ultimi mondiali.
    Costo della vita
    E' tutto abbastanza caro, rispetto agli US, direi che si spende il giusto, anche in aeroporto si trovano dei suvenir senza esagerare sul prezzo. Purtroppo alcune cose non sono abbordabili, come un bellissimo volume fotografico sul paese che veniva dato a 130 dollari.


    Grande impianto di produzione di polpa di banana e concentrato, viene usato per fare omogeneizzati e per diluire altri succhi di frutta. Per arrivare abbiamo attraversato la foresta pluviale e ci siamo fermati per una sosta all'ingresso di un importante parco naturale.

    La piazza sotto l'albergo, downtown
    Holiday Inn Aurola
    che si mangia? in albergo colazione americana, stufato di fagioli, salsicciotti grigliati, patate o batate saltate al forno, riso saltato con coriandolo fresco, pollo e verdure, omelette dello chef con aggiunta a scelta (funghetti, chili, cipolla, ecc...) e tanta frutta già pulita (anguria, ananas, papaia)





    intorno ai giardini di plaza de Espagna


    sembra che la struttura in ferro e acciaio sia stata ordinata e fatta in Belgio, da un architetto che aveva visto la costruzione della torre Eiffel






    all'interno dell'università, dipartimento di tecnologie alimentari
    I fiori sono variopinti, non ho mancato di comprare almeno una guida sulle piante arbustive del centro america, 

    frutta esotica
    le colline sono state urbanizzate e dove prima erano piantagioni di caffè (siamo a 1500 metri) ora ci sono caffetterie e grattacieli.
    vegetazione rigogliosa, piove spesso, siamo vicino alla foresta pluviale
     

    E' stata una toccata e fuga, due giorni di lavoro pieni, ma anche un'occasione di incontro con colleghi e di rapporti umani.
    Prossimo meeting e workshop a Bari,  primavera 2015, si gioca in casa!


    giovedì 18 settembre 2014

    amici ungheresi e Cabernet Franc

    Grazie a Hospitality Club abbiamo conosciuto una coppia che vive a Budapest, si sono fermati due giorni nel Salento e hanno proseguito con una auto a noleggio fino a Napoli. In questo frattempo ci siamo raccontati le nostre storie e abbiamo avuto scambi gastronomici e enologici.
    Une bella scoperta è stata il rosso prodotto a Villany,  nella regione più a sud dell'Ungheria
    il vuoto della bottiglia nella foto a testimonianza

    ricco in tannini, è corposo, scuro, denso.... come nella tradizione dei Cabernet Franc, si accompagna bene ai pasti e anche come aperitivo
    Un altro vino, bianco, è prodotto dal padre di Hajmal, Aurora in italiano, con uva chiamata coda di pecora, per la forma dei grappoli, che si gusta bene in accompagnamento ai cibi, una piacevole combinazione di acidità e aroma fruttato
    Una curiosità della famiglia, di origine tedesca, all'epoca in cui Maria Teresa D'Austria cercò di popolare terre con pochi coltivatori facendo migrare alcuni gruppi dalla Germania. Dopo la guerra, furono rimandati in Germania, ma ritornarono clandestinamente in Ungheria, anche se continuavano a parlare quasi esclusivamente tedesco, fino a riuscire a vedere riconosciuta la loro presenza ai primi anni '50
    La famiglia di Adam invece è dispersa su quattro continenti, una nonna a Toronto, una in Sudamerica e una in Sudafrica...
    sono andato a curiosare sulla regione,
    che produce vari tipi di vino, dal sangue di bue al BlauFrankisch o Kekfrancos




    e quella che è stato scritto in poesia, reperibile su IBS
    I poeti del vino. Cinquanta secoli di poesia dall'epopea di Gilgamesh all'Ode al vino di Pablo Neruda

    ...Ma non solo amore,
    bacio bruciante
    o cuore bruciato,
    sei tu, vino di vita,
    anzi tu sei
    amicizia di gente, trasparenza,
    coro di disciplina,
    abbondanza di fiori.... (Ode al vino, Neruda) dal sito 

    ..ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
    e credo che sia salvo chi gli crede;
    e credo nella torta e nel tortello:
    l'uno è la madre, e l'altro è il figliuolo;
    il vero paternostro è il fegatello...

    LUIGI PULCI - "Morgante" dal sito

    Ho percorso strade su strade,
    ho tracciato nuovi sentieri:
    per cento mari ho salpato:
    a cento approdi son giunto:
    e in ogni paese ho veduto
    carovane di tristezza:
    superbi e malinconici
    beoni dall'ombra nera:
    e pedantoni in vetrina,
    che guardano e tacciano e pensano:
    che sanno, perché non bevono
    il vino delle taverne.
    Pessima gente, che appesta
    la terra dove cammina.
    E in ogni paese, ho veduto,
    v'e' gente che danza e che giuoca
    fin quando si può, poi lavora
    i quattro suoi palmi di terra.
    Se giungono a nuovi paesi,
    non chiedono mai dove sono;
    se vanno in viaggio, li vedi
    sul dorso a decrepite mule;
    e non conoscono fretta
    , neppure nei giorni di festa;
    e bevono vino, se han vino:
    se non han vino, acqua fresca.
    Buona gente, gente che vive,
    che lavora, che soffre, che sogna;
    che infine, in un dì come tanti,
    vanno a dormire sotterra.


    I giorni son sempre più brevi
    le piogge cominceranno,
    la mia porta, spalancata, ti ha atteso.
    perchè hai tardato tanto?
    Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale,
    il vino che avevo conservato nella brocca
    l' ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
    perchè hai tardato tanto?
    Ma ecco, sui rami, maturi, profondi,
    dei frutti carichi di miele,
    stavano per cadere senza essere colti
    se tu avessi tardato ancora un poco.
                                                          Nazim Hikmet, 

    Esperienza (A. Machado) dal sito

    da “Sale” (W. Szymborska)
    Con uno sguardo mi ha resa più bella,
    e io questa bellezza l’ho fatta mia.
    Felice, ho inghiottito una stella.
    Ho lasciato che mi immaginasse
    a somiglianza del mio riflesso
    nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
    nel battito di ali improvvise.
    Il tavolo è tavolo, il vino è vino
    nel bicchiere che è un bicchiere
    e sta lì dritto sul tavolo.
    Io invece sono immaginaria,
    incredibilmente immaginaria,
    immaginaria fino al midollo.
    Gli parlo di tutto ciò che vuole:
    delle formiche morenti d’amore
    sotto la costellazione del soffione.
    Gli giuro che una rosa bianca,
    se viene spruzzata di vino, canta.
    Mi metto a ridere, inclino il capo
    con prudenza, come per controllare
    un’invenzione. E ballo, ballo
    nella pelle stupita, nell’abbraccio
    che mi crea.
    Eva dalla costola, Venere dall’onda,
    Minerva dalla testa di Giove
    erano più reali.
    Quando lui non mi guarda,
    cerco la mia immagine
    sul muro. E vedo solo
    un chiodo, senza il quadro.
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