mercoledì 13 luglio 2011

besciamella senza formaggio, e marinata per sushi a base di aceto di riso (contest)


 Questo post partecipa a due contest per ricette, il primo è Aceto sopraffino
 per ricette a base di aceto o cha hanno l'aceto come ingrediente principale
sul blog di Veru, Cuochina sopraffina, abbinato al negozio online R2M



il secondo è Una Gita senza formaggio, sul blog di Grianne, aka Cristina, abbinato alle pentole Le Creuset, per ricette salate che siano parte di un pranzo al sacco, in cui si eviti l'uso del formaggio.




Ecco la mia ricetta, in stile giapponese, modulata sulla base del bento, il pranzo in esterni, da consumare nei viaggi, sul lavoro e nel tempo libero. Il bento si acquista nei convenience stores, ma a differenza dei precotti, come il Donburi, la coppa di riso con sopra gyudon (carne saltata con verdure) o il tempura, non ha bisogno di essere passata nel microonde. Quando si decide di fare un picnic al parco con gli amici, o si preparano delle ricette a casa, verdure saltate, omelette, carne stufata, o si passa prima nei supermercati e si acquistano delle confezioni di sushi, o  di prodotti alimentari pronti per il consumo.


Prima preparazione: riso cotto al vapore nel cuociriso (ottimo per chi non ha tempo da perdere).
Il riso, meglio se di varietà giapponese (koshihikari) o ibrido in vendita per preparazioni sushi, viene lavato ripetutamente in acqua fredda, in modo da eliminare l'amido, versato nel cuociriso e coperto di acqua in modo da sovrastare il riso di 2 dita (2 cm). Dopo 15 minuti di cottura il riso è pronto, e bisogna farlo raffreddare, mischiando con un mestolo di legno (tagliando e mischiando). In questa fase si aggiunge aceto di riso, fatto bollire per qualche minuto,  contenente sale e zucchero. Al posto dei due ingredienti freschi, ho usato il preparato in polvere nella foto, chiamato sushinoko, a base di aceto e mirin deidratati.

Marinatura dello sgombro in aceto. Lo sgombro, già sfilettato al banco del pescivendolo, viene messo a marinare in aceto di riso, Mitsukan, per un'ora (per un consumo di pesce ancora più sicuro, si può surgelare il pesce per 48 ore e poi processarlo nei modi necessari, dopo aver eliminato il potenziale parassita,  Anisakis).

Il riso viene versato su uno stuoino di bambù, Maki-su, che serve per dargli la forma e pressarlo. Una volta arrotolato, della lunghezza richiesta, si spalma il wasabi, la salsa verde a base di rafano giapponese.
Lo sgombro marinato si posiziona sul riso, si compatta, e si taglia porzionandolo con un coltello.

La parte rimasta di riso è stata ustilizzata per preparare i futomaki, a base di tonno al naturale e cetriolo.
Ho usato due fogli di alga, nori, su cui è stato adagiato il riso e sopra il riso scaglie di filetto di tonno e strisce di cetriolo. Con  lo stuoino ho arrotolato e compattato il temaki nella forma di rotolo di riso ripieno. Con ilcoltello ho ottenuto dieci porzioni di futomaki.

Secondo: finger food
verdure avvolte nella pancetta e condite con salsa di miso

Il miso è una pasta di fagioli di soia cotti al vapore, e fermentati con Aspergillus oryzae, un fungo proteolitico che sviluppa aromi delicati. Il miso è sia bianco (ottenuto oltre ch da soia anche da cereali) e stagionato per 1-2 mesi, e miso rosso, stagionato anche un anno. Il miso è ricco in vitamine B e di batteri lattici.

Il miso che ho usato è bianco, più delicato, ed è servito per preparare una besciamella in cui intingere le verdure (carota e zucchina tagliate a listarelle, fagiolini (con l'occhio, coltivati sul terrazzo, peperone).

In una padella si versa un bicchiere di mirin (sakè da cucina dolce), mezzo bicchiere di salsa di soia, zucchero (1 cucchiaino), sale (un cucchiaino), e si scalda bene. Si mette al minimo e si versano due cucchiai di miso, si mischia e si spegne. Si può aromatizzare con sesamo in semi, semi schiacciati, o olio di sesamo.

Si preparano le verdure: ogni striscia di carota, peperone, melanzana o zucchina, e due fagiolini insieme, vengono avvolti da una fettina sottile di pancetta cruda arrotolata, o anche la pancetta del salumiere.
In una padella si scalda un filino di olio, le porzioni si lasciano scottare da tutti i lati, per pochi minuti.
Si consumano intinte nella besciamella di salsa di miso.

Il pranzo al sacco è pronto, si mette in una borsa termica come questa, si porta una coperta, i tovaglioli, qualche piatto di carta, e via.

martedì 12 luglio 2011

prime donne nella biochimica, Cambridge , 1916

dal Blog di Angela Siani: nothing shocks me, I'm a scientist
L'eredità di Frederick Hopkins, premio Nobel nel 1929 per la Fisiologia per gli studi sulle vitamine, gli amminoacidi essenziali (scoprì il triptofano)  ed i fattori essenziali nella dieta (studiò la composizione delle cellule muscolari).
Gli anni intorno al 1920 videro l'ammissione delle prime donne alla ricerca (la figlia Barbara Hopkins fu tra le prime). Nel 1921 venne istituito il diploma per le donne laureate.
Due settimane fa sono stati ricordati i 150 anni  dalla sua nascita...
  • The picture above is of the faculty of the Biochemistry Department at Cambridge University in 1916. Anything strike you as unusual? Yes, there are almost as many women scientists in the picture as men. And the reason for this extraordinary balance of the sexes, years before Cambridge even awarded degrees to women, is Frederick Gowland Hopkins, the head of the department, sitting in the centre of the photo. He wasn't only a groundbreaking scientist (he won a Nobel Prize for his work on vitamins), he believed strongly in equal rights for men and women. And even though many people at the time thought this was weird, he was vindicated by the fact that many of the women he worked with became important researchers in their own right.
Dal sito web dell'Università di Cambridge: An Outline of the History of Cambridge Biochemistry:
  • The years between 1914 and 1924 saw soaring numbers of students (towards 500/term) and much debate over the inclusion of Biochemistry as a Tripos subject. The 1920/21 class included Malcolm Dixon and also Barbara Hopkins, one of the Professor’s two daughters. Joseph Needham was one of the class of 1921/22. 
  • In 1921 the University introduced degrees for women, encouraged no doubt by Hopkins who had always been a keen supporter of women in science and had taken many women on in the department by the early 1920s. 
  • Huia Onslow and Muriel Wheldale establishing the field of plant biochemistry, working particularly on chloroplasts. In 1919 they became husband and wife, the first, but by no means the last, intra-departmental marriage. 
P.S.: e' mia opinione che cercare di fare ricerca all'estero non sia una fuga dall'Italia, bensì un appagamento professionale. Giovani medici che qui operavano pochi interventi al mese, in USA fanno pratica quotidiana e sono gratificati  dall'assenza di burocrazia e dilungaggini, dalla buona valutazione del merito e anche (perchè no) dallo stipendio. Perciò, ritengo che un titolo come "cervelli in fuga" nel blog del Fatto Quotidiano sia un pò eccessivo. Al massimo lo cambierei in: cervelli con poche possibilità e  pochi interessi al rientro.

lunedì 11 luglio 2011

Salento da scoprire

Il debito pubblico americano è arrivato a 14 trilioni di dollari. Il deficit federale è balzato all’11% del Pil nel 2009.
sui media viene riportato il valore di 14 / 16 mila miliardi di dollari
  • il bilione corrisponde a un milione di milioni, ossia un miliardo. 
 il PIL annuale del mondo
 il debito USA si è aggravato di autorevolissimi 1.400.000.000.000 (millequattrocento miliardi di dollari all’anno) che ogni anno vanno ad aggiungersi al 92% di debito pubblico USA 2010 calcolato in rapporto al PIL.
Nel frattempo, godiamoci questo Salento sconosciuto....
 Sabato mattina, ore 8,30. Spiaggia libera, tra i lidi Dune e Tabù. Mare calmo, tramontana, stupendo...
Novoli, via Moline, casa della famiglia  Guerrieri

Novoli, affresco medievale-bizantino, Madonna del risorto, Chiesa dell'Immacolata

martedì 5 luglio 2011

Talpa senza pelo, genoma senza più segreti

Sequenziato il genoma dell'eterocefalo glabro, naked mole rat, l'animale longevo (30 anni) che resiste allo sviluppo dei tumori...
fonte
"http://www.physorg.com/news/2011-07-scientists-sequence-dna-cancer-resistant-rodent.html"
  • Scientists at the University of Liverpool, in partnership with The Genome Analysis Centre, Norwich, have generated the first whole-genome sequencing data of the naked mole-rat, a rodent that is resistant to cancer and lives for more than 30 years.</p>
si attende di scoprire qualche meccanismo / pathway / antioncogene, la cui attività regoli altri modificatori attivatori / guardiani del genoma / regulatori chiave /controllori epigenetici.

Nel frattempo, ecco il sito del progetto genoma della talpa senza pelo, animale sociale ( una regina fertile, caste) capace di utilizzo di strumenti da lavoro (maschere in legno per tenere lontana la polvere)

Foto: Neil Bromhall, OSF, Getty. Dal sito

Naked Mole-Rat Genome Resource 2011.
http://naked-mole-rat.org

Aggiornamento (Biotechniques)

  • the naked mole rat’s genome which contains an estimated 2.47 Gb and 22,561 genes. Comparatively, the mouse genome has 23,317 genes, and the rat genome has 22,841.
  • In their analysis of cancer resistance, the researchers looked at the genes that encode the tumor-suppressor proteins p16Ink4a and p27Kip1. In humans and mice, tumor suppression is primarily mediated by p27Kip1, but previous research has proposed that p16Ink4a plays a role in the naked mole rat’s heighten tumor resistance. Although the naked mole rat’s and the mouse’s p16 gene both consist of three exons, the last exons are not very similar. Furthermore, two early stop codons in the second exon result in a significantly smaller protein. These sequence differences could affect the tumor suppressing function of these proteins.
  • To study longevity, the team analyzed RNA sequencing data from the brain, kidney, and liver of newborns, young, and older naked mole rats. As a result, the researchers found that gene expression did not change significantly during the rodent’s lifespan, particularly in the brain. Specifically, the researchers found stable expression during its lifetime of the gene SMAD3, which may regulate the rate of cell death in the naked mole rat and help prevent the development of cancer.
  • Aside from to SMAD3, 30 other genes had stable expression during the naked mole rat’s lifetime. For example, mitochondrial functions and telomerase reverse-transcriptase (TERT) were expressed well maintained during the organism’s lifespan.
  • Likewise, the researchers found genetic modifications that could explain the naked mole rat’s pain insensitivity. Previous research had found that the rodent’s skin and cutaneous C-fibers lack neuropeptide Substance P, which is involved with pain signaling in other mammals. While the genethat encodes this peptide is intact in the naked mole rat genome, it had a deletion in the core promoter that could possibly alter its expression.
  • ”Evolutionarily, pain insensitivities of animals is a novel system. It can respond to systems, it can increase survival or reproductive chance. It’s considered an evolutionary advantage, says Zhang.
  • Small eyes and poor visual function in the naked mole rat were traced to two missing vertebrate opsin genes when compared with the genomes of mice, rats, and guinea pigs. However, the genes that encode the photopigments rhodopsin and melanopsin are intact in the genome, allowing the rodent to adapt to their dark environment.
“The blind mole rat cells recognized when they were over proliferating and that would induce cell death of an entire culture,” explained study author Vera Gorbunova, professor of biology and associate professor of oncology at the University of Rochester. “We started to think maybe this is how they fight cancer in vivo. That when the cells sense that they are pre-cancerous, they just trigger cell death in a very efficient way.”

To simulate cancer, Gorbunova’s lab rapidly grew primary fibroblast cells that were isolated from the rodent in culture. Her team expected to find an anticancer mechanism similar to the one that they recently described in the African naked mole rat called early contact inhibition. That mechanism prevents overcrowding in cell populations by arresting the cancerous cells with uncontrolled growth and proliferation while allowing others to survive.

Instead, Gorbunova and colleagues found that their entire culture died. “We had never seen the entire culture dish die at once before. Within three days, there were no more live cells on the plate,” said Gorbunova. 

To investigate the possible biological processes behind their observation, the researchers measured the levels of the protein interferon, which is released by an organism’s cells to initiate an immune system response to pathogens. The team found that interferon was secreted in the cells in the culture in response to the cancer stimulation. As a result, all the cells in the culture died.

The blind mole rat may have evolved this unique use of interferon to protect itself against oxygen deprivation and flooding in its natural underground tunnel habitat. So, the blind mole rats and naked mole rats seem to have evolved two different anti-cancer mechanisms to meet the survival needs of their underground environments. 

“Surprisingly, when the same scenario was repeated on different continents, evolution came to two different decisions. It just happened independently, two different solutions to the same problem,” said Gorbunova.

Now, Gorbunova plans to conduct more tests to understand how the blind mole rat’s cells actually sense hyperproliferation and how to use interferon to activate similar pathways in human cells for cancer prevention.

“I do believe that this is very applicable, and I would like to see more cancer researchers actually using those cancer resistance models because it’s a staple organism to use mice that are cancer prone," said Gorbunova. "But if we want to understand cancer resistance, mice are not very useful. It is better to look at species that are cancer resistant.”

Reference

1. Gorbunova, V., C. Hine, X. Tian, J. Ablaeva, A.V. Gudkov, E. Nevo, and A. Seluanov. 2012. Cancer resistance in the blind mole rat is mediated by concerted necrotic cell death mechanism. PNAS Early Edition. Published online October 3, 2012.
2.  Kim, E.B., X. Fang, A.A. Fushan, Z. Huang, A.V. Lobanov, L. Han, S.M. Marino, X. Sun, A.A. Turanov, et al. 2011. Genome sequencing reveals insights into physiology and longevity of the naked mole rat. Nat. [Published online October 12, 2011]
3. Edrey YH, Park TJ, Kang H, Biney A, Buffenstein R. Endocrine function and neurobiology of the longest-living rodent, the naked mole-rat Exp Gerontol 2011 Feb;46(2-3):116-123.
Proposal to Sequence an Organism of Unique Interest for Research on Aging: Heterocephalus glaber, the Naked Mole-Rat, genomics.senescence.info, 26/04/2011

lunedì 4 luglio 2011

urbanistica senza amore per gli alberi

Novoli, mentalità corta, manca il senso del verde, dell'utilità degli alberi (ombra, consumo di CO2, contrastano le isole di calore), e allora ecco le immagini di giugno, sul viale da via Veglie a piazza mercato
eucalipto quasi secolare, bellissimo forte sano ma... senza alloggio nel piano del marciapiede
Un albero di tamerice di piazza Regina Margherita  eliminato per lavori di rifacimento del pavimento della piazza,  resta nelle foto storiche, l'unico albero della piazza centrale ad aver accompagnato gli ultimi 60 anni di storia di Novoli
andiamo invece a visitare le aree storiche, dove per abitudine si è consolidato il rapporto con gli alberi piantati, e dove la proprietà privata dei suoli (e le aree delle ferrovie) ha impedito al Comune di fare danni
casotto del casello sul passaggio a livello sulla via di Campi
querce storiche, sulla piazza della stazione, simbolo di come si può valorizare il verde convivendo con le esigenze della pavimentazione e dei fabbricati
cantine  De Falco
archelogia industriale, zona stazione, ex-distillerie e cantine in disuso
per alcuni fabbricati nuova destinazione d'uso, asilo-nido, per altri non c'è futuro
Interno del palazzo ducale
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