La differenza tra un libretto postale ed un conto postale è semplice: il primo, gratuito, è usato da milioni di pensionati per il deposito della pensione e la riscossione dei contanti. Il conto alla posta ha costi simili a quello bancario, ma ti dà un identificativo IBAN e un numero di conto su cui effettuare operazioni bancarie, trasferimento da altri paesi (metti che si abbia diritto a contributi pensionistici maturati nei paesi di emigrazione), e costa intorno ai 70 euro l'anno. Il costo più basso per un conto bancario, il Genius, di una banca in questi giorni in difficoltà per le filiali allestero, è di 38 euro, che non vanno alla banca, ma sono le tasse che vanno allo stato. Chi dice che obbligare tutti i pensionati (o quell iche prendono pioù di 1000 euro mensili) ad avere un conto, fa bene alle banche, non è informato o non vuole dire bene. Far aprire tanti conti fa bene alle casse dello stato.
Finanziamenti
Sotto le feste grande agitazione in Istituto per completare le schede dei progetti premiali.
Cosa sono i progetti premiali, sembra una parola magica per premiare i migliori, ma non è così.
Nel bilancio 2012 per il CNR sono stati assegnati fondi pari a quelli del 2011, solo che sono stati tagliati i contributi delle spese ordinarie agli istituti, del 30%. La cifra accantonata va a costituire un fondo per progetti, una parte sono quelli bandiera, e poi i premiali. Ogni diparitmento di peso ha la sua quota, il nostro ha stilato un progetto dal nome: Biologia dei sistemi vegetali, più o meno. Il progetto è scritto dalla direzione attingendo dalle tematiche degli istituti di afferenza, con un copia e incolla. Gli istituti compilano una scheda di 3000 caratteri, descrivendo tutto e di più e mettendo le frasi belle, accattivanti, da "innovativo" a miglioramento...
il progettone andrà valutato da una commissione, con tanto di valutazione, ma è quasi scontato che il taglio del 30% deve ritornare agli istituti, per cui non si capisce come promuoverne uno se si va a discapito di un altro.
Formazione (un confronto tra ricerca scientifica nei paesi esteri e in Italia)
Il mondo della ricerca è per giovani. All'estero ti spronano a produrre al massimo livello (il livello si misura con l'impatto del giornale su cui pubblichi, su tanti dati prodotti) e ti marcano la fronte con il mantra magico: entro una certa età (27-30 anni) bisogna arrivare al risultato prestigioso, se si hanno buone pubblicazioni, la carriera è assicurata (tenure track è una posizione permanente, a cui si arriva dopo aver fatto una gavetta da associate professor, rinnovabile di anno in anno per un certo numero di anni).
in Giappone si festeggia quando un articolo viene pubblicato su un buon giornale: così in Francia, dove dall'impact factor si decide se stappare una bottiglia di spumante o di champagne. In UK, adesso chiedono due articoli all'anno di alto impatto (elevato impact factor e importanza del giornale nella disciplina di riferimento). Da noi, due articoletti all'anno per non essere considerati improduttivi.
Le nostre eccellenze sono individuali, di singoli, un problema dei finanziamenti alla ricerca scientifica è che gli italiani non riescono a riportare in Italia i fondi europei per la ricerca, solo la metà dei 15 milioni di euro che l'Italia versa alla Commissione Europea, e che perciò bisogna saper fare più squadra, agganciare cordate forti, avere buone conoscenze in altri paesi per presentare insieme progetti di successo.
Giovani
la formazione degli studenti di dottorato, assegnisti di ricerca, ossia quelli che prenderanno in mano il mondo della ricerca, è pieno di punti deboli, un argomento dolente. Un giovane che ha finito il dottorato resta sempre assogettato al suo tutor, non prende iniziative, non migliora la sua conoscenza scrivendo e progettand nuove ricerche, non cerca di apprendere nuove tecniche e riportare in istituto per rinnovare e permettere nuovi studi, nuove pubblicazioni.
Questa debolezza è in comune con i paesi asiatici, però lì il tutor, il direttore, fa di tutto per farti fare un anno nelgi USA e completare la tua formazione.
Per fortuna, tra quelli che rimangono in Italia, ci sono degli outsiders, dottorandi o ricercatori che si agganciano alla rete di conoscenze per fare gruppo e riescono a completare ricerche meritevoli, pubblicare su
risultati di primo ordine. Poi c'è una grande anima italiana all'estero, la migrazione dei cervelli, un fattore già di per sè di merito, che dovrebbe dare punteggio nei concorsi, oltre al merito della qualità della ricerca stessa.