mercoledì 20 gennaio 2016

Cose da fare a Gennaio nel Salento

Dicevo, le ferrovie del Sud-Est....
soprattutto a cavallo dei giorni  dal 15 al 20 gennaio, io prendo treno e bus per andare al lavoro, così evito il problema di uscire dal paese e di ritrovare un parcheggio vicino casa....
prendere il treno significa vedere paesaggi e persone, con cui scambiare due parole, e apprezzare le nuove carrozze della Regione Puglia attrezzate per il trasporto delle bici
parlare del freddo, delle abitazioni, usi e costumi, con immigrati, persone del luogo, e fuori luogo (una ragazza che andava col treno a Martina Franca da cui proseguiva per raggiungere Taranto, il controllore doveva farle il biglietto sul treno, le ha sconsigliato il tragitto: faceva prima con le Ferrovie dello Stato!)
Novoli è stata in festa per San Antonio Abate, padre egiziano vissuto 105 anni ,tra il 250 ed il 350 D.C., festa anche chiamata di San Antonio de lu puercu, perchè raffigurato con un maiale, animale utile da cui ricavare unguenti in cui solubilizzare farmaci e estratti vegetali.

Vittorio Sgarbi, alla Lectio Magistralis, al Teatro comunale, lunedì 18, ha auspicato di essere nominato Presidente della Fondazione Focara....
foto nella settimana della festa, giovedì 14, al tramonto, con i lavoranti che montano le ultime fascine di potature delle vigne.... 25 metri in altezza, 22 metri in larghezza... la più larga, fino ad oggi.

Sabato è arrivato il maltempo, il freddo è necessario, siamo in inverno, ma la pioggia ha reso problematica l'accensione, e la realizzazione delle fasi che la accompagnano: i fuochi d'artificio, l'esibizione del funambolo, la processione (che si è tenuta il giorno dopo), e l'installazione (le bandiere della pace, con tutte le bandiere del mondo, come un catalogo negli atlanti di geografia). Come per azione di un interruttore, la pioggia ha smesso esattamente alle 20,30....
La domenica il falò ha bruciato fino a notte, e il mattino del lunedì alcuni viaggiatori in treno hanno raccontato della serata davanti al falò....

e questa è stata la focara precedente, del 2015, con l'installazione di Kounellis, con le pietre in croce alla base del falò
Negli altri giorni di gennaio
il Salento si presta a passeggiate al mare, qui siamo a Porto Cesareo, al bar Principe, in centro....
a pranzi al ristorante, come La Nave, a Torre San Isidoro, con il mercatino ambulante della domenica
a passeggiate nel centro storico di Lecce, nei vicoli silenziosi e quasi senza traffico,
a cene in pizzeria, ordinando pizza ai pomodori scattarisciati (quelli gialli, per l'inverno) e lampascioni alla genovese, come da ZeroUno, a Veglie
alla cura delle primizie che la stagione offre, come
piantare le fave per averle pronte a fine marzo
raccogliere cicorine e vedure selvatiche in campagna
fare escursioni in giornata (percorsi enogastronomici: Salice, Specchia, Lucugnano, Cocumola)
finire le potature nella vigna, trapiantare alberelli
stappare qualche bottiglia ritrovata (Aleatico, Grillo, Lacrima) recuperata dalle cantine, tra "le inutili macerie del tuo abisso" (Mare, Montale)
passeggiare nel bosco dell'Arneo, tra profumi di mirto e lentisco, fino alle Saline di Torre Colimena, tra i fenicotteri rosa
al parco di Porto Selvaggio, panorami dall'alto nella pineta e sentieri che scendono alle insenature rocciose
a Patu' tra Centopietre, chiese romaniche, ristorantini e pasticceria artigianale da "Picci", seduti a tavolini cornetti integrali e caffè con gelato
degustare birre artigianali, come da Orient Express, in via Palmieri, chiedendo una Baxta o una Cresta, Finibus Terrae, o una Pizzica, ben gelata
fermarsi al Barroccio per sentire suonare Rocco Nigro e Redi Hasa in concerto
passeggiare in un bosco di notte
non andare a dormire per una volta, ma aspettare l'alba sull'Adriatico
fare la litoranea adriatica da Leuca a Otranto mentre il sole sorge
ordinare frutti di mare crudi e un rosato Cantele all'Ostrica ubriaca
girare per Soleto, Sternatia, Martano, Corigliano e Melpignano, alla ricerca di un affresco e di sculture del passato Griko e medievale
per finire, una menzione della sagra della pastanaca, una carota dal colore viola intenso e sapore dolce, a Tiggiano, nel Capo di Leuca, il 18 gennaio, in occasione della festa di Sant'Ippazio, Santu Pati, con piatti tipici, tra cui il tortello alla Pestanaca
E, con una anticipazione a marzo, visto che siamo già nelle vicinanze, la festa e fiera di San Giuseppe a Castrignano del Capo, il 19 marzo, con bancarelle tradizionali e mercato del bestiame da cortile, e visita alla chiesetta di San Giuseppe ed al bosco di eucalipti sulla vecchia strada per Santa Maria di Leuca, e a raccogliere asparagi selvatici nei tanti chiari di bosco

martedì 19 gennaio 2016

Appunti di viaggio Natale 2015

Sebbene il blog sia rimasto fermo per diversi mesi, senza nuovi post, io mi sono mosso da Lecce in più occasioni. A parte la piacevole sensazione di prendere il treno locale (www.fseonline.it) sia per andare al lavoro (due giorni di festa a Novoli in cui ho preferito spostarmi con i mezzi pubblici) a Capodanno siamo andati a Castrignano del Capo (Lecce-Gagliano) in treno, insieme a due ospiti, Addison, e la sua compagna italiana,  Teresa. Mentre loro hanno camminato fino a Leuca ed al faro per vedere il mare, io ho preparato a casa la cena e acceso il caminetto. Dopocena, abbiamo chiacchierato (con  mia difficoltà dato l'accento americano) e ci siamo svegliati nel 2016. Dopo colazione, siamo rientrati su Lecce, loro continuando il viaggio fino a Foggia da dove hanno preso l'autobus per Napoli, io per riunirmi con la famiglia per il pranzo.
Ma il vero viaggio, di 7 giorni, è stato quello a cavallo del Natale per rivedere mia madre, a Colorno, presso cui ho trascorso 6 giorni,  senza uscire di casa, solo io e lei, a sondare i suoi umori, calmare paranoie, mettere a posto e sistemare cose, piccoli lavoretti necessari. Lei con la vista debole, l'udito scarso, la deambulazione in declino (zoppica, cammina piegata e si appoggia sui mobili, su cui lascia una pezza per scivolarci sopra e andare più spedita, esce col bastone ma avrebbe bisogno di due sostegni). 
Al telefono parla quasi sempre lei, non afferra più il senso di quello che le dico, specie se ha in mente solo i suoi pensieri: Per cui almeno abbiamo recuperato un dialogo a cui riesce a collegarsi ancora, per telefono, a distanza di giorni: l'ultima volta mi ha raccontato che un medico aveva consigliato ai genitori di darle del vino di Malaga, lei adolescente, per la sua costituzione debole, il vino costava 15 corone, e non se lo sono potuti permettere, perchè con quei soldi avrebbero mangiato tutti e tre. 
Abbiamo ricordato parenti e amici, lo zio Bucky, il suo cugino maggiore, Frantisek, e gli aneddoti sulla loro vita, sulla moglie infedele, sulla sua ex fidanzata, sul suo capriccio di entrare non ancora diciottenne a far parte della banda militare (esercito austriaco), pagato dalla famiglia, e alla vista del primo sangue la richiesta di uscire dall'esercito, ottenuta ancora una volta pagando una somma ai militari.
Novembre 2015: ha compiuto 90 anni, e fino a questo punto la vita è stata generosa. Nel 2016 avrà problemi coi vicini, con la cucina economica per una fuga di gas, la sostituiremo, andrà per un ultima volta a Rimini da mia sorella, poi nel 2017 la caduta, l'ospedale, le badanti che non sopporterà, e il viaggio con me a Castrignano del Capo. 

Ha preparato la Vanocka, il dolce di Natale lievitato Ceco, a forma di treccia (Zopf), come la Challah (con Addison, a cui ne ho fatto assaggiare qualche fetta, abbiamo parlato di un dolce che usava a casa sua, molto simile, da lui chiamato hallah. Ovviamente il cibo kosher non deve contenere latte o burro, ma può contenere miele, cardamomo, ecc...
L'impasto è come quello chei dolci chiamati buchty, soffici e quadrati, e i kolacie, rotondi o a teglia, più schiacciati.

ripieni di papavero macinato cotto nel latte, o ricotta, o stracotto di prugne (povidla)

Nell'impasto della Vanocka si aggiungono uvetta passa, mandorle, buccia di limone grattuggiata, e l'esterno è spalmato di uovo sbattuto, per dare colore durante la cottura. Le trecce si fermano con spilloni di legno, per mantenerli adesi, che si levano a fine cottura.
Prima della partenza, ha preparato uno strudel, alle mele renette, un cucchiaio di aceto per rendere la pasta elastica, un bicchierino di rhum, cannella, buccia di limone, pane grattuggiato saltato nel burro,  io l'ho aiutata, ha detto che ho tagliato le mele troppo grosse, ma è venuto bene, buonissimo, me ne sono portato via due terzi, per farlo assaggiare anche a casa.
Si arrotola aiutandosi con un panno steso sotto, la pasta viene tirata e appoggiata sul panno, poi si forma il rotolo e si piega, in modo da alloggiarlo nel fornello elettrico. Spalmare con burro e lasciarlo fondere, durante la cottura.
Quando sono andato via, verso la stazione, mi ha accompagnato per un pezzo sul marciapiede, perchè da casa dalla finestra non mi avrebbe visto andare via, poi si è arresa: sono stanca, mi fermo qui, vai, ci sentiamo.....

lunedì 5 ottobre 2015

Repertorio dei matti della città di Torino

Monica Bedana è una eccellenza italiana, una blogger ben nota nel giro (La zuccheriera) per anni insegnante di lingua in Spagna, sulla meseta, e rientrata nell sua Padova ha ripreso a fare la traduttrice oltre a corsi di avviamento alla lingua italiana per stranieri, con l'università. Ed un corso di scrittura creativa per sè.
Il suddetto corso, sotto la guida di Paolo Nori, al Circolo dei Lettori a  Torino... e questo è il frutto, pubblicato da Marcos y Marcos, che mi appresto ad acquistare e leggere
e. dato che sul blog del Circolo dei Lettori c'è una introduzione al libro in questa città, in parallelo alle forme che ha preso nelle altre sedi (Palermo, Bologna, Roma , Milano), e visto che Torino è la mia città di crescita,
ecco qui un copia-incolla
          Qui i nostri matti: Si tratta di indovinare di chi si parla
  • 1. Una non faceva altro che scrivere gialli. Se le dicevano, Scrivi qualcos’altro, lei rispondeva di no. E mai una volta che si sedesse alla scrivania. A quella che non faceva altro che scrivere gialli piaceva scrivere i gialli sui treni, sulle panchine, nelle stanze d’albergo, al bar. Mai una volta che qualcuno l’abbia vista alla scrivania, mai.
  • 2. C’era quello che faceva di lavoro l’ingegnere elettronico e non la smetteva mai di fare l’ingegnere elettronico. Lavorava venti ore al giorno, quindi per dormire gliene rimanevano solo quattro, e dormiva pure male.
  • 3. Uno è nato nel 1987 nell’Ohio ed era l’ultimo di sette fratelli. È diventato un inventore, ha pure battuto il record di brevetti. Questo qui, che è nato nell’Ohio, ultimo di sette fratelli, quando è diventato inventore e non ce la faceva più a inventare tutto da solo, ha cominciato a scegliere dei collaboratori. Per sceglierli li invitava a mangiare un piatto di zuppa. Se aggiungevano il sale nella zuppa, allora lui li scartava.
  • 4. C’era quello che faceva lo scrittore, era grasso e portava i baffi. Per diventare il maestro del romanzo realista francese ha bevuto ben cinquanta tazzine di caffè al giorno.
  • 5. Uno, quello che ha vinto il Premio Nobel per la fisica nel 1921, era solito commuoversi quando ascoltava musica classica. Ma non solo l’ascoltava, lui la componeva e suonava pure. E faceva anche birdwatching. Solo che la musica gli piaceva così tanto che quando osservava gli uccelli non poteva fare a meno di suonare anche il violino, e poi piangeva. E probabilmente faceva anche volar via gli uccelli.
  • 6. Uno diceva che Torino era la sua città preferita. Quando andava al mercato era convinto che gli vendessero l’uva migliore. Quando andava a teatro era convinto di ascoltare la musica migliore. Quando andava al caffè sotto casa era convinto che quello era il caffè migliore. Era tutto così migliore che anche lui ha cominciato a sentirsi il migliore, e allora ha scritto un libro che si intitola Ecce Homo, e ha cominciato a firmarsi Dioniso. Qualcuno pensa che lo fosse davvero, il migliore.

melecotogne

Merenda a scuola
La scuola elementare iniziava a ottobre, nei miei ricordi ci sono le rondini che partono, 4 ottobre San Francesco, e la scuola di Borgo San Paolo, Santorre di Santarosa, a poche centinaia di metri dalla scuola media in piazza Robilant intitolata a Leon Battista Alberti. Si raggiungeva a piedi, nei primi anni '60 percorrendo via Spalato, i giardini delle uscite pomeridiane in bici e a giocare a pallone, oggi sacrificati a scuole d'infanzia, e dopo il trasloco in corso Ferrucci passando da corso Peschiera, per via Di Nanni, lungo il mercato rionale, oltre la chiesa di San Bernardino, nel Borgo, e nel tragitto si comperava, rare volte, con 50 o 100 lire, una merenda. A Torino si vendeva la cotognata, un piccolo quadrato avvolto in carta cellofanata trasparente, di marmellata di mele cotogne. 
Sabato ne ho parlato a Lecce con amici, sapete a Torino mangiavo la cotognata di Lecce... e così mi sono reso conto a quando risale la mia consapevolezza del Salento. Non sapevo cosa fossero le mele cotogne, su quale albero crescessero, che fiori (bellissimi, di seta) facessero; in Piemonte si possono vedere ciliegi, capperi, vigneti, le mie uscite eerano state tutte in direzione del nord, Lago di Garda-Verona-Bolzano-Vienna-Linz-Salzburg-Monaco per raggiungere la Cecoslovacchia. Tre estati in colonia FIAT, però la prima a Salice D'Ulzio, e le due successive a Igea Marina.
Nel periodo dell'università ('72-'75) ho conosciuto i primi amici pugliesi, Foggia, Cerignola, Lecce... e mio cognato, di Castrignano del Capo, e così, nelle vacanze di Natale del '75, li ho seguiti fino a Santa Maria di Leuca, per trascorrere qualche giorno a Lecce con i gemelli,  vedere i monumenti e le sculture barocche, assaggiare la pasta di mandorle.
Nel giardino di famiglia, un albero di arancio amaro, profumatissimo, e le arance appena raccolte, con il profumo delle scorze sbucciate a mano.... le gaggie, dai batuffoli gialli, antesignane della stagione primaverile,  le mimose a febbraio...e  i fiori di mandorlo  a gennaio, grazie alla mitezza del tempo per la vicinanza il mare. L'ultima notte trascorsa all'hotel Rizieri, vuoto nella bassa stagione, ma pullulante di governanti e cuoche.
La famiglia di mia moglie mi ha accolto qualche anno dopo, ad ottobre 1980, e lì ho conosciuto i piaceri e le arti della cucina, spesso sul fuoco a legna, le marmellate estive e autunnali, con pere, uva, fichi, cotogne, melagrane, il pane lavorato a forme da 2 chili in pezzi da 10 o più, e infornato al forno a legna dal fornaio per poche lire, più una forma di pane a pagamento per il fornaio Bruno. Il mosto a fermentare, e l'odore delle distillerie a ottobre, per tutto il vinacciolo che una volta consegnato alla fabbrica serviva a produrre alcool e distillati, come il brandy.
Adesso è il mese dei melograni, delle mele cotogne, seguiranno le fejoje, poi sarà la volta dei mandarini, delle arance. Una buona idea è quella di fare spremute di succo, anche misto, le cotogne prendono il profumo dalle fejoje e il succo dalla melagrana, restituendo la polpa e la consistenza. Si congela in bottigliette da mezzo litro, nel congelatore, per il consumo nel resto dell'anno.
Se pigri, tagliate le mele cotogne a fettine, e copritele di rum, brandy o alcool a 40 gradi. Daranno una bevanda digestiva, profumata e meno alcoolica perchè allungata dal succo rilasciato dopo spremitura.

Blog culturale siciliano http://agavepalermo.com/2013/02/10/la-cotognata-poetica-ed-ottimista/

Blog storico http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/14/lu-cutugnu-e-lu-cuttone-la-mela-cotogna-e-il-cotone/
Cotogne in cucina http://d.repubblica.it/argomenti/2012/11/05/news/ingrediente_mese_mela_cotogna-1344339/

Cotogne in Poesia, di Jane McKie:
http://irisnews.net/2015/08/14/mele-cotogne-di-jane-mckie-2/

Occhi, mele cotogne
mani, cipria d'Oriente
capelli, piramide di sole
labbra, mare succinto
       Dizionario della fantasia (Elio Ria, Poesia, ragazza mia)

Pavese traduttore di Ibico, nel suo soggiorno al confino a Brancaleone Calabro

venerdì 17 luglio 2015

40 campi di calcio di suolo agricolo perso vogliono dire 1 °C in media in più nelle citta

Il 'consumo di suolo' è per sempre

Il 'consumo di suolo', l'arretramento di aree agricole a causa dell'antropizzazione, è il tema della tavola rotonda organizzata dal Consiglio nazionale delle ricerche ad Expo il 18 luglio. Dalla definizione stessa di suolo, all'analisi storica, alle interazioni con il paesaggio e l'economia, alla sostenibilità dell'edilizia, all'approntamento di opere infrastrutturali e il loro impatto con il territorio 

Lo calpestiamo tutti i giorni ma è essenziale per la nostra esistenza. Produttore di cibo, regolatore di emissioni di gas serra, sede di almeno un terzo della biodiversità terrestre, il suolo trattiene inoltre l'acqua piovana, alimentando le falde e producendo acqua potabile. Ma questa risorsa ambientale non è rinnovabile, e il rischio concreto cui va incontro è il 'consumo di suolo', ossia la riduzione delle aree agricole e verdi a causa dell'espansione di città, edificazioni, impermeabilizzazioni: una profonda alterazione biofisica, irreversibile nella gran parte dei casi, con impatti sull'equilibrio ambientale a scala locale e globale.
La tavola rotonda 'Il consumo di suolo: strumenti per un dialogo', coordinata da Teodoro Georgiadis dell'Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr) prende spunto dal recente disegno di legge in materia di contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato (C. 2039 Governo), in discussione presso le commissioni riunite Agricoltura e Ambiente della Camera dei deputati. L'evento, che prevede la partecipazione congiunta di esperti nei diversi settori coinvolti nel processo, con l'obiettivo di fornire una visione il più ampia e diversificata possibile, avrà luogo nell'ambito di Expo 2015 presso Padiglione Italia, domani sabato 18 luglio a partire dalle ore 14.00.
Le nuove stime del Rapporto Ispra "Consumo di suolo in Italia" 2015, confermano una velocità media di perdita di 6 - 7 m2 al secondo, per un totale di 55 ettari al giorno, prevalentemente in aree agricole (quasi il 60%), ma anche urbane (22%) e naturali (19%). Si evince che sia stato cancellato anche il 20% della fascia costiera italiana, insieme a 34.000 ettari all'interno di aree protette, il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi. Le città continuano a espandersi disordinatamente (sprawl urbano), con un tessuto urbano a bassa densità che frammenta il paesaggio e gli habitat naturali.
"Le modifiche al suolo influiscono anche sul microclima urbano, favorendo le variazioni di temperatura tra città e campagna. Un meccanismo di 'naturalizzazione' dell'urbanizzato, grazie alla reintroduzione strategica della vegetazione in aree pubbliche e private, favorirebbe un processo di mitigazione, abbassando la temperatura anche di diversi gradi", spiega Georgiadis. "L'Ibimet, ha portato avanti una ricerca sulla quantificazione dei processi collegati al clima urbano, all'interno della quale è stato dimostrato quanto sia significativamente associato il consumo di suolo al livello termico della città, collegandolo ai rischi da caldo per le classi di popolazione fragili come per esempio gli anziani (studio recentemente pubblicato su Plos a cura di Marco Morabito, Alfonso Crisci e altri). Per avere un'idea: 40  campi di calcio di suolo consumato vogliono dire 1 °C in media in più nelle citta italiane", conclude.
Verrà inoltre presentato in anteprima il portale 'Soil Monitor' per la valutazione e quantificazione del consumo di suolo su scala nazionale, un'applicazione geo-spaziale via web ancora in via sperimentale, il cui lancio ufficiale è previsto per il prossimo autunno, che fornisce risposte in tempo reale sulla dinamica dell'antropizzazione e frammentazione del territorio rurale. "Il portale si avvale di dati su scala nazionale liberamente disponibili, ma anche di quelli dell'Ispra con il quale abbiamo aperto una collaborazione. Recentemente è giunto anche il supporto dell'Istituto nazionale di urbanistica (Inu)", afferma Angelo Basile, ricercatore dell'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del mediterraneo (Isafom) del Cnr. "Il portale è stato realizzato dal Centro di ricerca interdipartimentale per il supporto alla gestione del paesaggio e dell'agroambiente (Crisp) in cui confluiscono ricercatori dell'Università di Napoli Federico II e dell'Isafom-Cnr, assieme a Geosolutions srl".
Durante l'evento sarà possibile sperimentare le funzioni del portale europeo Soilconsweb, in grado di calcolare la perdita di funzioni ecosistemiche, tra cui il corrispettivo in grano equivalente perso. Il portale contiene numerosi dati informativi spaziali di alta qualità relativi al suolo e al paesaggio, cui hanno contribuito il Cnr-Isafom, la Federico II, la Regione Campania e Ariespace srl. Attualmente il programma è operativo su un'area campione di circa 20.000 ettari nella Valle Telesina, in provincia di Benevento.

E' possibile consultare il sito e scaricare il materiale: https://www.expo.cnr.it/it/node/83
Pagina facebook: https://www.facebook.com/CNRXEXPO Account twitter: https://twitter.com/cnrxexpo / https://twitter.com/CNRconsumosuolo Seguite l'evento con gli hashtag ufficiali #CNRconsumosuolo #CNRxexpo #vivaioricerca

domenica 24 maggio 2015

bellezze e tesori del Salento

alcuni siti riportano immagini di affreschi da cripte e chiese risalenti al mille e secoli seguenti
a Sanarica, come dice il nome del paese, si sana, ed era tappa delle tarantate prima di arrivare alla chiesetta di San Pietro e Paolo  a Galatina il 28 giugno

una serie di chiese rupestri affrescate


cripta del crocifisso vicino a Ugento


madonna della grotta, Ortelle
corriere del mezzogiorno, del 10 giungo 2010



madonna della consolazione, Botrugno
San Nicola, Mottola

Film Dal sito: Salento a Colori, Poggiardo, Museo degli Affreschi della Cripta di Santa Maria degli Angeli





                                                  La Vergine col bambino tra gli arcangeli Michele e Gabriele 

Cripta di Santa Cristina a Carpignano Salentino
Muro Lecce, Chiesetta di Santa Marina, Madonna del parto

martedì 24 marzo 2015

il melograno


L’albero di melograno (Punica granatum) risale agli albori dell’umanità, già nella Bibbia all’albero sono attribuiti straordinari poteri benefici per la salute. E’ un simbolo sacro in Israele, di fertilità in Armenia, ed entra nello stemma di molte città della Turchia. La coltivazione èdocumentata in Egitto e Mesopotamia fino a diversi millenni fa, per il ritrovamento tra i reperti archeologici di residui di semi e bucce.

Il nome di Genere Punica deriva dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia, e della omonima popolazione; le piante furono così nominate perché a Roma giunsero i melograni da quella regione. Il nome "melograno" deriva dal Latino malum ("mela") e granatum ("con semi”), in Inglese “Pomegranate”, ed in tedesco “Granatapfel”. In spagnolo “granata”, come anche in francese “la grenade” significavano appunto melograno. La denominazione della città spagnola di Granata, che ha nello stemma un frutto di melograno, deriva dalla introduzione del frutto operata dalla dominazione moresca in Spagna.

Le varietà sono numerosissime, data anche la notevole variabilità della specie. Esistono varietà che danno un succo più dolce o più acido, di varietà con frutti bianchi, e con frutti  neri (“Anor e Sioh” a Taft, Iran).

Il frutto è ben conosciuto per il suo sapore delizioso e proprietà antiossidanti che  promuovono la salute. C’è un aumento del consumo del succo di melograno, le cui vendite sono aumentate di dieci volte in un anno (valori riferiti al  2006). Le applicazioni di succhi arricchiti in melograno, yogurt e altre bevande sono dirette ad una richiesta di alimenti ricchi in antiossidanti (Seeram et al .2008). 
Il potere antiossidante del succo di melograno supera tutti gli altri succhi, compreso il vino) e ad aumentare le difese immunitarie grazie alle proprietà immunomodulatorie ed antinfiammatorie del succo (Farinacci et al. 2008). Probabilmente anche i polifenoli negli scarti potrebbero avere simili applicazioni (Serrano et la. 2009). Oltre che per la produzione di succo fresco o congelato, il prodotto viene trasformato in concentrato acido, che viene utilizzato nelle cucine greca, persiana e libanese.
Le scorze dei frutti hanno anche proprietà aromatiche e vengono utilizzate per dare il gusto amarognolo a Vermouth e aperitivi.
La produzione di melograno ha una grande importanza economica nell’area Mediterranea, in particolare in  Turchia, Grecia, e nei paesi dell’Africa mediterranea. L’India è una delle nazioni nella produzione di melograno, con 500.000 tonnellate, con  una tale popolarità che anche lo stato dell’ Himachal Pradesh, i contadini stanno sostituendo i meli con i melograni. Grazie ad una crescente popolarità di questo frutto, gli USA sostengono con 12 milioni di dollari  un progetto per ricostituire la filiera del melograno in Afghanistan, note varietà pregiate di Kandahar.
Si stima che entro il 2025, l’area di produzione indiana di melograno raggiunga i 750000 ha, a partire dai 125000 ha utilizzati nel 2007. Di conseguenza la produzione  aumenterà  di 10 volte e l’export di 7 volte entro il 2025 (dati 2007).
La pianta ha una forte tendenza a produrre polloni radicali, il portamento ad albero isolato è favorito dalla asportazione dei getti accessori che si dipartono dalla base del fusto e dalle radici. La propagazione è facile, per talea o per polloni laterali. Il melograno è pianta resistente all'arido estivo ed alle temperature invernali tipiche del Mediterraneo; in tale condizioni è straordinariamente resistente ad ogni tipo di malattia. La sola condizione richiesta è la coltivazione in ambiente secco e ben drenato, con elevata insolazione; non esistono esigenze particolari di suolo, se non che ci sia spazio per le radici.

La pianta è quindi un’ottima candidata per la promozione dello sviluppo economico del Salento, che deve essere sostenuto mediante appropriate politiche di accompagnamento agli agricoltori e all’industria della trasformazione. E’ necessario che ci sia in loco un centro di raccolta e di produzione di succo di melagrana, che permetta il sostegno alla domanda di prodotto (per essere congelato, concentrato, e confezionato).
Nella produzione di succo di melograno, circa 3000 litri al giorno vengono processati in un impianto di grosse produzioni a partire da circa 10 tonnellate di frutti, lasciando  circa 4-5 tonnellate di  bucce  residue, e circa 450 kg  di semi secchi. Nel solo Regno Unito in un mese si sono venduti  circa 500.000 litri di succo in un mese nel  2005 (6 milioni di litri /anno corrispondenti a 20000 tonnellate di frutti).
L’introduzione della coltivazione di una pianta arborea su aree frazionate e terreni irregolari può ovviare alla tendenza a lasciare i terreni incolti, permettendo un notevole recupero della CO2 in eccesso (gas serra, prima causa del riscaldamento globale). La riforestazione è un metodo per rinforzare i pendii a rischio di frane, mentre il terrazzamento e la presenza di alberi conferisce maggiore solidità alle aree collinari.
Il succo di melograno oltre ad essere un succo da consumarsi fresco, pastorizzato, o previo congelamento (sono memorabili i succhi prodotti in casa dalle nonne, che mescolavano il succo di vari frutti  tardivi di fine stagione, melacotogna, fejoja e melograno) per poi offrirceli durante l’’inverno congelati in bottigliette a mò di razioni kappa e sorbetti deliziosi. Oppure la granatina da diluire col ghiaccio d'estate, succo concentrato a bagnomaria.
Il succo di melograno concentrato è un prodotto alimentare molto usato in medio oriente, si trova presso i negozi di prodotti libanesi, e si usa come condimento sulle insalate di prezzemolo e nei piatti esotici. E’ un prodotto ricco in acido citrico, che ne permette la lunga conservazione e stabilità. In alcuni studi applicativi, sono stati prodotti salumi che invece di conservanti chimici come il nitrato di sodio sono stati prodotti con l’aggiunta di succo concentrato di melograno acido, la varietà selvatica, a basso contenuto di zuccheri.
L’industria degli scarti del promette di ricavare materiale utile in campo nutraceutico e cosmetico. Già adesso la buccia e la polpa residua vengono studiate per un elevato contenuto di polifenoli e antiossidanti, fibre e nutrienti (sfruttabili in zootecnia).
Le bucce contengono 1000 volte più polifenoli rispetto alla polpa. Polifenoli ed altri antiossidanti sono presenti in quantità doppia nelle bucce rispetto alla polpa. Infatti, c’è una costante richiesta di antiossidanti di origine naturale perché sono accettati meglio dai consumatori.
Il contenuto totale di ellagitannini e altre fonti di acido ellagico nel succo di melagrana è circa 1,77 gr/L, con la punicalagina come principale componente. Le bucce contengono antocianina, che conferisce il colore rosso, e altri tannini. Nei semi è contenuto olio ricco in acido punicico (Seeram et al. 2005), di cui si sono proposte applicazioni in campo salutistico (Jurenka, 2008).
I tannini sono un gruppo di composti polifenolici di elevato peso molecolare, che hanno la proprietà di formare complessi con carboidrati e proteine. Si dividono in base alla struttura chimica ed anche alla solubilità e facilità di estrazione.

I “tannini idrolizzabili” sono esteri di uno zucchero e di acidi organici. Si chiamano così perché in seguito a trattamento con acido diluito si idrolizzano nei componenti (zucchero: glucosio, xilosio, saccarosio) e acido organico (acido gallico, acido poliidrossifenico, acido ellagico).
Le “tannini condensati” (proantocianidine) sono poli-idrossi-flavani polimerici. Il monomero  flavanolo,  può differire nell’idrossilazione dei gruppi fenolici e nella  stereochimica. I monomeri di flavanolo sono legati con legami carbonio-carbonio in posizione 4 - 6 o 4-8 da pochi oligomeri fino a 200 unità di flavonolo. I tannini condensati in presenza di acidi reagiscono in composti insolubili, antocianine dal colore rosso,  catechina, acido ellagico, e acido gallico. (Figura 1a, b, c, e d).

Studi sull’alimentazione sono stati fatti in campo umano per applicazioni di tipo dietetico, per indurre senso di sazietà, e come antiossidanti (Faria et al. 2008) mentre in campo animale si è osservato un possibile beneficio nei bovini  (Shabtay et al. 2008) in particolare durante l’allattamento.
Infine, I singoli principi attivi possono avere applicazioni nella cosmetica, visti i benefici osservati su cellule della pelle come  fibroblasti e keratinociti (Pacheco-Palencia e al. 2008), come nutraceutici in campo farmaceutico (supplementi e integratori), e come probiotici promuoventi la crescita di batteri probiotici nell’intestino Queiroz-Monici et al. 2005), ed infine come antiossidanti nell’industria dei lavorati carnei e degli insaccati.

Da Pianto antico, di Giosuè Carducci, a Canzone orientale, di Federico Garcia Lorca, l'ode alla melagrana riempie le pagine web e i siti di internet
  1. L'albero a cui tendevi
  2. la pargoletta mano,
  3. il verde melograno
  4. da' bei vermigli fior,.....
  5. sei ne la terra fredda,
  6. sei ne la terra negra ( e fanno dodici)...

Nella prosa, si trovano in Il tuo sorriso di Pablo Neruda

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,

ho studiato la flora spontanea, ho percorso l'isola in auto, a piedi e in bicicletta fotografando le saline, le distese di ginepro modellate dal vento, i campi  con i fichi allevati come fossero un gigantesco fungo per proteggere gli animali dal sole, gli ulivi. Con una vecchia Land Rover ho cercato fichi, carrubi, olivi, mandorli in terreni che sarebbero stati edificati e dove le piante dovevano essere tolte. Li ho trapiantati in giardino e ora ne costituiscono l'ossatura principale. E' stata reimpiantata la vigna e grandi macchie di timo, rosmarino, lentisco, ginepro e olivastro formano un disegno astratto. C'è un grande orto con cespugli  di melograno

Bibliografia

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2.      Farinacci M., Colitti M., Sgorlon S., Stefanon B. Immunomodulatory activity of plant residues on ovine neutrophils. Vet. Immunol. Immunopathol. 2008,  126:54-63.  
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giovedì 19 marzo 2015

vedere a occhio nudo organismi unicellulari e batteri giganti

Il più grande batterio conosciuto, prima del 1999 era l' Epulopiscium fishelsoni ("Fishelson's guest at a fish's banquet") che ha una relazione simbiotica (vive nell'intestino) di un pesce dell'oceano pacifico e delle Hawaii, surgeonfish o Acanthurus nigrofuscus.
L'Epulopiscium raggiunge le dimensioni di 0.2-.8-mm.
Nel 1999 è stato osservato il più grande batterio conosciuto, che può raggiungere i  0.75 mm, ossia in certe condizioni si può vedere a occhio nudo, il Thiomargarita namibiensis.
Questa perla solforica della Namibia è un batterio chemio-trofo, ossia trae energia dal solfuro di idrogeno (ossidato a zolfo)  e usa nitrato come accettore di elettroni, contiene all'interno granuli di zolfo e accumula in vacuoli gli ioni nitrato. Come altri cocchi la sua divisione avviene lungo l'asse (longitudinale quando la forma non è sferica), formando catenelle.
Nel sito Wisigeek si parla di similitudini e differenze tra cellule prokariote (prive di nucleo) ed euokariote come di organismi unicellulari
 organismi unicellulari arrivano a essere visibili a occhio nudo, come  alghe unicellulari (eukaryote) e amebe.

Valonia ventricosa, alga verde
(da Wikipedia) unicellular organisms are of microscopic size and are thus classified as microorganisms. However, some unicellular protists and bacteria are macroscopic and visible to the naked eye. Examples include:

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