mercoledì 14 giugno 2023

Torino anni '60

 Ho ricordi delle esperienze di quegli anni, grazie a quello che succedeva intorno a me, nella mia famiglia, due sorelle più grandi, le loro comitive, le uscite insieme, le canzoni di De Andrè, Re Carlo tornava della guerra... Di quelle volte che le ho accompagnate, alla Sip, al grattacielo palazzone dietro al mattatoio, l'entrata ed uscita delle impiegate, uomini ad aspettarle all'uscita, anche qualche cantante, tante ragazze, chi era toscana, chi siciliana, chi piemontese, come la grande, immensa Lia Tarditi. Era una volontaria, la sera si metteva alla chat, diremmo oggi, per Telefono amico, tante chiamate di disperati, molto soli, che chiedevano conforto. La ricordo le domeniche nell'Astigiano, a trovare qualche prete sociale, di quelli che dicevano la messa all'aperto, davanti ad un tavolo con sopra l'essenziale, oppure andare alla vendemmia solo per il piacere di pranzare, dopo, al pomeriggio, con tutta la famiglia  e gli aiutanti, a Lecce lo chiamiamo il capicanale. Ha avuto molta forza, prima nel periodo 2003-2005 a sostenere le mie iniziative sulla diagnostica mediante microchips, o quando la Tim mise tutte le sessantenni che avevano fatto la storia della SIP in prepensionamento, e poi, alla fine, durante la chemio, io a sostenerla ed a darle consigli su cosa poter mangiare. C'era una bella foto di Lia con mia sorella, vestite da sera, per un ballo di quelli ufficiali, forse una serata aziendale, e poi le vacanze estive a Rimini, ancora nubile. Da sposata, con Giancarlo, non ho ricordi, se non le persone con cui si frequentavano, ma che io non conosco di persona. Ricordo bene la comitiva di mia sorella maggiore, con alcune coppie un pò scoppiate, Enrico che gestiva un negozio di dischi, e diversi scapoli, come il proprietario di un'autoscuola, che veniva con il pulmino, e li scarrozzava sulle colline, in Val di Susa, e certe domeniche ci si trovava tutti insieme nel nostro salotto, come se fosse normale avere tanti amici e condividere il pomeriggio. Qualche volta, si usciva la sera, andavamo al palazzo del ghiaccio a pattinare, c'era anche un ragazzo molto alto, oggi avrebbe fortuna, sia come sportivo sia per il gusto delle donne verso gli uomini super. Dopo, si faceva una scappata in qualche piola in collina, le osterie dove si suonava la chitarra, e si seguiva qualche canzone un pò sconcia, davanti ad una barbera stupa. 

le gite in campagna nei fine settimana, a pochi kilometri dalla città, per rilassarsi insieme

L'altra sorella, Bianca, più grande di me, era segretaria in una ditta metalmeccanica, fidanzata con un parente del padrone, e le uscite erano meno straordinarie, a trovarli a casa, in via Borgaro (ricordo un pomeriggio con altre amiche della comitiva a giocare al gioco della bottiglia, uscimmo io e una ragazza, facemmo finta di darci un bacio) o quella volta fuori, come l'estate che mi portarono al mare, a Trani, e per tornare demmo l'assalto al treno fermo a Barletta, centinaia di emigranti che prendevano lo stesso mezzo: fu un mese strano per me, che non conoscevo la vacanza al mare, sapevo solo le colonie estive, con le maestre, il sonnellino al pomeriggio, la merenda con pane e cioccolata, la cucina aziendale, frittata con le zucchine, qualche spettacolo serale, proiettavano un film, o ci riunivamo per cantare insieme. Ma c'era qualche bambina più audace, due di noi in coppia, che le sorridevamo, e due di loro ci restituivano il sorriso, e ci restava un senso di gioia, di gratitudine, forse la vita dei grandi è così, ci si piace e ci si scambia amicizia reciproca. 

Delle uscite all'estero, oltre ai nostri viaggi per tornare dai nonni, e dopo che sono morti, per trovare qualche conoscente in Repubblica Ceca, c'erano i viaggi delle agenzie turistiche, a cui mia sorella offriva il servizio di traduttrice, e che la portavano spesso oltre la cortina di ferro, occorreva ancora il visto dell'ambasciata, sul bus c'era tanto spazio nel bagagliaio, quanche volta si trasportava anche antiquariato, armature, oggetti del mercato nero,  altre volte erano viaggi per battute di caccia, al fagiano, alla lepre, anche all'orso. In quelle occasioni capitò di fare conoscenza ed amicizia con Viorika, una bella signora divorziata, rumena, che viveva a Praga, e di cui ho conosciuto la figlia, quando ci ospitò a casa sua per qualche giorno. Era brava, cucinava saporito, carne di maiale con crauti e peperoni, e sapeva raccoltare aneddoti piccanti sui cacciatori che andavano non solo per la caccia, ma anche per le amanti.

Vicino al parco del Valentino, mia madre al centro con la nonna in visita da Teplice, e la zia Magna

Delle mie estati, ce ne sono state diverse a trovare i nonni, io a 13 e 14 anni, e il cambio di ambiente, da Torino, città di solitudini profonde, a Teplice, era  incommensurabile, bastava scendere sotto casa in strada con la comitiva di ragazzini e ragazzine, alcune più grandi e mature, avevo occhi solo per loro. Giochi di guardie e ladri tra androni dei condominii e il giardino della scuola di infanzia, scavalcabile, oppure rincorrersi lungo i bordi del quadrato pieno di sabbia, la piscina per bambini, non si ci faceva male.

Avevo la testa per le attività sportive, al liceo mi inventavo partite tra classi o gruppi di amici, affittando un campo di calcio, ma più spesso scendendo ai giardinetti davanti a via San Paolo, partitelle uno contro uno o due contro due, Michelangelo il vicino con cui avevo legato, mi fece conoscere una discoteca a pochi passi da casa, che io visitai senza capire (non si entra alle 16, di pomeriggio, ci si trova una ragazza casualmente, neanche ti guarda): poi ci fu il periodo del CUS, al palazzetto il sabato quelli più grandi di me si allenavano a Basket, io mi univo a loro senza combinare molto. Sono stati gli sport che ho praticato ancora anni dopo in Giappone. Ma una fine estate mi iscrissi anche al gruppo di atletica, e partecipai a una corsa sui 400 metri, un giro dello stadio, quello di corso Unione Sovietica, con medaglia ricordo, ma il ricordo forte era delle colleghe, in campo e dopo, alla fermata del tram.

Di come fosse la vita da adulti, maturi sessualmente, l'ho immaginato dopo l'esame di maturità: il compagno di classe Sergio Caciagli mi ha portato a casa sua, monolocale in centro, l'oggetto più rappresentativo era lo stereo, c'era un letto grande, matrimoniale, aveva la fidanzata, ha trovato lavoro e ci siamo persi di vista; questa passione per la musica in stereo l'ho ritrovata nei giocatori della squadra di calcio del Matis, con cui andammo io e mia madre come accompagnatori, e traduttori, fino a Decin, e giocammo qualche partitella con la squadra locale, in albergo l'ascensore si fermava spesso, stranamente, con loro che portavano su le ragazze, ed anche i giocatori cechi non perdevano occasione di fare bisboccia con le amiche. Ricordo Ancia, e le sue compagne, ragazzine che lavoravano come cassiere o simili, e smaniavano di uscire fuori dal paese, di visitare l'Europa, di diventare grandi ed avere un bel ragazzo figo. Ho tanta nostalgia della mia adolescenza, della famiglia, sono stato bene, fortunato a poter vivere e vedere tanti paesi, tante persone in quegli anni.

Ho avuto un breve flirt, con una ragazza  più giovane, Daniela/Dana, a Decin, ci siamo conosciuti un anno, ci siamo scritti, ci siamo rivisti ancora, ma mancava una passione in comune, il fine suo era una famiglia con tanti bambini, mi regalò un libro sulla Cina, vista con gli occhi del comunismo sovietico. Devo averlo ancora da qualche parte. Da parte mia stavo studiando anatomia, le scrissi che mi piaceva Joe Cocker, She came in through the bathroom window, e David Bowie, Starman.

There's a starman waiting in the skyHe's told us not to blow it

'Cause he knows it's all worthwhile

And he told me:Let the children lose itLet the children use itLet all the children boogie

mercoledì 7 giugno 2023

andar per templi in Giappone

 In questo post riprendo alcune immagini e cartoline comprate visitando i templi buddisti dell'area Kyoto-Nara. La disposizione delle mani del buddha è sempre diversa, molto varia, per questo ho cercato in rete informazioni. Alcuni luoghi di culto mi hanno colpito per similitudini con i nostri culti (uso di candele, non so più se è il ricordo che è vago o se mi so fissando con un errore); le decorazioni fogliari sono ellenistiche, in queste foto al Shin-Yakushi-ji a Nara centro. L'iconografia delle fiamme e delle lingue di fuoco è presente anche nelle raffigurazioni occidentali, spesso si notano candelabri di chiesa con lingue di fuoco, o l'arcangelo Michele con la spada e lingue di fuoco. La mandorla, il contorno intorno e sopra la testa, segno delle varie energie spirituali, l'aura, è tipica delle raffigurazioni dei santi.

Shin-Yakushi-ji, Nara: un tempio quasi occidentale, il complesso di statue occupa il centro della sala, disposto in cerchio. Si trova in centro, seguendo il percorso dei templi che gira intorno al parco dei daini, in direzione est/sudest
Yakushi Nyorai. Buddha guaritore, della medicina: in mano l'ampolla con l'unguento, occupala parte centrale della composizione di statue; il Budda che libera l'uomo dai suoi condizionamenti spirituali e fisici
Nella maggior parte delle statue, il Buddha è raffigurato seduto con le gambe incrociate (Posizione del Loto). La mano sinistra è appoggiata sulla gamba destra, con il palmo rivolto verso l'alto e le dita estese. La mano destra poggia sul ginocchio destro, con il palmo rivolto verso l'interno.

Yakushi-ji
Vi si arriva con un mezzo pubblico o con un taxi, situato in periferia, nelle campagne di Nara. Molto ricostruito, è noto per alcune decorazioni in metallo, figure fiammeggianti, angeli volanti
famoso per le statue di Yakushi Nyorai, ed il Bosatsu Nyorai, la perfezione finale, la buddità nascosta
è visitabile ed interessante, 
si può abbiare la gita in campagna con una passeggiata per visitare il  Toshodai-ji
una delle statue racchiuse in una sala con pareti di legno a protezione del tesoro. Spesso la testa della statua è contornata dalla mandorla, una areola di luminosità, segno della proiezione spirituale, come si osserva anche nelle raffigurazioni dei santi occidentali 

Altre statue del budda della medicina si possono vedere al Toji-ji, tempio con pagoda, nel centro di Kyoto, vicino alla stazione

ancora Toji-ji, grande sala del Kondo



Budda del futuro - Maytreya, Buddha della compassione, il benevolente, in giapponese Miroku
in un caso regge l'ampolla con l'unguento, a destra la mano è appoggiata sulla gamba
Koryu-ji, Kyoto, la statua lignea fu abbracciata troppo forte da una giovane infervorita dall'immagine, e ebbe un dito spezzato. 
Kofuku-ji, Nara centro


Daibutsu, il grande buddha della luce universale, Vairocana, del Todai-ji, Nara, alto 16 metri. posizione delle mani: la sinistra esprime il desiderio di porre fine alle sofferenza. La destra si estende in benvenuto per quelli che soffrono.
Patrimoni dell'Unesco
Sempre dentro Nara, ci sono due templi patrimonio dell'Unesco, il più raccolto Chyugu-ji, con una statua di Bodhisattva con la gamba accavallata, affascinante, e il famoso Horyu-ji, proprio accanto, con le sculture tra le più antiche lasciateci, tesoro nazionale, e la sala delle visioni, con le statue della Kuse Kannon e la Kudara Kannon


Le raffigurazioni del Buddha sono caratterizzate da tre posture principali (Asana):
Buddha seduto, Buddha in piedi, Buddha sdraiato

Buddha seduto
posizioni: 
sottomettere
Mara. 
Bhumisparsha Mudra, rappresenta una delle immagini più comuni del Buddha. Quest’ultimo è seduto con le gambe incrociate, con la gamba destra sopra la gamba sinistra. Le piante dei piedi sono rivolte verso l’alto. Tale postura è denominata del “Mezzo-loto” o “Virasana”. una mano, destra, appoggiata a palmo in giu sulla gamba, la sinistra aperta a palmo in su sopra il piede
altre posizioni
raccolta offerte: 
braccia congiunte, che sorreggono una ciotola utilizzata per la raccolte delle offerte. L’immagine simbolizza la compassione per tutti gli esseri senzienti. le mani una sull'altra a palmo in su.
Protezione 
Buddha è seduto con le gambe incrociate (la gamba destra sopra la gamba sinistra), i piedi sono posizionati allo stesso livello, con la pianta rivolta verso l’alto. La mano destra è alzata a livello della spalla, con il palmo rivolto verso l’esterno. La mano alzata simbolizza benedizione e protezione.
Meditazione  
Buddha in meditazione rappresenta una delle immagini più comuni. Il Buddha è seduto con le gambe incrociate (la gamba destra sopra la gamba sinistra), i piedi sono posizionati allo stesso livello, con la pianta rivolta verso l’alto (denominata “Postura del Diamante” o Vajrasana). le mani con palmi in su, una sopra l'altra
medicina 
la mano destra è abbassata verso il suolo, con il palmo rivolto verso l’esterno. La mano sinistra sorregge un ciotola contenente erbe medicinali. 
insegnamento 
Il Buddha ha mano destra alzata al livello della spalla, leggermente avanzata, con il palmo rivolto verso l’esterno. L’immagine fa riferimento al primo insegnamento del Buddha dopo l’Illuminazione. Tale evento, denominato il “Discorso di Benares”. 
Altre volte, per altri discorsi, le mani si agitano in aria una davanti all'altra, per dare spiegazioni.

significato della posizione delle mani (mudra).

- con una mano alzata ed il palmo della mano rivolto verso l'esterno in modo da essere visibile da parte di chi si trova innanzi:

simboleggia l'offerta di protezione del Buddha ai suoi seguaci e il dono della protezione e liberazione dalla paura (Abhaya Dana), ovvero la rassicurazione.

Con la medesima mudra può essere raffigurato anche in posizione seduta, in tal caso l'altro braccio, anziché restare disteso lungo il corpo, poggia con la mano generalmente in grembo con il palmo rivolto verso l'alto, ma potrebbe  poggiarsi anche sul ginocchio componendo un'altra fra le diverse mudra esistenti.

Bhumisparsa mudra - il Buddha è sempre in posizione seduta

Posizione delle mani: - con la mano sinistra appoggiata sul grembo e la mano destra che tocca il suolo.

Questa posizione delle mani simboleggia un episodio importante della leggendaria vita del Buddha, quando l'asceta sedeva in meditazione sotto un albero Bodhi a Bodh Gaya in India, e si rifiutava di muoversi per raggiungere l'illuminazione. Mentre Mara lo tentava, il Buddha toccava la terra, chiedendo alla natura di sostenere la propria determinazione e aiutarlo a resistere. Subito dopo raggiunse l'illuminazione.

Dhyana Mudra - il Buddha è sempre in posizione seduta

Posizione delle mani: - entrambe le mani sono appoggiate sul grembo e i palmi sono rivolti verso l'alto, con la mano destra sopra la sinistra:simboleggia la meditazione.

Vitarka o Dhammachakka mudra - il Buddha può impostare questo mudra delle mani sia in posizione seduta che eretta

questo mudra rievoca il primo sermone del Buddha, il cosiddetto "discorso di avviamento della ruota del Dharma", con il pollice e l'indice di una mano (vitarka) o di entrambe le mani (dhammachakka) si uniscono a cerchio mentre le altre dita sono tese verso l'esterno.

Cingolani, impact factor 101

Roberto Cingolani, oggi Chief Technology Innovation Officer, a capo dell'azienda LEONARDO SpA, è citato da 40556 pubblicazioni, per Google Scholar ha un impac factor di 101 (ossia 101 lavori che hanno almeno 101 citazioni). In pratica, qualcosa in meno per Scopus, che dà valutazioni considerando giornali rilevanti (molte pubblicazioni non sono veramente sue, viene menzionato perchè direttore). Per paragone, Piero Carninci, direttore al Riken ed ora al Tecnopolo di Milano, ha un impact factor scholar di 122, e sono tutti lavori suoi; per esempio, su Nature ha più di undici lavori; solo nel 2003, ha pubblicato due lavori su Science, tre su Proceedings of Natl. Acad. of Sci., quattro su Genome Research, tre su DNA Research, uno su BMC Immunology, Biotechniques, Gene e FEBS Letters. Il fattore di impatto calcola il numero di riviste che hanno quel numero di citazioni: al di sotto, ci sono le pubblicazioni che hanno n-1 citazioni, al di sopra quelle con n+1 citazioni, al limite possno averne di infinite, l'indice H  dice solo che l'autore è molto citato per un numero n di lavori.

Roberto Cingolani è stato ministro per la transizione economica sotto il governo Draghi. Ci ha raccomandato di consumare meno gas durante la crisi con la Russia. 

Cresce a Bari, frequenta  il liceo scientifico,  i compagni di classe non lo notano per qualche spiccata qualità.  E' stato responsabile sotto il governatore Fitto, nel 2003, della spartizione della ricerca scientifica pugliese nei tre poli, i distretti tecnologici,  polo ambientale (Lecce), alimentare (Foggia) e biomedico (Bari).

Cingolani a Lecce ha diretto il centro NNL, national nanotechnology laboratory, sulla strada Lecce-Arnesano, isolato rispetto al complesso universitario di Ecotekne, anche se i due ingressi quasi si fronteggiano, con la sua fermata di autobus personalizzata, NNL è un complesso che chiude il cancello di sera, e per entrare nelle palazzine bisogna suonare o telefonare per farsi aprire. Uno dei miei dottorandi, Fabio Cimaglia, ha preso il diploma di Ph.D. discutendo una tesi con Cingolani nel 2007.

E' stato nel periodo 2011-2019 che ho iniziato a frequentare i gruppi di lavoro all'NNL, principalmente quello de prof. Giuseppe Maruccio, collaborando con una mia assegnista alla ricerca sui sensori per il DNA batterico, e facendo incontrare la collega Enza Fusco con Elisabetta Primiceri, da questo incontro partirà un progetto regionale sulla sicurezza delle carni.

Ma anche per me c'è stata una prima volta. Fui invitato dallo stesso Cingolani a incontrarli in una riunione preparatoria di un progetto con la cantina Torrevento, un grosso produttore di vini pugliesi, in qualità di responsabile scientifico di Biotecgen, piccola impresa specializzata in tecnologie a microchips e sensoristica. Non se ne fece niente, ma fu un incontro pieno di promesse e aspettative.

Gli eventi si sono evoluti rapidamente, Cingolani diventa il direttore dell'Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, un Istituto che vuole essere l'equivalente del MIT di Boston. Cingolani si separa dalla moglie, la professoressa Rosaria Rinaldi, che dirige ad Ecotekne diversi laboratori a Scienze ed è associata all'IMM-CNR, collabora con l'ISUFI, ha un impact factor di 44 ed ha all'attivo 8605 citazioni. 

L'IIT accumula la maggior parte dei finanziamenti nazionali alla ricerca, e non riesce a spenderli, per cui risulta oggetto di interrogazioni parlamentari. Una parte dei fondi non spesi ritorna al MIUR e viene usata per finanziare i bandi PRIN negli anni 2015-2018. 

2015-2018 lavori in corso. 
Oggi il compesso dei gruppi di ricerca che facevano capo al NNL è stato assorbito nel nuovo istituto di Nanotec-CNR, dentro il complesso Ecotekne. Massimo Inguscio, fisico della Sapienza di Roma, e grande sostenitore delle Nanotecnologie, già in visita a Lecce nel 2016, verrà ad inaugurare il nuovo centro qualche anno dopo, come verrà anche il premio Nobel Giorgio Parisi. E' suddiviso in due grandi palazzi ellittici, uniti da passerelle al corpo centrale, e rivestito da rampicanti per l'assorbimento del caldo estivo. Ospita una area centrale con una grande sala conferenze, un laboratorio sulla ricerca medica, Tecnomed, in collaborazione con l'ospedale San Raffaele, ed un centro di studi dei poli e del clima.

E' sorto sulle ceneri di una piccola palazzina (di 4 locali) già in uso al CNR, Istituto di Scienze per le Produzioni Agroalimentari, a cui ho afferito per 20 anni, e di due alberi di gelso che hanno tagliato. Con la promessa di lasciarci uno spazio per un laboratorio a lavori finiti. Promessa mai mantenuta. Ma, come diceva un racconto fiabesco, per avervi accesso basterebbe lasciarci dentro qualcosa di tuo. Cosa che è successa, portandovi in deposito uno strumento del CNR-ISPA. Per cui possiamo pensare che la struttura ci riguarda, in minima parte. 


Storytelling

 Qualche tempo fa parlavo dell'incontro con Francesco Spada, art designer a Milano, che ci mostrò le foto della sua documentazione sulle lotte contadine dell'Arneo, avente per sogetto una anziana neretina narrante, con le mani e con tutto il corpo, con il linguaggio dei gesti; questo è uno storytelling: racconti a qualcuno e il racconto finisce, sparisce, verrrà solo ricordato, e quindi sarà un altro racconto, l'originale ormai perduto, a meno che una tecnologia, fotoscatto e registrazione, non lo fissi nel tempo. Oggigiorno basta un iPhone, un buon cellulare, ma un filmato da solo non racconta tutto, occorre ripensare il significato, fare uno storytelling.

Gli storiografi sono nati con l'antichità, da Plutarco a Tito Livio. Gli annalisti romani sono i Valerii, che hanno funzione filoplebea, intesi  come ordine sociale complementare a quello patrizio, ma anche  portatrice di incarichi ambiti, che spingono alla transizione di ordine, patrizi che diventano plebei. I Valerii addomesticano gli eventi, pro domo sua, ma attenti a non alterare troppo la storia, dato che i pontefici avrebbero potuto (e forse non hanno fatto abbastanza per) censurarli. 

Celestine Freinet scriveva sul suo diario: “il bambino scrive per essere letto”. Questo vale per chiunque e per qualsiasi attività. Non penso che tu prepari una fantastica cena, stabilisci che è molto ben riuscita e quindi la getti, ancora calda e fresca, nella pattumiera!  Probabilmente la gusterai organizzando una serata con amici. Quello che vale per la scrittura e la cucina, vale per qualsiasi attività creativa umana, per l’idraulica, per la pittura, per la fisica termonucleare… Il cuore di tutta la questione riguarda una relazione fra persone (“essere letti”). E quello che davvero conta in una relazione di apprendimento, è la relazione stessa. Freinet aveva portato una macchina tipografica a scuola con la quale i bambini creavano e stampavano un giornalino che veniva diffuso in paese. I bambini scrivevano per essere letti. Freinet aveva in grande considerazione il lavoro dei suoi bambini e ha cercato di favorirlo al massimo grado. Perché? Perché se l’aspirazione di un bambino è di essere letto, quella dell’insegnante è di essere appreso, diciamo così. Queste due aspirazioni si incontrano in classe, a scuola, in aula, nella sala formazione di un’azienda: tu non puoi scrivere senza “essere letto” e io non posso insegnare senza “essere appreso”. È una relazione equilibrata, democratica, che condivide rapporti giusti ed equi fra tutti i tutti i membri: bambini, ragazzi, studenti universitari, adulti, insegnanti, maestre d’asilo, formatori, tutor. Questa relazione è, prima di tutto, una relazione umana, fra soggetti umani, piccoli o grandi. Cioè è una relazione affettiva perché non esiste relazione umana senza l’espressione dei sentimenti e delle emozioni. Costruire questa relazione in modo da spingere il più avanti possibile l’apprendimento e l’intelligenza umana è possibile se si accetta di mettere in gioco la propria umanità e di “prendersi cura” di quella degli altri. Nel corso degli anni di insegnamento e formazione in tutti i contesti possibili e immaginabili, Albero Pian ha osservato a fondo questo meccanismo. Non solo Freinet, ed i suoi principi. Così l'autore ha creato delle tecniche pedagogiche utili per favorire la costruzione di questa relazione. Alberto Pian ce lo spiega nel suo ultimo libro, "In aula a distanza misto", con tantissimi esempi concreti, dedicato a tutti gli insegnanti e ai formatori. Quello che scrive in questo libro non è molto comodo per il lettore perché, alla fine, gli chiede di mettersi in gioco con grande apertura e impegno. Qualcuno, seppur non una massa, darà l’attenzione di cui parlava Freinet in cambio di cuore, l’essenza, la radice più profonda della esperienza quando parliamo di una relazione pedagogica, squisitamente umana, alla base di un sano apprendimento e insegnamento.

Uno dei temi che più interessano educatori come Alberto Pian riguarda il linguaggio. Qualsiasi comunità ha bisogno di un suo codice speciale per riconoscersi, anche all’interno della lingua ufficiale. Fino a creare nuovi mondi, proprio attraverso nuovi “linguaggi“. Lo sapeva Dante, lo sa oggi l’influencer Elisa Esposito, lo sapeva John Fante, e lo sappiamo anche noi quando vogliamo raccontare. Ma perchè si scrive, perché si racconta? E perché in campo artistico i linguaggi si moltiplicano all’infinito, ma nessuno di loro può essere subordinato a regole e obiettivi?

Oltre al lavoro sul suo blog, Alberto segue una comunità di educatori ed insegnanti ed organizza eventi. 

che cos'è oggi lo storytelling senza il cinema e le immagini?

Bisogna precisare che lo storytelling non è video e immagini, anche se le ricerche del pubblico riguardano stringhe come "video storytelling" o "visual storytelling". Tutti sanno che per raccontare e appassionare basta la propria voce. Non solo un microfono o un podcasting, ma solo di voce e tutti la usano. Racconti a qualcuno e il racconto finisce, sparisce, verrà solo "ricordato" e quindi sarà un altro racconto, l'originale sarà perduto per sempre.
Oggi che tutto è registrato nei social e nei bit che verranno conservati all'infinito (anche se tu cancelli), questa lezione di semplicità e di caducità delle cose  è importante. La tecnologia viene dopo essere consapevoli di queste basi. Ci sono tecnologie informatiche e telematiche  fin da prima che si affermassero al largo pubblico. Ma proprio per questo la tecnologia viene sempre "dopo".
Pensare a una storia, a un metodo, a ispirare, a eseguire un lavoro per qualcuno partendo da quello che può fare la tecnologia o dagli effetti speciali del momento è sbagliato. Partire da una tecnica ti chiude in un mondo fittizio, ti impoverisce culturalmente e umanamente. E poi ti porta a osservare il mondo da una visuale limitata (perciò distorta). Come puoi creare storie, ispirare, formare, lavorare per i clienti partendo da visuali ristrette, destinate a essere rapidamente consumate? 
Un'opera letteraria, artistica, non si consuma e anche gli eventi storici rimangono e vengono continuamente evocati e studiati. La tecnologia viene invece superata. 
La sua mail preferita è arakhne@mac.com perché si ispira proprio al mito di Aracne che spiega quale sia il rapporto fra Arte e Tecnica. In sintesi:  tendere all'Arte anche se non siamo artisti. 
Allo stesso modo ha un canale YouTube dove si trovano filmati di ispirazione, di formazione, di vario genere. Questi possono essere brevi o registrazioni di webinar secondo i casi. Sono dei documenti che possono fornire degli spunti.
Ha creato il Magazine Your Storytelling, solo in formato ePub 3 interattivo e solo per smartphone, con nuovi contenuti tematici. Il primo numero è già uscito, è dedicato al tema Sentimenti & Emozioni e contiene anche una video graphic novel che parla proprio di sentimenti e di emozioni,  Quartiere Latino. Contiene anche un gioco e uno sketchnote dell'artista Genny Boscarin in omaggio.

Dal blog http:// www.abc.it scarichi gratuitamente due template creati apposta da Alberto Pian
Uno per produrre una PhotoStory e uno per creare un Comics.
Questi template sono da utilizzare con Keynote (per Mac, iPad / iPhone e anche da Windows, attraverso la webapp Keynote in www.icloud.com) e (con qualche limitazione), con PowerPoint
Li scarichi a questi indirizzi dove trovi anche le informazioni per installarli e utilizzarli al meglio:


Inoltre  Keynote è una vera e propria complessa applicazione di video grafica animata e interattiva. Non crei solo qualche slide, ma produci animazioni fantastiche, filmati, videopodcast, loghi animati, eBook, giochi interattivi, quiz, impaginazioni grafiche delle dimensioni che vuoi, poster e un sacco di altre cose. Leggi questo articolo e guarda questa animazione: Amazing Word
Se vuoi sapere di tutto e di più su Keynote, fruga nel blog http:// www.abc.it 
e nel  canale YouTube: http://www.youtubealberto.it

Ecco qualche spunto

Articolo. Articolo. Le animazioni di Keynote
Articolo. Keynote Revolution: insegnare animando - !° Parte - 2° Parte


domenica 4 giugno 2023

Kurumuny

video su Gigi Chiriatti ad opera di Enzo Fina, artista e musicista Salentino e della tradizione musicale ma anche innovatore, sia di strumenti che di ritmi (musica etnica). Enzo ha postato sulla dipartita di Gigi Chiriatti, e sul funerale cantato, giusta celebrazione per questo amico e compagno di strada e di musica. Di Enzo ricordo gli interventi ritmici per Giorgio Di Lecce al castello di Copertino, nel 1987, e le serate musicali a Novoli, nel 2009, in cui presentava il suo CD tra Salento e LosAngeles (e tanto altro, le jam sessions a casa di Gigi Lezzi, incontri occasionali di sera dentro Lecce, con amici ed amiche gioviali e su di giri). Presenziò con le sue musiche etnico-ritmiche un lavoro  teatrale e di danza al castello di Monteroni, nel 2012 o giù di lì.

Luigi Chiriatti, nel video spiega come il tarantismo da fenomeno magico (come spiega Amitav Gosh nel libro L'isola dei fucili, incontrare animali magici come serpenti e ragni è un contatto con la divinità, un segno, una richiesa di attenzione, di allerta) e fenomeno di emancipazione sociale, si sia adeguato ai giovani di oggi, così come la musica ha adattato i ritmi a quelli della tecno.

Grande cantore della tradizione vocale e canora, e buon tamburellista, è uno dei fondatori del Canzoniere Grecanico Salentino, insieme a Daniele Durante, che però prende una strada divergente (con una pausa dal dialetto salentino, del tipo ci vediamo al bar della station). Bellissimi i primi due CD, frutto della ricerca etnografica e delle registrazioni dei canti direttamente dalle voci che le avevano tramandate con l'uso. 

Nella sua Calimera, aveva fondato la casa editrice Kurumuny, che in griko significa germoglio di ulivo. Fondata nel 2004, aderisce all'Associazione Pugliese Editori; vanta collaborazioni di importanti autori e di musicisti, e pubblicazioni di libri e CD, oltre a dare testimonianze culturali come la Piccola biblioteca sul tarantismo, ed il centro documentazione della musica popolare del mediterraneo.

Ma Gigi è stato anche autore di libri sui Cunti, sui giochi dei ragazzi, e di sociologia





Con Gigi Chiriatti cisiamo incrociati varie volte, portava la sua voce ed il suo tamburello alle feste di piazza, e così lo ricordo, una sera d'estate del 1993, in centro a Lecce, e, in occasione di un progetto regionale per il Dr. Vergari proprietario dell'azienda casearia L'Aia Vecchia a Vernole, nel 2001/2002, insieme a Luigi Lezzi, suonarono come intrattenimento ai lavori dei tecnologi. 
Ci siamo lasciati quel giorno con un sorriso, io felice di vederli ancora sulle loro solide gambe di artisti legati alla tradizione musicale, ed io, passato a un altro tipo di impegno, tecnologie lattiero-casearie. Ma sempre pronto a emozionarmi per una pizzica, per un canto e per la loro storia vissuta. 

mercoledì 3 maggio 2023

pranzare in stile giapponese

 Per diversi anni, dal 2003 al 2020, ho pranzato in ufficio, portandomi qualcosa da casa. Molti colleghi utilizzavano la stanza comune per la pausa pranzo, incluso un frigorifero ed un forno a microonde, ma io ho quasi sempre mangiato alla scrivania, spesso in compagnia, quando era presente Gianni, il tecnico, ma molte altre volte in solitaria, mentre i colleghi si assentavano per motivi di famiglia. Alcuni strumenti e trattamenti speciali che mi sono permesso, allo scopo, sono stati il bollitore, per il tè verde, il cuociriso, per quando avevo voglia di semplice riso condito con fiocchi di alga o di uovo e sesamo, e qualche "cup of noodle", la versione originale dei nostri Saikebon, ordinati su qualche sito europeo ed arrivati via posta aerea.

Mi sono abituato a questi prodotti disidratati sin dal mio primo soggiorno nel 1994, vedendo studenti del mio laboratorio pranzare "alla veloce", aggiungendo un pò di acqua bollente in quei recipienti a forma di coppa/cono, in cui far ravvivare i ramen, udon o gli spaghettini, e far sciogliere i condimenti a gli aromi. Avevamo degli ottimi servizi mensa all'interno dell'università, e la scelta per il pranzo variava tra la cantinetta, una caffetteria con diversi piatti in menù, la mensa studentesca nel seminterrato, ed una caffetteria al secondo piano per il personale dipendente, dove si recavano i professori per buona etichetta, dove si spendeva qualcosina in più, oltre al tipico supermercato con piatti pronti, come gyudon (riso cipolla e carne di manzo), tempuradon (riso e tempura), e yakisoba, da riscaldare al microonde. Un giorno alla settimana si teneva il journal club, nella stanza della biblioteca, e davanti ad una presentazione scientifica di uno di noi, i colleghi prestavano un occhio al discorso ed uno al piatto, pranzando insieme. Per i pranzi più ufficiali, ci si muniva di un bento box, un vassoio con vari scomparti, per il piatto principale e per i piatti side-dish, verdure, e decorazioni varie.

Esisteva poi uno spazio nello stanzone del professore, alla cui tavola ci si poteva accomodare, farsi un caffè solubile, condividere un piatto di frutta affettata, lasciare una confezione di biscotti tradizionali al ritorno da un viaggio, o come regalo dagli ospiti del professore. Gli acquisti di tè e caffè avvenivano sulla base di un fondo cassa, a cui tutti contribuivamo, secondo le nostre possibilità, chi aveva basso reddito dava di meno, e chi poteva lasciava di più. Lo stesso principio serviva per condividere le spese ai ristoranti, quando si usciva a festeggiare. Anche quando si laureava un collega, era doveroso festeggiare tra amici e personale più in confidenza. Alla cena del caro Naoyoshi Maeda, cui ero stato affidato sin dall'inizio, eravamo in tre, e gli offrimmo la cena al ristorante di sushi. 

                   piatto di riso e castagne, cotto nel cuociriso

Di ritorno a Lecce, la nostalgia per i sapori e per i piatti della cucina giapponese hanno fatto il resto. Nel frattempo molte cose sono cambiate, alcuni prodotti sono diventati disponibili anche a Lecce, come il riso per il sushi, più appiccicoso e compatto del riso originario, il mirin, l'aceto di riso, le alghe nori, wasabi e salsa di soia, e vari tipi di saikebon, al pollo, alle verdure, ai gamberetti. Tra i gusti che ho fatto arrivare da Japan Centre, sono i noodle al gusto koreano/kimchi, alla yakisoba, ai gusti di mare.

Yakumi sono spezie e codnimenti che danno un tocco di giapponesità, che siano il cipollotto, il sesamo, alghe, pepe o il sapore di dado.

Ma il massimo della cucina si raggiunge nella cucina kaiseki ryori. I piatti sono una gioia della vista e una varietà di gusti arrangiati secondo la stagionalità (funghi  per autunno, takenoko, germogli di bambù per primavera). A me è capitato in varie occasioni di partecipare a questa festa per occhi e palato, in locali meno vistosi e pretenziosi (con Yuki nel 2002, con Miyuki nel 2007) ma l'occasione più vistosa è stata nel 2013 con mia sorella, ospiti del professore e del suo gruppo di fisiologia vegetale ad Okazaki. Era come essere ad un banchetto di nozze, con una varietà di piatti e piattini e portate non tutte assieme, ma che arrivavano dandoci il tempo di pregustare ogni piatto. 

Furikake rice seasoning 

For the seasoning mix

  • 2 nori sheets
  • 6 tbsp garlic granules
  • 2 tsp chilli flakes
  • 3 tbsp white sesame seeds
  • 1 tbsp black sesame seeds
  • For the seasoning mix, put the nori sheets, garlic and chilli flakes into a food processor and blitz until the nori has broken up. Transfer into a bowl and add the white and black sesame seeds. Mix and set aside. To make the fries, thinly slice the potatoes, then cut them into thin matchsticks. Put them into a bowl of water. Have a damp towel at the ready to wrap the fries and stop them browning when you take them out. Put a large saucepan on a high heat and add the oil. When the oil is hot, drop in a piece of potato and if it rises to the top, the oil is ready for frying

domenica 30 aprile 2023

Sperimentazione su animali

 Nel tempo, lo studio e la sperimentazione sugli animali si sono modificate considerevolmente, da un periodo in cui tutto era lecito, fino ad oggi, in cui i tests si fanno solo su animali modello di malattie, in cui qualche gene contiene mutazioni che danno sintomi che lo avvicinano ad una malattia umana.

La base per fare sperimentazione sugli animali è il veterinario, che coordina la gestione dello stabulario, edificio contenente camere con gabbie, atte allo scopo di custodire questi animali modello, dai topi ai ratti, ai conigli, ai maiali, fino a vasche per tritoni, axolotl, vari tipi di  rane, anfiossi, pesci, come zebrafish e medaka; per organismi piccoli come insetti e drosofila, bastano  cellette di contenimento. Dagli anni '90 ad oggi, molti geni sono stati studiati nei vari organismi per capire la loro funzione, e quando questi organismi sono a sviluppo rapido come nel moscerino della frutta, occorre un buon biologo molecolare, una conta della mortalità e delle alterazioni molecolari mediante uno studio istologico sulle sezioni di tessuto, per fare una buona pubblicazione. Invece, per lo studio di espressione, si è ricorsi all'inserimento di un gene negli oociti di Xenopus, dall'RNA viene prodotta la proteina che induce modifiche negli oociti, a seconda della sua funzione, interagendo con le proteine dell'oocita.

In Giappone, gli animali per la sperimentazione sono considerati ed onorati. Vengono svolte cerimonie di ringraziamento con tanto di sacerdoti monaci officianti, perchè vengono sacrificati o sottoposti a diete od a regimi di sonno veglia artificiali. I ricercatori svolgono turni tra di loro per la manutenzione delle gabbie, in modo che gli animali abbiano tutte le cure necessarie, e l'igiene degli ambienti sia tale da non causare malattie o la diffusione delle infezioni.

Oggigiorno gli studi su animali sono sconsigliati, e soppiantati da studi su colture cellulari, o su modelli tridimensionali su chip, in cui sistemi a micropompe mimano la presenza di vasi sanguigni.

Ancora permangono delle necessità, come il dover perfezionare le abilità degli operatori, come nel caso della neurochirurgia, le esercitazioni per sezionare il cervello di ratto sono la base del training dei medici. 

Negli anni '60, ero insieme a mio padre, elettricista, il quale messe a punto l'impianto elettrico  dello stabulario dell'ospedale Molinette di Torino, con ingresso in corso Unità d'Italia: si trattava di un locale con una ventina di gabbie per cani, che erano utilizzati dagli ortopedici.

Negli anni '90, mentre ero ospite dell'edificio del biennio di medicina, a Verona, ho girato tra le stanze dello stabulario nel seminterrato, che ospitava ratti e conigli per i fisiologi, ed una stanza per gli interventi di trapianto del fegato, eseguito su cani randagi, che alla fine non sopravvivevano. Per il mio lavoro di ricerca, utilizzammo ratti sottoposti a diversi ritmi di sonno-veglia, che vennero sacrificati mediante ghigliottina, per poi campinare diverse aree del cervello per analisi molecolari. Di contro, alla Glaxo, i ratti venivano sacrificati con una tecnica ancora più rapida, con shock termico, per evitare qualsiasi modificazione dei tessuti su cui venivano testati i nuovi farmaci. Nel '91, con i medici del gruppo di trapianto delle isole pancreatiche, per la cura del diabete, utilizzavamo i ratti per l'espianto del pancreas, e per l'induzione del diabete mediante streptozotocina. L'addetto allo stabulario era spesso ubriaco e tralasciava la cura dell'igiene dei locali e dei ratti. Un giorno insieme al mio supervisore, dovemmo ripulire le gabbie di almeno 20 ratti deceduti per qualche infezione che si era propagata. Gli animali servivano anche per altri chirurghi, che esercitavano la loro manualità. Quindi svolgemmo l'ingrato compito per poter continuare il nostro lavoro ed anche quello dei colleghi.

Per i maiali, la scienza ha una attenzione particolare, sia per l'utilizzo degli organi per il trapianto, specie con animali transgenici che sono diventati compatibili con l'uomo, avendo un sistema immunitario modificato, o non esprimendo antigeni di istocompatibilità, che sono la causa del rigetto dei trapianti. 

Un grande progresso per la scienza è costituita dalle conoscenze sul gene editing mediante CRISPR/Cas, dove Cas è una nucleasi, proteina che modifica/taglia il DNA, abbinata ad una guida di oligonucleotidi che identifica una regione bersaglio da "curare", che è complementare alla guida. 

Con questa tecnica, con Nobel per la chimica nel 2020 alle scienziate Doudna e Charpentier, si possono oggi studiare tutti i geni, sia quelli che codificano proteine, sia quelli che producono RNA funzionali, e vengono studiati sia su organismi modello sia su colture cellulari, individuando alterazioni quando il gene è assente o alterato. In questo modo, si ottempera alle raccomandazioni degli organismi di controllo, che presiedono ai nulla osta per effettuare la ricerca, od il trial clinico, per evitare inutili studi su animali.



mercoledì 26 aprile 2023

testimone del tempo

 Prendo spunto per questo post dal titolo di un libro di Enzo Biagi, Testimone del tempo, anche se il titolo poteva essere Dopo la tempesta, come uno dei libri di Kiran Millwood Hardgrave. Gli eventi ed i luoghi qui descritti sono collegati da una testimonianza, a volte immediatamente successiva all'evento.

2001. Il giorno delle torri gemelle, non ero al computer, ero in città per un incontro con Sviluppo Italia, una banca per nuove imprese che avrebbe potuto finanziare la start up che avevamo constituito da due mesi, se non fosse che, ottemperato il primo requisito, 50% di donne azioniste, non avrebbe dovuto esserci la presenza ingombrante di Innova, SpA, al 50% del capitale sociale. Tornato in ufficio verso le 17, vengo informato da un collega degli attentati alle torri. Eppure non ho avuto incertezze nell'accettare di sostituire Federica e recarmi ad una convegno in Canada, ad ottobre, per un meeting sull'innovazione nel sistema agroalimentare. Ho viaggiato con Marcella, volo diretto a Toronto, verifica dei passaporti, percorso in aeroporto su tappeti adesivi per una emergenza di virus animali in Europa, e finalmente arrivo a Quebec city in serata. In hotel abbiamo fatto conoscenza di una coppia di Boston, ci hanno accompagnato a visitare un memoriale di una battaglia tra francesi ed inglesi, erano stravolti psicologicamente, la vita per loro era cambiata, senza più sicurezze e certezze. Anche la città era diversa, si respirava già aria di recessione, i negozi di souvenir di artigianato Inuit facevano sconti impensabili pochi anni prima (avevo visitato  Quebec City nel 1997). Ancora veniva ostentata fiducia nel sistema bancario, che sarebbe crollato 6 anni dopo.

2004. Madrid. Era aprile o maggio, un mese dalle bombe alla stazione Atocha. Avevano incanalato i viaggiatori per il binario del TGV, il frecciarossa spagnolo per Siviglia e Granada, e ognuno veniva scannerizzato insieme ai bagagli. Io con Marcella abbiamo trovato la capitale splendida, turisti abbondanti, e vita notturna affollata. Al ritorno, in nessuna stazione vennero fatti controlli con lo scanner. 

2011. Fukushima, terremoto seguito da tsunami, ed esplosione di tre centrali nucleari, dispersione di radioattività nell'aria ed in mare. Quel mattino le immagini al TG1 erano chiare, già presagivo la gravità della situazione, Ne scrissi sul blog Giapponegiappone, curato da Alice Buda. Mi misi subito in contatto con i conoscenti in Giappone, ovviamente nessuno abitava a distanza ravvicinata a quel luogo, ma non mi sentivo sicuro, e nemmeno le mie amiche lo erano. Arrivammo in visita due anni dopo, in viaggio con mia sorella, tra ottobre e novembre 2013, sosta aeroporto di Osaka, e destinazione Nagahama. In albergo era alloggiato un altro italiano, un tecnico che viaggiava spesso, per conto di una ditta che installava impianti di produzione di formaggini. Sul finire del soggiorno, ci raggiunse la nostra conoscente Miyuki con suo marito, Koji, che ci scrivevano di voler espatriare, ci consigliavano di non mangiare uova, e per cena si portarono i loro prodotti da casa, Kanazawa, e cucinarono in albergo per noi. Ovviamente, abbiamo gradito il gesto, ma per il resto non eravamo disposti a seguire i loro consigli

2016. Alla stazione di Milano vengono attivati gli ingressi previa esibizione del biglietto di viaggio, ogni ala della stazione è recintata da plexiglas. Finalmente! Già i controlli erano una norma, penso a Porta Nuova a Torino, si passava davanti ad un ferroviere esibendo il biglietto, ma non c'era un varco da superare. Siamo nell'era dei tornelli, dei badge di sicurezza, dei controlli elettronici.

2016-2020. Ultimi anni di turismo in economica, basta scrivere ai contatti trovati tramite Hospitality club oppure Coachsurfing, dove si offre ospitalità gratuitamente, oppure tramite AirB&B, che applica tariffe abbastanza economiche. A Lecce ci si incontrava anche la sera settimanalmente, una community varia, di ospiti locali e stranieri soggiornanti a lungo, o in visita. La pizza da Ciro, e il dopocena al Barroccio. Una festa con tanti partecipanti, ognuno portava qualcosa, fu organizzata presso masseria Mazzetta, ospitati da Lia (Brighella) che ha suonato alla chitarra La fija te lu rre. 

Marcella con Odiva Vasell, e sua madre Claudette,a Castrignano. Ci siamo conosciuti su Coachsurfing, lei reduce dal Giappone come insegnante di inglese, madrelingua, quindi sbarcata a Lecce, all'Oxford, l'ho accompagnata per una visita ginecologica, come traduttore. La madre vive a Boston, e credo che anche Odiva sia rientrata negli USA. Fervida sostenitrice dei LGBT, guidava una moto 500 CV. 

Tra i tanti ospiti che abbiamo ricevuto, ricordo con particolare simpatia una collega di Monaco in viaggio con il marito, una conoscenza di Budapest, con il compagno, amante della Nutella, alcune ragazze Lituane, tra cui Raza, e un evento affollato, un fine settimana di agosto, con cinque ospiti. Kasia e Patrick dalla Polonia ( con loro passammo la serata a Presicce, ad un concerto jazz, faceva freddo e ho lasciato a Kasia il mio k-way), Stefania insegnante di inglese, con un amico, ed un ragazzo dell'Ucraina, che ci raggiunse in serata, dopo un viaggio avventuroso con le ferrovie del sud-est. Quando mi chiese dove poteva dormire, gli dissi: con me, nel lettone kingsize, oppure sul divano, preferì il divano, proprio come un coachsurfer di lungo corso. Dopocena li ho lasciati a chiacchierare e hanno trovato di loro gusto una bottiglia di rum invecchiato che utilizzavo per cucinare. Impressionante come riuscissero a pianificare tutto per spendere il meno possibile, eppure prendevano autobus, e treni, meglio ancora in autostop. Kasia si è fatta risentire qualche anno dopo, sposata con Patrick, hanno un bambino, era in viaggio con i genitori e voleva mostrare loro la villa che era nostra residenza a quel tempo. Ma gli ospiti vanno e vengono, ed anche i proprietari. Una volta partiti, mi ha raggiunto Marcella, e ci siamo alzati alle 5 per veder l'alba sull'Adriatico. 

Oggi tutto è cambiato. Febbraio 2020, Codogno zona rossa, andiamo a Taranto per vedere il MArTa e a teatro per Vinicio Capossela. In albergo ci chiedono i documenti, Marcella non li ha portati, firmo una dichiarazione di convivenza. Due giorni dopo, si aveva già paura del contagio, di lì a poco non si potrà uscire dal proprio territorio di residenza. Tre anni con la mascherina, pochissima vita sociale, e infine la guerra in Ucraina, l'inflazione, il caro carburante, il prezzo del gas alle stelle, e un governo con Salvini. 


venerdì 21 aprile 2023

Raccolte a punti e premi grandi marche

All'inizio furono le figurine. Negli anni 1936-37 quelle della Perugina, insieme ai prodotti Buitoni ed alle sigarette "Fano", "Zara" e "Principe di Piemonte" delle Manifature Tabacchi Orientali di Zara. L'introvabile Feroce Saladino valeva 25 punti ed era necessario per completare gli album.

Gli album davano accesso al concorso per vincere una FIAT 500 Topolino oltre a vari premi (un libro illustrato ispirato alla trasmissione; confezioni di pasta assortita; scatole di cacao, mandorle, cioccolatini o caramelle).  In quegli anni vigevano le sanzioni economiche che la comunità internazionale applicava per la guerra in Etiopia.  Nel marzo del '37 il Ministero delle Corporazioni  promulgò un’apposita legge per imporre la produzione di figurine in uguale numero, per evitare la corsa a quelle introvabili (la bella Sulamita; il cagnolino pechinese; Madame Butterfly; il leone della Goldwin). La febbre delle figurine colpì tutto il paese, al punto da produrre “borsini, stamperie illegali e circoli di scambisti. A Roma un orefice accettava album completi come pagamento, a Nettuno i biglietti potevano essere barattati con le figurine". La Barilla, sempre nel 1937, lanciò il “Concorso Bonaventura”. Per partecipare bisognava completare l’album con 50 esemplari diversi, stampati e messi in circolazione negli stessi quantitativi, come espresso a chiare lettere nel regolamento. Un valore aggiunto ribadito, sulla copertina dell’album, dalla scritta sul cartello in bocca al cane del signor Bonaventura: «nessuna figurina rara». Il Minculpop si occupò della trasmissione del radiosceneggiato: I quattro moschettieri, che richiamava al libro di Dumas ed alla cultura francese, a cui la raccolta era abbinata al Feroce Saladino della Perugina. Il 10 novembre 1937 il Ministero decretò la fine di tutti i concorsi basati sulla raccolta di figurine. Paola Basile "Il museo della figurina. Dagli antecedenti alla figurina moderna" in collaborazione con Thelma Gramolelli, Modena, Panini, 2014, p. 75).

Negli anni '60 ritornarono in auge le raccolte di figurine, come quelle della ditta Panini di Modena, con figurine dello sport, della natura e di animali. In terza media (1966) ero spesso dal giornalaio, a cercare qualche bustina per completare l'album sulla natura. I ragazzi se le giocavano tirando contro il muro una pietra piatta, vinceva chi ne faceva girare di più.

Un'altra collezione era quella delle raccolte a punti, passavamo i pomeriggi a ritagliare con le forbici ed incollare i punti sull'album delle varie aziende (ricordo che andavo a casa di un compagno di classe, Bertoldi, nel 1965-66). Le raccolte a punti continuano ancora oggigiorno, sia per prodotti della stessa linea, che per i supermercati.

Ma la collezione che mi dava più soddisfazione era quella di francobolli, scambiate con gli amici o ricevuti dal frate a scuola, nel doposcuola, o compravo le bustine della Bolaffi di quelli usati, o qualche prima stampa, come quella sui 50 anni della liberazione, sull'anniversario della resistenza, nel 1995, bellissimi. Ci fu un periodo in cui ricevevo le nuove uscite con timbro da mia nonna, in Repubblica Ceca, ed ho ereditato dallo zio Doskocil, morto in un incidente d'auto nel '66, una bella collezione di francobolli europei, ne ero felice. La storia della Comunità Europea per mezzo delle emissioni di francobolli del XX secolo.

A parte queste attività prolungate nel corso dell'anno, c'era l'attesa della apertura di prodotti per la casa, scatole di Tide e di detersivo in cui trovavo soldatini di plastica verde, nella posizione di marines appostati a terra a sparare, o in formazione di marcia, e che segnarono un periodo di disegni di carri armati ed aerei da guerra. 

Stessi argomenti che cercavo nei fumetti "Intrepido" ed "Il monello", che per fortuna  alternavano storie di guerra con altre meno cruente, di cowboys, astronavi, principi indiani, e personaggi scanzonati. In quei primi anni 1963-66 non ero io a fare l'acquisto, era mia sorella maggiore, che inoltre collezionava un feuilleton/romanzo d'appendice su un maharajah, con ambientazione in India. Caratteri del romanzo d'appendice erano: pubblicazione su un mezzo di comunicazione di massa, frammentazione della vicenda in puntate con lo scopo di mantenere viva la curiosità del lettore, ripetività degli schemi narrativi, fidelizzazione del pubblico. Questi giornalini si scambiavano tra amici, e furono seguiti alla fine degli anni '60 dai fumetti monotematici, Alan Ford, Il grande Blek, Diabolik, Tex Willer, Zagor, Corto Maltese). Negli anni '70, oltre a questi fumetti, il giornale che ho comprato con interesse è stato Linus, di cui ho acquistato anche vecchi numeri sulle bancarelle di corso Siccardi: su Linus venne dato spazio ai Peanuts, agli interventi di Oreste Del Buono, che ha lanciato strisce come Braccio di Ferro, Li’l Abner, Krazy Kat. Linus ha avuto collaborazioni importanti con Stefano Benni, Beniamino Placido, Pier Vittorio Tondelli, Michele Serra.

Infine, un giornale che non è mai mancato a casa fin dagli anni '60 era La settimana enigmistica, che oltre ai cruciverba classici offriva spazio al pubblico per concorsi, tra cui Finisci il disegno, Invia una barzelletta, o quelli a puntate, Trova gli oggetti. Come premio, si vincevano oltre a biciclette o elettrodomestici, scatole di biscotti (Plasmon), almeno una volta anche io avevo vinto.


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